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giovedì 4 ottobre 2007

Lirio Abbate racconta ai volontari dei campi di lavoro l’arresto di Bernardo Provenzano

Corleone, campi di lavoro. Lirio Abbate ha raccontato la cattura di Bernardo Provenzano

Oggi, alle 18.30, è venuto a trovarci il giornalista dell’Ansa di Palermo, Lirio Abbate, che vive sotto scorta perché pesantemente minacciato dalla mafia. Abbate, insieme a Peter Gomez, che è venuto a trovarci la settimana scorsa, ha scritto il libro “I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”. Un libro dove si fanno i nomi e i cognomi dei mafiosi e dei loro complici politici, che non è piaciuto a Cosa Nostra. Accompagnato da Dino Paternostro, Lirio si è incontrato con noi nella casa confiscata a Provenzano, un luogo emblematico per il giornalista che è stato il primo a dare la notizia dell’arresto del capo dei capi di Cosa Nostra l’11 aprile del 2006.
Ha introdotto l’incontro Calogero Parisi, presidente della coop “Lavoro e non solo”, che ha espresso a nome di tutti noi la solidarietà a Lirio Abbate. Poi ha parlato lui. Ci ha raccontato dei giornali che parlano poco di mafia, delle televisioni controllate della politica, delle difficoltà per i cittadini di essere correttamente informati e, quindi, di potersi fare una corretta opinione di quello che avviene nei rapporti tra mafia e politica.
“Ci sono comportamenti di politici che sono penalmente irrilevanti, ma che dal punto di vista etico e sociale sono sicuramente condannabili”, ha detto Abbate. “Questo bisognerebbe raccontare e questo abbiamo provato a raccontare nel libro I COMPLICI”, ha aggiunto il giornalista. Ed ha citato l’esempio del parlamentare dei Ds Mirello Crisafulli, sorpreso a parlare in un albergo col capo mafia di Enna, che il suo partito ha premiato con un seggio al parlamento nazionale. E poi dei rapporti dei senatori Enrico la Loggia e Renato Schifani, di Forza Italia, con i mafiosi di Villabate.
Dopo il suo intervento, come al solito, abbiamo sommerso di domande il nostro ospite, che ci ha risposto in maniera brillante. Lirio Abbate ci ha raccontato di quando, unico giornalista presente, ha assistito all’arresto di Provenzano, che poi ha comunicato per primo al “mondo”. “Ricordo – ha raccontato Abbate - che Provenzano era seduto nel suo ufficietto nel casolare di Montagna dei cavalli, con la macchina da scrivere sul tavolo, con tanti pizzini e col televisore acceso. Ad un certo punto, l’edizione straordinaria del telegiornale, che dava la notizia del suo arresto. Lui si è girato verso la Tv, poi mi ha guardato e ha detto: “Complimenti!”.
Abbiamo salutato Abbate, augurandogli di continuare a svolgere al meglio il suo lavoro. Poi abbiamo cenato, siamo stati un po’ insieme a chiacchierare tra noi e infine tutti a letto per la nanna.
3 ottobre 2007
FOTO: Un momento dell'incontro dei volontari con Lirio Abbate

martedì 2 ottobre 2007

Corleone, campi di lavoro. Sui luoghi della mafia e dell'antimafia

Questa notte ha piovuto di nuovo e al nostro risveglio per l’ennesima volta non siamo potuti andare a lavorare. La sveglia è comunque suonata molto presto, avevamo tutta la mattina a disposizione e l’abbiamo sfruttata per andare a vedere il posto dove è stato arrestato Bernardo Provenzano, visto che proprio la sera prima avevamo visto “Scacco al re”. Quello che è risaltato agli occhi dei volontari che dai TG sembrava un casolare sperduto, ma in realtà ci sono diverse case tutte intorno. Sul luogo abbiamo colto l’occasione di discutere dell’arresto e di come le abitazioni abbiamo sviato le indagini, perché i poliziotti non pensavano che un boss della mafia potesse stare in quella catapecchia. Dopo essersi fatti una foto ricordo tutti insieme i ragazzi della cooperativa ci hanno accompagnato in uno dei punti più alti della montagna, un bellissimo posto panoramico. Il giro della mattinata proseguiva alle cascate, ma siccome c’era un cantiere, non siamo potuti entrare. Dopo di che siamo dovuti rientrare a casa e dedicarci ai preparativi del pranzo. Ci siamo poi divisi: alcuni sono rimasti a riposare, altri invece sono andati a fare un giro in paese.
Alle ore 18 presso la sede della CGIL abbiamo avuto un incontro con il segretario della camera del Lavoro di Corleone dott. Dino Paternostro. Dino è stato molto coinvolgente è ha illustrato in modo molto appassionato il movimento delle lotte contadine in Sicilia e in particolare alle figure di Placido Rizzotto e Pio La Torre. Grazie alle numerose domande abbiamo avuto l’opportunità di scoprire la realtà lavorativa dei giovani corleonesi e la sua opinione rispetto alla mafia oggi, dopo gli arresti di Riina e Provenzano.
A casa dopo una cena veloce, abbiamo fatto tutti insieme il resoconto della giornata e andiamo a letto sperando che domani il tempo ci permetterà di lavorare nei campi.
Ci piace concludere questo nostro diario con le parole di Dino e cioè che solo la creazione di occasioni di sviluppo di lavoro potranno liberare i siciliani (e non solo) dalla mafia.
27/09/07

NELLA FOTO: I volontari al covo di Provenzano

lunedì 1 ottobre 2007

Corleone, campi di lavoro. I volontari toscani incontrano Dino Paternostro e Peter Gomez

Oggi finalmente siamo riusciti ad andare a lavorare nei campi, il tempo lo ha concesso. Come al solito dopo essersi alzati all’alba ed aver fatto una buona colazione, insieme ai ragazzi della cooperativa ci siamo diretti verso Pietralunga, per cominciare finalmente la raccolta dei pomodori.
Arrivati a destinazione c’è stato indicato il campo sul quale dovevano lavorare e tutti quanti ci siamo messi subito all’opera.
Il terreno era fangoso inizialmente, quindi era un po’ difficile muoversi, però il cielo sereno e un bel sole hanno permesso che si asciugasse già a metà mattinata.
La raccolta non si è rivelata una passeggiata di salute; la terra è bassa e il sole dopo un po’ cominciava a bruciare, tant’è vero che alcuni di noi si sono scottati un po’, però è stato bello e soddisfacente arrivare in fondo alla mattinata e vedere i frutti della propria fatica: Più di 80 casse.
Adesso anche noi facciamo parte di quei ragazzi toscani volontari nelle terre confiscate alla mafia, di cui parla l’etichetta della passata di pomodoro di LiberaTerra.
Per caricare tutte le casse sul camion siamo arrivati a casa verso le 14.00, la fame incombeva, ma i ragazzi che cucinavano a casa sono stati bravissimi e ci hanno preparato un ottimo pranzetto.
Nel pomeriggio molti hanno approfittato per un meritato pisolino, alternato ai turni della doccia, verso le 18.00 ci ha raggiunto la stampa per una foto di gruppo, ma ci ha trovati dimezzati, perché molti erano a letto e altri in giro.
C’è stato nella giornata un piccolo episodio piuttosto sconcertante, tre volontari passeggiando in paese, si son sentiti dire mentre passavano di fronte a tre soggetti: “Viva la Mafia”, l’episodio si commenta da solo.
Verso le 18.30 ci siamo recati al centro multimediale di Corleone per l’incontro della giornata, ad accompagnarci è stata Miriam, che lavora a Palermo attraverso il Servizio Civile con la Cooperativa Lavoro e non solo.
Al centro multimediale ci aspettava Calogero, Dino Paternostro e Peter Gomez, giornalista dell’Espresso. La chiacchierata si è incentrata soprattutto sull’informazione, naturalmente, ma abbiamo parlato molto anche della situazione politica e del reciproco appoggio che ha con la mafia, della deficienza mediatica, abbiamo discusso dell’incapacità dei telegiornali di fornire al cittadino un’informazione vera, perché sia Mediaset che la Rai, hanno su di loro un grosso peso politico e invece di creare un sistema di vigilanza e controllo della politica, come sarebbe normale, sono loro ad essere controllate dalla politica.
Non c’è sfuggito il fenomeno Grillo e l’eccessiva tv spazzatura che propone falsi miti.
Dopo l’intensa chiacchierata siamo tornati a Casa Provenzano per mangiare, dopo cena i ragazzi dell’Arci di Corleone avevano preparato per noi la proiezioni di due video documentari, uno più attuale sul movimento pacifico che arrivò in Sicilia in seguito alla decisione di creare sull’isola, che è un ponte strategico, due aereoporti militari, uno di questi aereoporti, grazie al movimento pacifista non è più un aeroporto militare, ma un aeroporto civile che si propone come punto strategico di pace e cultura.
Il secondo video documentario era un po’ più datato e descriveva una Corleone ai tempi delle sparatorie, con testimonianze molto interessanti.
Dopo la visone e una riflessione sui video, la stanchezza si faceva sentire, così siamo andati a letto.
28/092007

Peter Gomez incontra i volontari toscani dei campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia

Dino Paternostro incontra i volontari toscani dei campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia

mercoledì 12 settembre 2007

Corleone, campi di lavoro. I pomodori e poi Portella della Ginestra, via D'Amelio e Capaci...

