sabato 17 novembre 2007

Corleone, un cippo per fra' Rosario Pirrello, missionario in terra brasiliana

Non gli sarà stato facile, all’età di 45 anni, lasciare la sua Corleone, la Sicilia, l’Italia, per recarsi in terra di missione, nel lontano Brasile. O forse gli è stato più facile di quanto si possa immaginare. Infatti, scelte simili si fanno solamente se si portano nel cuore una grande fede e un grande coraggio, capaci di far superare le paure e le angosce umane. A fra’ Rosario Pirrello, nativo di Corleone, non mancavano evidentemente né l’una né l’altro. In Brasile arrivò alla fine di novembre del ’47, «con l’ardente desiderio di fondare in quella terra lontana una Chiesa ed un Convento per il Terzo Ordine Regolare di San Francesco», a cui apparteneva, scrive padre Giuseppe Messina, nel volume “Religiosi del T.O.R. di Sicilia, dai Vespri Siciliani alla galleria d’Arte Moderna” (Palermo, 2006). Ma fra’ Rosario, quando arriva a San Paolo del Brasile, non trova niente, neanche un tetto sotto il quale dormire. «Tanto che, per diverse notti, gli toccò addormentarsi sotto le stelle…», racconta il nipote Giusto Pirrello, che a Corleone si sta adoperando per tenere viva la memoria dello zio missionario. Di giorno fra’ Rosario iniziò una faticosa opera di evangelizzazione nei quartieri di periferia di San Paolo, nelle “favelas”, tra i “meniňos de rua”, i “bambini di strada”. Vivevano (e, purtroppo, vivono ancora) senza famiglia e senza casa, sporchi, vestiti di stracci, a piedi nudi e – quel ch’è peggio – continuamente a rovistare nelle discariche, alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, per allentare i morsi della fame. Fra’ Rosario non si perse d’animo, cercò di collegarsi con i siciliani emigrati in Brasile, cominciò a fare opera di accoglienza, conquistò la fiducia e la stima di tanta povera gente. E, a poco a poco, le cose cominciarono a cambiare. Dapprima la chiesa dove celebrava messa era una misera baracca, solo un po’ più grande delle altre, per poter accogliere i fedeli. Poi riuscì a costruire una chiesa in muratura, che volle dedicare a «Nostra Signora del Perpetuo Soccorso», e ad acquisire un vasto appezzamento di terreno, dove probabilmente pensava di realizzare un convento, che però rimase solo un suo sogno. Per realizzarlo, infatti, sarebbe stata necessaria la presenza di altri frati. Ma nemmeno allora era facile convincerli a lasciare l’opulento occidente per “sposare” davvero “Madonna Povertà”, nel Terzo Mondo. Fra’ Rosario dovette rinunciare all’idea di costruire il convento francescano, ma continuò – instancabile – la sua opera missionaria tra gli “ultimi”. Il Brasile divenne la sua seconda patria e San Paolo la sua nuova città. Non volle più tornare in Italia, tranne che per brevi periodi, convinto che di lui ci fosse più bisogno in una terra difficile come quella brasiliana. Si ammalò del “mal di Brasile”, dunque, e le rare volte che ne era lontano, veniva preso dalla “saudade”, quella nostalgia lancinante che “consuma” i brasiliani costretti ad emigrare. Morì in Brasile nel 1982, all’età di 80 anni. E giovedì scorso, a 25 anni dalla morte, la sua città d’origine, Corleone, ha voluto onorarne ancora una volta la memoria, dedicandogli un cippo, che è stato scoperto su un’area adiacente alla via che porta il suo nome. Un semplice cippo in pietra, con una scritta altrettanto semplice: «Sac. Rosario Pirrello, francescano del terzo ordine regolare, stella della solidarietà, missionario tra le favelas di San Paolo, 1947 – 1982, la città di Corleone nel ricordo pose il 15 novembre 2007». L’opera, commissionata dal Comune di Corleone, è stata realizzata da Piero Cascio, un giovane scultore corleonese, autodidatta. Giovedì scorso, all’inaugurazione, era presente una folta delegazione dei francescani del Terzo Ordine Regolare, guidata da padre Giuseppe Messina, un gruppo di alunni della scuola elementare, il sindaco Nino Iannazzo e diversi assessori, Giusto Pirrello, nipote di fra’ Rosario. Ma l’anima della manifestazione è stato fra’ Giuseppe, parroco di Maria Santissima delle Grazie. «Oggi è una giornata bellissima – ha detto fra’ Giuseppe – perché ricordiamo un nostro confratello che ha speso la sua vita per gli altri. E’ giusto che Corleone sia conosciuta perché patria di persone generose e buone come fra’ Rosario, piuttosto che per le gesta di qualche criminale».
Dino Paternostro
18 novembre 2007
FOTO. Dall'alto in basso: un primo piano di fra' Rosario Pirrello; il cippo inaugurato giovedì scorso.

1 commento:

marco ha detto...

Ma scusate che centrano i LL.PP. sul cippo di Padre Rosario Pirrello????
Non potendo edificare altro l'assessore edifica CIPPI?????
Un CIPPO (senza toglire niente al buon Padre Pirrello di cui si ammira vita e opere) è un'opera pubblica? L'assessorato LL.PP.CC. alia LLavori PPubblici CCippi.
E' sta pubblicata la gara d'appalto per la realizzazione del Cippo? con che ribasso? chi è stata la ditta che ha realizzato le opere? è vero che per il Cippo l'assessore ha chiesto aiuto al consorzio Stretto di Messina ??
aiaiai Corleone