mercoledì 3 giugno 2009

Svanisce il sogno della Corleone-Mare!

Il Consiglio provinciale nella seduta di Sabato scorso ha cancellato 22 milioni di euro destinati alla Strada provinciale Corleone-San Cipirello–Partinico. In cambio qualche progetto di manutenzione. Con questa operazione il Consiglio provinciale ha messo la parola fine al grande sogno della Corleone-Mare, fiore all’occhiello della campagna elettorale delle elezioni provinciali del 2008. La maggioranza consiliare senza battere ciglio ha votato a favore di questo insensato provvedimento, nonostante l’estenuante resistenza dei consiglieri di minoranza. Questo impegno elettorale faceva seguito a tanti altri assunti dalle varie forze politiche che si sono succedute in decenni di promesse mai realizzate. Da quanto si è appreso la Provincia ha elaborato per la realizzazione della Corleone-Mare un progetto megagalattico dal costo di circa 260 milioni di euro è tenuto conto che i 22 milioni non possono bastare si è pensato bene di togliere anche quelli… Bella filosofia!!!
Ci facciamo qualche domanda:
- Perché è stato realizzato un progetto così costoso, considerata la difficoltà di reperire i fondi?
- Perché le somme disponibili non sono state utilizzate per realizzare uno stralcio della strada? Se si vuole fare una strada e i soldi non bastano bisogna cercarne degli altri, non si possono togliere quelli che ci sono!
Il tratto Corleone – Ponte Aranci è interessato da movimenti franosi che necessitano di interventi di consolidamento molto rilevanti, è inutile realizzare interventi superficiali che nel giro di qualche anno porterebbero alla situazione di partenza. Inoltre le strade che servono le nostre campagne sono in uno stato pietoso, i contadini hanno serie difficoltà a raggiungere i loro campi. Vi sono frane e dissesti ovunque, in alcuni tratti attraversare può costituire un serio pericolo. Pare che per la manutenzione delle strade di tutta la provincia sono stati stanziati solo circa 500 mila euro. Non ci pare che le prospettive siano molto incoraggianti. Lo sviluppo di questo territorio necessita di strade moderne ed efficienti diversamente questo entroterra è condannato a morire. Chi fa politica nel territorio deve assumersi le proprie responsabilità, le chiacchiere non servono a nulla.
Il Gruppo consiliare "Liberi e Democratici"
Consigliere Lillo Marino
Consigliere Maurizio Bruno