Un bel cielo sereno e l’aria fresca del mattino ci hanno accolto al nostro risveglio. Siamo ancora tutti un po’ assonnati mentre beviamo la nostra tazza di caffè, ma con le scarpe da lavoro ai piedi e gli zainetti pronti, già parliamo di quanti pomodori riusciremo a fare oggi, la quantità sicuramente non la sappiamo ma di certo l’impegno per farne il più possibile sarà tanto. Arrivati al campo ognuno si posiziona sulla fila prescelta e comincia a riempire la sua cassetta; il lavoro è faticoso ma l’allegria non manca e si susseguono battute e canzoni. Ormai sono 3 giorni che lavoriamo insieme, l’esperienza insegna e la fatica ingegna; le casse di pomodoro piene sono pesanti anche per i ragazzi più forti, ma ad uno di loro viene in mente di provare a portarle insieme formando una sorta di “trenino”. E questa tecnica funziona! Il trenino dei pomodori ha attraversato il campo molte volte per portare via tutte le cassette fatte e guardando questi ragazzi veniva proprio da pensare che quando si lavora insieme e si collabora il successo è assicurato.
Dopo il raccolto della mattina ci aspettava un pomeriggio intenso, perché abbiamo deciso di sfruttare questo tempo libero per visitare alcuni luoghi significativi per la storia siciliana in rapporto alla mafia: Portella della ginestra, via d’Amelio e Capaci. I 4 furgoni sono partiti alla volta di Palermo e fra i ragazzi durante il tragitto c’era la curiosità di vedere quei luoghi e di assaporarne l’aria, la voglia di sapere di più, di conoscere, di capire, di dare un senso a quegli avvenimenti e di dare un senso alla propria permanenza in Sicilia. E’ stata fondamentale la guida di Francesco (operatore della Comunità Il Doccio e responsabile della distribuzione dei prodotti della Cooperativa Lavoro e non solo in Toscana), e Miriam (Arci Palermo) che con le loro spiegazioni riguardo ai luoghi e ai fatti successi ha aperto spazi di riflessione in molti di noi.
Francesco ci ha spiegato che la strage di Portella risale al I maggio 1947, la prima volta che dopo il fascismo la festa dei lavoratori veniva celebrata ufficialmente e liberamente. L’esecuzione materiale è stata attribuita alla banda di Salvatore Giuliano, anche se ancora oggi persistono punti oscuri per quanto riguarda i mandanti. Quello che rincuora e lascia un senso di speranza visitando questi luoghi di morte è il fatto che oggi delle cooperative, come la Lavoro e non solo e la Placido Rizzotto, cercano con tutte le risorse possibili di riscattare queste terre, sfruttandole per produrre qualcosa di buono e di diverso. Il tempo è breve e Palermo ci aspetta.
Anzi a Palermo ci aspetta proprio una bella sorpresa: Francesco è riuscito a contattare Rita Borsellino che è a casa e ci accoglierà per un saluto. Via d’Amelio, eccoci di fronte all’ulivo che oggi è piantato dove 15 anni fa era parcheggiata l’auto dell’attentato. Ci guardiamo intorno aspettando che Rita Borsellino scenda per incontrarci e non si può fare a meno di non essere colpiti dalle case ancora rovinate e segnate da quell’evento e da quell’ulivo carico di oggetti e messaggi che le persone passando di lì hanno voluto lasciare in ricordo e come testimonianza del loro esserci.
Parlare con Rita è emozionante, con la sua semplicità ti entra dentro e ti fa partecipe di quello che è la sua vita oggi e della lotta che porta avanti ogni giorno, sempre con il sorriso anche quando verrebbe voglia di mollare. I passi sono lenti, come ci diceva lei, ma i segnali di un cambiamento ci sono, e anche noi nel nostro piccolo vogliamo essere un segno di questo cambiamento. Non rubiamo altro tempo a questa donna speciale dell’antimafia e ci incamminiamo con i furgoni verso Capaci. Lì sulla strada troviamo uno spiazzo dove fermarci, le macchine ci sfrecciano a pochi metri e l’obelisco in memoria dell’attentato a Falcone e alla sua scorta si innalza solenne e ai suoi piedi ripercorriamo i momenti dell’attentato, sconcertati dalla drammaticità dell’accaduto e alla ricerca di una verità che ancora oggi è oscura.
Ci ha stupito sapere che poco prima della strage di Capaci una cittadina palermitana aveva inviato al Giornale di Sicilia una lettera aperta lamentando i continui controlli e spostamenti della scorta di Falcone e proponendo che i magistrati occupati nella lotta alla mafia vivessero in luoghi isolati. Lo stesso atteggiamento sarà quello assunto dagli abitanti di via d’Amelio. E’ ora di tornare a casa e dopo questo itinerario interessantissimo ci concediamo una buona pizza al ristorante “A Giarra” e la visione della partita Italia-Francia per concludere la serata.
8 Settembre 2007

LE FOTO. Dall'alto: a raccogliere pomodori; a Portella della Ginestra; con Rita Borsellino in via D'Amelio; sull'autostra della strage.

lunedì 10 settembre 2007

Il Ponte Sicilia-Toscana: a Corleone i pomodori, a Capraia e Limite la pizzeria "Vitamina L"

A Corleone i nostri 32 volontari stanno andando avanti nella raccolta dei pomodori, che quest'anno raggiungerà la sua fase di maggiore produzione: sono previste ben 150.000 bottiglie di passata di pomodoro, a fronte delle 50.000 del 2006. In Toscana, invece, si è inagurata la Pizzeria "Vitamina L". Infatti, venerdi pomeriggio alle ore 19, presso la Casa del Popolo di Capraia e Limite, vi è stato questo evento, alla presenza del Presidente del Comitato Arci Empolese Valdelsa, Sergio Marzocchi. I locali sono stati ristrutturati e saranno gestiti da volontari di Limite ai quali va un caloroso ringraziamento. Lì le pizze verranno prodotte con la farina e la passata di pomodoro della Coop Lavoro e Non Solo e potremmo gustare il vino Placido della Coop Placido Rizzotto.
Inoltre, all'interno del circolo è presente una vera e propria "Dispensa della Vitamina L", con tutti i prodotti provenienti dalle Cooperative che gestiscono i terreni confiscati alle mafie . Alle pareti sarà esposta una mostra fotografica dei campi di lavoro "Liberarci dalle Spine" edizione 2005, 2006 e 2007. Durante l'inagurazione è giunto il telegramma di Rita Borsellino e due telefonate importantissime da Calogero Parisi, Presidente della Coop Lavoro e Non Solo e Anna Bucca , Presidente dell'Arci Sicilia. A fine inagurazione, verso le 23, è arrivato anche il giudice Giancarlo Caselli. Ora il via! Questa Casa del Popolo ha deciso di rilanciare la sua attivita associativa e di aggregazione in questo modo. Credo che sarebbe molto utile e anche doveroso che tutti si vada a salutare questi volontari e, perchè no!, anche a mangiare questa pizza che ha in effetti una vitamina in più: la Vitamina L.
Per prenotazioni: Casa del Popolo di Capraia e Limite tel. 0571 57105
Maurizio Pascucci
Esecutivo Arci Toscana
Coord Progetto Liberarci dalle Spine


