mercoledì 8 aprile 2009

Palermo. Il Rettore Lagalla: "Non date da mangiare ai randagi!". Protesta la LAV: "Consiglio pericoloso e fuorilegge!"

Destano preoccupazione le recenti dichiarazioni del Rettore dell’Università di Palermo, Prof. Roberto Lagalla, in merito al piano antirandagismo da mettere in atto in viale delle Scienze e al Policlinico. Il Rettore, infatti, secondo quanto riportato da più organi d’informazione, ha invitato “tutti coloro che frequentano il Policlinico e i luoghi dell’Ateneo a non nutrire i randagi.”
Secondo la LAV “l’invito ad affamare i randagi non solo è eticamente inaccettabile ma potrebbe risultare addirittura pericoloso. Tale elementare concetto è ormai da decenni talmente assodato da essere stato addirittura unanimemente ripreso in più dispositivi di sentenze della magistratura, la quale ha condannato chi si rendeva responsabile di tali incredibili e di fatto primitivi provvedimenti, che costituiscono fattispecie di reato di maltrattamento di animali. Il dare da mangiare agli animali non solo è stato riconosciuto un valore ma è anche alla base di una pacifica convivenza uomo-animale”. “Avremmo invece preferito - ha concluso la LAV - che il Magnifico Rettore, prima di cimentarsi in spettacolari colpi di scena, avesse fatto mea culpa per gli incredibili Decreti di recepimento della Legge Regionale sul randagismo da lui emanati quando era Assessore Regionale alla Sanità”.
Palermo, 08.04.2009

martedì 7 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo. Cosa fare e cosa non fare: come rendersi utili senza creare intralci

di Francesco Costa
Tantissime persone in rete si stanno affannando alla ricerca di coordinate e informazioni per dare una mano alle popolazioni colpite dal sisma. Su Facebook, sui forum e sui blog stanno circolando però diversi appelli che rischiano di portare fuori strada chi vuol dare una mano e addirittura intralciare chi sta operando sul posto in queste ore. C'è il rischio infatti che la partecipazione emotiva di queste ore porti persone di buona volontà a compiere gesti che rischiano di ostacolare le operazioni di recupero, così come esiste il rischio che tra qualche settimana la gara di solidarietà si arresti e lasci le popolazioni dell'Abruzzo abbandonate al loro destino. Per questo, è bene seguire alcune regole basilari per questo tipo di situazioni.


Non telefonate alla Protezione Civile dell'Abruzzo, per ora

Non telefonate al centralino della Protezione Civile dell'Abruzzo per proporvi come volontari o avere informazioni: le linee telefoniche devono rimanere libere per permettere rapide comunicazioni a chi segnala ritrovamenti ed emergenze.

Non andate in Abruzzo da soli

Non raggiungete i luoghi colpiti dal terremoto individualmente e se non avete esperienza in operazioni di protezione civile. Verrà il momento in cui saranno utili il conforto e il lavoro dei volontari, ora no: tirare fuori la gente dalle macerie è un’operazione delicata e non ci si può improvvisare, a meno di correre il rischio di intralciare i professionisti e peggiorare le cose. Non andate in Abruzzo da soli, non invitate le persone ad andarci e non diffondete appelli che invitano a farlo. Vi avranno raccontato le storie di trent’anni fa, del Friuli e di chissà quale altro terremoto del passato: le cose sono cambiate. Nei prossimi giorni serviranno certamente persone che aiutino gli sfollati ma finché non si finisce di scavare tra le macerie evitate di intralciare i lavori e intasare le strade.

Rivolgetevi a enti e associazioni, sempre

Se volete raggiungere l'Abruzzo, telefonate alla Protezione Civile della vostra regione (purché non sia l'Abruzzo, ovviamente) e fatevi segnalare le associazioni che stanno preparando convogli di persone e beni di prima necessità per l'Abruzzo.

Dilazionare le donazioni di sangue, sempre

In questo momento non c’è alcuna emergenza sangue: l’Avis ha chiesto ai tantissimi donatori di fermarsi, perché i centri sono congestionati e le scorte sono più che sufficienti a soddisfare le richieste. Donate il sangue nelle prossime settimane, senza cambiare la frequenza con cui lo fate regolarmente. Convincete altre persone a donare il sangue, che fa bene sempre. Ma non intasate i centri: qualora servisse altro sangue, l'Avis diramerebbe immediatamente una comunicazione ai suoi donatori.