martedì 2 giugno 2009

Gli strani silenzi del dopo Rostagno

di Rino Giacalone
In 21 anni, tanti sono quelli passati dal delitto di Mauro Rostagno, dibattiti e confronti su quest’omicidio, a Trapani, ce ne sono stati molti.Tanti si sono ritrovati ad interrogarsi infine su di un dato, su come mai non si acciuffasse quella verità che si sosteneva fosse tanto vicina ad ognuno di noi, e cioè che era stata la mafia ad uccidere il sociologo e giornalista, l’ex leader sessantottino, da ultimo terapeuta nella comunità Saman da lui fondata a Lenzi, dove i killer la sera del 26 settembre 1988 lo aspettavano. Adesso che c’è un provvedimento giudiziario, frutto di un lavoro investigativo della Squadra Mobile di Trapani (che a distanza di 20 anni tornò ad occuparsi delle indagini dopo che era satta messa da parte dagli inquirenti) e del gabinetto di Polizia Scientifica di Palermo (anche questo in 20 anni mai interrogato su possibili nuovi confronti balistici), che sugella questa matrice, è come se alla fine il delitto Rostagno non interessi più a nessuno. O magari si sostiene che è solo «scontato» quello che si è accertato. E quindi carico di scarsa importanza. Il delitto ed i suoi risvolti restano oggi, a una decina di giorni dalla notizia dell’arresto, in carcere, di mandante, Vincenzo Virga, e di uno dei tre esecutori, Vito Mazzara, certamente il capo del commando, solo «materia» di interesse dei familiari, delle associazioni, poche, sono scomparsi d’un colpo amministratori e politici che erano soliti parlare del delitto, quelli che spesso lo facevano per mettere alla berlina chi indagava. Ad eccezione del sindaco di Erice Tranchida, nessun altro sindaco ha voluto far sentire la sua voce. Una spiegazione vien facile darla. Parlare di Rostagno oggi significa dovere anche discutere di libertà di informazione. La ricostruzione del movente fornita dagli investigatori della Squadra Mobile fa riferimento all’atmosfera del 1988, quando mafiosi e (certi) politici non erano certo felici per le cose che Rostagno diceva da Rtc, «dava fastidio» ci hanno spiegato, e il cocktail micidiale messo insieme, boss e politici, determinò quella condanna a morte. Rostagno rappresentava un modello di stampa libera e per quella stampa qui non poteva esserci spazio. Come oggi, solo che ora la mafia non spara più, ma la stampa mal si sopporta. E allora i politici oggi dinanzi al caso risolto, hanno preferito stare in silenzio. Forse è anche per questa ragione che gli investigatori che si sono occupati del «caso», non hanno poi trovato sul loro cammino tante congratulazioni. E’ mancata per esempio la voce autorevole del Viminale, il ministro Maroni avrebbe potuto esaltare il lavoro fatto dai suoi uomini della Squadra Mobile di Trapani, anche lo stesso capo della Polizia. Ci dicono che i loro complimenti li hanno fatti, ci crediamo, ma una voce in maniera pubblica poteva essere importante in un territorio, quello di Trapani, dove spesso Stato e antistato non sono risultati su opposte barriere, come ci hanno detto alcuni magistrati e sta scritto anche in sentenze di condanna. Forse quegli investigatori hanno toccato tasti delicati e la politica a stento ha ringraziato, ed ha presto dimenticato. Anche la stampa nazionale ha dimenticato presto il caso. Qualcuno facendo delle capriole si è trovato d’improvviso dalla parte della matrice mafiosa. L’ordinanza del gip Maria Pino su Trapani ha acceso più di un riflettore, è tornato ad emergere il sistema di commistioni tra mafiosi e istituzioni, quello che Rostagno prendeva di mira denunciando il malaffare mafioso e la complicità dei politici. Erano gli anni in cui, quelli del 1988, quando un mafioso intercettato venne sentito dire, mentre parlava con un suo complice, “un fari e un fari fare”, non fare e non far fare: non doveva muoversi nulla e la città era preda dell’abbandono, della sporcizia, era tempo delle speculazioni, dell’abbandono del centro storico della città, del crollo dei prezzi dei palazzi. Poi arrivarono i finanziamenti e gli appalti pubblici, il recupero delle cose antiche della città, del porto, e la mafia fu pronta nel farsi trovare in prima linea con le sue imprese, quella logica del non fare e del non far fare l’aveva premiata. Rostagno forse aveva compreso questo disegno, e la sua voce era fastidiosa. Certo ci possono essere altre piste, la droga, le armi, i traffici di questo genere. Ma è tanto avere individuato autori del delitto coloro i quali sino quasi alla fine degli anni ‘90 hanno maneggiato fiumi di denaro pubblico, d’accordo con imprese e politici. Ma di tutto questo si continua a non parlare.Il coordinamento per la Pace in questi giorni a Trapani ha pensato bene di mettere in campo anche le sue critiche, la scoperta del delitto ad opera della mafia non è sconvolgente, «perchè era un fatto scontato». Ma nella giustizia, quella vera, di scontato non può esserci niente, servono i provvedimenti giudiziari per arrivare alle sentenze. La posizione del coordinamento però è legata anche ad altro, e cioè si interroga se fu solo mafia quel delitto e se nel buio che in parte lo circonda non si nascondano altre verità. Può anche essere ma queste verità possono venire a galla solo parlandone un po’ di più. Loro lo fanno, l’associazione «Ciao Mauro», fondata a Trapani dagli amici di Rostagno e da chi lo seguiva attraverso la Tv, Libera, lo fanno, ma altri no. Sennò sarebbe troppa grazia per l’informazione libera e gli investigatori intelligenti.

Sicilia. Udc, la preda...