FOTO. Dall'alto: La pizzeria "Vitamina L"; un momento dell'inaugurazione.

sabato 8 settembre 2007

Corleone. Campi di lavoro: Adesso c'è anche la presenza della comunità "Il Doccio"

E da ieri è partito anche questo nuovo campo di lavoro!!! Primo campo del mese di settembre, speciale per la presenza della comunità “il Doccio”, che vive questa esperienza per la seconda volta, ma sempre come un nuovo punto di partenza, come una rivincita. Ieri è stata la giornata degli arrivi! Una parte dei volontari si è sistemata in palestra, mentre la comunità ha alloggiato a casa “Provenzano”: è strano pensare che quei luoghi abbiano visto passare personaggi da noi conosciuti solo attraverso i giornali e la televisione. Corleone, nonostante tutto, ci è sembrato un paese molto tranquillo e accogliente, abitato da gente semplice e cordiale. Dopo un ottimo pranzo cucinato da Simone e Suor Maria, ci siamo ritrovati al completo per la prima riunione del campo. Ognuno ha raccontato un po’ di sé agli altri e le motivazioni che lo hanno spinto a partecipare: già da queste prime impressioni si avverte la voglia di essere qui e di lavorare insieme, sia da parte della cooperativa che dei ragazzi. Calogero ci ha presentato la cooperativa, la sua storia, le sue attività. Sarà un programma intenso ma ricco di incontri importanti! Giovedì, ore 7.15, partenza per il primo giorno di lavoro nei campi: raccolta dei pomodori a Pietralunga. Il risultato di queste nostre fatiche mattutine sono state 200 cassette, che già nel pomeriggio Bernardo, Angelo, Tatiana e Camilla hanno portato a S.Giovanni Gemini, dove il pomodoro diventa passata. Certo è che quando si vedono questi frutti la fatica è ben ripagata.
Nel pomeriggio siamo andati a Roccamena dove abbiamo visitato gli scavi archeologici di recente ritrovamento guidati dalla sovrintendente ai beni culturali, che ci ha consigliato di fare una sosta anche al ponte normanno nella valle dell’alto Belice. La visita è poi proseguita e terminata al museo archeologico di Roccamena, dove è stato possibile vedere anche alcuni degli utensili e ceramiche ritrovati nel sito. Siamo rimasti colpiti dalla cordialità con la quale ci hanno ospitato, rinfrancati dalla gustosa merenda che c’è stata offerta dal comune e dall’accoglienza di un paese che sembra quasi volersi riscattare da un passato che lo rendeva prigioniero. L’importanza di aver visitato questi scavi, come ci diceva il segretario della camera del lavoro Totino Genovese, sta nel “mostrare una Sicilia diversa da quella per la quale siamo venuti a fare questi campi”, in Sicilia non c’è solo la mafia. Tornati alla base per la cena abbiamo poi concluso la giornata con quattro chiacchere, due tiri a pallone ed uno scambio di impressioni su questo primo giorno trascorso insieme. Arriva il momento del meritato riposo…domani è un nuovo giorno e i pomodori ci aspettano!!!
5-6 Settembre 2007

martedì 4 settembre 2007

Corleone, diario dai campi. Si è concluso il 7°, mercoledì arriverà l'8°...

CORLEONE - Ieri pomeriggio si è concluso il campo di lavoro n° 7. Ce ne sono ancora 3 da effettuare. Un campo di lavoro molto impegnativo visto che in alcuni momenti abbiamo raggiunto il numero di ben 80 volontari. Eppure ce l'abbiamo fatta. Nella mattinata è stata effettuata la verifica. Con me è arrivata alle ore 8,07 a Punta Raisi, Simonetta Leo, Segretaria Regionale della FILCEM/CGIL. Ha voluto esserci per ascoltare questi giovani toscani nella loro originalità. Simonetta è venuta anche per incontrare i soci della Coop Lavoro e Non Solo e con la sua schiettezza che la contraddistingue ha comunicato a Calogero alla presenza di tutti una cosa rilevante "la Filcem/Cgil Toscana condivide il vostro progetto e intende sostenere la Cooperativa lavoro e Non Solo". Lo poteva fare per lettera, per telefono, per email; invece a deciso di venire ed esserci per capire, vedere, conoscere, stringere la mano ai soci lavoratori della Coop lavoro e Non Solo. Vi posso assicurare che questa modalità è molto efficacie.

Alle ore 10,30 la verifica prende il via in un bellissimo cerchio di sedie. Oramai le pulizie della palestra e di casa provenzano sono concluse e gli zaini sono pronti. I letti sono spogli. I toni di voce dei volontari non è lo stesso, i loro occhi cominciano ad essere lucidi non per effetti degli allucinogeni ma è la vitamina L che comincia a fare effetto. Ad ognuno di loro viene proposto di rispondere in seguenza a cinque domande, oramai divenute lo strumento più efficacie di verifica.
Andiamo avanti fino alle ore 13,42. Io , Calogero e Simonetta ascoltiamo affermazioni, valori, impressioni, critiche che hanno un valore unico in quanto originali e non filtrate. In modo diverso , con definizioni articolate, con varie sfumature tutti esprimono compiacimento per il campo di lavoro e tanta voglia di continuare a "fare". Poi il saluto tagliente e "giusto" di Salvatore e infine Calogero , Simonetta e io. Ora inizia il momento più difficile; alle 14,15 è prevista la corriera per Palermo. Con molta "lentezza" i volontari montano sui furgoni, questa volta non insieme alle cassette dei pomodori e delle melenzane ma con gli zaini. L'arrivo in Piazza "Falcone e Borsellino" e subito una notizia "eccezzionale": la corriera parte alle ore 14,30. Ancora 15 minuti per rimanere a Corleone. Ora la Vitamina L fa veramente effetto; la tendenza è vagheggiare nel vuoto ma non salire sulla corriera. Poi uno a uno sopra a fare il biglietto , sono convinto di aver salutato una volontaria per ben tre volte, non riuscivo a capire da dove scendeva. Infine la corriera parte.
Per noi inizia una nuova fase , mercoledi mattina arrivano altri 32 volontari. A tutti loro e naturalmente anche a quelli che sono partiti nei giorni scorsi un ringraziamento per molte cose ma in particolare per una: per aver trasmesso ai soci lavoratori della Coop Lavoro e Non Solo un messaggio di condivisione per il loro impegno di antimafia sociale. Spesso tutto questo rafforza il coraggio di andare avanti!
Un saluto.
Maurizio Pascucci
Esecutivo Arci Toscana
Coord Progetto Liberarci dalle Spine


FOTO: L'ultima foto sul trattore...

domenica 2 settembre 2007

Corleone, diario dai campi. La visita a Rocca Busambra, il film "Rosso Malpelo"

