mercoledì 23 luglio 2008

Sonia Alfano: "La loro nuova famiglia si fonda sul dolore inferto a centinaia di altre famiglie"

Roma, 23 LUG (Velino) - "Ci auguriamo che Lucia Riina e il marito Vincenzo Bellomo, segnalato nei pizzini ritrovati nel covo di Provenzano, siano consapevoli che la loro nuova famiglia si fonda sul dolore inferto a centinaia di altre famiglie di familiari delle vittime della mafia". Lo ha detto Sonia Alfano, candidata alle regionali in Sicilia con la lista "Amici di Beppe Grillo", che si è espressa a nome dell'Associazione nazionale dei familiari delle vittime della mafia. "I due sposi - prosegue la nota dell'associazione - non solo non si sono mai dissociati dalla barbaria mafiosa e dalla scia di sangue operata dai propri parenti ma ringraziano anche, in spregio al dolore delle vittime dellaferocia di Riina, il boss padre della sposa. Noi non ci auguriamo certo che le loro coscienze vengano in qualche modo mosse da queste nostre parole, sarebbe ingenuo augurarselo. Siamo però certi che una famiglia fondata sul dolore delle famiglie degli eroi morti in nome della lotta alla mafia non potrà mai trovare pace". "Nè Lucia Riina, nè Vincenzo Bellomo si sono mai dissociati dai delitti compiuti dal boss corleonese e dunque, nella nostra ottica, il loro silenzio li ha resi complici morali e partecipi di tutti gli omicidi e le ingiustizie compiute ai danni di centinaia di uomini e donne siciliane. E crediamo sia il caso che monsignor Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ribadisca questo concetto anche al fra Giuseppe Gentile, sacerdote che ha celebrato le nozze, ribadendo davanti ai giornalisti che 'questa ragazza non hanulla di cui riscattarsì. L'omertà, il silenzio e la non condanna della mafia sono elementi sufficienti a rendere ogni componente della famiglia Riina, complice morale di quegli omicidi. Noi non chiediamo nè invitiamo, noi pretendiamo - conclude la nota - che quel prete porga pubbliche scuse all'intera comunità di siciliani onesti e alle famiglie degli uomini e delle donne uccisi dalla mafia e dal silenzio complice di chi non ha mai deciso di condannarla. Ai novelli sposi auguriamo che un giorno tutto il peso del proprio complice silenzio si faccia avvertire in seno alla loro coscienza". (com/noe)
NELLA FOTO: Sonia Alfano

lunedì 21 luglio 2008

Corleone. Mercoledì mattina si sposa la figlia minore del boss mafioso Totò Riina

(ANSA) - CORLEONE (PALERMO), 21 LUG - La figlia minore di Salvatore Riina, Lucia, 28 anni compiuti lo scorso 11 aprile, si sposerà dopodomani, mercoledì mattina, nella chiesa dell'Immacolata, a Corleone, con Vincenzo Bellomo, rappresentante, con cui è fidanzata da alcuni anni. Dopo la cerimonia è previsto l'intrattenimento nel ristorante "La Schera" dov'è atteso un centinaio di persone. Il futuro marito della più piccola dei quattro figli del capomafia corleonese, condannato a diversi ergastoli, ha 34 anni ed è già stato al centro delle attenzioni investigative antimafia perché sospettato di essere il "Vincenzo Belluomo" di cui si parla in un pizzino ritrovato nel covo di Montagna dei Cavalli, a Corleone, dov' è stato arrestato l'altro padrino corleonese, Bernardo Provenzano. Nel bigliettino, scritto dal capomafia palermitano Salvatore Lo Piccolo, che all'epoca era latitante, c'è un riferimento a una persona da segnalare a "Sisa, Ferdico eccedera eccedera". Il boss di San Lorenzo rispondendo a Provenzano dice "io li conosco tutti" e quindi "non ci sono problemi". L'ipotesi investigativa sostiene che Bellomo sarebbe stato aiutato dalla mafia per piazzare i prodotti di cui è rappresentante nelle catene della media distribuzione palermitana.
Al matrimonio parteciperanno la madre, Ninetta Bagarella, sorella di Leoluca, mafioso e sicario anche lui con più ergastoli sulle spalle, e gli altri due figli di Riina: Maria Concetta, 34 anni, sposata con Toni Ciavarello e con un figlio, e Giuseppe Salvatore, 31 anni, condannato a 8 anni e 10 mesi di carcere ma in libertà, da alcuni mesi nel suo paese e sorvegliato speciale, perché l'attesa per la condanna definitiva ha superato i termini per la custodia cautelare, dopo essere stato in carcere circa sei anni. Non parteciperà, ovviamente, il secondogenito del boss, Giovanni, 32 anni, anche lui mafioso, in carcere perché condannato all'ergastolo.
Lucia Riina ha sempre sostenuto di avere scoperto chi fosse il padre solo dopo la cattura del 15 gennaio '93. Ninetta Bagarella, dopo il clamoroso e spettacolare arresto del marito, che era latitante da un trentennio, da parte dei carabinieri del Ros, lasciò la villa super ricca di via Bernini a Palermo e tornò nella casa di famiglia in via Scorsone a Corleone, portandosi i quattro figli ancora ragazzini. Fino a quel momento la bambina pare che fosse convinta di chiamarsi Lucia Bellomo. Salvatore Riina, infatti, venne arrestato con addosso una carta d'identità intestata a Vincenzo Bellomo, agricoltore di Mazara del Vallo, poi condannato per favoreggiamento del boss. Ora Lucia si sposa con un vero "Vincenzo Bellomo". (ANSA).

Corleone. Si mangia "pane, olio e... legalità" nelle case confiscate a Provenzano e Riina

CORLEONE – Un’iniziativa originale, che ha consolidato il “ponte ideale” Sicilia-Toscana, rafforzando il percorso di quell’antimafia sociale, che sta dando lavoro “pulito” e prodotti con una vitamina in più, la vitamina “L” della Legalità. E’ successo stamattina a Corleone, con l’aperitivo servito nella casa di cortile Colletti, confiscata a Bernardo Provenzano, e il pranzo consumato nella casa di via Crispi, confiscata ai nipoti di Totò Riina, organizzati dalla cooperativa “Lavoro e non solo” a cui le due strutture sono state assegnate. Una “trovata” dell’Arci e della Cgil della Sicilia e della Toscana, in collaborazione con Libera, Legacoop e Banca Etica. Alla domanda “Cosa volete a pranzo?”, hanno risposto “Pane Olio e …Legalità”, Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil -Toscana, Italo Tripi, segretario generale della Cgil-Sicilia, Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, Manuele Marigolli, della Cgil di Prato, Mario Batistini, della Cgil di Firenze, e Valter Bartolini, della Cgil Pistoia. Con loro, l’ospite d’eccezione: Fabio Picchi, Chef del Ristorante “Cibreo” e del Circolo “Teatro del Sale” di Firenze, che ha scelto il menù. A bere il vino bianco “Placido” (in onore di Placido Rizzotto), e ad assaggiare la pasta, lo sfincione corleonese, la ricotta, la caponata, i ceci cotti, c’erano i giovani volontari provenienti dalla Toscana e da altre regioni d’Italia, i soci lavoratori della cooperativa, il loro presidente Calogero Parisi, il coordinatore del progetto “Liberarci dalle spine” Maurizio Pascucci, il presidente di Arci-Sicilia Anna Bucca, il vice-sindaco Pio Siragusa, il presidente del consiglio comunale Mario Lanza e i rappresentanti delle forze dell’ordine. L’iniziativa è servita a sottolineare la bontà etica e gastronomica dei prodotti biologici delle terre confiscate alla mafia, che già vengono commercializzati in Italia col marchio di “Libera Terra”. Ed è stata un’anticipazione delle grandi potenzialità che future attività agrituristiche potranno avere in questo territorio. “Quattro anni fa – ha detto Alessio Gramolati – abbiamo iniziato quest’avventura per dare qualcosa alla Sicilia. Abbiamo capito subito che sono molto di più gli insegnamenti che abbiamo ricevuto”. “A Corleone c’è l’esempio di cosa sia l’antimafia concreta, quella dei fatti e non delle parate, e di come l’idea di una società costruita sulla legalità e sulla solidarietà non sia una sogno ma un obiettivo praticabile”, ha detto Italo Tripi, segretario generale della Cgil siciliana.
Dino Paternostro
21 luglio 2008
FOTO. Dall'alto: Lucio Guarino, direttore del consorzio "Sviluppo e Legalità", Alessio Gramolati, segretario generale Cgil-Toscana, Calogero Parisi, presidente della coop "Lavoro e non solo", Anna Bucca, presidente Arci-Sicilia, lo chef Fabio Picchi;
Gli ospiti al balcone della casa confiscata ai nipoti di Riina, in via Crispi.

sabato 19 luglio 2008

In onore di Paolo Borsellino

I funerali di Paolo Borsellino. Caponnetto: E’ finito tutto!”



