lunedì 10 maggio 2010

Campi di lavoro. Diario del soggiorno a Corleone

Antonio Losacco
Segretario Provinciale
SILP per la CGIL Lucca
Tutto è nato alcuni mesi orsono quando, nell’ambito del progetto “Carovana della Legalità”, il sottoscritto, in rappresentanza del sindacato di Polizia SILP per la CGIL Toscana, ha incontrato i ragazzi delle scuole insieme a Maurizio Pascucci dell’ARCI ed ai soci della cooperativa “Lavoro e non solo” di Corleone, ai quali, oltre a rappresentare la necessità di condividere la cultura della legalità, è stato evidenziato il bisogno di creare una rete di solidarietà capace di sostenere e dare un aiuto concreto agli amici della cooperativa, che rappresentano un simbolo forte contro la Mafia, che si estrinseca attraverso la gestione di beni ad essa confiscati ed a loro assegnati. Durante quegli incontri, fra le altre cose, mi colpì particolarmente la difficoltà incontrata nel disputare anche una semplice partita di calcetto con i ragazzi del luogo. Da qui l’idea di organizzare un torneo con le forze di polizia di quel territorio, gli amici della cooperativa ed i ragazzi di Corleone, come segno tangibile di solidarietà e vicinanza per i soci della cooperativa,,a cui si è aggiunto l’aiuto materiale nei campi di lavoro, nonché l’impegno a favorire il consumo dei loro prodotti, e di socializzazione rispetto ai giovani corleonesi, aspetto molto importante in una realtà difficile come quella. A seguito di ciò il sottoscritto organizzava, non senza difficoltà, questo soggiorno presso la Cooperativa “Lavoro e non solo” di Corleone, dal 4 all’8 Maggio, dove ai 5 colleghi del sindacato SILP-CGIL di Lucca si aggiungevano 2 di quelli di Massa. Il primo giorno siamo arrivati a Corleone ,e, dopo essere accolti da Calogero,Franco e Salvatore, quest’ultimo conosciuto negli incontri con gli studenti di cui sopra, rispettivamente presidente e soci della “Cooperativa lavoro e non solo”, abbiamo incontrato Dino Paternostro, segretario della Camera del Lavoro, che ci ha illustrato in breve la storia del sindacato in terra siciliana, nonché il motivo per cui il tessuto sociale non ha favorito la formazione delle cooperative e anche le difficoltà che si incontrano nella gestione dei beni confiscati ai mafiosi. Il secondo giorno siamo andati nella tenuta di, Malvello, a ripulire le viti, da cui verrà prodotto il famoso “Nero d’Avola”,insieme ai volontari del Circolo ARCI di Tavarnelle Val di Pesa (FI). E’ stato bello vedere colleghi che, originariamente scettici, hanno invece lavorato con entusiasmo a questo programma. Il terzo giorno siamo andati a Palermo dove abbiamo fatto visita all’albero di Falcone, quindi ci siamo recati nel pomeriggio a Cinisi, dove abbiamo incontrato Giovanni fratello di Peppino Impastato, che ci ha raccontato alcuni episodi legati alla vita e all’impegno di quest’ultimo. Molto intenso è stato il momento in cui egli ha spiegato il perché della nascita della Casa Memoria, voluta dalla mamma Felicia la quale dopo l’assassinio del figlio non si è chiusa nel dolore, ma ha voluto lasciare la “porta aperta” a tutti coloro che volessero parlare e conoscere Peppino. Una “porta aperta” in netta contrapposizione con quella sempre chiusa della casa di Tano Badalamenti, mandante dell’assassinio di Peppino, le cui chiavi domenica prossima, probabilmente, verranno consegnate alla Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.Giovanni ha apprezzato molto sia la nostra visita alla casa memoria sia il fatto di aver organizzato gli incontri di calcio suddetti tanto da proporci di partecipare ad una partita della legalità che si terrà probabilmente in questi luoghi la prossima estate. Il quarto giorno, dopo aver incontrato i colleghi del Commissariato ed i Carabinieri di Corleone, abbiamo giocato contro i ragazzi del luogo portando quindi a compimento quell’idea nata alcuni mesi orsono.Devo dire che l’entusiasmo con cui i ragazzi hanno accolto l’invito a disputare questa partita ci ha dato molta soddisfazione, tanto da farci valutare di ripetere l’iniziativa.
Domani, ultimo giorno, forse incontreremo di nuovo il Sindaco di Corleone, che ci aveva dato il benvenuto due giorni fà nella sede della Cooperativa, per la consegna della cittadinanza onoraria. Inoltre dovremmo visitare il rifugio dove è stato catturato il boss Provengano, poi ci dirigeremo alla volta di Palermo dove ci attende l’aereo che ci riporterà a casa consapevoli di aver vissuto un’esperienza sicuramente inusuale, ma che ne sono certo, ha lasciato senz’altro un segno in ognuno di noi. Segno che però non rimarrà confinato nel ricordo di questi giorni ma anzi servirà da stimolo per organizzare ulteriori iniziative per favorire la cultura della legalità ed aiutare concretamente gli amici della Cooperativa Lavoro e non solo.
Corleone, 7 Maggio 2010

venerdì 7 maggio 2010

Falcone e l'attentato all'Addaura. Veltroni: "Rivelazioni sconvolgenti. Se ne occupi la commissione Antimafia"

L'ex leader del Pd commenta il reportage del nostro giornale sul fallito attentato all'Addaura e chiede che la seduta di martedì prossimo sia dedicata alla vicenda. Pisanu, presidente della commissione, si riserva di prendere le "decisioni opportune" e valuterà con D'Alema, presidente del Copasir, gli aspetti riguardanti i servizi segreti
ROMA - "Le rivelazioni di Repubblica 1 sull'attentato a Falcone sono di enorme importanza e possono aiutare a rileggere non solo il sacrificio di un giudice che credeva nelle istituzioni, ma tutta la storia del rapporto tra mafia e potere, tra mafia e poteri". Lo afferma Walter Veltroni chiedendo "al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Pisanu, di dedicare la seduta di martedì prossimo all'esame urgente di questa vicenda".
La sollecitazione di Veltroni trova una prima risposta in un comunicato della Commissione. "In relazione alle notizie di stampa sull'agguato mafioso dell'Addaura - si legge nel documento - il presidente della Commissione antimafia senatore Giuseppe Pisanu, si è riservato di prendere le decisioni opportune dopo aver sentito l'Ufficio di presidenza integrato dai capigruppo''. ''Nel frattempo - prosegue la nota - lo stesso senatore Pisanu" ha concordato con il presidente del Copasir Massimo D'Alema di valutare insieme "gli aspetti della vicenda che possano riguardare i servizi segreti". "Per parte sua - conclude il comunicato - il presidente D'Alema ha già avviato le iniziative opportune''.
Per Veltroni, "se fossero confermate le sconvolgenti dichiarazioni contenute nel reportage, davvero sapremmo che il giudice Falcone e due onesti uomini delle forze dell'ordine furono uccisi da un complotto ordito dalla mafia e da altri uomini infedeli allo Stato e alle istituzioni". E ancora: "La Commissione antimafia non può chiudere gli occhi davanti a questa vicenda e credo sia giusto che si chieda al procuratore generale antimafia Grasso di partecipare alla seduta di martedì".
Per il senatore Pd Giuseppe Lumia, componente dell'Antimafia, "non è una novità l'esistenza di un terzo livello, quello delle relazioni e delle collusioni mafiose di settori deviati dello Stato e di pezzi della politica coinvolti nelle stragi di mafia, su cui è necessario fare piena luce". "Le informazioni pubblicate dalla stampa - prosegue - non fanno altro che confermare quanto già emerso nelle ultime indagini sul periodo stragista. Dopo anni di depistaggi e omissioni non si può più tergiversare. La verità deve venire fuori in modo chiaro e limpido. Questo Paese ha un grande bisogno di verità e giustizia. La Commissione antimafia assuma in prima persona questa missione con impegno e determinazione".
"La Commissione antimafia ha già deciso di occuparsi del periodo stragista e quindi anche di quanto accaduto negli anni '89-'94, ma senza interferire ovviamente con le delicate indagini in corso da parte della magistratura". Lo dice il senatore dell'IdV Luigi Li Gotti, che chiede "che i giudici siano messi nelle condizioni di continuare a svolgere il proprio compito contando su tutti i possibili mezzi a disposizione".
(La Repubblica, 07 maggio 2010)

INCHIESTA ITALIANA. Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone. Così lo Stato si divise. Nel commando non c'erano solo i boss di Cosa nostra...

di ATTILIO BOLZONI
È tutta da riscrivere la storia delle stragi siciliane. Le inchieste sono partite con quasi vent'anni di ritardo per disattenzioni investigative e deviazioni, un depistaggio che ha voluto Totò Riina e i suoi Corleonesi come unici protagonisti del terrore. Tutto era riconoscibile già allora: bastava indagare su quelle "presenze estranee" a Cosa Nostra. Ma nessuno l'ha fatto.