Oggi giornata davvero intensa: al lavoro dal mattino presto ai pomodori e a spietrare la vigna. Nel pomeriggio siamo stati a Rocca Busambra con Maurizio e Francesca dell'Arci Toscana, Salvatore e Francesco della Cooperativa Lavoro e Non Solo e la delegazione della CGIL Toscana. Lassù su quella montagna, davanti alla foiba dov'è stato gettato Placido Rizzotto, Dino Paternostro e Luciano Silvestri ci hanno spiegato i perchè di questo nostro "pellegrinaggio" verso questo altare laico, dove ci sono le targhe da tre soli anni di ARCI e GCIL che ricordano questo vile assassinio. Ognuno di noi ha preso un pungo di terra confiscata e l'ha gettato a Placido per ricongiungere il passato col presente e col futuro. Dopo siamo andati di corsa in villa comunale perchè alla 20.30 inziava la proiezione di "Rosso Malpelo", il nuovo film di Scimeca. Un'occasione culturale che abbiamo voluto offrire a tutti i cittadini corleonesi, finanziata ai campi di lavoro dalla Cgil Toscana. Abbiamo preso tante sedie, posizionato i nostri striscioni, aiutato i ragazzi del circolo cinematografico arci di Monreale venuti per l'occasione a piazzare il proiettore e ascolatato l'attore Albanese, quello che in "Placido Rizzotto" interpretava Luciano Liggio!!
Soltanto noi all'inizio eravamo seduti ma poi, a poco a poco la gente si è fermata. Alla fine la piazza era piena e c'è stato un lunghissimo applauso a questo commovente film che parla di lavoro minorile.
Dopo aver rimesso tutto a posto finalmente siamo tornati in palestra per la meritata cena a base di melanzane ripiene che previdentemente avevamo praparato ieri...ormai anche in cucina siamo diventati quasi dei professionisti!
Domani alle 8.00 partiremo per Portella della Ginestra dove ascolteremo la testimonianza dei sopravvissuti alla strage del primo maggio 1948. Poi andremo al mare e sarà l'ultimo giorno del campo di lavoro.
Lunedì 3 infatti faremo la verifica finale e poi ripartiremo verso la Toscana.
CIAO A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!.
I ragazzi del campo di lavoro
Corleone, 1 settembre 2007
FOTO. Dall'alto: sul vigneto di Petralunga, a Rocca Busambra

sabato 1 settembre 2007

Corleone, diario dai campi. Giovedì Lumia e Prestipino, venerdì la Cgil Sicilia e la Cgil Toscana

Oggi Maurizio e Francesca sono tornati a Corleone insieme a una delegazione della Cgil Toscana. In realtà dovevano arrivare ieri sera ma il loro aereo da Pisa è partito con 6 ore di ritardo (!) e sono arrivati alle quattro del mattino...Quindi mentre loro andavano a letto noi ci alzavamo per andare a Canicattì a vendemmiare. Una grande fatica ma una grandissima soddisfazione, la vendemmia è un evento davvero allegro!
Nel pomeriggio precedente si sono persi il nostro bellissimo incontro con l'On. Giuseppe Lumia, vicepresidente della commissione antimafia e il giudice Pristipino, quello che ha proceduto a emettere l'ordine di cattura di Bernardo Provenzano. Li abbiamo tempestati di domande, ci hanno risposto a tutte in modo davvero esauriente. La cosa che più ci ha colpito è che anche questo magistrato, come Ingroia, ci ha detto che la nostra esperienza è importante anche e soprattutto per il loro lavoro, perchè la magistratura interviene sul passato, noi agiamo sul presente e sul futuro.
Stamattina siamo stati tutti a raccogliere i pomodori in località Malvello, a Corleone e nel pomeriggio abbiamo incontrato in palestra la presidente dell'Arci siciliana Anna Bucca, il segretario della Cgil siciliana Tripi e la delegazione della Cgil Toscana composta da Luciano Silvestri, Emanuele Berretti, Daniela Cappelli e Debora Giomi. Con loro abbiamo parlato di Pio La Torre, ucciso dalla mafia a Palermo nel 1982, a cui sono dedicati i campi di lavoro "Liberarci dalle spine" di quest'anno. La Torre è colui che ha pensato la legge che ha introdotto nel nostro codice penale in reato di associazione di stampo mafioso e l'atto di confisca dei beni. Ha dovuto essere assassinato (lui insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo e subito dopo Carlo Alberto Dalla Chiesa) perchè la legge fosse approvata! Un politico di cui si parla ancora troppo poco. Silvestri ci ha detto tra le altre cose che il nostro impegno dobbiamo continuarlo in Toscana, perchè anche sui nostri territori le attività della mafia sono presenti e ci ha parlato della battaglia che il sindacato recentemente ha fatto da noi per far approvare la legge regionale sulla trasparenza degli appalti, un atto concreto davvero importante.
Maurizio ha ribadito tra le tante cose, che la quarta edizione dei campi di lavoro "Liberarci dalle spine" dovrà vedere insieme a noi anche la presenza di tanti giovani volontari siciliani. E' quello che ci auguriamo tutti!!
Dopo la cena tutti insieme in palestra abbiamo visto il filamto "Da Comiso a Sigonella" realizzato quest'anno da Cgil e Arci e abbiamo così "scoperto" quanto sia stata dura la battaglia che fu fatta negli anni ottanta dal movimento pacifista e da Pio La Torre contro l'istallazione dei missili in questo piccolo paesino in provincia di Ragusa dove oggi c'è l'aeroporto civile e di quante battaglie ci siano ancora da fare, come a Sigonella, vicino a Catania dove c'è l'aeroporto militare, una base Nato molto importante e dove proprio cgil, arci e altri pezzi della società civile chiedono la riconversione ad uso civile e pacifico. Soprattutto abbiamo avuto modo di riflettere su quanto l'antimafia sia intrecciata con il tema della pace, visto che le guerre sono fonte di morte e di ricchezza, di profitto della criminalità organizzata.
I ragazzi del campo di lavoro
Corleone, 31 agosto 2007

FOTO: L'on. Giuseppe Lumia (a sinistra) con il magistrato Michele Prestipino.

giovedì 30 agosto 2007

Corleone, campi di lavoro. "Come quei lampadieri..."

È già trascorsa una settimana dall’inizio del campo. Ieri siamo stati al mare a Balestrate , e ci siamo rilassati dopo sette giorni di duro lavoro.
Maurizio e Francesca sono tornati a Firenze in auto dopo aver trascorso il giorno al mare con noi, perché oggi c’era la presentazione del libro “Come quei lampadieri” alla Festa de l’Unità di Certaldo... torneranno a Corleone giovedì, perché nel frattempo incontreranno anche i ragazzi del prossimo campo di settembre che ci succederanno, per prepararli a questa esperienza così intensa.
Immersa nella suggestiva cornice della città del Boccaccio, Francesca ha iniziato parlando di questo lungo viaggio iniziato tra le aspre montagne siciliane e terminato con le dolci colline toscane, un po’ il paradigma di tante differenze. Ma si è parlato soprattutto di somiglianze, di come le attività della criminalità organizzata siano presenti anche fuori dalla Sicilia, di come è nata la cooperativa e i campi di lavoro. Parlando di Rita Borsellino e del suo essersi messa in gioco in prima persona al servizio della sua e della “nostra” terra, si è discusso di quanto sia importante la politica per sconfiggere la mafia. “Non tanto una politica specialistica antimafia; basta una buona politica, trasparente e al servizio del cittadino” ha concluso Francesca. E c’era a presentare il libro con noi uno di questi “buoni politici” impegnati e trasparenti: il sindaco del comune di Certaldo Andrea Campinoti, presidente nazionale di Avviso Pubblico (l’associazione degli enti locali contro le mafie), che ha parlato di cosa vuol dire essere amministratori pubblici in Toscana e nel sud d’Italia, e ci ha stupito tutti per aver già letto il libro con grande attenzione, riuscendo così a sottolineare gli aspetti più suggestivi del racconto e soprattutto del percorso che i nostri ragazzi stanno facendo in questo momento in Sicilia insieme a tutti noi.
Nel frattempo a Corleone i nostri ragazzi stavano incontrando con Calogero Parisi, Salvatore, Franco e gli altri soci lavoratori della cooperativa un tenente e un sottoufficiale dei Carabinieri di Corleone, la caserma che fu diretta da Carlo Alberto Dalla Chiesa. I carabinieri hanno fatto vedere loro un documentario da loro realizzato sul sindacalista Placido Rizzotto e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e hanno fatto loro capire quanto, seppur diversi, i percorsi di questi due uomini si possono considerare intrecciati in quanto entrambi si impegnarono sul fronte della lotta alla mafia, anche se non ebbero modo di conoscersi. Entrambi però furono assassinati dalla mafia, hanno giustamente ricordato i carabinieri : Rizzotto il 10 Marzo del 1948 a Corleone e Dalla Chiesa, che sulla morte del sindacalista aveva indagato, a Palermo il 3 Settembre del1982.
Alla fine del filmato è seguito un lungo dibattito, terminato con un interessante confronto su alcune considerazioni che i Carabinieri hanno fatto rispetto a quanto sia importante che le forze dell’ordine in questi territori intervengano con attenzione non solo sui grandi delitti e reati di mafia ma anche sulle piccole cose, come i furti o le semplici controversie fra cittadini, perché se non lo fa lo Stato, lo fa… qualcun’altro e acquisisce così consenso fra la popolazione.
Maurizio Pascucci
coordinatore progetto “Liberarci dalla Spine”
e i ragazzi del campo di lavoro
27 agosto 2007