di Agostino Spataro
Sotto i bagliori della luce sinistra dei roghi d’immondizia, a Palermo e altrove, continua a svolgersi la crisi del centro-destra alla regione e il tentativo di Lombardo di traghettare oltre il voto del 6-7 giugno il suo anomalo governo-bis.
Tutto procede nel peggiore dei modi. La situazione sta precipitando verso livelli e posizioni davvero sconcertanti. Ai più poco interessano gli esiti di questa faida interna al centrodestra siciliano e tantomeno le sorti di questo o quell’altro partito o candidato. Tuttavia, non si può sottacere il preoccupante degrado che investe in pieno la realtà siciliana, politica e di governo. Al centro resta l’operazione azzardata del governatore il quale ha azzerato (non del tutto) la giunta, nel bel mezzo della campagna elettorale e con l’Ars improvvidamente chiusa, per ricostituirla incompleta con gli stessi assessori “azzerati” e senza disporre di una maggioranza parlamentare. Insomma, un espediente mirato più ad escludere l’Udc che a innovare. Difatti, i tre posti lasciati vuoti vengono agitati come specchietti per le allodole per convincere il Pdl, che ha sospeso i tre assessori ribelli, a sostenere il Lombardo-bis.
Quando mai si è visto varare un governo, che ha una dignità costituzionale, per tre quarti e con tre posti vacanti? Una vera bizzarria che un pò ricorda le scenette che, talvolta, capitavano ai tavoli di una festa di matrimonio o di battesimo. Alla presenza di una sedia vuota, il cameriere saltava il piatto corrispondente, ma c’era quasi sempre qualcuno che lo pregava di versare per l’amico “ch’era andato in bagno”. E così il furbetto si beccava due porzioni per ogni portata. Nel nostro caso, i posti vuoti sono quelli appartenuti all’Udc che presto saranno occupati da tre esponenti del PdL. Momentaneamente al bagno. Ironia a parte, la faccenda rischia di arroventare la conclusione della campagna elettorale, indetta per rinnovare il parlamento europeo, ma svolta all’insegna di questa manfrina. Il voto è la vera posta in gioco. Secondo i risultati, si potranno dispiegare manovre politiche davvero sconvolgenti, ben oltre i confini della Sicilia e le ambizioni dell’on. Lombardo. Non a caso, in questi giorni, sono volate parole grosse, perfino offensive fra (ex) amici e sodali che da circa dieci anni, insieme, hanno disastrato la regione. Sono state profferite minacce di rappresaglie politiche e accuse di tradimento di patti segreti e di amicizie antiche. Una caduta (non solo di stile) così grave, inquietante da spingere un politico accorto come l’on. Mannino (intervista a Repubblica ) a tacciare di “traditore” l’ex rampollo Lombardo che ha tramato contro il gemello Cuffaro, lasciando trapelare la preoccupazione per una perfida manovra avvolgente che si sta dispiegando, tra Palermo e Roma, per mettere all’angolo l’Udc di Casini e soci. Di converso, Angelino Alfano, l’esponente siciliano più vicino a Berlusconi, parlando ad Agrigento, poche ore dopo un roboante discorso dell’on. Micciché, ha invitato alla calma l’adirata platea, capeggiata da Castiglione, e, senza mai citare Lombardo, ha promesso che tutto si aggiusterà nei prossimi giorni, dopo le elezioni europee.
Il guardasigilli aveva tutte le ragioni per attaccare severamente i ribelli, invece si è limitato ad invitare tutti, amici e dissenzienti, a mobilitarsi per i candidati PdL, contro i “veri nemici” del Pd, di Idv e delle sinistre. Perciò, molti supporter sono usciti dal Palacongressi delusi del discorso del ministro. In realtà, era l’unico discorso possibile per chi serve diligentemente il disegno di Berlusconi che, come ed insieme a Lombardo, mira ad assestare un colpo durissimo all’Udc di Cuffaro e Casini. Insomma, anche il placido discorso di Alfano conferma l’impressione che “l’azzeramento” sia stato fatto per dare visibilità elettorale al MpA e aiutarlo a raggiungere il fatidico 4% e per espellere l’Udc dalla giunta. Sapendo che mettere fuori dal governo l’Udc di Cuffaro è come mettere un pesce fuori dall’acqua. Quanto potrà resistere? Liquidando o ridimensionando l’Udc in Sicilia s’assesta un colpo micidiale a Casini che a Roma s’atteggia a leader per l’alternativa al berlusconismo. Questo avrà pensato il Cavaliere. Perciò, forza Lombardo e pazienza se c’è qualche dissenso. Dopo il voto, che s’aspetta plebiscitario, tutto s’aggiusterà. Insomma, sembra che si sia aperta la caccia all’Udc. A tutto campo, anche se la battuta decisiva si svolgerà in Sicilia. Il partito cuffariano è divenuto la preda da stanare, inseguire, liquidare. Politicamente s’intende. Attenzione però perché la preda assomiglia al predatore visto di spalle. Nel senso, che dietro di lui c’è sempre un altro predone in agguato.
Agostino Spataro
La Repubblica, 2 giugno 2009