Vent'anni dopo è stata capovolta tutta la dinamica del fallito attentato dell'Addaura. Ci sono testimonianze che rivelano un'altra verità e che irrobustiscono sempre di più l'ipotesi di un "mandante di Stato". La scena del crimine è da spostare di ventiquattro ore: la borsa con i candelotti di dinamite è stata sistemata sugli scogli non il 21 giugno del 1989 ma la mattina prima, il 20 giugno. E, da quello che sta emergendo dalle investigazioni, sembra che fossero due i 'gruppì presenti quel giorno davanti alla villa di Falcone. Uno era a terra, formato da mafiosi della famiglia dell'Acquasanta e da uomini dei servizi segreti. E l'altro era in mare, su un canotto giallo o color arancio con a bordo due sub. I due sommozzatori non erano di "appoggio" al primo gruppo: erano lì per evitare che la dinamite esplodesse. Non c'è certezza sull'identità dei due sommozzatori ma un ragionevole sospetto sì: uno sarebbe stato Antonino Agostino, l'altro Emanuele Piazza. Il primo, Agostino, ufficialmente era un agente del commissariato San Lorenzo ma in realtà un cacciatore di latitanti. Venne ammazzato insieme alla moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989, nemmeno due mesi dopo l'Addaura. Mai scoperti i suoi assassini. Anche Totò Riina ordinò una "indagine" interna a Cosa Nostra per capire chi avesse ucciso il poliziotto: "Anche lui non riuscì a sapere nulla", ha riferito il pentito Giovanbattista Ferrante. "È stato ucciso perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei", ha raccontato invece il collaboratore di giustizia Oreste Pagano. Per l'uccisione di Antonino Agostino, la squadra mobile di Palermo seguì per mesi un'improbabile "pista passionale". Qualche mese fa i magistrati di Palermo hanno ascoltato un testimone - un funzionario di polizia - che ha raccontato di avere ricevuto una confidenza proprio dal giudice Falcone, andato a trovarlo una sera nel suo commissariato: "Questo omicidio l'hanno fatto contro di me e contro di lei". Parlava dell'agente Antonino Agostino. Il secondo sommozzatore, Piazza, era un ex agente di polizia che aveva anche lui cominciato a collaborare con i servizi segreti (il Sisde) nella ricerca dei latitanti. Emanuele Piazza è stato ucciso il 15 marzo del 1990. Una "talpa" avvisò i mafiosi che l'ex agente di polizia stava lavorando per gli apparati di sicurezza. I boss lo attirarono in una trappola e lo strangolarono. Anche per il suo omicidio, la squadra mobile di Palermo indirizzò inizialmente le ricerche su "una fuga della vittima in Tunisia, in compagnia di una donna". Un depistaggio nelle indagini sul primo omicidio, un altro depistaggio nelle indagini sul secondo omicidio. Sul fallito attentato dell'Addaura sta affiorando un contesto sempre più spaventoso: un pezzo di Stato voleva Falcone morto e un altro pezzo di Stato lo voleva vivo. Ma chi ha deviato le indagini sugli omicidi di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza? Chi ha voluto indirizzare i sospetti verso la "pista passionale" per spiegare le uccisioni dei due poliziotti? Un giallo nel giallo è nascosto fra altre pieghe del fascicolo sull'Addaura: si stanno cercando da mesi gli identikit dei due sommozzatori, ricostruiti attraverso le indicazioni di alcuni bagnanti che il 20 giugno del 1989 erano nella zona di mare dove volevano uccidere Giovanni Falcone. Quotidiani e agenzie di stampa avevano, al tempo, dato ampio risalto alla notizia di quegli identikit: oggi c'è il sospetto che non siano mai stati consegnati alla magistratura. Entrare nelle indagini dell'Addaura è come sprofondare nelle sabbie mobili. Se l'affaire dell'Addaura è il punto di partenza di tutte le indagini sulle altre stragi siciliane, è un affaire con troppi morti. E molti interrogativi. Ad esempio, perché le indagini sull'attentato al giudice sono partite con vent'anni di ritardo? E chi ha ucciso tutti i testimoni dell'Addaura? Morto è Francesco Paolo Gaeta, un piccolo "malacarne" della borgata dell'Acquasanta, che il giorno del fallito attentato aveva casualmente assistito alle manovre militari intorno alla villa del giudice. Qualche tempo dopo, Gaeta fu ucciso a colpi di pistola: il caso fu archiviato come regolamento di conti fra spacciatori. Morto è il mafioso Luigi Ilardo. Era un informatore del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, e all'ufficiale aveva detto: "Noi sapevamo che a Palermo c'era un agente che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era anche nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino". Il mafioso Luigi Ilardo è stato assassinato qualche giorno prima di mettere a verbale le sue confessioni. Morto Ilardo. Morto Falcone. Morto l'agente Nino Agostino. Morto il collaboratore del Sisde Emanuele Piazza. È caccia aperta all'uomo con la faccia da mostro. Qualcuno dice che si è vicini a un riconoscimento, qualcun altro giura che quell'uomo non si troverà mai perché anche lui è morto da anni. Così come è caccia aperta ad altri "agenti dei servizi" legati ai boss di Corleone. Uno, in particolare, chiamato di volta in volta "Carlo" o "signor Franco": un uomo degli apparati che per una ventina di anni è stato al fianco dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Trattava con lui e con Totò Riina nell'estate del 1992. Sono due i livelli del coinvolgimento degli apparati di sicurezza all'ombra delle stragi: ci sono i servizi sospettati di aver trattato con la mafia e ci sono i servizi sospettati di avere avuto un ruolo attivo negli attentati. Se non si scopriranno queste trame, non sapremo mai chi davvero ha ucciso Falcone e Borsellino e perché. C'è puzza di spie in ogni massacro siciliano. Misteri di mafia che si confondono con misteri di Stato.
(La Repubblica, 07 maggio 2010)
FOTO. Dall'alto: Giovanni Falcone; la villa all'Addaura del mancato attentato al giudice antimafia.

giovedì 6 maggio 2010

Sicilia, una minoranza governante

di Agostino Spataro
Effettivamente, c’è da convenire che, dopo la rocambolesca approvazione all’Ars di bilancio e finanziaria, un po’ più di chiarezza si è fatta nello scenario politico siciliano. Nel senso che, anche se resta segnato da forti contraddizioni e laceranti contrasti, sono venuti alla luce alcuni sotterfugi che meglio spiegano il senso di certe posizioni fino ad oggi impacciate e inconfessabili.
Il fatto più rilevante, e prevedibile, è la trasformazione in maggioranza della “minoranza governante” (MpA e Pdl Sicilia), grazie al voto favorevole di gran parte del gruppo del Pd. Dunque, tutto bene per Lombardo e soci? Così parrebbe. In realtà, i problemi veri cominceranno adesso, a causa dell’improvvisata nascita di questa maggioranza anomala e precaria. D’ora in avanti, nessuno può far finta di niente. A Palermo e a Roma. Il centro- destra, con in testa Berlusconi, deve spiegare al popolo (non solo delle libertà) i motivi per i quali metà del PdL ha votato insieme al Pd e, dall’altra parte, i dirigenti del partito democratico dovranno dare convincenti spiegazioni ai loro elettori, non solo siciliani. I due grandi partiti, se son degni di questo aggettivo, non potranno divagare, ritardare poiché entrambi hanno interesse a riportare a “regime” la situazione siciliana, a riordinare la collocazione dei rispettivi partiti e gruppi locali all’interno degli schemi politici nazionali. Insomma, si riproporrà il nodo di fondo che si voleva aggirare: quello della governabilità della regione, che il voto sul bilancio non ha sciolto. Certo, Lombardo può tirare un sospiro di sollievo, ma sa benissimo che il suo tentativo non ha superato lo stadio di “minoranza governante” che nei prossimi mesi sarà sottoposta a dure prove e a verifiche molto severe sui terreni dei rapporti politici e dello scontro sociale. Il problema è lo stesso di prima: acquisire una maggioranza politica e parlamentare ampia e definita, senza la quale non si va da nessuna parte.
Come risolverlo? La risposta è difficile. Anche perché buona parte di questa manovra è tuttora coperta da intese e accordi sottobanco che più si addicono a una “spy story” che a un’operazione politica democratica. Comunque sia, il dato incontrovertibile è che la regione è governata da una minoranza. Così è, almeno ufficialmente. Stando alle precisazioni dell’on. Lupo, infatti, il Pd ha votato il bilancio, ma non è (ancora) entrato nella compagine di maggioranza. Spiegazione debole che contrasta con una prassi consolidata. In altre circostanze, si potevano votare alcuni articoli, emendamenti, ma sul voto finale, al massimo, ci si asteneva. L’astensione su un bilancio, per altro affatto entusiasmante, di un partito d’opposizione è interpretata come voto positivo. Il voto favorevole è, dunque, una forzatura che nessuno capisce, nemmeno enfatizzando taluni risultati, socialmente e moralmente, apprezzabili, ma non tali da farli passare per vittoriose riforme. Questa prassi era nota, ma, nel caso specifico, l’astensione del Pd non era sufficiente per varare bilancio e legge finanziaria. Perciò, il voto favorevole. E così la politica siciliana è di nuovo incappata in un pericoloso tornante dal quale non sarà facile uscire indenni, magari sperando di rinviare il confronto all’infinito. Sarà a giugno o a novembre, ma verrà il momento della verità, delle scelte coerenti e trasparenti. Soprattutto per il Pd siciliano che, oltre a chiarirsi con i suoi elettori, dovrà armonizzarsi col quadro di riferimento nazionale. Pena la divisione anche del Pd (già cominciata all’Ars proprio sul voto sul bilancio) che, come le altre divisioni già consumate, credo, sia nel programma di Lombardo. Un chiarimento ineluttabile specie ora che, archiviate le regionali penalizzanti per i due grandi partiti, sembra diradarsi il pericolo di elezioni politiche anticipate, da tutti temute. Senza più lo spettro dello scioglimento anticipato del Parlamento, il Pd non ha più ragioni di alimentare in Sicilia una manovra politica così contorta; di continuare ad appoggiare surrettiziamente una minoranza governante o addirittura co-governare con una parte del Pdl, fortemente legata a Berlusconi e a dell’Utri, che si ritroverà certamente avversaria alle prossime scadenze elettorali nazionali e regionali. Così come potrebbe riconsiderare, con più rigore e lungimiranza, i suoi rapporti con Lombardo, sempre ondivago sul terreno delle alleanze, il quale, per sopravvivere, deve continuare a scompaginare il sistema politico siciliano, per far nascere dalle sue rovine il “partito del sud”. Una chimera o una nuova patacca politica che senza i finiani e Micciché, difficilmente Berlusconi potrà autorizzarlo in tal senso, si ridurrebbe a una variante onomastica del MpA che, non trovando spazio a destra, potrà volgere i suoi appetiti a sinistra, fino a minare le fragili basi elettorali del Pd. Peccato! L’indebolimento ulteriore, la frantumazione del Pd brucerebbero l‘unica speranza di vero cambiamento nel progresso e nella legalità. Giacché, il Pd, nonostante tutto, resta la principale forza aggregante del centro-sinistra su cui imperniare un nuovo schieramento, sociale e politico, alternativo al centro-destra in crisi, in Sicilia e in Italia.
Agostino Spataro

Sul settimanale LEFT in edicola, servizi su "L'Isola degli indagati". La mafia, la politica, le indagini, i processi...