Stamattina, come al solito, sveglia alle 6.00, con qualche rimpianto delle ore che sarebbero state utili per dormire invece che per giocherellare la sera...i nostri coordinatori evidentemente non hanno tutti i torti quando spengono le luci e insistono per farci andare a letto entro la mezzanotte!Abbiamo ripreso le attività di spietratura della vigna e la raccolta del pomodoro. Alla fine della giornata altre 108 cassette di pomodori sono partite verso la ditta che prepara la passata di pomodoro della cooperativa Lavoro e Non Solo.
Abbiamo accolto Rita Borsellino nella palestra nel tardo pomeriggio, e abbiamo dato inizio all'incontro seduti in cerchio. Oltre ascoltare le nostre riflessioni e le nostre esperienze dei giorni trascorsi al campo di lavoro, e motivare con efficacia la nostra attività, Rita ci ha parlato, sotto lo stimolo delle nostre domande, della sua attività politica e di quella di magistrato di suo fratello, tratteggiandone i lineamenti meno conosciuti, quelli relativi ai rapporti più familiari.L'incontro è finito dopo circa due ore, ma le cose da dire sarebbero state molte di più. Abbiamo salutato Rita regalandole un fiore e offrendole un tipico dolce corleonese, preparato dalla moglie di Franco.La sera, dopo cena, abbiamo visto il video del campo di lavoro che si è svolto a Pistoia a cui hanno partecipato alcuni ragazzi corleonesi per sistemare il magazzino di stoccaggio dei prodotti della cooperativa in Toscana.
I ragazzi del campo di lavoro
28 agosto 2007

martedì 28 agosto 2007

CAMPI DI LAVORO. Qualche riflessione dopo il ritorno...

Siamo arrivati a casa da poche ore, il ritorno è filato via liscio, anche se il caldo ha reso dure le ultime ore trascorse a Palermo. La lavatrice al piano sottostante gira a pieno ritmo, Renzo e Carlo puliscono il camper, Cicci mi ha appena scritto un messaggio. Vicino al tavolo la cassetta con ancora un po’ dei pomodori di Corleone. Uno sguardo a quella cassetta e davanti agli occhi scorrono le immagini dei campi con i ragazzi che raccolgono, con Angelo, Salvatore, Mario… che guidano la raccolta, del pranzo nel capannone di Canicattì dove lo scorso anno, poco prima della visita degli studenti di Pescia un cane morto era stato appeso e nei campi erano state divelte delle viti. La prima raccolta, il terreno che risponde generoso alle braccia di chi con una sfida che non deve essere lasciata sola vuole vivere del proprio lavoro e dare a sé ed ai figli la speranza di una vita libera e dignitosa. Anch’io raccolgo l’uva, insieme a Cicci. Da tempo non lo facevo più, ma, mentre mi piego a cercare le pigne mature, ricordo quando vendemmiavo dal nonno, sulle colline sopra Pescia. L’uva era scarsa e non sempre buona, i campi stretti con in mezzo alberi da frutto. Io bambina salivo dalla città per unirmi ai tanti cugini che, anch’essi bambini, lavoravano con il nonno e lo zio tutto l’anno quei fazzoletti di terra pietrosi; timorosa percepivo la presenza del nonno,burbero, che passava a scrutare come lavoravamo: “Attenti a non macolare l’uva e a raccogliere tutti i chicchi che cadono”, ripeteva con piglio e nella proda non rimanevano chicchi. Ora torno a sentire nelle orecchie quelle parole e mi chino a guardare se ho lasciato cadere qualche chicco; inevitabilmente sì, lo raccolto e quasi mi meraviglio che non lo facciano anche gli altri. Un sorso di acqua ristoratrice, poi di nuovo al lavoro.
Smisto la montagna dei panni per il lavaggio, mentre le immagini corrono al pranzo, al buon pane imbevuto nell’olio, poi alla corsa verso la cantina e…quanta attesa! Finalmente l’uva rovesciata nel “tino” pronta a dare il primo mosto. La gioia sul volto di Calogero è indescrivibile, la soddisfazione dell’impresa compiuta è sul volto di tutti. Il ritorno a Corleone è faticoso per il vento caldo che si alza a forti folate e che preannuncia un mutamento di clima.
Non so se la mia, la nostra, presenza sia di disturbo, certo è che pian piano anche noi ci sentiamo parte del gruppo, Carlo per primo. La sera, bellissima. Prima deboli e timorosi, poi più decisi si intonano canti. Il gruppo Agesci di Pestoia4 guida quel coro sempre più alto, ricco di voci, coinvolto. Quando cerca di trovare gli accordi e le note de I Cento passi, Salvatore prende in mano la situazione. Questa canzone non si può storpiare, occorre impararla ed impararla bene, scandirne tutte le parole, e si fa bravo e deciso maestro. Poco dopo la canzone esce ben intonata e tutti la cantano, qualcuno la scopre in quel momento. Un brivido di soddisfazione corre per il mio corpo e mi sento un po’ rincuorata. Due giorni prima eravamo stati a Cinisi. Era domenica e la casa di Peppino chiusa. Solo una bandiera della pace e un poster ne permetteva l’individuazione. Quando siamo scesi dal camper un nugolo di ragazzini ci è venuto davanti, ha capito dove eravamo diretti, ci ha guardato quasi schernendoci, poi di fianco alla porta d’ingresso della abitazione sul marciapiede un gruppetto di giovani seduto fra l’orgoglioso e l’arrogante su grosse moto rendeva difficile l’accesso alla porta di ingresso di casa Impastato. Indifferenza generale per quella casa, la presenza della targa e della bandiera disturbo della vita di una cittadina desiderosa di rimuovere quella presenza. “Peppino è morto invano” ci siamo detti. Ora no, la canzone più volte intonata per sempre meglio comprenderla e meglio raccontare di Peppino ci diceva che no, non era morto invano e non lo era soprattutto per tanti giovani, che sentivano vicino Peppino ed il suo impegno.
E’ tardi, ma i ragazzi non sembrano intenzionati a conquistare il letto, forse per una abitudine sempre più frequente a cercare nelle ore notturne quei contatti umani che durante il giorno sono tanto difficili da trovare. Qui no, domani la sveglia suonerà presto, non è possibile lasciare che le ore del giorno siano consumate sotto le lenzuola; il lavoro nei campi è duro ed occorre utilizzare le migliori ore del mattino e poi…non saremo soli! Così in poco tempo il piazzale si svuota, la notte richiede il suo sonno.
Ieri l’uva, oggi i pomodori. La raccolta non è molto lontano da Corleone ed il grande campo si riempie presto di mani che sempre più esperte scelgono, colgono, riempiono casse. Qui le voci si intrecciano, i volti si incontrano, le storie di ciascuno si mescolano. Due giorni fa poco ci si conosceva, oggi si racconta di noi e Angelo comincia a parlare, Bernardo e Salvatore ascoltano e narrano della propria terra, del proprio lavoro. Io sento meno la fatica di ieri, i pomodori mi sembrano più “alti” dell’uva.
Per il timore di rimanere senza gasolio alla fine della mattina ci allontaniamo dal gruppo e non riusciamo a trovarci di nuovo se non nel primo pomeriggio, al rientro alla palestra. E’ molto caldo e sul volto di tutti la fatica lascia il suo segno. Quante cose si capiscono ora! La necessità delle giuste ore di sonno per essere pronti al mattino presto per il lavoro; certo presto, perché quando il sole si alza il caldo annebbia forze ed idee, presto perché i campi non sono dietro casa ed occorre tempo per raggiungerli. E qui poi la preoccupazione di Calogero. Queste terre, le terre della speranza, un po’ qua ed un po’ là, e per raggiungerle occorre attraversare poderi di mafiosi, che sembrano aspettare una qualche difficoltà, un piccolo fallimento, uno scoraggiamento per togliere la speranza.
E’ giovedì, domani lasceremo il campo. Ci dispiace non andare con i ragazzi questa mattina, ma non vogliamo tornare a casa e non avere visto Corleone, non avere provato a capire qualcosa di questa cittadina. Così, mentre Carlo va con i ragazzi, noi facciamo un giro per Corleone: la attraversiamo in largo ed in lungo, percorriamo i vicoli, alziamo lo sguardo verso i terrazzi, le finestre, sbirciamo dentro i negozi, proviamo ad incrociare lo sguardo con i numerosi anziani che, seduti al bar, sulla panchina davanti al municipio, vicino ad una bottega, parlano, discutono, talvolta con voce sommessa, altra alzando il tono. Ci guardano, ci sentiamo guardati ed un po’ di imbarazzo serpeggia. Entriamo in alcune chiese. Non sono vuote e non possiamo fare i turisti. Nella prima numerose persone, in gran parte donne, recitano un rosario ad alta voce, nell’altra, Santa Rosalia, un sacerdote celebra la Messa in una chiesa quasi piena. Le donne, con la borsa della spesa lasciata fuori della panca in cui sono sedute, in chiesa a pregare, gli uomini, quelli di una certa età, fuori a parlare.
Alla Palestra sono arrivati gli scout del Firenze 13. Il feeling con alcuni di loro è immediato
L’intenso pomeriggio. Prima la visita a casa Provenzano, poi l’incontro con il giudice Ingroia, illuminante, infine Salvatore che ci porta a vedere il covo in cui è stato catturato Provenzano.
La proiezione di “Scacco al re”, dopo cena, prosegue la riflessione della giornata sulla organizzazione della mafia. Carlo è stanchissimo e si addormenta sul pavimento.
Ormai stiamo per lasciare il campo con molto dispiacere, ma con una grande carica dentro, la voglia di urlare a tutti quanto abbiamo visto ed abbiamo vissuto, di urlare quanto in silenzio, ma con tenacia Calogero e tutti gli altri della cooperativa stanno facendo, quanto Maurizio ha costruito. Sappiamo che sarà lunga e difficile, ma se tutti noi ci saremo a cominciare dalla vita quotidiana si formerà una catena difficile da spezzare. Andiamo al campo per prendere un po’ di pomodori da portare con noi. Carlo è subito con i ragazzi, fa fatica a staccarsi. La cassetta è pronta, la mettiamo sotto il sedile. Ora è lì, in casa accanto al tavolo, quasi vuota.
Un saluto a tutti ed una promessa di incontrarci di nuovo.
Grazie per quanto abbiamo potuto ricevere
Laura Papini
(Pescia (Prato)