Fate attenzione a donare soldi, sempre

Stanno già fioccando decine di sottoscrizioni e raccolte di denaro per le vittime del terremoto e la truffa è sempre in agguato: per il momento, fidatevi solo di Croce Rossa Italiana, Caritas, Poste e altri enti o istituzioni noti e affidabili. Versate i soldi direttamente sui loro conti e non via altri intermediari, a meno che non siano di vostra estrema fiducia: le coordinate bancarie dei loro conti correnti si trovano facilmente online, mettete come causale “Terremoto Abruzzo”.Sicuramente state già ricevendo via email e su Facebook frotte di appelli alla solidarietà: inoltrare tutto alla cieca e senza essere certi della veridicità e dell'affidabilità di quel che si dice in giro rischia di essere più dannoso che utile. Controllate che non contengano informazioni false o non aggiornate, controllate che non contengano i numeri telefonici della Protezione Civile o riferimenti a un’emergenza sangue che non esiste: inviare appelli errati può essere controproducente e alimentare la confusione, Mentre invece questi sono i momenti in cui più di ogni altra cosa serve equilibrio e buon senso.
L'Unità, 07 aprile 2009

domenica 5 aprile 2009

La Cgil ha fatto centro!

Era un sacco di tempo che non si vedeva tanta gente in piazza e, soprattutto, sinistra e centrosinistra in un corteo della Cgil.  E questo un significato deve pur avercelo. Epifani ha osato, si è preso le sue responsabilità ed ha mobilitato il sindacato che si presentava solo a Roma, dopo la rottura con Cisl e Uil.  Ha rischiato il flop, e il successo lo ripaga delle ansie della vigilia e dell’azzardo. Hanno ragione quelli che giudicano la protesta della Cgil, come una iniziativa politica. Non comprendiamo come possa essere chiamata una protesta che mette a nudo la crisi nel Paese, se non politica. Nel senso della scelta, della scelta di opporsi, di raccontare un’Italia che le forze di opposizione, dentro e fuori il Parlamento, per ragioni diverse, non riescono a raccontare. Quelli che dovrebbero fare opposizione in Parlamento sono paralizzati da veti incrociati, da differenze profonde sulla linea e sullo stesso modo di stare al mondo; quelli che stanno fuori non hanno voce e quando riescono a farsi sentire, la loro voce sembra venire dal secolo scorso e perciò non la sente nessuno ugualmente. La Cgil dunque è diventata l’opposizione riconoscibile nel Paese e quei due milioni e passa di uomini e donne che hanno sfilato per le vie di Roma hanno testimoniato il disagio del Paese. Quello che non arriva in televisione, alla radio e suoi giornali. Sono gli uomini e le donne che hanno perso il posto di lavoro, che non lo trovano, che non sanno quello che succederà domani, che sono in cassa integrazione. Gli uomini e le donne che non sanno come sbarcare il lunario perché non ce la fanno a campare con i quattro soldi della pensione o dello stipendio, che perde di valore ogni giorno di più. Il Paese che ha una casa in affitto che non può pagare. La protesta della Cgil ha consentito a questa gente di parlare all’Italia che vede i telegiornali dei grandi network e crede di vivere nel Paese dei balocchi, tutto rose e fiori. Ed ascolta i governanti che reclamano fiducia e pretendono che non si abbandonino le buone abitudini: andare a cinema, a teatro, acquistare vestiti, viaggiare, passare serate al ristorante. Una situazione kafkiana per chi non sa dove sbattere la testa. A questa Italia cui viene promesso il Grande Sogno, la moralità del fare (congresso fondativo del PDL), rispondono i disoccupati, sottoccupati e precari del corteo Cgil. Che non si poteva proporre certo la soluzione dei problemi sul tappeto, ma che ha svolto ad un compito fondamentale, di farli conoscere per quelli che sono, né più né meno. Il fatto che uno dei Ministri di punta, Renato Brunetta, abbia ironizzato pesantemente sulla manifestazione di Roma, giudicandola positiva per il fatto che ha obbligato tanta gente a viaggiare e andare al ristorante, è la riprova che la Cgil ha raggiunto il suo obiettivo. È assai probabile che in quella piazza il ministro Brunetta non avrebbe avuto modo di commuoversi  per un applauso prolungato, com’è capitato durante il congresso del PDL. Scaricare le responsabilità dei guai del Paese sui fannulloni è molto più facile assumere provvedimenti che diano serenità a milioni di italiani su cui si è abbattuta la crisi come una mannaia. Una considerazione, infine, sui “contras” del PD. Avrebbero voluto che i dirigenti del centrosinistra restassero a casa perché la Cgil era sola in piazza. Ma un'opposizione che non si oppone, né in piazza né altrove, quale parte dovrebbe recitare? Del convitato di pietra?