lunedì 1 giugno 2009

Per anni, chi doveva e poteva ha preferito guardare oltre…

di Enzo Iacopino*
Sono felice per la decisione dell’Odg della Sicilia. E se qualche contributo ho dato a questa conclusione, sono convinto di aver onorato il mio ruolo di segretario nazionale dell’Ordine. Sono bastati 15 minuti per uno scambio di opinioni (anche grazie all’aiuto di Guido Colomba, presidente dei cronisti, e del consigliere nazionale dell’Ordine Giacomo Clemenzi) e 27 giorni d’attesa.
E’ questa la “fatica” che è stata necessaria per chiedere, prima, a Pino Maniaci di presentare la domanda di iscrizione all’Ordine e, dopo, al Consiglio della Sicilia per deliberare favorevolmente. Per anni, invece, chi doveva e poteva ha preferito guardare oltre, rilasciando di tanto in tanto dichiarazioni di solidarietà; ironizzando, dopo il mio intervento, sul mio cognome con delle assonanze che penso neanche i bambini dell’asilo troverebbero divertenti; accusandomi nell’ombra – come è abitudine di tanti “eroi” – di non so quale interferenza; trovando “scandalosa” la mia presenza a Partinico.Ci sono stato tre volte nel mese di maggio. Ho partecipato a due Tg, di TeleJato. Ho fatto affermazioni impegnative, compreso l’annuncio che Maniaci era pronto a farsi da parte per lasciare il ruolo a chi fosse disposto a continuare la sua battaglia antimafia, senza se e senza ma. NON HO AVUTO SEGNALI, solo qualche insolenza, qualche allusione, molti attacchi che, immagino, continueranno non so con quale altra invenzione a tavolino tra frustrati d’ogni genere e sesso.Da parte di chi, però? Da parte dell’antimafia parolaia, quella che pensa – so di ripetermi ma uno con il mio caratteraccio testimonia sempre le sue convinzioni – che la lotta alla mafia sia scrivere un libro dotto, fare una dichiarazione o partecipare ad una manifestazione, stando attenti a che telecamere e fotografi riprendano. Un tipo di antimafia che non manca di avere qualche rappresentante tra i giornalisti, categoria ampiamente rappresentativa della società con i suoi pregi, le sue debolezze, i suoi difetti.Ma a Partinico mi è capitato anche dell’altro. Passeggiando per la città, c’erano sconosciuti che mi fermavano. Mi avevano visto al Tg (macchina infernale la tv). Qualcuno aveva gli occhi lucidi. Spesso mi sentivo dire una sola parola: “Grazie”. A volte aggiungevano un semplice “per quel che ha detto”; a tratti un “per quel che sta facendo per Pino”. Il più delle volte? Una vigorosa stretta di mano, gli occhi negli occhi come sa fare la gente per bene che non ha bisogno di parole per testimoniare sentimenti.Che cosa mi piacerebbe, ora? Vedere se sono capaci di guardar Maniaci dritto negli occhi quanti borbottano per la decisione di iscriverlo (gli untori, soprattutto, ma anche i meno numerosi che hanno la dignità di farlo pubblicamente); quelli che scrivono lettere contro la sua iscrizione; quelli che se lo sbaciucchiano in pubblico, gli offrono il pranzo (che rifiuta) in privato, gli sussurrano solidarietà e disponibilità ad aiutarlo salvo poi dirne male appena si allontana.Temo, scrivendolo, che più d’uno ne sia capace. Tra noi, signori, c’è gente da Guinness dei primati.
* Segretario nazionale Ordine dei giornalisti
enzo.iacopino@odg.it

Calcio, Promozione. Il Corleone sconfitto ai calci di rigori dal Frigintini, che vince lo spareggio

FRIGINTINI 4
CORLEONE 3

(dopo i calci di rigore)
FRIGINTINI: Retrini, Iachininoto (46' Caruso), Spadaro, S. Pitino, Zocco, Gialloncio, Scollo, Scarso (1' pts Modica), D. Pitino (62' Barillà), Occhipinti, Sabellini. All.: Massimo Battaglia.
CORLEONE: M. Pomilla, Graziano, Scrò, Di Palermo (46' El Saad), Cerniglia, C. Galluzzo, Pernice, Picano (77' F. Venezia), M. Pomilla, A. Galluzzo (71' Di Gregorio), D'Amico. All.: Antonino Venezia.
ARBITRO: Giuseppe Cusenza di Trapani; Ass.: Eduardo Fragapane e Marco Sciortino di Agrigento.
Campobello di Licata. Il Frigintini in paradiso. Il team del choac Massimo Battaglia, batte 4-3, dopo i calci di rigore, il Corleone e approda al campionato di Promozione. In tribuna una folta e rumorosa presenza di tifosi del Frigintini. Presente anche il commissario federale di campo, Rosario Callea. La partita è stata corretta, a tratti anche nervosa. L'arbitro ha infatti espulso al termine del primo tempo il dirigente corleonese Giuseppe Maggio e all'87' il giocatore giallorosso Picano, in panchina dopo essere stato rimpiazzato da Francesco Venezia. Supremazia marcata degli iblei nelle battute iniziali del match, poi sostanziale equilibrio, ma Frigintini più pericoloso dei corleonesi. Al 1' Occhipinti spedisce sul fondo. Al 15' alto un calcio di punizione di Zocco. Al 29' presunto contatto in area rossoblu Zocco-Pernice, è tutto regolare per l'arbitro. Al 35' Pitino conclude alto. Nella ripresa, D'Amico spara fuori. All'8' botta di Occhipinti, Pomilla neutralizza la sfera. Al 18' El Baad piazza male il pallone. Al 20' della ripresa traversa di Sabellini. Un minuto dopo palo di Spadaro. 0-0 al 90'. Nei due tempi supplementari non succede nulla. Si va alla lotteria dei calci di rigore. La successione dei penalty: Zocco rete; El Baad: rete; Barillà: rete; Pomilla M.: rete; Occhipinti: parata di Pomilla D.; D'Amico: palo; Sabellini: rete; Venezia: rete; Spadaro: rete; Ceriglia: parato. Si innalzano in cielo i peana dei supporter rossoblù. Piangono quelli giallorossi. I commenti. Grande entusiasmo e felicità alle stelle nel clan ibleo. «Abbiamo meritato la promozione per quanto fatto durante questa lunga stagione agonistica - ha commentato l'euforico allenatore Massimo Battaglia -. E' stata una lunga maratona». La delusione è tanta nel club di Corleone. Così l'allenatore Antonino Venezia: «I miei ragazzi hanno dato tutto quello che c'era da dare. Non meritavamo la sconfitta ai calci di rigore. Abbiamo disputato un'ottima stagione calcistica e avremmo meritato il salto di categoria. L'amarezza è grande».
Giovanni Blanda
La Sicilia, 01.06.2009