Quanti sono i politici indagati in Sicilia provincia per provincia? ? Di che cosa sono accusati? Di questo si occupa il numero di maggio dell´Isola possibile, mensile siciliano d´inchiesta e approfondimento, inserto del settimanale Left, in edicola a partire da domani, venerdì 7 maggio. Ad un calcolo sommario, intanto, risultano investigati un presidente di regione, due ex presidenti, tre presidenti di provincia, ed almeno 6 senatori, 5 deputati nazionali, 8 deputati regionali, otto sindaci, un esercito di consiglieri provinciali, comunali, e di ex eletti. Tra i partiti, stravince il Pdl, seguito a ruota dall´UDC. Ottimo piazzamento per il PD e per MPA. Tra i nomi più interessanti, quello di Candeloro Nanìa, cugino del sen. Domenico Nanìa, sindaco per il PdL di Barcellona Pozzo Di Gotto, definita dalla Commessione antimafia come la Corleone del XXI secolo. Candeloro è indagato per le ipotesi di reato di abuso d´ufficio, falsità in atto pubblico e concussione. Per non parlare del caso del Sen. Vladimiro Crisafulli, del PD, indagato per truffa aggravata ai danni della Regione siciliana nell´ambito dell´inchiesta sull´Ato rifiuti di Enna. Nonostante l´indagine, Crisafulli ha vinto le primarie a sindaco di Enna per il Pd, ha poi ritirato la candidatura, l´ha riproposta e infine l´ha ritirata definitivamente.
A Palermo tre notabili del centro destra, il sen. Carlo Vizzini del PdL, il deputato nazionale Saverio Romano e il deputato regionale Salvatore Cintola, nonché l'ex presidente della regione, Salvatore Cuffaro (gli ultimi tre dell´UDC) finiscono indagati dalla Procura dopo le accuse di Massimo Ciancimino. A Trapani il Sen. Nino Papania del PD ha patteggiato nel 2002 una pena a 2 mesi per abuso d´ufficio. Lo scorso novembre, è stato arrestato il suo ortolano - autista - factotum, Filippo Di Maria. Secondo gli inquirenti Di Maria, molto attivo durante le campagne elettorali del PD, è vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia.
Inoltre tra le pagine dell´inserto l´Isola Possibile, ci sarà un articolo lungo e dettagliato, "L´isola degli indagati. La mafia, la politica, le indagini, i processi.", a firma del magistrato Antonio Ingroia. Di seguito ne riportiamo alcuni significativi stralci.
"Esiste la mafia senza rapporti con la politica? La risposta è no. Se la mafia non avesse avuto rapporti con la politica sarebbe già stata sconfitta. Sarebbe solo un´organizzazione di tipo gangsteristico, più facile da combattere ed eliminare." - "L´inclinazione della mafia a "trattare", potere stabilizzante di mediazione piuttosto che pura violenza destabilizzante, è perciò storica. E si è riprodotta a cominciare dal dopoguerra per tutta la Prima Repubblica."
"I vari processi hanno consentito di evidenziare due diversi modelli di relazioni fra mafia e politica: il modello Lima ed il modello Ciancimino. Il modello Lima è nel solco della relazione tradizionale nel quale viene stipulato un contratto collusivo fra il potere criminale che controlla un dato territorio, e che garantisce perciò consistenti pacchetti di voti in occasione delle competizioni elettorali, e i singoli uomini politici, che garantiscono favori e protezioni nell´esercizio della loro attività politico-parlamentare e del loro potere di influenza. Il modello Ciancimino ha costituito una novità introdotta dal metodo "corleonese" di appropriazione violenta degli spazi di potere, in quanto si caratterizza per il ruolo di primazia che tende ad assumere il potere criminale rispetto al suo referente politico."
"Una mutazione si verifica nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e attraverso la stagione stragista del `92-´93 che sanziona la rottura col modello tradizionale di rapporto mafia-politica, il "modello Lima". Uccidendo Lima la mafia vuole cancellare quel modo di relazionarsi con la politica, rivelatosi inadeguato stante l´esito, fallimentare per Cosa Nostra, del promesso "aggiustamento" del maxiprocesso. Uno dei capi corleonesi, Leoluca Bagarella, cognato di Salvatore Riina, pronuncia una frase chiave, poi riferita da alcuni pentiti, quando afferma che di certi politici non ci si può più fidare e che in futuro non bisogna commettere gli stessi errori del passato, in quanto bisognerà controllare la politica senza mediazioni. "Non ci serve più - dice Bagarella - un politico "amico" alla Presidenza della Regione, perché l´amico ci può tradire, ci può voltare le spalle. Deve essere, invece, come fossi io il Presidente della Regione...".
"Quello che è emerso dalle indagini e dai processi degli anni successivi sui rapporti fra mafia e politica è che si è ridotta la distanza fra gli interessi della mafia e quelli della politica. Il rapporto fra mafia e politica, specialmente negli ultimi anni, in cui la mafia è soprattutto mafia finanziaria e mafia degli affari, si è perciò caratterizzato per una sempre più spiccata compenetrazione di interessi. Molte delle indagini in materia di rapporti fra mafia e politica degli ultimi anni evidenziano perciò un quadro particolarmente allarmante, che rivela una duplice e contestuale mutazione in corso. Da una parte, mutano i vertici delle organizzazioni mafiose, nel senso che assumono un ruolo sempre più importante ai vertici dell´organizzazione criminale i consulenti finanziari, i professionisti, gli imprenditori, i colletti bianchi, i più alti esponenti della borghesia mafiosa, quella che un tempo veniva chiamata "la mafia in guanti gialli". Dall´altra parte, è mutato il quadro politico, dove la rinuncia della politica a rivestire il ruolo di mediazione fra interessi privati ed interessi pubblici, una politica che non riesce più ad essere stanza di compensazione per gli interessi privati che ormai irrompono nelle istituzioni e se ne impossessano, facilita la penetrazione anche degli interessi mafiosi. Con il risultato di una sempre maggiore permeabilità del sistema politico da parte degli interessi illeciti, mafiosi compresi. Con l´aggravante che la sempre minore tenuta del sistema penale, ove domina l´ampliamento delle sacche di illegalità impunita anche all´interno del circuito istituzionale, favorisce anch´esso l´estendersi delle condotte illecite negli ambienti più disparati, specie in quelli che godono di maggiori chance di impunità..."

Montagna Longa, quel volo Roma-Palermo che provocò 115 vittime. Dopo 38 anni nasce un gruppo su Facebook per non dimenticare

di Annalisa Ricciardi
Era il 5 maggio 1972 e un aeromobile DC 8 dell'Alitalia volo AZ 112 Roma, con a bordo 115 persone, decollava alle 21,46 dall'aeroporto di Fiumicino. Alle 22,25 si trovava già sulla verticale di Punta Raisi a 5.000 piedi, e il bollettino meteorologico segnava «calma di vento, visibilità 5 Km». Alla guida dell'aereo due piloti di lunga e provata esperienza, Roberto Bartoli e Bruno Dini, e con loro il motorista Gioacchino Di Fiore, con il brevetto di 3° grado che lo aveva abilitato al pilotaggio di grossi aerei. Però quelle 115 persone, 108 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio, non arrivarono mai a destinazione perché l’aereo si schiantò sul costone della Montagna Longa, fra Cinisi e Carini, a circa 5 miglia nautiche a Sud dell'aeroporto di Punta Raisi. Tra le vittime un giudice, due giornalisti, un paio di militari e qualcuno che si pensò fosse dei servizi segreti. Qualcun altro non fu mai identificato. Ma vittime del disastro furono anche le 50 vedove e i 98 orfani che non videro mai più i loro cari. Per questo, per non dimenticare, su Facebook è nato un gruppo “MONTAGNA LONGA, 115 vittime: un disastro aereo dimenticato” che oggi conta 1.574 persone. Alcuni di loro sono parenti delle vittime, altri hanno vissuto da spettatori, altri ancora probabilmente non erano ancora nati, ma hanno sentito il dovere di non lasciare che questa tragedia venisse cancellata dalla memoria come se non fosse mai accaduta. Il gruppo è stato fondato da Stella Corigliano, che ha raccolto in maniera minuziosa tutti i particolari del disastro, citando anche due siti: http://montagna-longa.noblogs.org/ e www.montagnalonga.it. E sulla sua bacheca scrive: “…il gruppo di MONTAGNA LONGA […] ha lo scopo di ricordare 115 vittime che non hanno trovato giustizia e i cui familiari ancora non si danno pace. Mentre quello che successe quella sera del 5 maggio 1972 le istituzioni hanno fatto di tutto per cancellarlo, dimenticarlo e fare in modo che fosse dimenticato, dimostriamo che almeno noi non siamo disposti a dimenticare”. E lancia un appello, quello di esporre un fiore dedicandolo alla memoria delle 115 vittime. “Chi vorrà potrà esporlo nella propria casa, chi avrà la possibilità potrà portarlo in cima alla Croce di Montagna Longa”, scrive, “ma tutti quanti possiamo esporre il nostro fiore virtuale su internet…”
Ecco il link alla pagina:
http://www.facebook.com/group.php?gid=36695060962&v=info&ref=search#!/group.php?gid=36695060962&v=wall&ref=search

Siciliainformazioni.it, 05 maggio 2010

Un nuovo sbarco dei Mille. "Per l'Italia una nave dei diritti"

di PAOLA COPPOLA
Una spedizione di italiani che vivono all'estero e torneranno a Genova per un giorno il prossimo 25 giugno: "Denunciamo le derive culturali, politiche e sociali del nostro paese"
MILLE italiani sbarcheranno nel porto di Genova. A bordo della "Nave dei Diritti", così è stato ribattezzato il traghetto di linea che li porterà in Italia alla fine di un viaggio che comincia a Barcellona. Vivono all'estero, non pensano di tornare. Dopo un giorno di navigazione vogliono approdare sulla costa ligure e animare così "Lo Sbarco", un'iniziativa simbolica per denunciare le derive culturali, politiche e sociali del nostro Paese. Appuntamento il prossimo 25 giugno. Nell'anniversario della spedizione dei Mille, questi italiani e diversi cittadini europei scelgono imbarcarsi per l'Italia, per ribadire l'importanza della Costituzione, la sua origine laica e pluralista, e denunciare le derive della politica. Un'iniziativa nata dal basso dall'idea di un gruppo di italiani che vive a Barcellona, maturata la scorsa estate e che in pochi mesi si è diffusa attraverso il passaparola coinvolgendo anche gli altri gruppi di italiani che vivono nelle altre capitali europee.
Oggi "Lo Sbarco" ha superato le 1000 adesioni e ottenuto l'appoggio di diversi intellettuali, scrittori, musicisti, associazioni. Raccontano perché hanno aderito attraverso videomessaggi diffusi sul sito dell'iniziativa 1. Così il nobel Dario Fo: "Potrebbe essere la nave dei pazzi, gente che viene dal mare e porta un apporto alla propria terra". Oppurel nobel José Saramago, che si chiede: "Non tanto tempo fa l'Italia è stata un esempio per l'Europa con Garibaldi, con Verdi. Com'è che è caduta da queste altezze?". Lo scrittore Erri De Luca, invece, testimonia: "Sto con la nave che vuole riportare l'Italia a se stessa". E poi ci sono Lella Costa e Moni Ovadia, il jazzista Paolo Fresu e tanti altri. Dalla parte dello "Sbarco" anche diverse associazioni antirazziste, i No-Tav, la Rete Scuole e gli operai Vynils che occupano l'Asinara, ma non ci sono sigle né partiti politici dietro questa iniziativa che si sta autofinanziando organizzando eventi culturali.
"Assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia", si legge sul manifesto del movimento. Diritti ormai acquisiti sono rimessi in discussione: "Il razzismo cresce, così come l'arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi". Queste le motivazioni degli organizzatori.
La "spedizione" è aperta a tutti. L'obiettivo è raggiungere 1000 biglietti acquistati sul traghetto. In pochi giorni - l'iniziativa è stata presentata ufficialmente la scorsa settimana a Barcellona - si sono superati i 100 biglietti venduti e già ci sono 600 prenotazioni. "Vogliamo portare solidarietà e appoggio a chi vive in Italia perché il nostro Paese attraversa un momento difficile, sembra che si sia persa un po' la bussola e che il patrimonio di credibilità e di autorevolezza di cui godeva anche all'estero si stia progressivamente disperdendo", racconta Andrea De Lotto, milanese che vive nella capitale catalana da due anni dove insegna come maestro alla scuola elementare italiana, che è una delle anime dell'iniziativa. Dai media stranieri - dicono gli organizzatori - l'Italia viene descritta come il paese dei campi rom bruciati, delle aggressioni, delle ronde, delle leggi ad personam, dei decreti di espulsione, per citare alcuni episodi dell'ultimo anno. Andrea continua: "Il nostro vuole essere un contributo e un invito a tornare a parlare di diritti su un piano pre-politico"
"Questa è un'iniziativa che si rivolge alla società italiana che sta diventando sempre più intollerante e conservatrice - dice Laura Calosci che insegna Storia economica all'Università di Barcellona - Ci sono, però, realtà di resistenza che vale la pena sostenere". Chiara Bombardi, 39 anni di Forlì, traduttrice: "È un'azione per portare solidarietà in Italia, un Paese dove, rispetto ai diritti umani, stiamo scendendo sotto qualsiasi livello tollerabile".
La mobilitazione ha preso corpo attraverso la Rete, si aggiorna su Facebook e sta ricevendo adesioni da diversi Paesi, coinvolgendo residenti italiani e stranieri. Sotto il nome "Lo Sbarco" sono nati dei gruppi prima a Bruxelles, poi a Parigi, Atene e Madrid. Altri in Italia: a Genova, Milano, Torino, Roma, in Sardegna e Sicilia. La macchina organizzativa va avanti rapidamente. All'approdo a Genova ad attendere la nave ci sarà un comitato d'accoglienza che si è creato intorno ad Heidi Giuliani e Don Gallo. E il giorno dopo lo sbarco, in alcune piazze della città, con l'appoggio del Comune diversi dibattiti sui diritti negati.
(La Repubblica, 05 maggio 2010)