Dopo la strage di Capaci, Borsellino parla del suo amico Giovanni Falcone

A 16 anni dalla strage di via D'Amelio: "Borsellino sempre con noi!"

A Palermo la commemorazione della strage di via D'Amelio a 16 anni di distanza. Il messaggio di Napolitano: "Il suo sacrificio rimane un esempio di lotta contro la sopraffazione". Il ministro Alfano: "Proprio da oggi scatta un inasprimento del carcere duro per i boss". De Magistris: "C'è una magistratura sana che può fare giustizia"
PALERMO - Dopo la veglia organizzata dai giovani dell'Agesci, dalla mezzanotte di ieri fino all'alba di oggi, sono cominciate con l'arrivo dei bambini delle scuole palermitane le commemorazioni del sedicesimo anniversario della strage di via D'Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.Sul luogo della strage il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il prefetto Nicola Izzo, il questore di Palermo Giuseppe Caruso, il comandante provinciale dei carabinieri Teo Luzzi. "Proprio oggi, nel giorno della commemorazione della morte di Paolo Borsellino - dice Alfano - ho fatto diramare dai miei uffici una circolare restrittiva sul 41 bis, una stretta nell'applicazione del carcere duro che impedirà ancora di più le comunicazioni tra i boss in carcere".Dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva un messaggio ad Agnese Borsellino, moglie del giudice. "Ricordare tutti coloro che hanno pagato con il sacrificio della vita i servigi resi alle istituzioni - scrive Napolitano - contribuisce in modo determinante a diffondere la cultura della legalità contro ogni forma di violenza e sopraffazione".Il capo dello Stato prosegue così: "Nel sedicesimo anniversario del barbaro agguato di via D'Amelio a Palermo, che il 19 luglio 1992 spense la vita di suo marito e dei giovani agenti - Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina - dedicatisi alla sua sicurezza, desidero far giungere a lei, gentile signora e - suo tramite - a tutti i familiari dei caduti di quel giorno il mio pensiero commosso e partecipe. Rinnovare anno dopo anno il ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta costituisce il doveroso riconoscimento che il Paese tributa al dramma da voi vissuto".Per Napolitano infine "il dolore e lo sgomento per la strage di via D'Amelio restano vivi nella memoria di tutti. La inaudita violenza con cui si colpì un magistrato esemplare, costantemente impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata suscitò nel Paese - già segnato dal barbaro attentato di Capaci - una condivisa stagione di lotta contro la brutale spirale mafiosa".E proprio Agnese Borsellino lancia un appello al presidente del Senato Renato Schifani e ai ministri della Giustizia Angelino Alfano e della Difesa Ignazio La Russa: "Non dimenticate mio marito".A Palermo arriva anche il messaggio di Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati: "Quello di Paolo Borsellino è un esempio luminoso di italianità e di servizio allo Stato testimoniati fino all'estrema ed eroica coerenza. Il suo sacrificio e quello degli uomini della scorta siano di incitamento per mantenere alto l'impegno delle istituzioni e della società civile nella battaglia contro la mafia e ogni forma di criminalità organizzata. Al di fuori e contro lo Stato non c'è civiltà ma la barbarie della prevaricazione e della violenza".Presente invece in via D'Amelio il presidente del Senato, Renato Schifani: "Credo che il miglior modo per ricordare Borsellino, Falcone e tutti i caduti della mafia sia la risposta che la Sicilia sta dando in questi ultimi tempi. La mutata coscienza degli italiani e dei siciliani si può scorgere nella ribellione degli imprenditori contro il racket".Nella Caserma Lungaro sarà celebrata una messa e a seguire vari appuntamenti fra cui un convegno al Palazzo di giustizia. Stasera, a partire dalle 20.30, al via la fiaccolata da piazza Vittorio Veneto fino in via D'Amelio, promossa da Azione giovani a cui parteciperà il ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni.Della strage di via D'Amelio ha parlato pure il magistrato Luigi De Magistris: "La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino è il segno di un'evidente metastasi interna alle istituzioni. Purtroppo oggi ci sono due magistrature, una sana e una che invece va combattuta. Io ho fiducia in quella parte di magistratura sana che potrà fare giustizia, e portare luce anche sulle stragi di Falcone e Borsellino".
19/07/2008

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c'era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)

venerdì 18 luglio 2008

Partinico. In fiamme auto di giornalista. Ancora una minaccia della mafia

Non finiscono le intimidazioni per il direttore della tv Telejato di Partinico. Pino Maniaci: "Non ho paura e andrò avanti nel mio lavoro"
PALERMO - Ancora un'intimidazione per Pippo Maniaci, direttore dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo). Nella notte ignoti hanno incendiato la sua auto che era parcheggiata a 100 metri dalla redazione della piccola emittente, nel centro del paese di Partinico. La dinamica. Verso le 23 di giovedì notte, la Fiat Tipo grigio scuro con le insegne della tv locale di Partinico, cosparsa completamente di benzina, prende fuoco. In quel momento Maniaci si trovava già nella sua abitazione, distante dalla redazione. Per caso nel momento dell'incendio, davanti alla sede della tv, passano i Vigili del fuoco, che evitano lo scoppio dell'auto. Immediatamente sono iniziate le indagini dei Carabinieri e del Ris e sull'episodio è stata aperta un'inchiesta anche della magistratura. Il commento. "Sembra che l'auto sia stata cosparsa di benzina e data alle fiamme - ha spiegato il giornalista - quando sono stato chiamato ho già trovato i Vigili del fuoco sul posto". Maniaci racconta che in passato aveva già subito minacce, dal figlio del boss mafioso Vito Vitale, è convinto e vuole "andare avanti nel lavoro". "Io non ho paura" ha continuato. La storia. Pippo Maniaci, direttore della televisione comunitaria Telejato (cioé con pochi introiti pubblicitari e molta informazione) si trova già sotto tutela da parte dei carabinieri. Pochi mesi fa fu aggredito fisicamente per strada dal figlio di Vito Vitale. Il giovane si è sempre giustificato sostenendo che quel giorno si trovava in casa, per delle medicazioni subite dopo un incidente stradale. La polizia però avrebbe rilevato che le indicazione del referto medico dell'incidente di Vitale junior, non sarebbero corrette né credibili. La polizia ha quindi confermato la tesi di Maniaci sull'aggressione subita da parte del figlio di Vitale e da un altro ragazzo. Dopo l'intimidazione, il giornalista ha ricevuto la solidarietà da parte di tutto il paese e ha ricevuto il riconoscimento di cronista ad honorem, anche se non è mai stato iscritto all'ordine dei giornalisti.
Il personaggio. Pippo Maniaci è considerato un personaggio eccentrico, ma coraggioso. Ogni giorno, per un'ora, presenta il suo telegiornale contro la mafia. Ultimamente il direttore di Telejato aveva puntato il dito contro alcuni mafiosi tornati in libertà dopo aver scontato le pene detentive. Tra questi aveva fatto i nomi di Nicolò Salto e Filippo Nania. La solidarietà. Immediatamente le associazioni "AddioPizzo" e "Libera" hanno dato il via alla campagna "Siamo tutti Pino Maniaci". Si tratta di una staffetta di conduzione televisiva di programmi antimafia. Maniaci, che durante la sua carriera ha ricevuto più di 200 querele, è stato costretto, per motivi giuridici, a cambiare di volta in volta il nome del direttore responsabile della testata televisiva. L'ultimo a firmare è stato Riccardo Orioles, firma storica de "I siciliani", periodico fondato da Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia. Anche il sindacato di categoria ha espresso solidarietà a Maniaci. I giornalisti minacciati. Oggi a Palermo sono sei, compreso Maniaci, i giornalisti minacciati. Solo il direttore di Telejato è sotto tutela e il giornalista dell'Ansa Lirio Abate, si trova sotto scorta.
(La Repubblica, 18 luglio 2008)