domenica 31 maggio 2009

Corleone, il paese dove i Santi... corrono

(d.p.) Corleone è forse l’unica città al mondo dove vi sono santi che corrono. Da oltre 150 anni, infatti, l’ultima domenica di maggio, con partenza dal Piano del Borgo (oggi piazza Falcone e Borsellino) e arrivo a Santo Lucuzza, ha inizio un’originale corsa che vede protagoniste le statue di San Leoluca e Sant’Antonio. Spinti dalle rispettive confraternite, al ritmo incalzante di una marcetta suonata dalla banda del paese, con centinaia di fedeli al seguito, i due santi ingaggiano una corsa, lungo il percorso di circa un chilometro. È “il modo” con cui i corleonesi ogni anno ringraziano il loro santo protettore, che il 27 maggio 1860, li salvò miracolosamente dal saccheggio dell’esercito borbonico. Il fatto storico ha una spiegazione diversa, ma questo alla gente interessa poco. Quest’anno la tradizionale “corsa” si è svolta domenica 31 maggio, ma i festeggiamenti sono iniziati sabato con la messa celebrata nella chiesetta Sopra la Rocca e con lo spettacolo in villa comunale del cabarettista Gianni Nanfa. Domenica mattina, invece, alle 9.30 ha avuto inizio la “Sagra della Ricotta”, mentre alle 10.30 si è esibita la Fanfara dei Bersaglieri. Alle 19.30, infine, la tanto attesa corsa di San Leoluca e Sant’Antonio, conclusa dai giochi d’artificio. Una due-giorni di fede e di festa, dunque, “disturbata” da una inopportuna Sagra della Ricotta, voluta dall’Amministrazione comunale (e subita dal Comitato per la festa), che non è servita a valorizzare un prodotto locale (fra qualche settimana - e fino ad ottobre - le pecore non produrranno più latte), ma solo a sprecare quel denaro pubblico, che “mamma” Regione (auspice l’ex assessore Antinoro) così generosamente ha elargito al Comune di Corleone. Denaro che si sarebbe potuto impiegare più utilmente finanziando, per esempio, il progetto di restauro della chiesetta di S. Antonio, che rappresenta un piccolo gioiello di architettura povera. È la chiesetta dove, secondo la leggenda locale, si trovava il santo, che faceva il ciabattino, quando fu invitato da S. Leoluca ad andare con lui per fermare l’esercito borbonico.
FOTO. Dall'alto: il manifesto che annuncia la Sagra; la chiesetta di Sant'Antonio semidiroccata

Rifiuti a Palermo. Non passa la delibera della giunta sull'aumento del 35% della tarsu