martedì 4 maggio 2010

Chi produce i programmi Rai? Mediaset di Berlusconi, la principale concorrente

Effetto boomerang di uno scoop del Giornale, edito dal fratello del Premier. Tutto comincia con uno scoop del Giornale. Le mogli di Fini e di Bocchino sono in affari con la Rai, scrive il Giornale. E Italo Bocchino, su Sky, risponde: “Il principale produttore Rai è Endemol, di proprietà del Premier”
La vicenda può diventare una pièce teatrale, Sembra pensata da Feideau. Non c’entrano gli adulteri, ma le mogli e le compagne sì. Ed anche le furbizie che si trasformano in clamorose idiozie. Ma raccontiamola la storia, fin dall’inizio. Con una clamorosa operazione, il 14 maggio 2007, Mediaset si aggiudica l'asta per l'acquisto di Endemol ed entra a vele spiegate in Rai, pressoché indisturbata. L’Endemol così diviene il cavallo di Troia di Mediaset. In partecipazione con una finanziaria Silvio Berlusconi si assicura il controllo di una fetta consistente del palinsesto RAI: la televisione pubblica italiana trasmette 735 ore annuali di programmi targati Endemol. Una occupazione “manu militare” della concorrenza. Mentre la politica, i salotti buoni della finanza e dell’editoria italiana discutono di conflitto d’interesse e l’opportunità di trovare un antidoto al duopolio della tv italiana, Silvio Berlusconi “colonizza” il servizio pubblico senza colpo ferire. Non ha dovuto sparare nemmeno un colpo, glielo lasciano fare sotto gli occhi di tutti. Nessuna reazione, nessuna domanda, nessun dubbio. Oggi il principale competitor del servizio pubblico, Mediaset, fabbrica i programmi della Rai, e si fa pagare una barca di soldi. Avendo le carte a posto. Tutto regolare. Com’è andata? Il 9 marzo del 2007, il gruppo spagnolo Telefónica mette all'asta il suo gioiello Endemol ed il 30 marzo, ultimo giorno utile per presentare le offerte, partecipano alla corsa per l'acquisizione diversi colossi internazionali dell'intrattenimento e dell'editoria, come il gruppo Time-Warner, la Moët Hennessy Louis Vuitton di Bernard Arnault, la Walt Disney, la News Corporation di Rupert Murdoch, l'inglese ITV, la messicana Televisa, e le italiane De Agostini e Mediaset. La Rai non c’è. Per quale ragione? Non lo sappiamo. Di sicuro avrebbe interesse ad aggiudicarsi la gara perché si serve abbondantemente di Endemol e potrebbe finire nelle mani di Mediaset. Un grosso pericolo.

Il 14 maggio Mediaset fa un sol boccone di Endemol. E la Rai si comporta come se niente fosse accaduto. Non fa nulla per”cacciare” l’invasore, non se ne preoccupa nemmeno. Non mette in campo iniziative per limitare l’invadenza di Endemol, cioè di Mediadet, nel suo palinsesto. Le ore di programmi affidate a Mediaset, attraverso Endemol, aumentano invece che diminuire.

Il mondo politico dorme sonni tranquilli. Eppure se Endemol costruisce programmi d’intrattenimento, può imporre la sua “comunicazione”. Se intasca i quattrini della Rai, migliora la sua presenza nel mercato e può reinvestire in progetti che gli permettano di mandare all’angolo la sua unica concorrente, la Rai. Endemol diviene il cuore della Rai ed il core business di Mediaset. Sorprendente, unico.

Immaginate una situazione simile nel mondo del commercio o degli affari. Mettiamo che un ristoratore decida di aprire il suo ristorante in un paesino, che non ne ha nemmeno uno, e che dopo qualche tempo qualcuno ne apra un altro e vi toglie clienti. Allora che fa il ristoratore arrivato per primo, invece che migliorare la sua proposta gastronomica, affida al ristoratore concorrente il catering di alcune pietanze incluse nel suo menu. Con la conseguenza che il concorrente migliora la sua reputazione, decide che cosa devono mangiare i clienti e si arricchisce.

Una decisione simile sarebbe un suicidio, una idiozia immane. E allora perché accade in Rai? Perché la Rai è terreno di conquista e gli uomini che la amministrano rispondono a coloro che li hanno nominati, non agli azionisti. Rispondono, per esempio al governo, che è presieduto dal proprietario dell’altro “ristorante”, la concorrenza. Il caso Endemol è vecchio di due anni, ma non è stato oggetto di particolare attenzione. C’è voluto la crisi del Pdl a farlo arrivare al centro del dibattito politico. Ha cominciato Il Giornale di Silvio Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri. Nel bel mezzo della disputa fra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, cofondatore del Pdl insieme a Berlusconi, il Giornale decide di scendere in campo. La consueta rappresaglia mediatica contro gli avversari del Premier. Consegna alle stampe una edizione quasi monografica del quotidiano, dedicata alle fortune della compagna di Gianfranco Fini, che produce programmi per la Rai.

Dimissionato, Italo Bocchino non se la tiene e racconta in giro, in interviste concesse anche al nemico, come Repubblica, che è vittima di un’epurazione. Perché? Lesa maestà, pretendono di avere diritto al dissenso. L’attivismo di Bocchino però non passa inosservato. Il Giornale della famiglia Berlusconi, dopo avere portato la compagna di Fini in prima pagina, come produttrice di programmi Rai, fa il bis con Bocchino, sbattendo lo sconsiderato in prima pagina. La moglie, così come la compagna di Fini, riceve lauti emolumenti dalla Rai. Anche lei produce programmi per conto del servizio pubblico.

Bocchino si difende: mia moglie, sostiene, faceva questo mestiere anni prima delle nozze. Che cosa avrebbe dovuto fare, imporle di cambiare mestiere? Ma non basta. Le polemiche continuano e la rappresaglia mediatica del Giornale si trasforma in un boomerang perché Bocchino finisce sotto riflettori di Sky, il terzo incomodo della tv italiana, e Maria Latella nel corso di un’intervista gli pone le domande giuste perché non si limiti a difendersi. Così viene fuori il caso-Endemol. Osserva Bocchino: il Giornale fa le buccie a me ed a Fini, perché le nostre signore producono programmi Rai ma c’è Endemnol, di proprietà dell’editore del Giornale, che produce larga parte del palinsesto del servizio pubblico. Silvio Berlusconi, rivela Bocchino, è il più grande produttore di programmi Rai. Non lo sapevate?

Certo che lo sapevano, ma facevano finta di non saperlo. E poi, afferma lo stesso Bocchino, che male c’è? Sarebbe lecito infatti aspettarsi il finimondo, ma non succede niente. Perché? L’affare Endemol è il paradigma di un Paese. E’ irragionevole, arrogante, inspiegabile. Così plateale da risultare perfino stupido. Il boomerang del Giornale lo testimonia. Endemol è un’azienda efficiente ed i contratti sono ineccepibili. Tutto normale, asseriscono le parti in causa. Ma è proprio questa normalità l’anomalia più inquietante. L’opposizione avrebbe dovuto fare ferro e fuoco. Ma come, il servizio pubblico colonizzato dall’avversario più temibile, Mediaset? E il servizio pubblico legato a doppia mandata con l’avversario politico? Non solo il Presidente del Consiglio è il proprietario del network privato ed edita il servizio pubblico attraverso il Tesoro, ma fa buoni affari come proprietario del network privato con il servizio pubblico. Questo matrimonio, avrebbe gridato qualunque opposizione di qualunque Paese, deve finire. Ma non ha gridato nessuno. O ci sono tanti Don Abbondio o tanti produttori programmi Rai un poco ovunque.

domenica 2 maggio 2010

Forum Sociale Felicia e Peppino Impastato 2010. Il programma di tutte le iniziative

CONTRO MAFIA E FASCISMO. LA RESISTENZA CONTINUA!


Giovedi’ 6 maggio Salone Comunale: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum SPAZI SOCIALI

Da Genova 2001 ad oggi…come si sono evoluti i rapporti tra gli spazi sociali e il territorio, quali sono le dinamiche e quali le prospettive future.

Moderatore: Nino Termotto - Laboratorio Zeta Palermo

Interventi di:

Alfonso De Vito – InsuTV

CP Experia Catania

Cloro Rosso Taranto

Figlie femmine Bologna



Venerdi’ 7 maggio Aula consiliare Peppino Impastato: dalle ore 9,00 alle 13,30 e dalle 16,00 alle 20,00 Forum AMBIENTE

Ore 9,00: Proiezione Video “emergenza rifiuti in Campania”

Ore 10,00: Interventi di:

Doriana Sarli: La situazione attuale in Campania

Paola Nugnes e Giuseppe Cristofori: I risvolti economici delle scelte fatte e le alternative possibili

Santina Mondello - Ass. Rita Atria: La responsabilità del sistema rifiuti

Gabriele Dulcetta - Cenciaiolo Coop APAS Pa

Ore 13,00: Presentazione del dossier “Munnizzopoli a Catania e provincia”, a cura dell’ “Ass lavori in corso”

Ore 16,00: Presentazione del nuovo libro di Antonio Mazzeo “I padrini del ponte”, per capire il legame esistente tra la problematica ambientale e gli interessi affaristico-mafiosi che stanno dietro la costruzione del ponte.

Ore 17,00: Forum sull’acqua “Si scrive acqua si legge democrazia”, a seguire proiezione video

Interventi di:

Vincenzo Miliucci - COBAS Nazionale

Lorella Lari - Attac – Forum dei movimenti per l’acqua Bergamo

Antonio Valassina – Associazione Lib-Lab Roma



Presentazione del dossier “Privati dell’acqua” a cura dell’Ass. Lavori in corso

Durante i lavori del forum verrà formulato un questionario sulla gestione dell’acqua che verrà distribuito alla popolazione di Cinisi. I risultati emersi verrano comunicati pubblicamente nella piazza del paese e riportati all’amministrazione comunale.



dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Spettacolo teatrale della compagnia Arte Vox RADIO.
Malasuerte Firenze SUD

Concerto dei Talco gruppo ska-punk .

Sabato 8 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum LAVORO

La giornata è divisa in tre aree:

MIGRANTI – LAVORO PRECARIO – RESISTENZA OPERAIA
Moderatore: Fabrizio Fasulo

Si comincia con approfondimenti sul lavoro dei migranti in un quadro ampio che interconnette gli interessi mafiosi allo sfruttamento del lavoro nero.
Approfondimenti di

Fulvio Vassallo: Sicilia da terra di sbarco a terra di detenzione

Marco Pirrone

Umberto Santino: Globalizzazione e mafie

Emilio Santoro: Carcere e migrazioni

Judith Gleitze: Nuovi scenari dell’immigrazione in Sicilia

Renato Franzitta: Il collegato lavoro. La distruzione dell’art. 18

Soumahoro Aboubakar

Intervento dei lavoratori dell'Italtel di Carini



Dall’analisi si passerà, poi, alle testimonianze dirette dei soggetti che quotidianamente si oppongono alla crisi nei loro posti di lavoro .