FOTO. L'auto di Pino Maniaci bruciata

Campi di lavoro antimafia a Corleone. Cinema in villa e pranzo con "pane, olio e... legalità"

Palermo, 18 lug- Anche quest’anno, tra giugno e ottobre, si terranno in Sicilia i campi di lavoro e studio sui terreni confiscati alla mafia nei comuni di Corleone, Monreale, Roccamena e Canicatti’, che sono gestiti oggi dalla cooperativa “Lavoro e non solo”. E’ un progetto, “Liberarci dalle spine”, dell’Arci e della Cgil della Sicilia e della Toscana e di Libera, che viene realizzato per il quarto anno consecutivo coinvolgendo oltre 300 giovani provenienti principalmente dalla Toscana ma anche da altre regioni. “L’idea principale- spiega Dino Paternostro, segretario della Camera del lavoro di Corleone- e’ quella di consolidare un ponte ideale tra diverse regioni del paese, per promuovere un messaggio antimafia, ma anche l’attivita’ delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati”. Oltre al lavoro sui campi, i giovani parteciperanno a iniziative di studio, memoria, impegno civile, animazione territoriale. Prevista anche una rassegna di 12 film sul tema del lavoro, intitolata “Nuovo cinema Corleone”, che si terranno ogni 15 giorni nella Villa comunale di Corleone, in piazza Falcone e Borsellino. L’obiettivo di quest’ultima iniziativa , informa la Cgil Toscana che l’ha finanziata , e’ creare momenti di incontro tra i volontari dei campi e i giovani e la popolazione del luogo. La prima proiezione, “Metello” di Mauro Bolognini, sara’ domenica, alle 21. Lunedi’ 21, nei beni confiscati a Corleone, e’ inoltre in programma un pranzo (alle 12 l’aperitivo nella casa confiscata a Provenzano e alle 13 il pranzo in quelle confiscate ai prestanome di Riina) con i prodotti della cooperativa “Lavoro e Non Solo”, che impegnera’ ai fornelli i ragazzi dei campi e i segretari generali della Cgil Sicilia e Toscana, Italo Tripi e Alessio Gramolati, diretti dallo chef fiorentino Fabio Picchi. Quest’anno i campi sono dedicati a Giuseppe Fava, nel 25° anniversario della pubblicazione del giornale “I siciliani”, e a Peppino Impastato°, nel 30 anniversario della morte. “Progetti di questo genere- commenta Italo Tripi- segretario generale della Cgil Sicilia- mirano a diffondere la cultura della legalita’ e a incentivare un atteggiamento solidale di lavoro costruttivo in aree che sono state della mafia, hanno dunque una grande valenza pratica e simbolica. Inoltre,- aggiunge-cooperative come quelle che gestiscono i beni confiscati stanno contribuendo all’affermazione di un lavoro nella legalita’ e contrattualmente garantito”.
2008 dac
18 luglio 2008

giovedì 17 luglio 2008

Il "Gallo" da battaglia

di Raffaele Niri
Alza le mani al cielo, un avanzo di Toscano fumante e puzzolente tra l'indice e il medio. Alza le mani, come i suoi ragazzi massacrati dalle «Forze dell'Ordine» in quel luglio di sette anni fa, quando aveva appena 73 anni. Un ragazzino. Tra due settimane saranno ottanta, per «Andrea Gallo, prete». Ottant' anni «angelicamente anarchici» (come da titolo della sua imperdibile autobiografia, ristampata innumerevoli volte dalla Mondadori), ottant' anni tra prostitute e travestiti, tossici e ladri, comunisti e partigiani. E con cinque cardinali (Siri, Canestri, Tettamanzi, Bertone e Bagnasco) che non solo rappresentano il fior fiore della Chiesa di questi decenni ma «non mi hanno mai ammonito. Mai».
Ma su, don Gallo: non facevate altro che litigare. Non era sempre sui giornali proprio per questo?

Neanche un cartellino giallo, mai e poi mai. Mai subito processi, mai ricevuto nemmeno un ammonimento, né da Siri né da tutti gli altri: chiudo la carriera vergine».

Una buona occasione, questi ottant' anni, per fare un bilancio.

«Non è tempo di bilanci, ho dieci Comunità da tirare avanti, compresa questa di Sampierdarena di cui nessuno parla: sei ragazze salvate dal racket della prostituzione. Mi chiedo, di sfuggita: siamo riusciti a tirarle fuori, a farle smettere, a renderle libere. Perché non lo fanno anche altri?».

E cosa si risponde?

«Che aveva ragione la mia povera mamma che proprio qui, e ho celebrato io, ha festeggiato i sessant' anni di matrimonio con mio papà: tu fai del bene, fai bene il prete, applica quello che ti ho insegnato, ama la Chiesa, dai la voce a chi non ce l'ha».

Non l'avranno ammonita, i suoi vescovi, ma certo la rampognavano: a cominciare da Siri.

«Mi chiamavano in Tribunale Ecclesiastico, io mi appellavo all'Arcivescovo e lui si chiudeva con me nel suo ufficio. Cosa dixan quelli de sutta? Cosa dicono quelli di sotto, cioè l'intero Arcivescovado? e ghignava. Piuttosto — mi diceva, sempre in dialetto — raccontami gli ultimi ceti che fanno su di me. E rideva, Siri, come un bambino. Anche quella volta che — io non avevo più una lira — tirò fuori dalla tonaca, una dopo l'altra, tre banconote da centomila».

Erano bei soldi.

«Io non ne avevo mai vista una, di banconote da centomila. Ma a mia madre cosa le dico, gli chiesi? Ti ghe dixi che u le stetu u ternu au Seminaiu, le dici che hai vinto un terno al lotto».

Poi arrivò Canestri.

«Ci provò, quel sant' uomo di Canestri: tu e don Federico Rebora (che è il nostro angelo custode, l'uomo che cristianamente ci aprì le porte della Comunità di San Benedetto quando eravamo senza casa) state diventando vecchi, meglio se vi occupate di altro. Ma poi non solo lasciò perdere, ma una volta che la Comunità aveva bisogno di soldi, tirò fuori un bustone bianco, pieno di banconote: "Prendi quello di cui hai bisogno". Non volevo crederci».

E con Tettamanzi?

«Rapporti magnifici, sempre. Il giorno dopo il G8 suona il telefono, qui in Comunità. "E' Tettamanzi" mi dicono, abbassando la voce e gli occhi. Io allora, prima che lui apra bocca, dico tutto d'un fiato: "Eminenza sono pronto a correggere i miei errori". "Ma cosa vuoi correggere e correggere, non c'è proprio niente di sbagliato in quello che hai fatto. Piuttosto volevo dirti che sono arrivate valanghe di lettere contro il tuo Cardinale. Ho fatto controllare i mittenti: tutte anonime" e rideva anche lui».