Sfiorata la rissa in aula. In 400 protestano in piazza Pretoria. Fuori presidio dei lavoratori dell'Amia
PALERMO - Momenti di tensione tra maggioranza e opposizione nell'aula del consiglio comunale a Palermo dove è in corso la seduta straordinaria con all'ordine del giorno la delibera della giunta di Diego Cammarata sull'aumento del 35% della tassa per i rifiuti (tarsu).
QUASI RISSA - Tra alcuni consiglieri si è sfiorata la rissa dopo che la maggioranza ha proposto di far svolgere la seduta a porte aperte. Davanti al palazzo, in piazza Pretoria, ci sono circa 400 persone, tra operatori dell'Amia (azienda per i rifiuti), dipendenti di società collegate e raccoglitori di ferro e cartone. In piazza è stata sistemata una bancarella che vende aranciate e limoncello. Il municipio è blindato. Ci sono presidi di polizia in tenuta antisommossa, carabinieri e guardia di finanza. Uomini della Digos sono mischiati ai manifestanti per evitare che la tensione aumenti.
NIENTE AUMENTO - Ma alla ripresa dei lavori, è stato scongiurato l'aumento della tarsu. Di fronte all'ostruzionismo dell'opposizione, che non ha accolto la richiesta della maggioranza di centrodestra di ritirare i circa 1.200 emendamenti alla delibera della giunta di Diego Cammarata, il presidente del consiglio comunale, Alberto Campagna, ha chiuso i lavori, in seduta straordinaria, in accordo con i capigruppo. La delibera doveva essere approvata entro domenica, in quanto a mezzanotte scadono i termini per l'approvazione del bilancio di previsione, per cui non non c'è più tempo per una modifica del regolamento sulla tarsu.
"La nostra battaglia ha impedito l´aumento delle tasse ai palermitani, che Cammarata e il centrodestra volevano imporre. I cittadini non avrebbero accettato questo scippo specie in un momento di crisi come quello attuale. Oltretutto le carte sui "viaggi d´oro" di Galioto hanno dimostrato a cosa servivano i soldi che adesso si volevano chiedere alla città", dice Davide Faraone, deputato regionale e capogruppo del Pd al Consiglio Comunale di Palermo. "Adesso - aggiunge Faraone - bisogna impegnarsi per il rilancio dell´azienda attraverso un nuovo piano industriale, per garantire servizi efficienti e il futuro dei lavoratori".
domenica 31 maggio 2009

venerdì 29 maggio 2009

Arrestata alla periferia di Napoli una donna accusata di rapine con narcotici nel Corleonese

di Cosmo Di Carlo
Corleone - E’ finita alle 20,00 di ieri sera a Sant’Antimo un popoloso paese alla periferia nord di Napoli la latitanza di Giuseppa Taormina. La donna, 29 anni, nativa di Partinico (PA), è accusata di rapina con narcotici ai danni di alcuni anziani di Roccamena e di altri paesi del palermitano, ed è stata arrestata dai carabinieri della compagnia di Corleone,
che hanno fatto irruzione con i militari dell’Arma della tenenza di Sant’Antimo in un appartamento della cittadina dove Giuseppa Taormina è stata sorpresa in compagnia di Giuseppe Barretta, un pregiudicato del luogo che è stato tratto in arresto per favoreggiamento personale. La latitanza della donna era iniziata il 9 aprile scorso , quando la Taormina si era allontanata dagli arresti domiciliari che stava trascorrendo in una casa famiglia di Sciacca. Taormina Giuseppa era stata tratta in arresto dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Corleone nel febbraio di quest’anno, insieme ad Ignazio Mulè di Camporeale e Vito Barone di Roccamena, perché ritenuta responsabile in concorso di diverse rapine aggravate e furti commessi tra il 2007 e il 2008 nel corleonese. Le rapine venivano perpetrate di solito ai danni di anziani uomini ai quali la donna si proponeva di offrire prestazioni sessuali, ma poi narcotizzava le sue vittime e sottraeva loro denaro, preziosi e valori con l’aiuto dei suoi complici. Vittima di una delle rapine anche una coppia di anziani di Roccamena. In quell’occasione la donna ed uno dei suoi complici erano riusciti a farsi ricevere nell’alloggio dell’anziana coppia, riuscendo poi a rapinarli dopo aver versato del sonnifero nel caffè. Nel corso della indagini i Carabinieri di Corleone avevano raccolto numerose testimonianze che confermavano le risultanze delle attività d’intercettazione ed inchiodavano i tre indagati. Per la banda di rapinatori scattavano le manette: era il mese di febbraio 2009. Giuseppa Taormina era stata quindi sottoposta agli arresti domiciliari presso una comunità alloggio di Sciacca il 6 febbraio scorso, ma ne era evasa il 9 aprile successivo, rendendosi irreperibile. Grazie all’aiuto di Giuseppe Barretta, secondo le indagini dei carabinieri, era riuscita a raggiungere la provincia di Napoli e qui si nascondeva. Ieri sera, dopo tutta una serie di intercettazioni e pedinamenti svolti dai militari dell’Arma con discrezione, è stato individuato il covo nell’abitato di Sant’Antimo ed è scattato quindi il blitz. I due sono stati sorpresi mentre si apprestavano a consumare la cena. Alla vista dei carabinieri, che hanno fatto irruzione nell’appartamento, la Taormina ed il Barretta, che non erano in possesso di armi, non hanno opposto resistenza e sono stati rinchiusi dopo le formalità di rito rispettivamente presso le case circondariali di Pozzuoli e di Napoli Poggioreale a disposizione dell’autorità giudiziaria.
NELLA FOTO: Giuseppa Taormina