Testimonianze di:

Barbara Evola e Luigi Del Prete – Precari scuola

FIOM Termini Imerese

Flai CGIL – Michele Scifo

Francesco Piobbichi - Arancia Metalmeccanica

Rdb-Napoli
Si proiettera’ un video a cura del Laboratorio Zeta “La terra (e)strema”, una raccolta di immagini e racconti sul lavoro bracciantile dei migranti, sullo sfruttamento e le vessazioni del caporalato, una denuncia della totale assenza della protezione sindacale nelle campagne.







Salone Comunale: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum LA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA E IL NEOFASCISMO BERLUSCONIANO



Moderatore: -Salvo Vitale: “La nuova Italia della P2“

Interventi:

Pino Maniaci (Tele Jato): “L’informazione tra repressione mafiosa e censure politiche”

Leo D’Asaro (storico): “Informazione e consenso politico”

Antonio Ingroia (magistrato): “Leggi, progetti, prospettive di stravolgimento della Costituzione”

Testimonianze varie



dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Presentazione del libro “I fiori di Faber” con Claudio Porchia
con l’esecuzione di alcuni brani di De André da parte del collettivo musicale “Peppino Impastato”.
Esibizione Stasi, Carmina Solis special guest Radiodervish

Domenica 9 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum sull'esperienza politica e rivoluzionaria di PEPPINO IMPASTATO

Dall’antimafia alla politica di movimento, dagli 70 ai giorni nostri: la lotta continua!!!

Moderatori: Umberto Santino e Giovanni Impastato

Presentazione del libro “Storia del movimento antimafia” di Umberto Santino

Interventi di:

Salvo Vitale: Peppino e l’antifascismo

Paolo Arena: Peppino e la militanza politica

Carlo Bommarito: Peppino e il territorio

Andrea Bartolotta: Peppino e l’esperienza radiofonica – presentazione del libro “Onda pazza 2 – Terrasini”

Valerio Monteventi

Associazione "La lotta continua"



Le resistenze di oggi

Contributi di:

CAU NAPOLI

Comitato Resistenze Marzabotto

ANPI

Comitato 3 e 32 L’aquila

Associazione Walter Rossi ROMA

Centro di Documentazione Francesco Lorusso Bologna

Radio Cento Passi



Le conclusioni sono affidate al Forum Sociale Antimafia

Ore 15,00: Elaborazione documento conclusivo a cura delle realtà del forum sociale



A seguire CORTEO da Radio Aut a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Concentramento ore 17,00 Sede di Radio Aut Corso Vittorio Emanuele -Terrasini

Partenza ore 18,00

Arrivo a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Corso Umberto I, 220 - Cinisi



dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Apertura di Il bello, il bullo e il grattino

A seguire Pupi di Surfaro

Chiuderanno la serata Alessandro Mannarino e Alfio Antico e …

Durante tutti e quattro i giorni dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 presso il Salone Comunale di Cinisi (Piazza Vittorio Emanuele Orlando) sarà esposta la mostra “Peppino Impastato, vita, lotta e memoria” foto, dipinti e collage a cura di Pino Manzella, Guido Orlando, Paolo Chirco, Beny Vitale

( 9 maggio 2010 )

PRIMO MAGGIO. Cortei a Milano e Torino, sit-in a Iglesias. A Portella (Sicilia) la Cgil insieme all'Anpi

Per centinaia di lavoratori festa triste davanti ai cancelli chiusi. Decine di milgliaia in corteo nei capoluoghi lombardo e piemontese. Atto vandalico a Udine PALERMO - E' stata una festa del primo maggio amara quella trascorsa da centinaia di lavoratori siciliani costretti alla cassa integrazione o alla mobilità in una regione che è al primo posto per il tasso di disoccupazione (13,9%), un dato che diventa ancor più drammatico se si considera che il tasso arriva al 38,5% tra i giovani. A Portella della Ginestra, dove nel 1947, mentre si celebrava la festa del lavoro vennero massacrati decine di lavoratori dalla banda di Salvatore Giuliano contadini e bambini, si è svolta la consueta commemorazione con bandiere di sindacati, musica, famiglie allegre e, per la prima volta, con la partecipazione dell'Associazione Nazionale Partigiani.
In diverse fabbriche e aziende siciliane invece ha prevalso l'angoscia tra i lavoratori davanti le aziende chiuse. Come alla Sat di Aci Sant'Antonio (Catania), dove oltre 150 persone sono in cassa integrazione: "E' una giornata triste - dice un lavoratore - L'azienda chiude e io non so che fare. Dove trovo un impiego a 47 anni?". I dipendenti hanno anche creato un profilo su Facebook per supportare la loro lotta e lunedì il sindaco Giuseppe Cutuli ha convocato una riunione in comune cui sono invitati i sindacati e la Regione per cercare di trovare soluzioni.

Preoccupazione anche a Termini Imerese, nel Palermitano, dove il 3 maggio gli operai della Fiat dovrebbero tornare a lavorare dopo la Cig, ma con un futuro tutt'altro che roseo vista la conferma della chiusura della fabbrica data dall'Ad Marchionne e l'annuncio di una nuova cassa integrazione a partire dal 20 maggio prossimo. "Ma è certo - dice la segretaria regionale Fiom Giovanna Marano, che oggi è andata a trovare i lavoratori della Sat - che non staremo con le mani in mano a guardare la fabbrica che chiude".

All'Italtel di Carini (Palermo), con 60 operai in Cig su circa 200, le famiglie dei lavoratori hanno festeggiato davanti al gazebo montato per presidiare la fabbrica.
E scontenti, oggi, erano anche i tanti commessi dei negozi palermitani i cui proprietari per arginare il calo delle entrate hanno deciso di aprire le saracinesche. Nessuno parla ma si capisce che l'apertura del primo maggio non è andata loro a genio.
E da contrappunto ai negozi, soprattutto i grandi magazzini, aperti fanno le vetrine sparse in tutta la città con la scritta "Affittasi" o "Chiuso", segno di una crisi che non accenna a terminare.

Il Primo Maggio in Sardegna è stato di lotta sul ponte di Campo Pisano per i lavoratori della Rockwool di Iglesias, che da oltre due settimane stanno si sono accampati sulla statale 130 che collega Cagliari ad Iglesias, all'altezza dell'ingresso della miniera di Campo Pisano, sede dell'Igea. Oggi, gli operai della fabbrica di lana di roccia, chiusa da oltre un anno, hanno messo in atto un sit-in attorno allo svincolo del ponte, rinominato "Un ponte per il lavoro" in direzione Cagliari. "Salite sul ponte insieme a noi per il lavoro - dicono in una nota - La nostra lotta proseguirà ad oltranza: rivendichiamo il lavoro che la Rockwool, multinazionale danese, ci ha portato via. Chiediamo al governo e alla Regione sarda - dicono - una ricollocazione entro il 30 giugno. Il ponte per il lavoro è la lotta per tutto il Sulcis Iglesiente, invece, non ci pensa nessuno".

Milano. La manifestazione per celebrare la Festa, cui hanno partecipato oltre 30 mila persone, ha preso il via a Porta Venezia e si conclusa in piazza del Duomo, con i comizi dei segretari regionali. Gli slogan sono stati incentrati sulla difesa del lavoro e sul superamento della precarietà. Al corteo hanno partecipato molti lavoratori di aziende lombarde in crisi. Si è notato un gruppo di ultraquarantenni che, con uno striscione, denunciano la loro condizione: "Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare".

Torino. Affollatissimo il centro della città per questo Primo Maggio: il corteo sindacale si è mischiato con le numerose comitive di pellegrini diretti all'Ostensione della Sindone, alla vigilia della visita del Papa. In piazza Castello, dove si è tenuto il comizio, le bandiere dei sindacati e gli striscioni con i nomi delle aziende in crisi si sono mescolate con le pettorine viola dei volontari del comitato dell'Ostensione.
Al corteo sindacale hanno partecipato oltre 30 mila persone. Presenti, tra le altre autorità, il sindaco Sergio Chiamparino, il presidente dell'Anci (molto applaudito dai cittadini lungo il percorso), il vicepresidente della Regione Roberto Rosso, il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e l'ex presidente della giunta regionale Mercedes Bresso.

C'è stato un odioso atto vandalico a Udine, in pieno centro, contro una iniziativa di sensibilizzazione sulle "morti bianche". Nella notte, ignoti hanno distrutto diversi manichini rivestiti con tute blu, che il fotografo Angelico Benvenuto aveva piazzato in via Paolo Sarpi "proprio per far riflettere la gente, in questo primo maggio, sulle morti sul lavoro". Sulla vicenda stanno indagando Carabinieri e Digos. I manichini rotti sono stati ripristinati, mentre quelli rubati sono stati sostituiti. "La mostra - provocazione - ha detto Benvenuto - rimane quindi intatta e sta lì a interrogare tutti coloro che passano per la città". La mostra era stata voluta congiuntamente dalla provincia di Udine e dal comune ed era stata inaugurata due giorni fa.
(La Repubblica, 01 maggio 2010)
FOTO. La manifestazione di Portella delle ginestre (l'intervento di Raimondo Ricci, presidente dell'Anpi)

Primo maggio, Cgil-Cisl-Uil a Rosarno. "Un piano straordinario per il lavoro"

di GIUSEPPE BALDESSARRO
Nella piana di Gioia Tauro i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e 30 mila persone. Bonanni: "fare di più sui temi dell'occupazione e dell'immigrazione"

ROSARNO - "Ricostruiamo il nostro futuro", recita uno striscione lungo 15 metri del sindacato di Reggio Calabria. Ed è il senso del Primo maggio che Cgil, Cisl e Uil hanno voluto a Rosarno, nel cuore della Piana di Gioia Tauro, con i tre segretari generali in piazza. E da qui, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha faato partire la sua richiesta al governo: "Serve un piano straordinario per il lavoro". Sono arrivati da tutta la Calabria e da diverse parti d'Italia per il corteo nella terra in cui lo sfruttamento dei braccianti agricoli ha scatenato, a gennaio scorso, la reazione dei lavoratori extracomunitari. C'erano anche alcuni di loro a sfilare in corteo partito dalla Rognetta, fabbrica dismessa e occupata per mesi dai disperati di mezzo mondo. Schiavi, per due euro e mezzo di lavoro all'ora, che ciclicamente consumano le loro vite negli agrumeti di Rosarno, Rizziconi, Melicucco e Gioia Tauro. In 8 mila hanno raggiunto la Piana per riempire Piazza Valarioti, in quella che è stata definita una delle capitali dello sfruttamento dei lavoratori nel sud Italia. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno voluto ripartire da qui. Per dire "che il lavoro non ha colore, che non ha coordinate geografiche" e che "la dignità degli uomini e delle donne non può essere messa in discussione. Siano essi lavoratori dei campi, operai nelle fabbriche o insegnanti". Dall'ex fabbrica della Rognetta, la manifestazione si è distesa fino al centro della città. Un corteo al quale, tuttavia, la gente della Piana di Gioia Tauro ha fatto mancare un'adesione massiccia. C'erano tanti gonfaloni, le organizzazioni sindacali strutturate, ma mancavano i rosarnesi, "offesi - dicono sul posto - dall'etichetta di paese razzista, intollerante e di 'ndrangheta". Parola mai citata dal palco, né scritta su alcuno dei molti striscioni. Eppure a Rosarno, solo due giorni fa, c'è stato il blitz della Dda contro il clan Pesce uno dei più potenti della Piana. Un nome che fa paura
Per Guglielmo Epifani, "Rosarno non è un'altra Italia, Rosarno è Italia". Un posto come "purtroppo ce ne sono molti nel nostro Paese". Per questo, secondo il segretario generale della Cgil "servono risposte vere da parte del Governo. Risposte "strutturali". "Oggi siamo a Rosarno - ha aggiunto Epifani - per dare appunto un segno di speranza a chi ci crede ancora, a chi pretende rispetto". Da qui per dire che bisogna "bisogna mandare un messaggio chiaro, perché nessuno resti solo". Secondo Epifani, che ha chiuso gli interventi dal palco, "finché si chiuderanno gli occhi sul precariato non andremo mai avanti, le battaglie si vincono insieme". Il segretario ha dedicato parte del suo intervento al "vero e più grave problema della Calabria", sottolineando che "dove c'è mafia non può esserci sviluppo, occupazione ed investimenti". Un invito al Governo perché "faccia di più sui temi dell'occupazione e dello sviluppo" è arrivato dal segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il quale ha ricordato come "nell'agenda dell'esecutivo è sparita la parola mezzogiorno". Si tratta insomma, per il leader della Uil, di "essere conseguenti rispetto ai temi dell'occupazione, evitando che a governare i processi sia soltanto la finanza". Luigi Angeletti, dal canto suo, ha detto che in una fase di crisi come quella attuale: "Il Governo deve usare il denaro per pensare al benessere dei suoi cittadini. Sapendo che il benessere si ottiene solo con il lavoro" Bisogna insomma "cominciare a fare sul serio le riforme che devono riguardare il fisco in direzione della lotta all'evasione fiscale".
(La Repubblica, 01 maggio 2010)