 Da "SiciliaInformazioni"

 

Il popolo della Cgil ha invaso Roma

di ROSARIA AMATO

La questura dà numeri diversi: 200.000 persone tra cortei e piazza
Per il segretario della Cgil ineludibile il dialogo sui problemi del lavoro e dello sviluppo. In corteo anche Franceschini: "Il segretario di un partito progressista sta con i lavoratori"
La replica del Cavaliere: "Faremo il tavolo, ma con i sordi non si può parlare"



ROMA - Il Circo Massimo gremito. Oltre due milioni e mezzo di persone, in corteo e poi in piazza. E' il giorno della grande manifestazione contro la crisi. Il giorno della Cgil, "del quale ci si ricorderà a lungo". Epifani, davanti alla marea umana, chiede al governo "un tavolo per un confronto vero", che affronti "in modo democratico i nodi delle politiche industriali", del sistema degli ammortizzatori sociali, delle disuguaglianze di reddito e della lotta all'evasione fiscale.

 

Centinaia di migliaia di persone, oltre due milioni e mezzo secondo gli organizzatori, solo 200mila secondo la questura, sono arrivate al Circo Massimo in cinque cortei lunghissimi, che hanno impiegato ore per giungere a destinazione. Decine di treni, due navi, 7000 pulmann per portare a Roma i manifestanti da tutta Italia.

 

A sindacalisti, lavoratori e pensionati si sono affiancati molti esponenti politici, a cominciare da segretario del Pd Dario Franceschini, che ha scelto di partecipare al corteo, rispondendo a un appello della Cgil, e in contrasto con la decisione di non aderire presa in occasione della precedente manifestazione dello stesso sindacato dall'allora segretario Walter Veltroni. I manifestanti hanno mostrato di apprezzare molto la partecipazione di Franceschini, che è stato accolto da applausi calorosi; altrettanto calorosa la stretta di mano con Epifani e con Fausto Bertinotti, in corteo insieme alla moglie Lella.

 

"Nel momento in cui nel mondo intero milioni di persone stanno perdendo il posto di lavoro e in Italia ci sono centinaia di migliaia di disoccupati - ha detto Franceschini - credo che il dovere del segretario di un grande partito progressista sia di stare accanto a loro, e anche il governo, di qualunque colore politico dovrebbe partire da lì". Ma il leader Pd ha colto anche l'occasione per invitare i sindacati a superare le divisioni: "La Cgil ha fatto bene a scendere in piazza, ma sarebbe un errore farlo contro gli altri sindacati. Ora bisogna aprire una stagione di unità, superando le divisioni, mettersi tutti insieme per difendere i diritti delle persone". Molti gli esponenti del Pd presenti: Cesare Damiano, Pierluigi Bersani, Piero Fassino, Massimo D'Alema, e anche Walter Veltroni, che però ha scelto un corteo diverso da quello dei suoi compagni di partito, che sono partiti da piazzale dei Partigiani, e cioè quello di piazza della Repubblica.

 

 

Molti anche gli esponenti di altri partiti di sinistra: Paolo Ferrero, Nichi Vendola, Oliviero Diliberto, Paolo Cento, Grazia Francescato. E ancora il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il candidato sindaco di Firenze Valdo Spini, il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino.

 

Una manifestazione imponente, ma l'inequivocabile colpo d'occhio non ha evitato il consueto stridente contrasto tra le stime delle presenze elaborate dalla Cgil e quelle elaborate dalla questura: 2.700.000 contro 200.000. Una divergenza che si ripropone puntuale a ogni manifestazione e che l'attore Massimo Wertmuller, che ha introdotto gli interventi e gli artisti che si sono avvicendati sul palco, ha cercato di aggirare con molta ironia per tutta la mattinata: "Siamo in 56, forse 57 - ha esordito intorno alle 10.30, quando al Circo Massimo c'erano già, a occhio, sicuramente oltre 500.000 persone - ah, lì c'è Epifani, quindi siamo 58". Alle 12 una seconda stima dello stesso tipo: "Credo che adesso siamo diventati 70...". Anche se poi puntualmente salivano sul palco vari rappresentanti della Cgil a ricordare che ancora le 'code' dei cortei erano ferme a metà strada.