giovedì 28 maggio 2009

La zia di Noemi: "Così Berlusconi è entrato nella nostra famiglia"


di GIUSEPPE D'AVANZO
e CONCHITA SANNINO
Gino Flaminio è un ragazzo coraggioso, ha detto com'è andata. Da tre mesi si sapeva che il presidente sarebbe venuto alla festa dei 18 anni. Ho visto antiche amicizie nate dalla notte al giorno, eventi dolorosi usati per sostenere nuove versioni"
NAPOLI - Signora Francesca D. F., che grado di parentela ha con i genitori di Noemi?

"Sono la zia, moglie del fratello di Anna Palumbo, la madre di Noemi".

Ha precedenti penali, signora? Sa, dobbiamo chiederglielo perché, per alcuni, il testimone non va valutato per quel che dice, ma per quel che è.

"Non ho precedenti penali".

Qualcuno nella sua famiglia ne ha?

"No".

Ha motivo di risentimento nei confronti di sua cognata o della sua famiglia, o della ragazza?

"Assolutamente no. Ho ottimi rapporti con Anna, con i genitori di Anna e con i suoi fratelli. Anzi, ho condiviso finora con altri membri della famiglia l'imbarazzo, il disagio e la sofferenza che questa situazione non del tutto limpida, sta provocando. Ci sono troppe bugie. Circostanze che contrastano con quello che abbiamo sentito e visto in famiglia".

Gino Flaminio fa parte delle bugie o della realtà vissuta in casa Letizia?

"Gino è stato il fidanzato di Noemi esattamente per il periodo da lui descritto al vostro giornale. Gino fa parte della realtà della famiglia Letizia e tutti noi lo abbiamo conosciuto e soprattutto apprezzato fino a quando i rapporti tra loro si sono deteriorati. È un bravo ragazzo. Amava davvero Noemi e Noemi gli era molto legata".

Vi incontravate anche con Gino?

"Certo, è accaduto più di una volta. Con l'andar del tempo, è nato un legame tra questo ragazzo e la nostra famiglia. Non mi pento di averlo avuto in casa".

Lei sa che il padre di Noemi ha minacciato querela per quello che Gino ha ricordato?

"Sì, purtroppo l'ho sentito ai tg, e ancora mi chiedo come sia stato possibile questo. Gino ha avuto parole di assoluto rispetto per tutti, per Noemi, per i suoi genitori, per noi. E anche per Berlusconi. Qual è la sua colpa? E perché accanirsi contro un ragazzo senza alcuna difesa?".

Lei sa che Gino nel 2005 è stato condannato per rapina?

"Quando lo abbiamo conosciuto era già un operaio. Ma sapevamo che c'era una macchia nel suo passato. E in ogni caso, il suo errore, quale che sia stato, non ha mai costituito un ostacolo al loro affetto, né all'amicizia che il ragazzo ha dimostrato ad Anna e ad Elio, peraltro venendone ricambiato".

Lei ha letto la testimonianza di Gino?

"Certo, e mi ha provocato una grande emozione. Perché ho visto per la prima volta, in questa storia di bugie, una persona dire le cose come stanno, con un coraggio che nessuno finora nella mia famiglia ha avuto".

E lei perché solo adesso ha deciso di offrire la sua testimonianza?

"E ancora avrei voluto tacere. Ma dopo aver visto la violenza della discussione a Ballarò, ho deciso di farmi viva. Ho visto troppe cose che non vanno. "Antiche amicizie" nate dalla notte al giorno. Fidanzati comparsi dal nulla. Dolorosi eventi che hanno afflitto la famiglia, utilizzati per sostenere nuove versioni dei fatti che hanno coinvolto mia nipote Noemi: come il riferimento a una lettera di cordoglio. E' con molto strazio che mi sono decisa ora a parlare. Mi sono tormentata in queste settimane".

Perché lo fa?

"Se devo dire la verità, lo faccio per i miei figli perché devono poter credere che esiste il vero e il falso, il buono e il cattivo. Voglio che sia chiaro che, per quanto mi riguarda, in questa storia non c'entra nulla la politica, nulla i complotti, ma solo la necessità di non vergognarsi quando ci si guarda allo specchio perché si è dovuto avallare una storia che, se non fosse così dolorosa, in famiglia sarebbe una barzelletta di cui ridere".

Lei, quando ha sentito per la prima volta di Berlusconi in famiglia?