Don Gallo, rideva anche con Bertone, il suo successore?

«Con Bertone avevamo fatto tre anni di Seminario insieme: entrambi veniamo da don Bosco, dai Salesiani. Quando per mille giorni consecutivi giochi a pallone insieme, quando mangi, dormi, vai in bagno insieme, si crea un rapporto strettissimo. Ma quando le nostre strade si sono incrociate di nuovo io gli davo del lei: davanti a tutti e anche quando siamo restati da soli. Non ha fatto una piega».

E adesso, con Bagnasco?

«Bagnasco è un buono, una persona dolce, solare. Per dire, lui è stato sei anni vescovo di Pesaro: ebbene, i compagni di laggiù gli volevano bene, dicevano che era più facile dialogare con il vescovo che con tutti gli altri. Bagnasco ha, fortissimo, il significato di Chiesa. Che vuol dire assemblea».

Nell'assemblea c'è sempre uno che parla e gli altri che ascoltano.

«Fossi stato più coerente, nei miei primi ottant' anni, oggi lei non sarebbe qui ad intervistarmi. Se ho un rammarico è la troppa visibilità: a vent' anni ho scelto Gesù, prima sono stato sui monti coi partigiani, non mi sono mai tirato indietro, ho sempre cercato di essere la voce di tutti quelli che la voce non ce l'hanno, di quelli che con i «principi non negoziabili» devono negoziare tutta la vita. Tutto questo mi ha portato alla ribalta: avrei preferito un articolo in meno e un risultato concreto in più».
(La Repubblica-Genova, 17 luglio 2008)

Colloquio con don Andrea Gallo: "Il vero peccato è il consumismo che ci ha cambiati tutti. Ne parlavamo spesso con Fabrizio De Andrè"

di Wanda Valli
La foto di don Bosco, il sigaro spento, il fazzoletto rosso al collo. La fede e la speranza, la testardaggine e il sorriso. Don Andrea Gallo, è tutto qui, nei simboli più cari, nei vezzi, nel carattere, lui prete di strada per scelta, che oggi compie 80 anni. Alla vigilia, li racconta nella comunità di San Benedetto, in una piccola stanza con i mobili arraffati, regalati, raccattati, con il ventilatore che non funziona e il caldo che entra dalla finestra aperta, vicino a don Bosco incorniciato e appeso al muro. Andrea Gallo è seduto alla scrivania, il pensiero va al suo mese del destino: «mi è successo tutto a luglio, la mia mamma ricordava che ero nato alle 13 di un 1928 rimasto nella storia perché caldissimo. A luglio c´è la festa della Madonna del Carmine, la svolta della mia vita, perché sono arrivato qui nel 1964, accolto da Siri, a luglio del 2001, c´è stato il G8, adesso la sentenza». Già, la sentenza, ma prima parliamo di festa, di questi 80, magnifici, anni. Un regalo che vorrebbe? Lui strapazza il sigaro, disegna su un foglio stelle, righe, cerchi, sul regalo non ha dubbi: «Ecco, vorrei che si smettessero i litigi per dare la moschea ai fratelli islamici. Genova l´ha sempre avuta, sin da quando era la Repubblica, perché adesso no? Sono colpito come uomo prima di tutto, perché come Einstein che, a chi gli chiedeva la razza, rispose umana, io credo alla fratellanza». Ancora un desiderio: «a spegnere la candelina avrei voluto il mio vescovo, il cardinale Bagnasco, amo la chiesa e la vorrei in grado di cambiare, oltre che gloriosa e penitente». Don Gallo, mai pentito di essere diventato prete? Lui quasi si stupisce: «io nella chiesa mi sento a casa, e allora mai, mai, mai pentito», magari avrà qualcosa di cui pentirsi? «No, tornassi indietro vorrei essere ancora più coerente con il Vangelo, per star vicino alla gente. Non ho mai avuto nemmeno ammonizioni canoniche, il nostro cartellino giallo». Buffa storia, la sua, don Gallo, prete di strada e di cardinali? «Ma no, è che anche Siri si divertiva con me. Mi ricordo il ´68, un giorno mi chiama e mi dice, senti un po´ quando andate in corteo nominate i vostri santi, ce n´è uno che non conosco. E io, dica Eminenza. Siri "Ho Chi Min" chi è?", capito? Siri era così».
Dal ´68 al luglio del 2001, con il G8, i migranti, e poi la sentenza su Bolzaneto, tre giorni fa. Che effetto le ha fatto? «Nessuno, una grande ammirazione per il lavoro dei pubblici ministeri, eccezionale, ma io facevo parte del Comitato dei garanti del Genoa Social Forum, tante volte ho sentito dire in aula "mi avvalgo della facoltà di non rispondere" e quindi nessuna sorpresa. Perciò avevo chiesto, più volte, la Commissione d´inchiesta, il governo di Berlusconi di allora la rifiutò, era nel programma del governo Prodi e non si è fatto niente lo stesso. Così la ferita rimane, ora si sa che è successo qualcosa di illegale, ma chi era ministro lo è rimasto e allora i giovani pensano "può succedere di nuovo". Volete far esplodere nuove frange di violenza?».Sul G8, don Gallo non riesci a fermarlo, lui che si è fatto i cortei nel 2001, che ricorda i lacrimogeni «ci sono volute due ore per rivederci bene», lui che incalza: «qual era il grido del G8 dopo Porto Alegre? I giovani chiedevano, è possibile costruire un nuovo mondo? ecco perché resta la ferita. Qui, in questa stanza, è venuto Monicelli, nel luglio del 2001, è venuto Scola e tutti mi domandavano: riusciremo a togliere la paura del futuro ai nostri ragazzi». E lei come rispondeva, don Gallo? «Osare la speranza, era il motto della mia brigata partigiana». Com´è finito a far la guerra da ragazzino? «Per mio fratello Dino. Lui era tenente del genio, di stanza a Milano. Io andavo al Nautico, tutto casa, scuola, regole fasciste. L´8 settembre mio fratello sparisce, lo rivediamo qualche mese dopo, a casa. Annuncia «sono con i partigiani». Lui era un comandante io, a 17 anni, gli sono andato dietro, il mio nome di battaglia era "Nan" facevo un po´ di tutto». Poi finisce la guerra, «ricordo la gioia delle donne che potevano votare per la prima volta, la gioia di un paese. E vedere a 80 anni che la democrazia è subordinata alla sicurezza: no, no, non ci siamo». Torniamo agli 80 anni, alla festa di Genova per lei. A chi penserà? «Vorrei dedicarla a tutti i miei collaboratori, a chi fa volontariato, vorrei ricordare due persone speciali, Bianca Costa e padre Antonio Balletto». Che cosa teme per la società, per l´Italia? «L´indifferenza, e sono gramsciano in questo. Gramsci che dice "io vivo perché sono partigiano". E allora, siamo in tempesta, ma abbiamo la bussola, eccome, i primi dodici articoli della Costituzione, e per noi cristiani, il Vangelo. L´indifferenza nasce negli anni ´80 con il consumismo che ci ha fiaccato».Oggi un pensiero andrà alla madre, scomparsa a «99 anni e mezzo». Andrea Gallo la ricorda con il sorriso. «Una mattina di primavera ci disse, ho deciso di partire. Dove vai? In paradiso. Poco prima di partire per quel viaggio, aveva sete. Le chiesi mamma, acqua o moscato? E lei, lucidissima, moscato. Le bagnarono le labbra, mamma salutò ognuno di noi. Si addormentò. Lo raccontavo a don Balletto, gli ultimi giorni, sono riuscito a farlo ridere». Con lui festeggerà, da casa, l´ultima testimone della sua nascita: «mia zia Adelina, sorella di mamma. Aveva 17 anni quando sono nato io», e il fratello Dino, i due nipoti. E chissà che dall´Australia non arrivi, via cielo, la benedizione del cardinal Bagnasco. Al suo prete di lotta e di strada.
(La Repubblica-Genova, 17 luglio 2008)