 

Numeri a parte, dal palco si vedeva un fiume di persone con i cappellini e le bandiere rosse della Cgil; molte dello Spi (il sindacato pensionati della Cgil) e qualcuna anche dell'Auser (l'associazione di volontariato che fa capo al sindacato, e che impiega prevalentemente anziani). Molte famiglie, con i bambini, tant'è che erano frequenti gli annunci sul palco perché qualcuno veniva smarrito dai genitori. Qualcuno addirittura lattante, nel marsupio. Moltissimi gli immigrati, molti di più rispetto alle presenze abituali alle manifestazioni di questo tipo: c'erano intere delegazioni da diverse città italiane; in molti casi si trattava di clandestini.

 

Un immigrato del Ghana, Joseph Walker, è anche intervenuto sul palco: "Siamo i primi a perdere il posto di lavoro, perché siamo i più precari", ha denunciato. Lanciando un accorato allarme: "E' grave e pericoloso l'odio razziale che si sta diffondendo in Italia". Toccante la testimonianza di un'insegnante precaria ventottenne di Cremona, Rossella Zelioli: "Dall'1 settembre il mondo della paura si spalancherà per tutti quelli che come me hanno fatto della scuola la propria ragione di vita e di lavoro: 42mila persone che da settembre non lavoreranno più, schiacciate dalla logica brutale e stracciona di chi svende il futuro del Paese, che è la scuola nel suo essere pubblica e di qualità". Prima e dopo di loro si sono avvicendati al microfono un operaio di Pomigliano d'Arco, una pensionata, una studentessa e un medico siciliano.

 

Ma nel corso della mattinata c'è stato spazio anche per l'intrattenimento: due i gruppi musicali, La Casa del Vento e i Modena City Ramblers. E poi il bellissimo pianoforte del compositore argentino Luis Bacalov: "E' una cosa che trascende dalla Cgil e dai sindacati: per me questo è un momento di solidarietà con i lavoratori". Ma anche l'occasione per ricordare che la congiuntura è molto difficile anche per i lavoratori dello spettacolo: "L'Italia rischia di diventare un Paese anche culturalmente in declino".

 

L'intervento di Carcarlo Pravettoni ha strappato moltissime risate a un pubblico che ormai era stanco e accaldato, anche se sempre entusiasta: "E' necessario che ognuno faccia la sua parte - ha esordito l'imprenditore interpretato da Paolo Hendel - noi imprenditori prendiamo atto della crisi, e voi lavoratori la pagate sulla vostra pelle, tié...". E ancora: "La prossima iniziativa del governo sarà la costituzione di un ministero dell'ottimismo...in galera i pessimisti e gli sfigati cronici". E, in chiusura, l'annuncio di un grande intervento di ristrutturazione con un cospicuo aumento di cubatura per i 'ruderi' del Palatino, che dominano il Circo Massimo.

 

Momenti di commozione per la toccante lettura da parte di Pierfrancesco Favino della lettera del figlio di un ex operaio Ilva, morto sul lavoro: "Mio padre è morto assassinato dalla sua odiata fabbrica. Per loro era solo un ingranaggio della catena, che poteva essere sostituito. Ma io quel giorno ho perso mio padre".

 

E infine l'intervento di Epifani, la proposta di un tavolo di concertazione, ma anche un appello accorato agli altri due sindacati confederali, al governo e a Confindustria: "Il governo pensa che basti aspettare che passi la nottata...Ma è da questa nottata, da come trascorre che dipende come sarà il giorno. Se si alimenta l'odio razziale si avrà un'Italia più xenofoba. Se non si provvede a una giustizia fiscale, e si favoriscono solo il capitale e le rendite, il Paese sarà sempre più immobile nelle gerarchie sociali. Se continuano a ridursi gli spazi di contrattazione il mondo del lavoro sarà sempre più debole, sempre più il Paese dei furbi e dei furbetti".