L'Ars ha approvato il Bilancio e la Finanziaria, il Pd sorride ma si spacca sul voto

di Salvatore D'Anna
Mezzanotte è passata da un pezzo, l'Assemblea regionale siciliana non è stata sciolta. La lunga notte della Finanziaria è diventata prima mattina, quindi pomeriggio e, dopo una maratona ininterrotta lunga 24 ore, l'Ars ha approvato Bilancio e Finanziaria. Poco dopo le 13 è stato approvato tutto l'articolato della manovra. 77 i deputati presenti, 76 i votanti. 51 i sì, 24 i voti contrari, un deputato astenuto. Dopo il voto, la giunta di governo presieduta da Raffaele Lombardo si è riunita e ha approvato la nota di variazione al bilancio della Regione, atto propedeutico per il voto finale al Bilancio da parte dell'Aula, arrivato alle 14.42 con 50 voti a favore, 26 contrari e un astenuto insieme al rompete le righe del presidente Cascio. Il Pd ha votato a favore della Finanziaria, dopo avere portato a casa quasi tutte le richieste fatte a Lombardo: dal credito d'imposta all'ampliamento della platea dei siciliani esenti dai ticket sanitari diagnostici, e ancora la ripubblicizzazione della gestione delle risorse idriche, l'apertura pomeridiana delle scuole nei quartieri a rischio, la riorganizzazione e riduzione delle società partecipate, l'istituzione delle zone franche. Una finanziaria "rossa", come scherzava (poi neanche tanto) stanotte qualcuno tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. "Sapevamo che il percorso sulle riforme non sarebbe stato facile, ma avrebbe potuto portare a risultati importanti: oggi si fa un passo avanti, abbiamo più di un motivo per essere soddisfatti", dice il capogruppo del Pd Antonello Cracolici, che però in aula, durante le dichiarazioni di voto, ha puntualizzato: "Non stiamo votanto la fiducia a questo governo, che non è il nostro". Resta però il dissenso all'interno del gruppo. In tre, Giovanni Barbagallo, Bernardo Mattarella e Miguel Donegani, non hanno votato. "Non abbiamo partecipato al voto della finanziaria poiché quei timidi segnali positivi presenti non sono inseriti in un progetto di sviluppo complessivo per la nostra Regione", dicono. "Non sottovalutiamo - aggiungono - l'impegno del Pd in questa finanziaria. L'abolizione dei ticket per gli esami specialistici, il tentativo di un ritorno alla gestione pubblica dell'acqua, il credito d'imposta per l'occupazione, le zone franche urbane, gli interventi per l'agricoltura, per gli artigiani e per il mondo della cooperazione, vanno nella giusta direzione, ma sono assolutamente insufficienti. Abbiamo insieme sperato che la svolta si potesse realizzare ma, in realtà, non c'é stata una vera inversione di tendenza. Si è persa l'ennesima occasione". A votare contro la Finanziaria, Udc e Pdl. La notte non ha certo portato consiglio agli animi inquieti dei nostri parlamentari, che fino a stamattina hanno litigato anche sui fondi da destinare a Giampilieri, Scaletta Zanclea e ai comuni colpiti dall'alluvione nel messinese, oltre che sui precari dei consorzi di bonifica. Il presidente dell'Ars Francesco Cascio ha sospeso la seduta e convocato una riunione dei capigruppo durata più di un'ora. Troppi gli scontri in aula tra governo e opposizione, con i deputati del Pdl che hanno contestato ogni singolo emendamento. Le accuse alla giunta arrivate in aula dai lealisti sono chiare: i vari assessori hanno tentato di "infilare" e distribuire finanziamenti all'ultimo minuto. Non si capisce quando tutto potrà finire. Pare che all'Ars sia arrivato anche Gianfranco Miccichè, che si trova a Palermo per la consegna delle Stelle del Lavoro 2010. Sentito dai giornalisti al Politeama, il leader dei "ribelli" ha commentato lo stallo della manovra. "Non può che finire bene. Non si può essere mandati all'assemblea regionale, farsi votare dalla gente, poi fare il possibile per affossare questa terra. Non è dignitoso non è etico. Non posso credere che 90 parlamentari non stiano lavorando per il bene di tutti. Se stanno lavorando per la Sicilia la finanziaria si farà e bene e finirà in tempi brevi sennò cominciamo a denunciare chi non lavora per il bene di tutti ed evitiamo di votarlo la prossima volta". Proviamo a riassumere quanto approvato nelle ultime convulse ore. Alla fine il governo ha rinunciato alla strada del maxi-emendamento, e si è proceduto con l'esame dei singoli articoli. Passa il finanziamento da cinque milioni di euro per le cooperative edilizie che ristruttureranno edifici nei centri storici. Zone franche urbane, con esenzione delle tasse sulle attività produttive, saranno istituite in tutte le province. Per esempio ne nascerà una a Palermo, a Brancaccio, un'altra a Librino, Catania. Per le zone franche stanziati 45 milioni di euro fino al 2013. Venti milioni di euro alla discarica di Bellolampo a Palermo. Si allarga la fetta di esenzione dal ticket sanitario per esami diagnostici e nei laboratori di analisi. L'articolo 106, infatti, innalza il valore dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), finora fissato a 9.000 euro. Stanziati 150 milioni di euro per Termini Imerese, indennizzati i viticoltori per i danni per la peronospora, via all'apertura delle scuole nel pomeriggio nelle aree degradate e a rischio. Nel corso della notte, intorno all'una, ci sono stati momenti di tensione in aula, quando sono volate parole grosse tra Fabio Mancuso del Pdl, che aveva appena terminato il suo intervento, e Bruno Marziano del Pd. E mentre gli assistenti parlamentari tentavano di calmare gli animi dei due, è scoppiato il parapiglia fra altri due parlamentari, Vincenzo Vinciullo (Pdl) e Franco Mineo (Pdl Sicilia): questa volta, oltre alle parole, c'é stato anche qualche spintone.
Da SiciliaInformazioni, 01 maggio 2010

giovedì 29 aprile 2010

Sicilia. Il Pd voterà la finanziaria solo se l'acqua tornnerà ad essere a gestione pubblica, nelle mani dei comuni

di Ignazio Panzica
Finanziaria regionale 2010. Il Pd ha ribadito le sue quattro proposte qualificanti che dovranno figurare nel testo che, alla fine, dovrà essere esitato dall’Ars. Si tratta di veri e propri “paletti politici di confine”, non contrattabili. Le condizioni necessarie per ottenere il voto di sostegno del Pd siciliano al documento finanziario in discussione:
1) ripubblicizzazione della gestione delle reti idriche; 2) aumento del numero dei siciliani aventi diritto all’esenzione dal ticket sanitario per talune delicate prestazioni mediche e diagnostiche specialistiche (tac, risonanza magnetica, etc); 3) istituzione del tempo prolungato al pomeriggio nelle scuole siciliane ; 4) avvio della revisione e/o accorpamento delle 38 società regionali collaterali, partecipate o controllate, e degli enti pubblici ormai ad attività ridotta tipo l’Esa. Ma è la ripubblicizzazione dell’acqua, l’indicazione politica prioritaria, che darebbe un segno tangibile della “discontinuità” con le precedenti gestioni governative del centrodestra siciliano. Per intanto il Lombardo ter, in Commissione Bilancio, ha fatto propri gli emendamenti Pd sull’acqua, trasformandoli nei corposi articoli 50 e 51 del testo della Finanziaria esitata per la votazione in aula. Per rafforzare ulteriormente la strada odierna della ripubblicizzazione dell’acqua, lo stesso Pd, il segretario regionale Giuseppe Lupo e Giovanni Panepinto hanno già depositato un sub emendamento che propone, ai sensi dell’art.14 dello Statuto autonomo della Regione, di far dichiarare l’acqua e il suo sistema di gestione: “bene e servizio pubblico privo di rilevanza economica”. Ossia riuscire a fissare in una norma di legge di valenza parastatutaria, il principio dell’Onu secondo cui l'acqua è un bene vitale per l'umanità. Come bene collettivo, indisponibile nella sua gestione sia al commercio che al profitto dei privati. Esattamente quello che ha già prodotto - con omologhe modifiche statutarie già approvate in ben 143 comuni siciliani di tutte le nove province dell’Isola - il movimento dei sindaci per “l’acqua bene pubblico”. Opinione che ormai rappresenta fisicamente un milione e mezzo di cittadini siciliani, contrari alla devoluzione ai privati della discrezionalità nella gestione delle reti idriche comunali e regionali. “Con il proposto articolo 50 della Finanziaria ci stiamo impegnando ad identificare il criterio giuridico e contrattuale per potere giungere alla risoluzione, in modo meno oneroso possibile – spiega Giovanni Panepinto deputato regionale del Pd ed uno dei portavoce del “movimento dei 143 comuni” - dei contratti di gestione affidata ai privati, attualmente attivi in sei province su nove. Sfruttando la possibilità di utilizzare, nel frattempo, la decisione del parlamento nazionale che ha recentemente abrogato, comunque, l’articolo 148 del Dlgs n°152/2006, ossia la cancellazione degli Ato idrici”. “Invece, con l’articolo 51 della Finanziaria, con la creazione del Comitato consultivo degli utenti, da allocare presso l’Assessorato regionale all’Energia – incalza Panepinto – abbiamo cercato di realizzare giuridicamente una camera di compensazione regionale permanente, per identificare e porre sotto vigilanza i costi del servizio idrico, a tutela delle tasche e dei diritti civili dei cittadini –consumatori.” Non vi è dubbio che se all’Ars dovessero essere approvate anche queste due norme di legge sulla ripubblicizzazione dell’acqua in Sicilia, ci troveremmo di fronte ad un fatto storico, di valenza politica e di vantaggiosità economica, pari alla già esitata riforma sul sistema regionale dei rifiuti. Che, oltre a cancellare gli Ato, ha posto delle condizioni di legge oggettive per rendere tecnicamente non più praticabile la realizzazione dei termovalorizzatori nell’ambito del territorio regionale.
Da SiciliaInformazione, 27 aprile 2010