Dopo il campo di lavoro e di studio in Toscana. Il mio viaggio continua…

di ANDREA ACCORDINO
E così cala la notte. Era da tanto che non stavo sveglio qui nella mia terra, nel mio paese, in questo balcone, a casa mia. Così tra una pagina e l’altra di Ken Follett, vengo colto dalla giusta ispirazione e decido di scrivere della mia esperienza lì in Toscana, quell’esperienza che mi ha cambiato la vita.È meglio cominciare dal principio, se poi voglio trarre le mie conclusioni.Il mio viaggio, nel senso puramente fisico di corpo che si muove, è iniziato il 23 giugno quando con i miei amici ho preso il treno che ci avrebbe trasferito da una realtà ad un’altra ben diversa; ma se devo dirla tutta il vero viaggio, quello che ha portato la mia mente a conoscere molti piccoli universi di un’unica realtà, è iniziato la sera del 24 giugno quando ho avuto l’occasione di ascoltare le parole di Fabio, il presidente del circolo Ho Chi Minh, parole che mi hanno scosso, che hanno mosso in me quella verità che in quei quindici giorni si è fatta sempre più evidente: “sta per iniziare qualcosa di nuovo!” .E infatti così è stato. Nei giorni successivi ho scoperto cosa significa essere un volontario, quello che vuol dire lavorare senza avere alcun profitto personale se non quello di sentirsi utile agli altri, facendo qualcosa nel proprio piccolo: vendendo biglietti della lotteria, cercando di vendere più prodotti possibili di “Libera Terra” nel nostro stand, lavorando al ristorante o in pizzeria, senza volere nulla in cambio, anzi talvolta divertendoti e rendendoti conto che sono gli altri a darti qualcosa.Così pensando, riflettendo e ponderando su quello che mi stava accadendo, su quella realtà che ormai avevo sotto gli occhi è cresciuta in me una grande ammirazione e stima nei confronti dei ragazzi della cooperativa Corleonese, che per tutto l’anno lavorano sui campi confiscati alla mafia, e nei confronti di quei volontari che passano l’estate ad aiutarli nel lavoro su quei campi. Insieme all’ammirazione e alla stima cresceva anche il bisogno di fare qualcosa per tutti loro, ed è per questo che ho preso tanto a cuore la raccolta viveri che abbiamo promosso lì alla “Coop” di Pistoia. In modo che quando i ragazzi verranno qui a Corleone, potrò dire di aver fatto anche io qualcosa; nel mio piccolo, ma la avrò fatta.Come diceva la scheda che ho compilato prima di partecipare a questa esperienza, inoltre, quello fatto non era solo un campo di lavoro, ma anche di studio. E quale è il migliore studio se non quello che ti permette di apprendere direttamente da fonti certe? Beh, è quello che ho avuto l’opportunità di fare! Infatti incontrando la signora Elisabetta Baldi, moglie del defunto Antonino Caponnetto (fondatore del pool antimafia di cui faranno parte Falcone e Borsellino), parlando con Giovanna Maggiani Chelli, una testimone della strage di via dei Georgofili, e conoscendo due vecchi partigiani, come Renzo Corsini e Alberto Magli, ho appreso molto di più di quello che mi insegnano a scuola. Questi insegnamenti rimarranno sempre insiti in me perché saranno accompagnati sempre nella mia mente al ricordo di due occhi lucidi, sognanti, innamorati pieni di rancore. Sguardi vacui, sfuggenti eppur pieni di significato. Ma soprattutto parlando con loro il più grande insegnamento tratto è che la mafia è anche cosa loro, non solo mia o del mio paese.Così sono andato via dalla Toscana, e anche se il viaggio fisico è finito lo stesso non si può dire di quel viaggio secondario, eppure più importante del primo, che c’è ancora dentro di me e che dubito e spero non finirà molto presto. Ora che sono qui è difficile andare avanti, penso che mi servirà qualche altro giorno per metabolizzare il tutto, ma sono sicuro che non appena arriveranno i ragazzi che lavoreranno sui campi tutto andrà a vele spiegate verso una realtà da costruire tutta nuova e piena di sorprese. A volte ripensando a quei quindici giorni vengo colto da una strana sensazione di vuoto: è la mancanza di quella realtà di antimafia, di legalità, di riscatto che lì ho conosciuto e che in qualche modo voglio trasdurre anche qui.
Lo so che non sarà un impresa facile e che ci vorrà tempo, ed è per questo che sono felice di non essere solo. Insieme per LiberArci dalle Spine della Mafia. E come spesso qualcuno mi ripeteva: “Al lavoro e alla lotta”.
Andrea Accordino
Pubblicato il 15 Luglio 2008

mercoledì 16 luglio 2008

Festino S. Rosalia 2008. Il sindaco Cammarata bersaglio della sinistra

Sotto accusa il sindaco di Palerrmo, reo di non aver partecipato alle celebrazioni del Festino di Santa Rosalia per non alimentare le proteste dei senza casa. Unanime il coro: "Un'assenza storica, si dimetta"
PALERMO - "Se il sindaco di Palermo non riesce nemmeno a partecipare al Festino di Santa Rosalia e fugge dalla Cattedrale perchè è incapace di affrontare le giuste proteste dei senza casa o le manifestazioni contro le tasse inventate per fare cassa vuol dire che è delegittimato anche dal popolo che lo ha eletto. Cammarata farebbe bene a trarne le ovvie conseguenze e a dimettersi".Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista si scaglia contro Cammarata, reo, secondo tutta la sinistar cittadina, di non aver onorato Palermo e i palermitani."È davvero imbarazzante - continua l'esponente del Prc - che il primo cittadino si sia dileguato durante i festeggiamenti in onore della patrona cittadina. Evidentemente il sindaco si rende conto del diffuso e insopportabile disagio sociale che vivono i palermitani solo il 14 luglio"."A mia memoria questa è la prima volta in cui il sindaco di Palermo non partecipa al Festino. La fuga di Cammarata è segno della sua inadeguatezza e autodenuncia sulle dissennatezze propinate alla città" sostiene la deputata del Pd Alessandra Siragusa, commentando l'assenza ieri sera in piazza del sindaco, Diego Cammarata, che ha preferito disertare la festa per non alimentare polemiche dopo le proteste di un gruppo di senzatetto, allontanato dalla polizia durante la celebrazione davanti alla cattedrale."È ora che il sindaco prenda atto dei suoi troppi fallimenti e si dimetta", conclude Siragusa."L'assenza storica di Diego Cammarata dalla nottata del Festino, rappresenta un chiaro comportamento da ex sindaco", tuona il consigliere comunale e coordinatore cittadino del Pd, Ninni Terminelli."Non è, infatti, in alcun modo comprensibile nè giustificabile che un sindaco possa tenere le contestazioni e i fischi di gruppi di manifestanti, eventi di fronte ai quali qualsiasi uomo politico e delle istituzioni è, in democrazia, preparato a ricevere"."Siamo ormai all'epilogo di una sindacatura - aggiunge - che ha visto protagonista un centrodestra forte nei consensi e debole nell'azione di governo, che ha deluso ogni aspettativa dei palermitani. Cammarata, imbarazzante sindaco da cui liberare la città, ha di fatto annunciato, ieri, la sua resa scegliendo un'assenza che offende pesantemente Palermo"."Questo Festino, inoltre, - conclude Terminelli - è il frutto di una delibera palesemente ricca di irregolarità e imperfezioni a cominciare dalla mancanza di un atto di nomina del direttore artistico Alfio Scuderi, di un obbligatorio parere di congruità e di un indice analitico dei costi che costituiscono un trionfo dell'approssimazione e del pressapochismo amministrativo. Un atto deliberativo, per sua stessa ammissione, che l'assessore alla Cultura Milone non ha mai conosciuto e letto"."Il Festino di Santa Rosalia deve ritornare a essere festa popolare che unisce e non che divide. Un momento di comunanza dove la politica non può e non deve 'inquinarè quell'atmosfera pagana e religiosa, che l'evento tradizionale rappresenta per la città e per i palermitani" afferma il capogruppo in Consiglio comunale e deputato regionale del Pd, Davide Faraone."Credo che sia opportuno - continua Faraone - che i politici e il sindaco partecipino alla passeggiata sul Cassaro, ma come semplici cittadini e lancio la proposta a Cammarata, che trova gradimento nel sentire comune, di non salire, sin dalla prossima edizione, sul carro trionfale per gridare la tradizionale frase liberatoria: viva Palermo e Santa Rosalia"."È necessario fare un passo indietro - conclude Faraone - per far sì che Palermo nel giorno di devozione alla sua Santa, sia veramente libera e non più prigioniera di accadimenti che, con lo spirito del Festino, non hanno niente a che vedere".
La Sicilia, 15/07/2008