 

Quando Epifani nomina il presidente del Consiglio, le urla e i fischi sono talmente alti che deve interrompersi per diversi secondi. Trattamento analogo è riservato al ministro Brunetta. "Chiediamo al presidente del Consiglio di aprire un tavolo di confronto sulla crisi. La nostra richiesta non vuole essere una sfida: aprire un tavolo di confronto non è una questione di metodo, ma di sostanza, vuol dire anche riconoscere il proprio limite". Accanto ai temi più scottanti della crisi, e cioè il precariato, la disoccupazione, gli ammortizzatori sociali, gli stipendi e le pensioni troppo bassi, la Cgil propone un altro tema importante come oggetto di discussione, per non fermarsi al momento contingente, e per guardare invece avanti: "Conviene anche al nostro Paese farsi già adesso un'idea di come mettere a punto un modello di sviluppo sostenibile. Spero che su questo tema anche Cisl e Uil possano essere disponibili: abbiamo bisogno della forza di tutto il sindacato. E anche di Confindustria". Ma la mano tesa a Cisl e Uil non è certo un passo indietro da parte di Epifani, tantomeno sull'importante vicenda della riforma del modello contrattuale: "L'ha detto anche il segretario del Lavoro Usa del governo Obama, la scorsa settimana a Roma: non si può approfittare della crisi per ridurre gli spazi di contrattazione a scapito dei lavoratori".

 

In serata da Praga arriva la replica del premier Berlusconi. "Chi va in piazza e dice esattamente il contrario delle cose che ho annunciato mi fa venire da dire che con i sordi non si può parlare". "Il tavolo ci sarà, ma loro non sono cambiati per niente. Con questa gente è difficile ragionare e trovare un accordo".

(La Repubblica, 4 aprile 2009)

Se si vieta la protesta

di Francesco Palazzo

Pensavo, in un primo momento, che questa storia dell´avviso orale a ben comportarsi, notificato il 26 settembre 2008 dalla questura di Palermo al sindacalista della CGIL siciliana e attivista politico Pietro Milazzo, se ben inquadrata, si sarebbe sgonfiata in breve tempo con il ritiro del provvedimento. Immaginavo, cioè, che si fosse messo in moto un intricato e impenetrabile automatismo burocratico, di quelli che una volta partiti non si riesce più a fermarli. Sino a quando qualcuno non legge con calma e buon senso le carte. Tuttavia, già una richiesta di rientro del provvedimento, inoltrata dall'interessato, è stata, nel mese di dicembre scorso, rigettata. In questi giorni leggo di un ennesimo appello, che ha raggiunto più di duecento firme, con il quale si richiede la revoca dell´avviso. Il quale si cuce addosso, stando ad una legge di mezzo secolo fa, a coloro che, per il loro comportamento debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l´integrità fisica e morale, la serenità, la sicurezza o la tranquillità pubblica. Se il sindacalista persevererà nella condotta per la quale è stato avvisato, potrebbero scattare alcune misure di prevenzione un tantino antipatiche: la sorveglianza speciale o il divieto di soggiorno in città e in provincia. Ma cosa ha fatto Pietro Milazzo? Pare che da giovane, più di trenta anni addietro, siamo nei primi anni settanta, poco più che ventenne, fosse sulle barricate delle rivolte studentesche, prendendosi, sembra, qualche denuncia. Dopo più di tre decenni la giustizia probabilmente rispolvera quei fatti e li