Corleone. Il “5 per mille” per le opere d’arte a Corleone

L’Associazione OMNIA onlus, in collaborazione con il Comune di Corleone e la Curia arcivescovile di Monreale e la partecipazione delle associazioni culturali operanti a Corleone CEPROS, PALLADIUM, ROTARY CLUB CORLEONE, SAN LEOLUCA, IL ZERO con il Comitato del Venerdì Santo e con l’associazione dei Medici di Corleone, propone ai suoi concittadini un modo innovativo e del tutto originale per destinare il “5 per mille” in occasione della prossima dichiarazione dei redditi: la quota che ogni persona, ogni anno, destina a enti o associazioni, potrà essere versata – ovviamente in modo gratuito - per il restauro di alcuni beni artistici corleonesi. Aderire all’iniziativa è facile e non costa nulla: basta cercare nei moduli della dichiarazione dei redditi (UNICO PF, mod. 730, CUD 2010) lo spazio “scelta per la destinazione del cinque per mille”, mettere la firma nell’apposito riquadro “sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e scrivere nello spazio dedicato il seguente codice fiscale 92002760822. Le opere sono state individuate da un apposito comitato di gestione, presieduto dal sindaco Nino Iannazzo e composto da Maria Billeri, don Bernardo Briganti, Domenico Ferrara, Chiara Filippello, Giuseppe Puccio, Emiliano Somellini.
Il comitato curerà la programmazione degli interventi e la gestione delle risorse, rendicontando le attività svolte e le spese sostenute. Le cinque opere d’arte che saranno restaurate per l’anno 2010 sono state individuate nella Madonna del Rosario della Chiesa di San Domenico, l'Angelo custode della Chiesa di San Leoluca, la Macchina della Misericordia della chiesa della Misericordia, la tela di San Leoluca della Chiesa Madre, l'altare ligneo policromo della Chiesa dei Cappuccini quest’ultimo oggi esposto alle intemperie ed oggetto di un recente progetto di messa in sicurezza redatto dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Palermo.Gli interventi di restauro verranno realizzati progressivamente in relazione alle disponibilità di risorse raccolte.
“È un modo nuovo – dice Giusy Iaria, presidente dell’Associazione Omnia onlus – di interpretare il nostro appartenere alla comunità corleonese, oggi più che mai viva ed attiva”. “Ogni anno, in questo periodo – spiega il sindaco e presidente del comitato di gestione Nino Iannazzo – veniamo bombardati da decine di messaggi pubblicitari sul 5 per mille. Il più delle volte gli interventi, sia pur importanti, sono realizzati a decine di chilometri di distanza della nostra realtà e i loro effetti sono percepiti in maniera mediata. Proponiamo un modello che ci consenta di recuperare o preservare il nostro patrimonio artistico culturale senza ulteriori dispendio di risorse economiche. Questo modello, da poter esportare anche in altri contesti, consentirà ai contribuenti di monitorare l’effettivo utilizzo delle risorse assegnate e di beneficiare direttamente degli interventi. È un bell'esempio di collaborazione tra istituzioni e associazioni cittadine, che nella Città d’arte delle cento chiese ancora mancava”. Per informazioni è possibile visitare i siti www.omniaonlus.org e www.comune.corleone.pa.it o iscriversi al gruppo su facebook 5 x mille opere d’arte a Corleone.

lunedì 26 aprile 2010

Sondaggio tra gli studenti del Centro Pio la Torre: "Mafia più forte dello Stato"

E' quanto emerge dall'indagine demoscopica curata dal Centro Pio La Torre di Palermo. Intervistati gli alunni di 82 scuole in tutta Italia. Il rapporto fra mafia e politica viene ritenuto molto o abbastanza forte dal 95% degli intervistati
"La mafia fa schifo e deve essere sconfitta, ma lo Stato sia più presente tra la gente". Il giudizio dei giovani sulla mafia è assolutamente negativo, ma è accompagnato da un'ampia sfiducia sulla possibilità di liberarsene a breve fino a considerarla più forte dello Stato.
E rimane grande la distanza rispetto ai politici e alla classe dirigente, ritenuti responsabili dei processi corruttivi nella vita pubblica. Questi i risultati più rilevati di una vasta indagine sulla percezione del fenomeno mafioso realizzata dal Centro Pio La Torre di Palermo, su scala nazionale, attraverso un questionario che è stato distribuito tra gli studenti di 82 scuole superiori. Il rapporto fra mafia e politica viene ritenuto molto o abbastanza forte dal 95% del campione, questa volta senza significative differenze a livello territoriale. Una quota alta e una diffusione della sfiducia vasta a livello territoriale. Forse è anche per questo che gli studenti intervistati non sono affatto ottimisti sull'esito della lotta alla mafia. Intanto è radicata la convinzione che quest'ultima sia più forte dello Stato, come afferma ben il 55%, anche se è curioso osservare che tale convinzione è inversamente proporzionale alla percezione di influenza della mafia sull'economia regionale, infatti risponde in tal senso il 64% circa degli studenti laziali e Centro settentrionali, il 56% di quelli residenti in Calabria e Basilicata ed il 51% dei siciliani. Sconfortante è, infine, il dato sulle possibilità di liberarsi da questa piaga: solo il 26% del campione ritiene che la mafia potrà essere definitivamente sconfitta. Particolarmente sfiduciati sembrano i ragazzi del Lazio (solo il 18%) e quelli del Centro Nord (il 25%); ci contano di più i calabresi e i lucani (30%) ed i siciliani (28%). Per questi ultimi, però, la fiducia è in costante caduta: lo scorso anno infatti la percentuale di coloro che ritenevano possibile la sconfitta della mafia si attestava al 37%. Si sarebbe registrata, dunque, una caduta della fiducia di oltre dieci punti percentuali. La fiducia nei magistrati e nelle forze dell'ordine appare ben più alta in Sicilia e tra i calabrolucani che in Lazio. Nel Centro-Nord il dato di fiducia verso i magistrati è più basso che al Sud, mentre vi è maggiore fiducia verso le forze dell'ordine rispetto al Lazio. Il 36% degli studenti ritiene che la mafia possa rappresentare un forte ostacolo per la costruzione del proprio futuro, sono gli studenti del Mezzogiorno a nutrire i maggiori timori: il 59% dei calabresi e dei Lucani, il 42% dei siciliani contro il 29% dei Laziali ed 24% dei centro settentrionali. La piena consapevolezza dell'influenza della mafia sul mondo del lavoro da parte dei giovani viene confermata dalle risposte fornite alla domanda circa i fattori che permettono alla mafia di continuare ad esistere. Infatti, mentre gli studenti delle regioni sud e insulari pongono al terzo posto la mafia come causa delle scarse opportunità di lavoro presenti nei loro territori, gli studenti del centro e del nord, collocano tale fattore al quarto posto per importanza, su un totale di otto fattori. Da rilevare, al proposito, che la corruzione della classe dirigente viene indicato come primo fattore dalla maggioranza degli intervistati ed in tre delle aree territoriali considerate (Sicilia, Lazio e Settentrione). Fanno eccezione la Calabria e la Basilicata dove il primo fattore è la bassa fiducia nelle istituzioni. Ma, a fronte della piena e diffusa consapevolezza delle capacità della mafia di condizionare il mercato del lavoro locale, i giovani sembrano determinati a non scendere a patti con i mafiosi; in questo addirittura i giovani del Sud sembrano mostrare, in proporzione, una maggiore determinazione rispetto ai coetanei del Centro e del Nord: ricorrerebbero ad un mafioso per avere un posto di lavoro solo il 15% dei calabresi e dei Lucani, il 24% dei siciliani, il 23% dei laziali ed il 20% dei centro settentrionali. Per quanto riguarda l'informazione sul fenomeno, secondo i siciliani "parlano adeguatamente" della mafia i giornali nel 51% dei casi, la Tv nel 52%, i libri nel 33,6%. Per i calabro/lucani i giornali nel 64,1% dei casi, la Tv nel 69,2%, i libri nel 30,8%. Nel Centro-Nord, invece, i libri stanno al 50,9%, i giornali al 35,1%, la Tv al 37,8%. Nel Lazio i libri sono al 38,8%, i giornali al 43,9%, la Tv al 47,5%. Tali numeri dicono, in effetti, che per molti la Tv, più che un mezzo adeguato, è l'unico mezzo di informazione, e che nel Centro-Nord si leggono più libri che al Sud. In tutte le regioni circa il 40% discute del tema anche con i propri familiari. "Se la classe dirigente del Paese sapesse ascoltare quanto proviene da questi studenti dovrebbe cambiare la propria politica. Sarebbero più difficili le pratiche devianti, sarebbe più forte il rispetto dell'etica della responsabilità, si rafforzerebbero senso civico e difesa del bene comune", dice il presidente del Centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco.
(La Repubblica, 26 aprile 2010)

domenica 25 aprile 2010

Calcio. Il Prizzi proiettato verso la promozione. Ieri ha battuto il Pro Favara per 3 a 2

U.S.D. PRIZZI 3 - PRO FAVARA 2
USD.PRIZZI: Dario Pomilla (47’ Pantaleo), Venezia, Giannini, Di Gregorio, Tuzzolino (47’Alberto Galluzzo, Carmelo Galluzzo, Costanza ( 47’Di Giovanni), Romano, Canzoneri.
PRO FAVARA: Giardina, Martorana Milioti, Pitruzzella, Arnone, Puccio, Schifano, Salemi, Valenti, Cerosi, Favara
ARBITRO: Salvatore Riso di Enna collaboratori ignori Bevilacqua e Ensabella di Enna
RETI: 24’ Favara – 27’ Cannella – 46’ s.t. Valenti - 49’ s.t. ’ Alberto Gaqlluzzo – 9’ st. supplementare Alberto Galluzzo.
Prizzi: Un Prizzi caparbio e deciso
supera un grande Pro Favara intraprendente e probabilmente sfortunato. I palermitani ci hanno creduto sino alla fine e con Galluzzo hanno acciuffato prima il pari al 94’ del secondo tempo e poi la vittoria finale al 9’ minuto del secondo tempo supplementare con un gol di Alberto Galluzzo che proietta il Prizzi verso la promozione. Partita con inizio prudente da parte delle due squadre. La rete del vantaggio degli agrigentini arrivava al 24’ con un gran tiro di Favara. Il pareggio del Prizzi dopo 3 minuti. Al 27’ quando, con un secco diagonale, Cannella batteva Giardina. Si andava al riposo sul pari 1 a 1. Secondo tempo giocato con grande intensità sino al 48’ quando Tuzzolino in area trattiene per la maglia un avversario è rigore: il signor Riso non ha dubbi. Valenti dal dischetto non sbaglia. E’ 2 a 1, ma il Prizzi non si rassegna ed in pieno recupero Alberto Galluzzo pareggia. Si andava ai supplementari dopo il primo round supplementare finito in parità al 9’ minuto del secondo tempo Alberto Galluzzo risolveva una mischia in area e dopo un tentativo di Cannella batteva Giardina segnando la sua seconda rete ed il vantaggio dei palermitani. Vano l’assedio degli ultimi minuti dei calciatori del Pro Favara che sino alla fine cercavano disperatamente il pari che li avrebbe portati alla lotteria dei rigori. Il Pro Favara esce a testa alta dal campo nonostante la sconfitta. Per il Prizzi l’avventura continua grazie alle magie del bomber Alberto Galluzzo.
Cosmo Di Carlo
NELLA FOTO: Il bomber Alberto Galluzzo