domenica 13 luglio 2008

Corleone: la presentazione del libro del prof. Carmelo Pennino

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UNA NOTA DEL CONSIGLIERE COMUNALE FRANCESCO PIAZZA SULLA PRESENTAZIONE POSTUMA DEL LIBRO DI PENNINO.
“Oh! Animosa Civitas. 1952-1956. Testimonianza di un’epoca”. E’ il titolo del libro del Prof. Carmelo Pennino, già sindaco di Corleone che è stato presentato ai cittadini di Corleone sabato 21 giugno 2008.
Gia dal titolo possiamo notare l’attaccamento dell’autore alla sua città natale, un attaccamento che, pur in mezzo a mille esperienze professionali non è mai venuto meno, neanche per un istante.
La testimonianza del Prof. Pennino rischiava di rimanere nascosta tra i tanti suoi appunti, conservati nei meandri del suo studio quando egli venne a mancare, alcuni anni orsono, precisamente il primo febbraio del 2000.
Se possiamo leggere questo interessante libro, contenente un importante spaccato di storia corleonese, lo dobbiamo, oltre all’autore che aveva portato a compimento il suo lavoro prima del trapasso, all’impegno del figlio Antonino, che avendo ritrovato l’incartamento ha deciso di darlo alle stampe.
Ma chi era il Cav. Uff. Prof. Dott. Carmelo Pennino?
Nativo di Corleone, classe 1914, Carmelo Pennino, dopo aver frequentato i primi studi nel suo paese, “emigrò” quasi subito a Palermo, e dopo avere conseguito la laurea in medicina ed essendosi specializzato in Ortopedia, diede inizio alla sua brillante carriera di medico.
Sarebbe troppo lungo elencare le molteplici attività e gli interessi coltivati durante la sua esistenza;
la sua fu infatti una vita all’insegna dei sani principi e fondata sulla ricerca scientifica, che non abbandonò mai, tanto da conseguire, grazie alle sue interessanti ricerche, la libera docenza in Statistica Sanitaria presso l’Università di Palermo nel 1966. Tante furono le esperienze della lunga vita del Prof. Pennino, ma una di quelle che sicuramente lasciarono un segno indelebile su di lui, come su tutta la città di Corleone, fu quella vissuta nel periodo compreso tra il 1952 ed il 1956, nel quale ricoprì la carica di Sindaco del Comune di Corleone.
Molteplici motivazioni ci portano a pensare che quello era un periodo buio per la nostra città, sia per gli eventi negativi che in quegli anni vedevano protagonisti alcuni uomini che sarebbero diventati famosi in tutto il mondo per la loro attività criminal-mafiosa, sia perché si usciva dal secondo conflitto mondiale e si era in situazioni sociali alquanto degradate.
Il paese aveva bisogno di qualcuno che gli desse delle solide basi per potersi proiettare nella ricostruzione post-bellica ed il Prof. Pennino sembrava, come ha sottolineato il giornalista Nonuccio Anselmo nel suo intervento, “l’uomo giusto al posto giusto”.
La sua grande conoscenza delle problematiche della città di Corleone, i suoi contatti con i rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali (si ricordi tra tutti il suo rapporto di stima ed affetto con l’allora ministro dei lavori pubblici On. Salvatore Aldisio) gli hanno permesso, in un periodo di grande crisi, di avviare la costruzione di molte opere che ancora oggi costituiscono il vanto della città di Corleone: l’acquisto di Palazzo Cammarata, attuale sede del Comune, la realizzazione della nuova ala dell’Ospedale dei Bianchi sita in via Don G. Colletto, la messa in opera dell’edilizia scolastica, che ancora oggi accoglie le scuole elementare e materna, la costruzione della attualissima via S. Aldisio, che costituisce oggi una arteria indispensabile alla viabilità urbana di Corleone.
Queste sono solo alcune delle idee messe in atto dall’amministrazione di questo sindaco che probabilmente non è stato valorizzato abbastanza per la sua dote principale: quella della lungimiranza, che gli permetteva di guardare avanti e proiettare la città di Corleone su un livello più alto rispetto a tutti i paesi del circondario sul piano delle infrastrutture.
Alla presentazione del libro, organizzata dall’Associazione “Palladium”, in collaborazione con il Comune di Corleone e svoltasi presso la chiesa di Maria SS del Monte Carmelo, hanno partecipato una grandissima quantità di cittadini, desiderosi di conoscere questo ulteriore tassello della storia di Corleone.
Il convegno, che ho avuto l’onore e l’onere di moderare, è iniziato con il saluto del vicesindaco di Corleone ed Assessore alla Pubblica Istruzione Pio Siragusa, dell’Assessore alla Cultura Avv. Lea Cortimiglia, del Presidente del Consiglio Comunale di Corleone Dott. Mario Lanza ed è continuato con l’intervento del figlio dell’autore, il Dott. Antonino Pennino e dei due relatori, la Prof.ssa Natalia Scalisi ed il giornalista e studioso della storia di Corleone Nonuccio Anselmo.
Al termine degli interventi è stata proiettata una presentazione con immagini significative di quel periodo che ha visto protagonista quest’uomo di grande spessore culturale che ha dato tanto alla città di Corleone.
Un ringraziamento particolare va al Decano Sac. Vincenzo Pizzitola, per avere messo a disposizione la bellissima chiesa del Carmine per questo evento ed all’allora decano Monsignor Baiata, che è ritornato in città dopo molti anni per ricordare i bei momenti condivisi con l’allora sindaco Pennino ed i corleonesi e che ha celebrato una messa in ricordo dell’autore del libro.
Francesco Piazza

Nella foto, il prof. Carmelo Pennino

sabato 12 luglio 2008

Manifestare contro Berlusconi e le sue leggi era cosa buona e giusta...