collega a varie circostanze recenti di protesta nonviolenta. Perché Milazzo non ha fatto, come molti dei suoi coetanei, rivoluzionari borghesi a diciotto anni e più che integrati in un sistema spesso ambiguo a sessanta. No, ha proseguito nella sua strada, che si può discutere nelle singole battaglie, ma che è coerentemente legata al rispetto dei diritti elementari di cittadinanza, sia per gli immigrati, sia per i nativi siculi. Per dirla più chiaramente, ha continuato, da dirigente sindacale e da animatore sociale, a fare semplicemente politica. Non mercanteggiando posti di sottogoverno o cariche assessoriali, se avesse fatto ciò dormirebbe sonni tranquilli. Ma organizzando e partecipando a varie manifestazioni pubbliche e coordinando alcune piattaforme rivendicative. In questa veste, dal 2005 al 2008, questo il periodo incriminato, si è reso "colpevole" di scendere diverse volte in piazza insieme a coloro che lottano per avere una casa e con quelli che denunciavano le presunte irregolarità elettorali durante le ultime elezioni comunali palermitane. Inoltre, gli si contesta la partecipazione ad alcune altre pacifiche manifestazioni, tra le quali la protesta contro la presenza di navi militari USA nel porto di Palermo. Tutte cose, sia chiaro, sulle quali si possono avere posizioni le più diverse. Non è questo il punto. Ciò che pare davvero esagerato è che si considerino azioni di questo tipo, che sono politiche e solo politiche, nella forma e nella sostanza, come suscettibili di rappresentare situazioni nelle quali si sono messe in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica, incidendo, addirittura, l´ambito sacro delle libertà costituzionalmente garantite. Insomma, siamo in uno strano paese, e in una ancor più bizzarra regione. Perché, se manifesti pacificamente per la strada, puoi incorrere negli strali puntuali, e per carità legittimi, dei custodi dell´ordine. Se, invece, amministri malamente un´azienda pubblica, risulti condannato pesantemente da un tribunale della repubblica, ti trovi indagato per voto di scambio politico mafioso, oppure lucri insieme e allegramente con l´economia criminale, nessuno ti avvisa per indurti a cambiare vita. Anzi, in molti di questi casi, le maglie della sicurezza si placano. E si varcano trionfalmente, o si continuano ad abitare, le aule parlamentari e le stanze da dove si amministra il

potere in Sicilia.

CENTONOVE, 3 aprile 2009

venerdì 3 aprile 2009

La cultura della legalità arriva al Vinitaly. L'azienda "Centopassi" presenta i suoi prodotti

di Paola Pottino
Cultura verso la legalità e cultura del vino, presente al Vinitaly. Il gusto di bere con una soddisfazione in più: sapere che quei territori nei quali prima si coltivava morte, oggi sono rinati a nuova vita, producendo non solo pregiati vini biologici, ma vini che volutamente vogliono ricordare persone speciali come Peppino Impastato, Nicolò Azoti e Pio La Torre.
Questa, la filosofia di Centopassi , attività vinicola di due cooperative siciliane (la Cooperativa Sociale Placido Rizzotto – Libera Terra e la Cooperativa Sociale Pio La Torre –Libera Terra) che sorge a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. 4 00 ettari di terreno dei quali 42 coltivati a vigneto, offrono vini e coltivazioni biologiche. Al Vinitaly – dice Francesco Galante, socio della cooperativa- presentiamo oltre alle storiche produzioni, i monovateriali Centopassi, tre vini biologici, Nero d’Avola, Grillo e Catarratto, tutti provenienti da singole vigne. Anche se adesso il nostro è un mercato nazionale, certamente –continua Galante- desideriamo espanderci sempre di più, magari conquistando una fetta di mercato internazionale come gli Stati Uniti o i mercati biologici dell’Europa del Nord.” La vera soddisfazione per tutti coloro che lavorano nelle cooperative, rimane comunque quella di essere riusciti, in così breve tempo, a risollevare le sorti di terreni che al momento della confisca si trovavano in uno stato di assoluto abbandono e adesso, tornati a nuova vita, sono stati recuperati, diventando preziosi gioielli. “Lavoriamo con grande impegno- prosegue Galante- anche nel totale rispetto verso i lavoratori, come quelle imprese che vogliano essere da modello in tutto il territorio.” Si può quindi parlare di contagio, in termini di legalità. Aziende inizialmente diffidenti verso questo tipo di iniziative, oggi non ritengono più “compromettente” lavorare per le cooperative, il modello quindi portato nella zona tristemente nota perché terra di mafia, è stato un modello vincente non soltanto da un punto di vista produttivo, ma anche culturale.
SiciliaInformazioni, 03 aprile 2009

PRIZZI. CONVEGNO O CAMPAGNA ELETTORALE ???