sabato 25 agosto 2007

MAFIA. E' davvero finita l'era dei "Corleonesi"?

Con l’arresto di Bernardo Provenzano, dentro Cosa Nostra è finita l’era dei Corleonesi? Attorno a questa domanda, venerdì sera, a Corleone, è ruotato il dibattito tra il giornalista Francesco La Licata e i ragazzi dei campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia. Un dibattito lungo e appassionato, organizzato dal circolo Arci di Corleone, come momento di formazione dei 12 giovani soci della cooperativa sociale “Lavoro e non solo” e dei 65 giovani volontari, provenienti dalla Toscana, tra cui due gruppi scout dell’Agesci, di Firenze e di Pistoia. Tante domande da parte dei ragazzi per cercare di capire l’organizzazione Cosa Nostra, i cui boss “corleonesi” – fino a pochi anni fa – scorazzavano indisturbati sui terreni, che adesso sono stati confiscati e affidati alla cooperativa, inserita nel cartello “Libera Terra”, promosso da don Luigi Ciotti. Loro, dalla Toscana hanno scelto di “sporcarsi” le mani a Corleone, di zappare la terra e di “spietrare”, di raccogliere il pomodoro e di vendemmiare, convinti che coniugare legalità e sviluppo rappresenti il “modo giusto” per liberare la Sicilia dalle “spine” della mafia. Ma non si accontentano di sudare e di bruciarsi la pelle sotto il sole cocente dell’Isola: vogliono pure capire.

E La Licata che, insieme al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha recentemente scritto un libro per spiegare “la mafia prima e dopo Provenzano” (Pizzini, veleni e cicoria, Milano, aprile 2007), non si è sottratto a nessuna domanda, a nessuna curiosità dei ragazzi. «Anzi – ha detto – sono contento di essere qui con voi e dare il mio contributo per capire la mafia e come essa sia potuta attecchire in terra di Sicilia». E intanto ha sfato il mito di un Provenzano “buono” contrapposto ad un Riina “cattivo”. Infatti, per tanti anni Provenzano è stato “u tratturi”, un killer feroce, capace di massacrare con il calcio di una pistola il mafioso Michele Cavataio, nella strage di viale Lazio del 1969 a Palermo. Poi ha condiviso con Riina la “guerra di mafia” palermitana degli anni ’80 e la stagione delle stragi. Fino a Falcone e Borsellino, a Milano, Firenze e Roma.

«Il cambio di strategia, la scelta della “sommersione” e della “mafia invisibile”, dopo l’arresto di Riina, sono stati dettati dalla necessità di superare la stretta repressiva dello Stato». In fondo è la solita, vecchia strategia del “calati juncu, ca passa la china” (“piegati giunco, fino a quando non passa la piena”), usata dalla mafia già ai tempi della repressione del prefetto Cesare Mori (1926) o dopo la strage di Ciaculli (1963). Binnu “u raggiunieri” è solo l’altra faccia del boss Provenzano, la faccia di chi ha voluto “traghettare” Cosa Nostra nella stagione del dopo-stragi, riallacciando un filo di dialogo con la politica e con le istituzioni.
E adesso, dopo l’11 aprile 2006, dopo la cattura dell’ultimo dei “corleonesi” nel covo-masseria di “Montagna dei cavalli”? «I “Corleonesi” non sono più al vertice di Cosa Nostra – ha detto La Licata – e difficilmente vi ritorneranno. Adesso il centro gravitazionale della mafia è tornato nuovamente a Palermo. E non credo che vi sarà una guerra di mafia, perché i “Corleonesi” non hanno più un esercito con cui combatterla». Meno ottimista di lui, giovedì pomeriggio, è stato il giudice Antonio Ingroia, secondo cui «i “corleonesi”, sebbene non siano più nella “Cupola”, adesso tornata in città, continuano ad essere molto potenti e la cupola stessa non li controlla». Ad accrescere le preoccupazioni degli inquirenti, contribuisce - tra l’altro – la paventata prossima scarcerazione di Salvuccio Riina, secondogenito di “don” Totò. Sia La Licata che Ingroia, comunque, hanno valorizzato molto lo strumento della confisca dei beni a Cosa Nostra e la loro assegnazione a cooperative di giovani. «Un campo di lavoro sui terreni confiscati alla mafia – ha sottolineato Ingroia - significa completare il lavoro della magistratura, perchè sarebbe inutile che le procure lavorassero per fare le confische, se poi queste terre rimanessero incolte». E La Licata: «non finiremo mai di essere grati a Pio La Torre, che questo strumento ha pensato ed inserito in un disegno di legge, approvato nel 1982 dal parlamento».
Dino Paternostro
25 agosto 2007
FOTO. Dall'alto: un momento del dibattito; il giornalista Francesco La Licata; Provenzano tra i poliziotti che l'hanno arrestato.

giovedì 23 agosto 2007

Corleone, campo di lavoro. I pomodori di Malvello, il vigneto di Pietralunga...