Sarò brevissima...spero.... non ero alla manifestazione per i tanti motivi che spingono una persona a lavorare...fare una manifestazione contro silvio berlusconi e le sue leggi per tutelarsi dai processi ...era cosa giusta e saggia...o meglio era ora. Sento che l´intervento della bravissima SABINA GUZZANTI e´ stato uno scandalo...attacco al papa - attacco alla ministra delle pari opportunita´ carfagna ...allusioni sessuali e grillo che attacca il capo dello stato napolitano. We, mi sono detta...evvaiii la rivoluzione...forse si ricompatta la sinistra...poi leggo i giornali...stamattina... una vergogna... uno scandalo... sabina e´ andata sul volgare...guzzanti come mondezza. Il PD che addirittura rompe con Di Pietro...l´unico che in questo periodo stava pestando i piedi istituzionalmente a Silvio. Ricostruiamo il tutto...corro a vedere il video integrale dell´intervento della sabina guzzanti... lo ascolto... rido...mi fa pensare... e´ un intervento tostino non troppo ma tostino...avrebbe dovuto aggiungere che gli italiani oramai sono rappresentati da quello che sono.Rifletto...rivedo nuovamente il tutto e rileggo i giornali... interventi su la repubblica ...direttori che si sganasciano contro comici...nel 2008 non nel tempo in cui regnavano soltanto due canali tv...uno alla DC e l´altro al PSI...allora c´era PASOLINI a rompere le balle al potere...ed era un altro potere...non avevano la comunicazione e quindi hanno deciso di ucciderlo. ASSASSINI...un altro poeta cosi´ non tornera´ mai piu´...mentre i piccoli andreotti si stanno formando...difficilmente ma si possono copiare. Mi domando dove andra´ silvio berlusconi se in america vincera´ l´afro americano...se torneranno a regnare i democratici... quali voltafaccia dovra´ fare per continuare il suo potere...o se sara´ preso a calci come hanno fatto con tutta la democrazia cristiana dandoci respiri di cui non abbiamo approfittato...troppo abituati a soffocare...a sopravvivere nella merda quotidiana che respirare non sappiamo piu´.Cosa dice grillo ? grillo dice che napolitano invece di dormire non dovrebbe firmare queste leggi per l´immunita´ delle quattro alte cariche dello stato...che PERTINI non lo avrebbe fatto. Ho dei dubbi su pertini...ma ricontrollo i giornali...beppe grillo contro napolitano...beppe attacca il capo dello stato e lo richiama morfeo.

SIAMO IN PIENA P2 - ( per chi non lo sa cosa significa basta andare in http://ARTENAMIR.INTERFREE.IT e leggerlo)

CARA P2 - beppe non ha detto questo ha fatto tutto un discorso dicendo che e´ una vergogna quanto sta facendo silvio berlusconi...e che il capo dello stato dovrebbe fermarlo...risultato beppe attacca napolitano secondo la comunicazione... vergogna e scandalo...mentre silvio che si fa le leggi per non farsi processare passa in secondo piano...tanto in secondo piano che e´ piu´ scandaloso grillo che quanto stanno facendo in parlamento.
CARA P2 - cosa ha detto la guzzanti ? ...che la ministra carfagna ha fatto un fellatio a silvio berlusconi e questi per ringraziarla l´ha fatta ministro delle pari opportunita´... capite che fine fanno le quota rosa del governo di destra?
Tutto questo pero´ non lo ha detto sabina guzzanti...sabina lo ha riportato...dice anche da quale giornale estero ha letto le notizie...le notizie delle intercettazioni sulle quali indagano alcuni...ma che immediatamente per non farle pubblicare si e´ - anche stavolta - fatta una legge contro le intercettazioni e la galera per chi le pubblica.Da queste intercettazioni viene fuori - sembra - la descrizione di come si fanno i fellatio a silvio...naturalmente in cambio c´e´ una poltrona al governo...noi paghiamo i momenti goderecci e boccacceschi dei ministri italiani. Gia´ perche´ non e´ solo silvio quello che intercettato racconta di questa e quella... ma tutta la camera ... il parlamento italiano ... descrive come e´ brava quella velina o quella prostituta eccetera. Una vergogna... un miserabile schifo.
LA P2 - pero´ cambia le carte in tavola...sabina e´ una depravata...lei che ci racconta i fatti e´ una vergogna non in quanto i fatti siano reali...non sono vergogna questo governo e chi invece di governare si fa i festini a base di droghe...e per un fellatio ti concede la poltrona di un ministero...no tutto questo e´ CLINTIANO...solo che a fare i fellatio a BILL era la sua segretaria non una alla quale poi hanno dato una fetta della casa bianca. Solo che quelli beccati in america a farsi fare il fellazio hanno dovuto affrontare un processo...mentre da noi chi fa i festini a base di droghe arriva in parlamento...per non parlare di chi inciucia con la mafia...credo senatore...e sacca´ ? ...tornato rapidamente in rai...dirigente.La P2 sa bene che girando il problema ... sottolineando il problema dei comici... ripetendo...urlandolo alle televisioni...agli italiani rimarra´ in testa che grillo e´ uno scemo e sabina una porca...tutto il resto fa parte della normale quotidianita´...e il papa poi non si deve toccare...solo che la guzzanti lo ha inserito in un discorso in cui diceva che non deve fare la comunione a silvio... che e´ un divorziato come casini...se non la fa agli altri non la deve fare neanche a loro...certo condito con qualche battutaccia ironica...mA non e´ piu´ pesante la realtà?
E allora ripeto...P2 AL POTERE...poveri miei fratelli che non avete piu´ orecchie per sentire, né l´informazione giusta e chiara per capire...RESPIRARE... Stiamo cosi´... con il PD che non accetta critiche...che non sa distinguere gli interventi... che non difende nessuno e si schiera sempre dalla parte dei potenti... di silvio berlusconi... e in piu' il PD gli fa anche un favorne... un'altro dei tanti...caccia di pietro... forse nelle intercettazioni c'erano anche i d'alemiani ? ...i veltroniani vogliono l'immunita ? ... sono mesi che veltroni urla... ora basta ... se silvio fa questo rompiamo...silvio lo fa e loro rimangono nell'ombra.
Siamo cosi´...con una sinistra che non dice nulla...
Stiamo cosi´...CON TE ...per sempre ...caro LICIO GELLI...VENERATO VENERABILE.
Luna de rossi.

Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, scrive ai volontari dei campi antimafia

Care ragazze, cari ragazzi,
state per intraprendere una splendida avventura. Vivendo giorno dopo giorno questa esperienza capirete l’importanza del lavoro svolto da tutti coloro che da anni si impegnano a portare avanti il movimento antimafia.
Il Progetto “Liberarci dalle Spine” vede protagonisti proprio voi ragazzi e ragazze che decidete di dedicare una parte delle vostre vacanze a sostenere e a rendere vivo il lavoro di persone che hanno scelto coraggiosamente di impegnarsi per sconfiggere quella che è la “piaga”, non solo della loro terra, ma di tutta l’Italia.
L’obiettivo del progetto è quello di diffondere una cultura della Legalità, proprio nei luoghi simbolo della realtà mafiosa, riscoprendo una società basata sul rifiuto della criminalità organizzata.
Durante la vostra avventura aiuterete i soci della Cooperativa Lavoro e non solo in Sicilia e del Consorzio Terre del Sole in Calabria nel loro lavoro sui terreni confiscati alla mafia e all’ndrangheta, contribuendo a produrre “Legalità”.
Mi sento in dovere di esprimere la mia profonda ammirazione per voi volontari e per tutti quei giovani che in Sicilia, come in Calabria si impegnano a sostenere una lotta così dura e che proprio per questo non devono essere lasciati soli, ma hanno bisogno di tutto il nostro appoggio e di tanti momenti di condivisione.
Buona vitamina “L” a tutti!!!
Guglielmo Epifani
Roma, 2 luglio 2008

Cgil nazionale - Corso d’Italia, 25 – 00198 Roma Affiliata alla Confederazione
Telefono 06/84761 – Fax 06/8845683 Europea dei Sindacati (CES)
www.cgil.it e alla Confederazione Internazionale
e-mail: info@cgil.it dei Sindacati (ITUC-CSI)

giovedì 10 luglio 2008

Accordo Unipol Banca e Unifidi Sicilia: nasce un fondo da cinque milioni per sostenere le coop che gestiscono beni confiscati alla mafia