MARTEDI 31 MARZO 2009, PRESSO L'AULA MAGNA DELL'I.T.G.C.I. DI PRIZZI SI E' TENUTO IL CONVEGNO SU: PRODOTTI TIPICI DEI MONTI SICANI, DIETA MEDITERRANEA E SALUTE. DIVERSI SONO STATI GLI INTERVENTI, ANCHE DI UN CERTO SPESSORE SCIENTIFICO, CHE HANNO CONTRIBUITO AD INNALZARE IL LIVELLO DEL CONVEGNO.
LA MANIFESTAZIONE, ORGANIZZATA DALL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE, SI STAVA AVVIANDO ALLA CONCLUSIONE IN MANIERA SICURAMENTE DIGNITOSA; PURTROPPO AD UN CERTO PUNTO IL MODERATORE, DOTT. GIUSEPPE FERRARA, DIRETTORE SANITARIO AZIENDA OSPEDALIERA "V. CERVELLO" DI PALERMO, RITENEVA OPPORTUNO INFORMARE I PRESENTI DI AVERE APPRESO DAL GIORNALE DI SICILIA DELLA CANDIDATURA ALLE ELZIONI EUROPEE DEL PROSSIMO 6-7 GIUGNO DEL DOTT. SALVATORE IACOLINO, ANCHE LUI PRESENTE.
E' PROPRIO IN QUESTO MOMENTO CHE SI E' VERIFICATA, SECONDO ME, UNA TERRIBILE CADUTA DI STILE.
OGNUNO PUO' FARE GLI ANNUNCI CHE VUOLE, ORGANIZZANDO MANIFASTAZIONI AD HOC, COME PURE FARE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER CHI CREDE NELLE SEDI E NEI MOMENTI OPPORTUNI.
RITENGO SIA VERAMENTE DI PESSIMO GUSTO COMUNICARE LA CANDIDATURA DI CHIUNQUE IN SENO AD UN CONVEGNO DI CARATTERE SCIENTIFICO ORGANIZZATO DA UNA AMMINISTRAZIONE COMUNALE, CHE SUO MALGRADO SI RITROVA COINVOLTA IN UNA SITUAZIONE PER NIENTE PIACEVOLE.
FORSE BISOGNAVA RICORDARE AL MODERATORE (DOTT. FERRARA) CHE NON ERA UN INCONTRO POLITICO, MA UNO CHE SVOLGE IL RUOLO DI MODERATORE QUESTE COSE LE DOVREBBE SAPERE.
RIPETO ANCORA CHE MI DISPIACE MOLTO PER IL NOSTRO SINDACO, CHE NON PUO' CERTO ESSERE RITENUTO COLPEVOLE DELLE AZIONI E DELLE PAROLE DI ALTRI PERO', VISTO QUESTO PRECEDENTE, SARA' OPPORTUNO RICORDARE AGLI OSPITI DELLE FUTURE MANIFESTAZIONI DI SEPARARE LA POLITICA DAGLI ALTRI ARGOMENTI CHE SARANNO TRATTATI.
CON L'OCCASIONE VOGLIO RINNOVARE TUTTA LA STIMA E LA FIDUCIA CHE HO RIPOSTO, QUASI DUE ANNI OR SONO, NELLA PERSONA DEL SINDACO GAROFALO.
MI AUGURO CHE QUESTO MIO DISAPPUNTO GIUNGA AL DOTT. FERRARA CHE, RENDENDOSI CONTO DELL'USCITA POCO FELICE, POSSA ALMENO CHIEDERE SCUSA ALLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE E A QUELLE PERSONNE CHE ERANO PRESENTI NON CERTO PER MOTIVI POLITICI.
ANGELO CAMPAGNA
consigliere comunale di Prizzi

giovedì 2 aprile 2009

L'interrogazione sulla "gita" in Brasile

Al sig. Sindaco del Comune di Corleone
Al sig. Presidente del Consiglio Comunale

e p.c. All’Assessore Regionale del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione

Al Presidente della Regione Siciliana

L O R O S E D I

OGGETTO: Interrogazione sul viaggio in Brasile (17 aprile – 23 aprile 2009) di una delegazione del Comune di Corleone.