La mattina comincia con una carica in più perché sono arrivati insieme a noi gli scout Agesci Pistoia 4. Il tempo di prepararci e subito tre gruppi partono alla volta del campo di Pietralunga per la raccolta dei pomodori, mentre il quarto verso il campo di Malvello per la preparazione del terreno e la pulitura delle erbacce con le zappe. Il lavoro nel campo di Pietralunga comincia: il sole di Sicilia già batte forte sulle nostre schiene, ma c’è entusiasmo per quello che stiamo facendo e la fatica non ci distrae.
Prima di pranzo ci spostiamo di fronte al vigneto poco distante dal campo dei pomodori: lì,Salvatore e Maurizio ci ricordano del grave atto intimidatorio che poco tempo fa lo ha colpito, quando 700 delle 1000 gemme presenti sono state recise, eliminando così la possibilità per i ragazzi della cooperativa di portare a termine la vendemmia prevista per il prossimo anno. Salvatore ci fa chiaramente capire il messaggio nascosto dietro questo gesto forte: la volontà della mafia di non farli crescere. E questo momento diventa una prima occasione per raccogliere i semi per una più ampia riflessione, e per cominciare a porci delle domande. Ci scattiamo una foto proprio davanti al vigneto, come per lasciare un segno del nostro passaggio e della solidarietà che cerchiamo di trasmettere ogni giorno del nostro campo ai ragazzi delle cooperative.
Raggiungiamo l’altro gruppo a Malvello per pranzare tutti insieme; poco dopo vediamo arrivare un uomo importante dell’antimafia politica e sociale: Pippo Cipriani, ex sindaco di Corleone, insieme a due carabinieri della scorta e a suo figlio, un bambino di quattro o cinque anni, vivace e simpatico. E’ emozionante averlo con noi: sappiamo di trovarci di fronte a una persona che ha fatto scelte coraggiose, ma che allo stesso tempo si presenta con una semplicità quasi spiazzante. Più tardi prende la parola: scopriamo così che gli ex proprietari del terreno su cui ci troviamo erano i nipoti di Totò Riina, e che veniva coltivato direttamente da loro. Da questo capiamo quanto possa essere “oltraggioso” per loro il nostro lavoro su questo terreno: è una piccola vittoria, è una testimonianza di un piccolo-grande cambiamento.
Nei prossimi giorni visiteremo un altro bene confiscato: l’ex villa di Riina a Corleone, che tra poco diventerà la nuova sede della Guardia di Finanza. E’ stato proprio Pippo Cipriani, durante la sua amministrazione, ad ottenere l’affidamento di questo bene e a permettervi il trasferimento della scuola di agraria al suo interno.
Al nostro ritorno in paese siamo andati alla Camera del Lavoro dove ci siamo collegati con la webcam e abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze, ente che da sempre sostiene e segue questo progetto. Lui ci ha detto, tra le altre cose, che il lavoro non finirà l’ultimo giorno del campo a Corleone ma dovrà continuare in Toscana, nelle nostre scuole, nelle università, nei posti di lavoro e tra gli amici, per raccontare quello che abbiamo fatto, visto e provato.
Dopo la cena a base di frittata abbiamo fatto una passeggiata in villa per “frescheggiare” un po’ insieme ai corleonesi tutti in giro, vecchi e giovani, visto il caldo impressionante che fa in questi giorni in Sicilia a causa del vento scirocco che soffia imperterrito giorno e notte.
I ragazzi del campo
Corleone, 22 agosto 2007

martedì 21 agosto 2007

Campo di lavoro di Corleone. Il Diario di laura

“ARRIVO”. Le ultime luci del tramonto: sono quasi le nove, l’ora della nostra partenza dalla stazione di Firenze. Chiacchiere confuse, qualche scambio di sguardi; cercare di scorgere facce conosciute per poter pronunciare un timido “Ciao”, e cominciare così a sentirsi parte di un gruppo. Di un gruppo di persone che sta per vivere un’esperienza comune di antimafia,che sceglie di dedicare due settimane della propria vita alle aspre terre siciliane, ad un senso di giustizia che troppo spesso manca. Genitori accalcati ai finestrini, intenti a dare le ultime raccomandazioni; c’è chi è già salito, chi saluta ancora una volta amici e parenti.. E finalmente le porte si chiudono, si parte! Ed ecco che subito nell’aria si materializzano parole,le più gettonate: “ Io sono … Tu invece sei?Ah, piacere!”: i discorsi scivolano, le risate cominciano; ognuno si descrive,parla di sé e di che cosa lo ha spinto ad essere lì, su quel treno. I “veterani” già parlano ricordando l’esperienza dell’anno precedente, tra sorrisi complici. La notte incalza: c’è chi dorme,chi ci prova e chi invece preferisce ridere e sgranocchiare qualcosa.
Dopo tante ore finalmente arriviamo: mentre siamo sulla corriera che dalla stazione di Palermo ci porta a Corleone, ecco che l’entroterra siciliano fa capolino, con le sue rocce e la sua vegetazione inedita. Ad accoglierci troviamo Salvatore della Cooperativa Lavoro e Non Solo, che per fortuna ci aiuta a caricare i nostri bagagli sul camion, alleggerendoci dal peso del viaggio appena concluso, mentre con affetto e calore saluta i ragazzi conosciuti lo scorso anno. C’è odore di legami forti,che senti di non poter ancora respirare del tutto.
E poi, dopo altri mille saluti, arriva la gioia anche per il nostro corpo: la prima tavolata tutti insieme!! Un po’ di tempo per cominciare ad ambientarci e subito un giro per Corleone; qualcuno fa subito uno strappo alla dieta e comincia il pomeriggio all’insegna di un bel cannolo! Alle 18,30 ci riuniamo tutti, per la prima volta: viene delineato il programma, i gruppi, le mansioni; la scelta di chi andrà a dormire nella casa in cui, fino a poco tempo fa, parenti stretti di Provenzano dormivano tranquillamente.
Ed ecco che dopocena si forma il primo cerchio di confronto: viene a trovarci Dino Paternostro, cominciano i primi discorsi sulla mafia e di quanto i prossimi giorni saranno determinanti per capire e sentire il senso di questa esperienza. Francesca ci parla del suo libro ”Come quei lampadieri”: ci ricorda chi sono; Pio La Torre, Placido Rizzotto i ragazzi della cooperativa, dell’arci e tutte quelle persone che come loro hanno sempre cercato di illuminarci la strada, con in mano la pertica della convinzione che qualcosa potesse realmente cambiare. Per “stare dalla parte buona della vita”. Per combattere il silenzio.
Laura
Volontaria in Servizio Civile Arci Toscana
20 AGOSTO 2007

Campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia. A Corleone ancora giovani toscani

E' iniziato oggi il campo di lavoro centrale, quello più numeroso di quest'anno: 68 in tutto, dai 16 anni in su, tutti dalla Toscana, tranne un "valoroso" che arriva addirittura da Trento. I primi sono arrivati in treno e già lì, partendo tutti insieme la sera prima da Firenze, si sono conosciuti. Dopo il pranzo e un po' di riposo ci siamo riuniti per conoscerci, organizzarci e presentare il programma di questi lunghi e intensi 15 giorni che passeremo insieme. Molte saranno le persone che verranno a trovarci e molto il lavoro da fare. Un gruppo di ragazzi rimarrà a dormire in palestra come gli scorsi anni, un'altro invece dormirà nella casa che fu di Bernardo Provenzano, ma tutti insieme passeremo l'intera giornata e le serate.
Dopocena abbiamo presentato con Dino Paternostro, Segretario della Camera del Lavoro di Corleone e consigliere comunale, il libro "Come quei lampadieri" di Francesca Balestri, di cui protagonisti sono proprio i ragazzi della cooperativa sociale "Lavoro e Non Solo" e i volontari del progetto "Liberarci dalle Spine". Con noi sono stati anche alcuni ragazzi di Corleone, tra cui Salvatore e Giuseppe che hanno fatto il campo di lavoro di Pistoia e Claudia, corleonese volontaria del passato campo di luglio. Francesca ha donato ai ragazzi una copia del libro, in modo che possa circolare tra loro e tutti la possano sfogliare e leggere un po' in questi giorni per poi magari riparlarne insieme e approfondire la storia di com'è nata questa cooperativa e questa idea dei campi di lavoro
Domattina ci aspetta la sveglia alle cinque in punto perchè andremo a Canicattì a fare la prima vendemmia di quello che sarà il primo vino bianco della cooperativa. Una cosa molto emozionante se pensiamo che sono due anni prima i nostri volontari espiantavano lì una vigna secca! Ci aspettano circa due ore di macchina per andare e altrettante per tornare...una gran faticaccia ma ne varrà sicuramente la pena. La sera poi ceneremo tutti insieme in palestra con il Sindaco di Corleone che sarà nostro ospite e ci darà il benvenuto della città.
Maurizio Pascucci
Coordinatore progetto
"Liberarci dalle spine"