venerdì 23 aprile 2010

L'EDITORIALE. Berlusconi-Fini: quella ferita al corpo mistico del sovrano

di EZIO MAURO
IN QUELLO stesso spazio televisivo dov'era nato sedici anni fa il "miracolo" berlusconiano, ieri si è scatenato l'inferno del Cavaliere: il numero due del Pdl, cofondatore del partito e terza carica dello Stato, che contesta pubblicamente la sua leadership e critica la sua politica, rispondendogli colpo su colpo, chiamandolo per cognome, e poi durante la replica concitata del premier si spinge sotto il palco col dito alzato, negando le accuse e restituendole.
Il partito è sotto shock per la ferita inferta in diretta al corpo mistico del leader più ancora che al suo ruolo, per il delitto inconcepibile alla sovranità perenne berlusconiana, per il primo gesto di autonomia e di indipendenza del quindicennio, vissuto non solo come una rottura ma come un sacrilegio. Il Cavaliere, abituato alle apoteosi, resta palesemente senza copione, sotto lo sguardo delle telecamere e degli italiani, in uno psicodramma che è insieme privato e di Stato, come tutto ciò che lo riguarda. I numeri sono tutti dalla sua. Ma il sipario del suo lungo talk show con l'Italia è irrimediabilmente strappato.

Ci vorrebbe infatti Hitchcock, più che qualche scienziato della politica, per spiegare lo spettacolo inedito di ieri, la profondità teatrale della ferita in scena, la tempesta in arrivo sul fondale. I volti, le mani, i gesti, contavano più delle parole, come accade nei rari momenti della verità, quando davvero i nodi vengono al pettine. Qui il nodo è talmente aggrovigliato, e da anni, che può scioglierlo solo la spada. E infatti finirà così. Cozzano insieme, con il fragore spettacolare di ieri, due mondi alleati ma inconciliabili, due figure politiche legate ma divaricate, due uomini che si devono reciproca riconoscenza ma non si sopportano più, e infine e soprattutto, due culture politiche che la velocità del predellino e la cartapesta televisiva non sono riuscite a fondere, perché negli ultimi due anni sono cresciute in direzioni opposte e per questo dovranno separarsi. Una è una cultura conservatrice in senso moderno, repubblicana e costituzionale. L'altra è estremista e rivoluzionaria, proprietaria e post-costituzionale.

Dopo le elezioni regionali, vinte grazie alla Lega, il premier ha fatto capire a tutto il sistema che questo finale di legislatura si giocherà a destra e nel governo interamente sotto il segno della diarchia Bossi-Berlusconi. Fini è escluso, ridotto a un ruolo di comprimario, fuori dall'asse ereditario, estraneo anche alle strategie che preparano il futuro: nessuna riforma interessa in realtà il Cavaliere, il patto con Bossi riguarda esclusivamente il federalismo e la difesa blindata di questa legge elettorale. Tutto il resto, è specchietto per le allodole (o per qualche oppositore perennemente con la mano tesa, abituato a ballare alla musica altrui), paesaggio di comodo per i telegiornali di regime, meccanismo tecnico di divagazione parlamentare, per puntare in realtà alle uniche cose importanti per il Cavaliere, l'eliminazione della par condicio televisiva, il blocco delle intercettazioni, il lodo Alfano costituzionale per fermare definitivamente ogni inchiesta della magistratura. Assorbita An nel Pdl, assorbiti molto più facilmente gli ex colonnelli rivelatisi semplici brigadieri, Fini se non voleva degradare se stesso a colonnello aveva davanti a sé la scelta obbligata di una strada indipendente ed autonoma. Ha deciso di rendersi autonomo, restando nel partito, e questa scelta da sola lacera la ragione sociale del Pdl e dello stesso berlusconismo.

Berlusconi è pronto a rompere con chiunque e quasi a qualsiasi prezzo, pur di affermare la sua sovranità indiscussa: ed è pronto a negoziare con chiunque e a un prezzo ancora più alto, pur di riaffermare il suo comando. Ciò che non può accettare è la lesione continua, visibile e manifesta, del suo busto imperiale, che è il vero simbolo fondatore e imperituro del Pdl, secondo la sua concezione. Ciò che non può reggere è un'opposizione organizzata, pubblica e permanente, che lo ingabbi al di là dei numeri a suo favore in una discussione quotidiana, in una trattativa senza fine, in una contestazione alla luce del sole, ingigantita nel gioco parlamentare e mediatico. Che tortura diventerà, in questo schema, la discussione sul Dpef? Che rischi correranno le spericolate misure sulla giustizia ad uso personale? Che logoramento subirà la potestà suprema del leader unico, obbligato ogni volta ad infilarsi nei corridoi delle notti democristiane dei lunghi coltelli?
Ma sono soprattutto la cultura politica, la natura leaderistica, la simbologia carismatica e vagamente messianica del Cavaliere che risultano incompatibili davanti al gesto di un numero due che stravolge i ruoli, lotta alla pari, punta sull'età e sullo scudo istituzionale, e rovescia il tavolo-altare della beatificazione perenne del Supremo.

Quei gesti di Fini sono l'inferno di Berlusconi, la prova che un'altra destra è possibile, l'annuncio che la democrazia interna può mandare in tilt un partito nato per essere un blocco unico e nient'altro, la promessa di un'alternativa che risolve alla radice il gioco della successione promessa e dell'eternità praticata dal premier.

Ciò che i Bondi ieri hanno visto sul volto del Cavaliere è il dopo-Berlusconi, improvvisamente anticipato ad oggi come in una premonizione televisiva, in un corto-circuito politico ed emozionale (molto più emozionale che politico) senza precedenti. Senza la finzione della calza sulle telecamere, dei finti cieli sui fondali, dei cori egemoni per "Silvio", l'irruzione della realtà e della verità ha sconvolto il palinsesto del Pdl, rendendo il Cavaliere per la prima volta afasico politicamente, incapace di condurre al suo esito un'assemblea e una giornata giocate tutte di rimbalzo, sui nervi, e clamorosamente senza nemmeno una conclusione politica. Un rovesciamento spettacolare per un leader che da casa interviene addirittura nei talk show, li domina al telefono togliendo la parola a tutti, per dire ciò che vuole, salutare e andarsene con l'ultima parola che conta.

Va visto con rispetto il travaglio del Cavaliere, che alla sua età e dopo tanti successi entra nell'inesplorato della guerriglia politica dentro casa, ipnotizzato da quella crepa che gli scandali estivi di un anno fa, il castello di contraddizioni e di bugie in cui si era avventurato, gli hanno aperto sotto i piedi: che i voti perduti delle regionali hanno allargato, e che Fini ieri ha indicato con quel dito alzato, perché le telecamere metaforicamente la mostrassero agli italiani. E va seguito con attenzione il passaggio spericolato del presidente della Camera, tradito dai suoi che avevano da tempo trovato un padrone e oggi gridano al tradimento, dimostrando che il dissenso in quel partito è un esercizio sicuramente rischioso (vedremo adesso il killeraggio della stampa di famiglia, che già si è distinta per il pestaggio degli eretici e dei critici), probabilmente impossibile.

Fini tenterà di restare nel Pdl parlando alla parte più moderata della destra e del Paese, ma intanto preparerà le sue truppe risicate, perché dovrà andarsene, più presto che tardi. Il Cavaliere ondeggerà tra paternalismo e pugno di ferro, e alla fine romperà definitivamente. Ma non solo con Fini, con tutto. Incapace di reggere, chiederà il giudizio di Dio nelle elezioni anticipate, per riavere dal voto quel che perde con la politica, tentando di andare al Quirinale con il controllo diretto della maggioranza parlamentare, trasformando il populismo nella religione finale: ieri il documento votato dal partito lo dice esplicitamente, quando spiega che il Pdl non è un partito ma un "popolo", che si riconosce nelle "democrazie degli elettori", e dunque non può contemplare il dissenso. L'avventurismo sarà la fase suprema, l'ultima, del berlusconismo al potere.

(La Repubblica, 23 aprile 2010)

L'Associazione "Musica Cultura Immagine" ritorna a Corleone con una nuova commedia musicale

Ritorna a Corleone con una nuova commedia musicale, l'associazione Musica Cultura Immagine, formazione composta da artisti di Bisacquino e di Corleone, che opera nel nostro territorio da oltre un quindicennio; un matrimonio ben riuscito tra artisti di due realtà territorialmente vicine, quella bisacquinese e quella corleonese, che ha dato vita in questi anni alla nascita di numerosi progetti musicali e teatrali molto apprezzati dalla critica e dal pubblico quali i due musical "La meravigliosa storia di Scrooge" e "Artistilandia... quando tutto cominciava con C'era una volta", gli spettacoli teatrali "A piece of sky", "U viaggiu Dulurusu", "Iuxta Crucem Lacrymosa", etc.. Dopo il grande successo della passata stagione con la commedia musicale "Il Viaggio di Pullicinella" rappresentato al Cine-Teatro Martorana nell'ambito della passata stagione teatrale curata dall'Associazione CEPROS di Corleone, l'associazione proporrà sabato 24 Aprile a Corleone sempre presso il Cine-Teatro Martorana una nuova Commedia Musicale dal Titolo "Non so nemmeno dir... Ti Voglio bene" un tributo al gran varietà televisivo dei fiorenti anni '30, '40 e '50 sulle note delle più belle canzoni (Bellezza in bicicletta, Ma le gambe, vecchia fattoria, Ma l’amore no, etc.) ed autori (Buscaglione, Rabagliati, Rascel, Quartetto Cetra, etc.) di quel periodo elaborate musicalmente dalla Maestra Luciana Rumore ed orchestrate dal Maestro Giuseppe Crapisi. Il testo teatrale, che narra di una storia d'amore che tarda a sbocciare a causa dell'eccessiva timidezza dei due protagonisti, è stato scritto da Costantino Margiotta, affermato autore delle reti Mediaset. La commedia, strutturata su due atti, vede impegnati sei musicisti (Luciana Rumore, Mimmo Cardella, Mario Giarratana, Maurizio Riina, Giovanni Calderone, Ignazio Calderone), dieci tra attori e cantanti (Mimmo Paternostro, Floriana Tortomasi, Maurizio Silvestri, Antonio Paneduro, Antonino Troia, Liliana Caronna, Daniela Caronna, Rita Nuzzo, Lucia Collura, Pino Labruzzo), un responsabile audio (Riccardo Liotta), un responsabile luci e video (Giuseppe Ceravolo).
Direzione musicale Giuseppe Crapisi.
La durata dello spettacolo è di circa 2 ore, il costo del biglietto è di € 6,00, vendita biglietti al Botteghino, oppure in prevendita presso:
Corleone: La soffitta della nonna – Confetti e Merletti.
Bisacquino: Walk Bar – Tabacchi Nicolosi – Caffè Triona.
Campofiorito: Giordano’s Bar.
Maurizio Silvestri