Un fondo da cinque milioni di euro per le cooperative che gestiscono patrimoni confiscati alla mafia. L’iniziativa è frutto dell’accordo fra Unipol Banca e Unifidi Sicilia, che con il sostengo di CNA Sicilia e Legacoop Sicilia intendono agevolare in questo modo le iniziative imprenditoriali impegnate a riportare nella legalità i beni confiscati. Le coop che gestiscono patrimoni sottratti alla mafia, infatti, spesso non sono nelle condizioni di fornire le garanzie necessarie ad ottenere prestiti dalle banche.
Di questa iniziativa si è discusso oggi a Palermo ad un convegno dal titolo “Il credito alle cooperative e i finanziamenti per le coop che gestiscono i patrimoni confiscati”.
“Abbiamo pensato ad una base di investimento di cinque milioni di euro – ha detto il presidente Unipol Pierluigi Stefanini, oggi a Palermo – per dar vita ad una strada concreta e tangibile per far crescere in Sicilia un mercato libero e pulito. E’ importante sostenere cooperative di giovani, specie se impegnate nella ‘conversione’ di beni che prima erano della criminalità”.
“L’esigenza di far nascere questo fondo – ha aggiunto Mario Filippello, segretario CNA Sicilia – nasce dal fatto che le coop non possono fornire le necessarie garanzie quando chiedono aiuto alle banche perché non sono proprietarie dei beni, che hanno solo in affidamento e che rimangono di proprietà dello Stato”.
Unifidi Imprese Sicilia, il consorzio di garanzia fidi creato dalla CNA che raccoglie circa 8.500 imprese nella nostra regione, servirà dunque da ‘collettore’ fra le imprese e gli istituti bancari convenzionati (Unipol Banca e Banca Etica) per fornire le garanzie necessarie per l’accesso al credito. L’ammontare massimo di garanzia concessa sarà pari all’80% del finanziamento erogato.
"I consorzi di garanzia fidi hanno un ruolo sempre più incisivo nella vita di un’impresa – ha detto Giancarlo Scollo, direttore Unifidi Sicilia – perché le richieste di garanzia da parte degli istituti sono in costante aumento”.
Per Emanuele Sanfilippo, presidente Legacoop Sicilia, “questa iniziativa è un modo concreto per permettere alle coop che gestiscono beni confiscati di competere a tutti gli effetti sul mercato”.
Al convegno hanno partecipato, fra gli altri, Giuseppe Montalbano, presidente CNA Sicilia, Gianluca Faraone, presidente cooperativa Placido Rizzotto, Benedetto Mineo, direttore dipartimento credito e finanza Regione siciliana
Palermo, mercoledì 9 luglio 2008

Prizzi. Presentato il libro "La Sicilia delle stragi"

PRIZZI - «Le stragi e la strategia della violenza hanno segnato i passaggi più significativi della storia siciliana, fin dall’unità», ha detto martedì sera a Prizzi il prof. Giuseppe Carlo Marino, intervenendo alla presente del volume “La Sicilia delle stragi”, che contiene alcuni saggi scritti da studiosi ed esperti da lui coordinati. Ed ha aggiunto: «Basti pensare alla madre di tutte stragi, alla strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, dove hanno avuto un ruolo la mafia, certe frange politiche, forze neofasciste e probabilmente anche servizi segreti stranieri». «Comunque, si ha l’impressione – ha concluso lo storico siciliano - che la Cosa Nostra che abbiamo conosciuto fino all’arresto di Bernardo Provenzano sia destinata a scomparire. Ma sta per essere sostituita da un’organizzazione internazionale, alla quale interesserà meno il controllo del territorio e molto di più la capacità di inserirsi nei sancta sanctorum della finanza».
L’iniziativa è stata organizzata dall’amministrazione comunale di Prizzi, in collaborazione con la Cna di Palermo. «Sulla legalità – ha detto il sindaco Nino Garofalo, portando il suo saluto – vogliamo impegnarci con forza, contribuendo a formare le giovani generazioni». Un concetto condiviso da Rosetta Faragi, vulcanica assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, che è stata la vera e propria anima dell’iniziativa. «Come educatrice – ha detto la prof.ssa Faragi – ritengo un dovere fornire ai giovani gli strumenti per acquisire i valori di libertà e giustizia sociale, indispensabili per praticare la vera legalità». A coordinare il dibattito è stato chiamato Nuccio Canzoneri, segretario provinciale della Cna. Alla presentazione del libro erano presenti anche due dei coautori dei testi, Salvatore Vaiana, che ha scritto della terribile strage di Canicattì del 21 dicembre 1947 («un anno terribile», ha sottolineato lo studioso originario di Prizzi), e Dino Paternostro, autore del capitolo “La lunga strage dei contadini” («dal 1944 al 1965 – ha sottolineato – in Sicilia furono assassinati 50 dirigenti e militanti del movimento contadino. Una strage, una “lunga” strage, che ha cambiato il volto della Sicilia»).

Cosa nostra ora è anche agenzia di collocamento

Caltanissetta: la cosca nissena dei Cammarata avrebbe imposto l'assunzione di operai all'azienda agricola Zonin con minacce e intimidazioni, quattro gli ordini di custodia cautelare
CALTANISSETTA - La cosca mafiosa dei Cammarata di Riesi (Caltanissetta) avrebbe costretto, con minacce e intimidazioni, l'assunzione di operai da parte di un'azienda agricola della famiglia Zonin in Sicilia. Un modo per imporre il pagamento del pizzo da parte degli imprenditori alla mafia. Per questo motivo i carabinieri hanno eseguito quattro ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta. I provvedimenti sono stati eseguiti dai militari del reparto operativo di Caltanissetta, oltre che nel capoluogo anche a Novara e Riesi. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore Sergio Lari e dal sostituto della Dda, Nicolò Marino, i quali hanno chiesto e ottenuto dal gip, Giovanbattista Tona, le ordinanze.L'indagine scaturisce da una escalation di intimidazioni, al chiaro fine estorsivo, che, dal dicembre 2007, hanno visto nuovamente vittima la proprietà dell'Azienda Feudo Principi di Butera Srl, che fa capo alla famiglia Zonin. Già in passato l'azienda era stata vittime di imposizione da parte delle cosche.I carabinieri, attraverso intercettazioni e accertamenti, sono riusciti a individuare alcuni dei responsabili delle estorsioni che sono riconducibili a vario titolo al clan mafioso Cammarata.
09/07/2008

Archeologo. Isler lascia gli scavi di Monte Jato

Il professore svizzero va in pensione dopo 40 anni di lavoro nel sito
Dopo 40 anni di lavoro come direttore degli scavi archeologici di Monte Jato, Hans Peter Isler, docente di archeologia dell'Università di Zurigo, va in pensione e lascia il sito che il professore ha contribuito in maniera determinante a far conoscere in tutto il mondo. Prima del suo ritorno in Svizzera, l'omaggio della Provincia regionale di Palermo. «Al professore Isler – ha detto il capo dell'amministrazione di palazzo Comitini, Giovanni Avanti – va la nostra gratitudine per l'immenso patrimonio di conoscenze, di passione e di amore per il nostro territorio che ci lascia oggi. Grazie al suo impegno e alla sua dedizione Monte Jato è diventato un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale, un libro di memorie che racconta la storia del Mediterraneo e una risorsa importante per lo sviluppo del turismo». La campagna di scavi a partire dal 1971 ha permesso di riportare alla luce il teatro della capienza di circa 3000 persone. Nella zona sud della città antica sorgeva l'agorà circondata da portici con la sala del Consiglio a ovest. Nella parte residenziale, oltre al tempio di Afrodite è emersa una dimora signorile del periodo greco con cortile a peristilio.All'archeologo, Avanti ha donato lo stemma della Provincia realizzato a mano in ceramica e incastonato nel legno. Alla cerimonia sono intervenuti l'assessore regionale ai Beni culturali, Antonello Antinoro; la soprintendente regionale Adele Mormino; la dirigente responsabile del servizio Beni archeologici, Francesca Spatafora; il critico d'arte Francesco Gallo. Per Isler anche il tributo speciale dell'installazione dell'artista jatino Piero Maniscalco, realizzata nell'agone del teatro greco: un cerchio di sette metri di diametro realizzato con parte del materiale rinvenuto negli scavi e concepito come rappresentazione della «land art». L'opera resterà in allestimento fino al 22 dicembre.