FOTO. Dall'alto: la riunione di presentazione dei volontari; un momento della presentazione del libro di Francesca Balestri, "Come quei lampadieri".

giovedì 9 agosto 2007

"Liberarci dalle spine". La verifica finale con i giovani volontari del campo di Canicattì

Questo campo, svoltosi dal 25 luglio all'8 agosto, ha visto complessivamente 78 partecipanti. La verifica è durata oltre quattro ore. All’inizio nessuno rompeva il ghiaccio ma poi tutti si sono espressi con grande maturità e consapevolezza rispetto ai quesiti che abbiamo loro posto:
Che idea ti sei fatto/a della mafia?
Qual è stato per te il momento più interessante?
E il meno interessante?
Qual è la prima cosa che racconterai agli amici e ai tuoi cari una volta tornato/a a casa?
Cosa vuoi fare per continuare questo percorso di educazione alla legalità?
I momenti più interessanti sono stati per moltissimi ragazzi/e il lavoro sui terreni al mattino, denso di emozioni, ma molti hanno parlato anche di alcuni incontri, come quello con Rita Borsellino e quello con Alfio Foti, particolarmente apprezzato per lo stile di Alfio, che lo ha impostato come una chiacchierata, un dibattito informale che ha consentito a ciascuno di fare domande e osservazioni.
I momenti meno interessanti, anzi, più noiosi, anche se ogni ragazzo ha rilevato che ne percepiva l’importanza per la cooperativa in termini di visibilità, sono stati gli incontri con le istituzioni locali, quello di Cianciana, quello a Serradifalco o Cammarata, dove si era stanchi dopo un’intensa giornata di lavoro, e si assisteva come “pubblico” a interventi lunghissimi e non sempre centrati sul tema della mafia.
Occorre comunque rilevare che questi momenti sono stati organizzati per la prima volta in modo sperimentale dai circoli dell’arci di Agrigento, che hanno cercato di partecipare in modo attivo e in questo senso sono da apprezzare, anche se certamente da migliorare.
Tra le criticità sono emerse anche alcune difficoltà logistiche legate al grande numero di partecipanti: una cucina piuttosto piccola, pochi bagni. Rilievi oggettivamente giusti.
Su questo punto però occorre rilevare che il progetto originale prevedeva dai 25 a un massimo di 30 partecipanti. Tra i criteri di scelta previsti dal progetto c’era quello di accettare soltanto maggiorenni, chi permaneva per tutto il periodo del campo, solo i residenti nella Regione Toscana, solo chi chiedeva di fare i campi di lavoro per la prima volta. Il rispetto dei criteri previsti avrebbe però escluso un grande numero dei ragazzi presenti, ai quali comunque l’arci regionale toscana non ha voluto negare l’opportunità di “esserci” visto anche che la finalità principale dell’arci Toscana è quella di creare una grande rete di conoscenza e di condivisione del lavoro dell’associazione e della cooperativa in Sicilia. Significativo è comunque rilevare come diversi ragazzi/e abbiamo detto che non ci sono stati momenti meno interessanti, che tutto è stato a suo modo degno di essere vissuto.
La prima cosa che racconteranno agli amici si sintetizza bene con le parole di Maria Cristina: “racconterò prima di tutto dei soci della Cooperativa che testimoniano con i loro silenzi e i loro sguardi un grande coraggio!”
Ognuno di loro vuol continuare a impegnarsi in questo percorso educativo da casa propria, visto che hanno ben chiaro che nessuno territorio è immune ai problemi della criminalità organizzata: c’è chi si offre per fare i banchini con i prodotti delle cooperative ai concerti, alle sagre e alle feste, chi si propone come volontario durante la carovana antimafia in Toscana, chi adotterà una vite, chi vorrà fare testimonianza della propria esperienza tra gli amici e con i ragazzi delle scuole, sperando di far venire a qualcun altro la voglia di partire per la Sicilia il prossimo anno. Ci sono addirittura due simpaticissimi sbandieratori di Firenze, che ci propongono di accompagnare con i loro spettacoli la carovana toscana quest’autunno e chi si impegnerà per far arrivare lo striscione Liberarci dalle spine addirittura allo stadio, affinché più persone possibile conoscano queste esperienze e siano sensibilizzati all’impegno dell’antimafia sociale. Tutti si propongono di documentarsi di più, di informarsi e formarsi su questa tematica.
Sull’idea che ciascuno ha avuto l’opportunità di farsi in questi giorni sulla mafia si sono espressi tutti in modo articolato, dicendo che l’hanno in parte cambiata e in parte confermata in base agli studi e agli approfondimenti che avevano fatto singolarmente o in gruppo prima di partire: Marco ha detto che è un fenomeno con grandi capacità di metamorfosi e Dario che è incredibilmente sotterraneo ma visibile. Anche Jacopo ha rilevato che è qualcosa che non si fa vedere ma si vede dall’insistenza degli sguardi in paese che si posano su di noi. Francesca l’ha definita un sistema di sopraffazione e che è possibile sconfiggere. Chiara ha detto che è un fenomeno radicato nella mentalità, Miguel che è un parassita che intacca l’economia e la politica. Corinna pensa che sia un sistema dentro un sistema, un modo di pensare, una cultura da sconfiggere senza scoraggiarsi. Cristina ha citato una bella frase che ha sentito in televisione per spiegare l’intreccio profondo tra mafia, economia, politica e istituzioni: la mafia si combatte in Sicilia ma si sconfigge a Roma. Guglielmo rileva che è un tessuto sociale, Tommaso dice che è una guerra da combattere e da sconfiggere a livello istituzionale. Elena la definisce un sistema a rete, Gregorio una cosa occulta presente in tutta Italia, Gloria dice di averla respirata molto, che è molto visibile in questo territorio dominato dal disordine edilizio, dalla mancanza di regole. Simone la definisce una organizzazione ben organizzata, Olga un’organizzazione subdola. Valentina l’ha sentita ovunque, dal chiosco delle bibite ai negozi del centro, silenziosa, strutturata. Andrea dice che fa paura perché è nascosta, Virginia la definisce un virus, che se non ci sforziamo di scovare diventa letale. Roberta dice che è un modo di essere, Simone che è uno stile di vita, Alessandra che è una mentalità. Simona, del gruppo scout di Roma che ha fatto complessivamente sei giorni, dice che anche se non hanno partecipato tutto il periodo è stato importantissimo sporcarsi le mani per capire. […]
F. B – ARCI TOSCANA

mercoledì 8 agosto 2007

Campi di lavoro antimafia. Concluso quello di Canicattì, adesso di nuovo a Corleone!


Il campo di lavoro di Canicattì è terminato!! Come sempre "occhi lucidi": è l'effetto della Vitamina L. In una foto si vede il valoroso compagno Ettore che ammaina la bandiera e lo striscione. Pensate che tutte le mattina alle ore 5,15 era lui ad alzare al cielo la bandiera dell' Arci e a posizionare lo striscione. Vi posso garantire che da queste parti anche questa è comunicazione! Nell'emozione Ettore si è lasciato andare ad una dichiarazione un pò hard: "ho gustato più vino in questa settimana che nell'arco dell'anno!". Naturalmente questo è vino particolare: i suoi 18° si integrano con la Vitamina L e questo permette alle ore 5 di ogni mattina di essere in piedi e lucidi.
Vi invio alcune foto dal campo di lavoro di Canicattì. Le immagini fanno vedere la sede del campo, la raccolta dei sassi nella vigna, attività dei volontari in campagna e la presenza di due volontari sbandieratori. Ieri sera abbiamo fatto la nostra verifica di fine campo, coordinata da Francesca, che è durata ben 4 ore con un esito di grande qualità. Oggi le partenze. Questa mattina alle 4 sono partiti i volontari dell'Agesci FI 11, tra qualche ora un po’ tutti. Rimarranno gli scout di Roma, che rimetteranno in ordine la struttura e ci seguiranno a Corleone dove, questa sera, potranno usufruire di un alloggio sociale davvero particolare: casa Provenzano!
un saluto a tutte,i.
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto “Liberarci dalle Spine”
Esecutivo Arci Toscana

Canicattì, 8 agosto 2007
Ecco l'album fotografico!