PREMESSO

- CHE l’Amministrazione comunale ha ottenuto dall’Assessorato Regionale del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione un finanziamento di € 20.000,00 per l’attuazione del progetto “Origini, tradizioni e cultura corleonese in Brasile”, che prevede la presenza a San Paolo del Brasile per il periodo 17 aprile – 23 aprile di una delegazione di n. 15 persone;
- CHE detta iniziativa è stata presentata all’Assessorato come “Attività in favore dei siciliani emigrati all’estero”;
- CHE la folta delegazione, oltre che dal sindaco, dal presidente del consiglio, da un rappresentante della famiglia del missionario corleonese in terra di Brasile, padre Rosario Pirrello, e da un funzionario dell’assessorato regionale, è composta da rappresentanti della Parrocchia di San Leoluca, delle Associazioni “Omnia onlus” e “Assotur Atc” e della cooperativa sociale “Mosaico a r.l.”;
- CHE, leggendo i nominativi dei partecipanti, allegati alla delibera della G.M. n. 87 del 05.03.2009, si può constatare con vivo stupore
o che il rappresentante della Parrocchia di San Leoluca (dovrebbe animare il convegno “San Leoluca, San Bernardo e padre Rosario Pirrello: corleonesi all’opera”) è il signor Liborio Corato, LSU in servizio presso la segreteria del sindaco;
o che i rappresentanti dell’Associazione “Omnia onlus” (dovrebbero animare il convegno “Corleone da scoprire”) sono i consiglieri comunali Fausto Iaria e Francesco Piazza e l’assessore (che ha proposto l’iniziativa) Carlo Vintaloro;
o che i rappresentanti dell’Associazione “Assotur Atc” (dovrebbero animare il convegno “I riti della Settimana Santa”) sono l’assessore comunale Giuseppe Giandalone e i consiglieri comunali Nicola Bentivegna e Calogero Di Miceli;
o che i rappresentanti della Cooperativa sociale “Mosaico a r.l.” (dovrebbero animare il convegno “Corleone fra storia, arte, cultura e legalità”) sono gli assessori Giuseppe Cardella e Pio Siragusa e il consigliere comunale Vincenzo Macaluso;
- CHE sembrerebbe che le associazioni e la cooperativa siano state scelte ed usate come “contenitori” vuoti per “imbarcare” assessori e consiglieri comunali, dei quali altrimenti non si potrebbe giustificare la “gita” in Brasile;
- CHE l’intera somma di € 20.000,00 è stata impegnata in boata impegnata in boigliettenza ioni e la coopperativa logero Di Miceli; i rappresentanti della Bigliettiiglietti d’aereo ed hotel a 4 stelle, mentre nemmeno un euro è stato destinato per interventi sociali a favore della comunità corleonese a San Paolo del Brasile;


S’INTERROGA LA S.V. PER SAPERE

1. Se sono stati acquisite agli atti del Comune note scritte con cui la Parrocchia di San Leoluca, le Associazioni “Omnia onlus” e “Assotur Atc” e la cooperativa sociale “Mosaico a r.l.” designano i loro rappresentati per il viaggio in Brasile;

2. Se gli assessori Carlo Vintaloro, Giuseppe Cardella, Pio Siragusa e Giuseppe Giandalone, e i consiglieri comunali Fausto Iaria, Francesco Piazza, Vincenzo Macaluso, Calogero Di Miceli e Nicola Bentivegna sono (e da quando) soci delle associazioni o della cooperativa che li hanno designati;

3. Se le predette associazioni e la cooperativa hanno intrattenuto o intrattengono rapporti contrattuali col comune di Corleone;

4. Quali specifiche competenze, risultanti da documenti e/o da curriculum, hanno gli stessi per trattare gli argomenti degli incontri con la comunità corleonese in Brasile previsti nel programma;

5. Se, comunque, non è da considerare singolare, bizzarro e disdicevole che la folta delegazione comunale sia composta quasi esclusivamente da esponenti del “Palazzo”, senza che si sia lasciato spazio alla società civile organizzata e alle tante associazioni di volontariato che a Corleone svolgono importanti compiti in tanti settori della vita sociale, culturale e civile;

6. Se, infine, non considera profondamente sbagliato avere utilizzato l’intera somma di 20 mila euro per biglietti e camere d’albergo a 4 stelle, senza pensare di realizzare qualcosa di concreto ed utile per la comunità corleonese di San Paolo del Brasile e/o per la stessa comunità brasialiana, come – per esempio – l’arredamento di un’aula scolastica o di una sala multimediale.

Si prega di rispondere sia per iscritto che oralmente nella prossima seduta del consiglio comunale, rispettando i tempi previsti dal regolamento.
L’Assessorato Regionale del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione, che legge per conoscenza, è invitato a valutare se le scelte poste in essere dall’Amministrazione comunale di Corleone siano conformi allo spirito e alla lettera della legislazione regionale in materia.

Corleone, 3 aprile 2009
IL CONSIGLIERE COMUNALE
Dino Paternostro

Città Nuove di "carta"

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Corleone si spegne e l'Amministrazione comunale non la "riaccende"

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