"Alla fine del 2008, tra novembre e dicembre, ho visto per la prima volta durante un pranzo familiare Noemi alzarsi da tavolo allo squillo del suo cellulare, e l'ho ascoltata dire papi. Non avevo assolutamente idea, all'epoca, chi potesse essere. Ho pensato a un gioco tra ragazze. Notai soltanto che intorno a lei ci si dava da fare per evitare ogni curiosità".

Quando ha sentito per la prima volta indicare Berlusconi come una presenza familiare?

"Posso dirlo con certezza. L'11 gennaio 2009, il giorno del compleanno di mio figlio. Io organizzai una piccola festicciola. E seppi, quella sera, che si stavano preparando grandi festeggiamenti per i diciotto anni di Noemi. E che alla festa avrebbe partecipato, a meno di impegni improvvisi, anche Silvio Berlusconi".

Addirittura tre mesi prima, si contava sulle presenza a quel tavolo del presidente del Consiglio?

"A me fu detto che dovevamo "prepararci" per quello. La conferma della presenza del capo del governo sarebbe arrivata solo a Pasqua".

E poi?

"Mi fu detto che Berlusconi chiese espressamente a Noemi di essere invitato e pretese di ricevere dalle sue mani l'invito. Non so se poi Noemi lo abbia raggiunto a Roma e come siano andate le cose. In ogni caso, nella nostra riunione di famiglia al pranzo di Pasqua, ci fu confermato ancora di "prepararci" perché avremmo conosciuto il presidente il 26 aprile, alla festa organizzata nel ristorante di Casoria".

Che idea si è fatta della conoscenza tra Berlusconi e Noemi?

"So soltanto quel che mi ha raccontato Anna, mia cognata, la madre di Noemi. Anna sosteneva che il presidente del Consiglio aveva per mia nipote l'affetto di un padre. Ricordo l'espressione: "l'ha presa a cuore". Io non ne dubitai. Noemi è sempre stata una brava ragazza, dolce, buona. Con un grande sogno: fare la ballerina, l'attrice o la showgirl. Ricordo che in famiglia si diceva: "Magari così, Noemi entrerà dalla porta principale". Si intendeva dalla porta principale nel mondo dello spettacolo. E d'altronde la stessa Noemi - ho letto - lo ha già detto in un'intervista. Come peraltro Anna. Nelle primissime interviste, mia nipote e mia cognata sono state sincere e hanno raccontato in pubblico ciò che dicevano a noi in privato. E stato dopo che ho visto troppe cose confondersi".

Vuole darci la sua opinione su questa storia?

Sono molto preoccupata per la mia famiglia. Se mi espongo così, lo faccio perché siamo una famiglia di gente semplice e per bene. Parlo dei fratelli di Anna, dei suoi genitori, degli altri cognati, dei nostri figli e nipoti, tutti ragazzi sani. Tutti trascinati, dalla mancanza di chiarezza e sincerità, in una situazione che ci imbarazza moltissimo".
(La Repubblica, 28 maggio 2009)

mercoledì 27 maggio 2009

Contessa Entellina. XVI° Rassegna Culturale Folkloristica per la valorizzazione delle minoranze etniche – 30 maggio 2009

L’Istituto Comprensivo “F. Di Martino” di Contessa Entellina con il gruppo folkloristico “Brinjat” dal 2005 partecipa alla “Rassegna culturale folkloristica per la valorizzazione delle Minorane Etniche”, arrivata ormai alla XVI° edizione e che si svolge ogni anno in Calabria. L’istituto comprensivo di Caraffa (CZ) è il promotore di questa iniziativa. La manifestazione è riservata agli studenti delle scuole appartenenti a comunità contraddistinte da minoranza storica, etnico-linguistica presenti nel territorio nazionale. La rassegna consta di tre momenti fondamentali: una ricerca concorso, un convegno di studi, una manifestazione folkloristica. Quest’anno, il 30 maggio prossimo, grazie all’intervento di alcuni consiglieri comunali, nonché di Papas Nicolò Cuccia, del preside Nicolò Monte e di altri studiosi e amanti della cultura e tradizioni arbëreshë, la rassegna avrà luogo a Contessa Entellina. Sponsor ufficiale della manifestazione è l’Unione dei Comuni “BESA”.

Hanno già manifestato l’interesse ad aderire 12 scuole, tra cui una del Piemonte e una del Friuli.
La giornata si articolerà in varie fasi, dall’accoglienza mattutina delle scuole partecipanti con dolci appositamente realizzati dai genitori degli allievi, alla visita delle chiese e dell’antiquarium, alla sfilata dei gruppi in costume per le vie del paese, fino all’esibizione finale sul palco. Ogni gruppo partecipante dovrà esibirsi cantando canzoni nella propria lingua alloglotta con i tipici costumi tradizionali. La giuria sarà composta da sindaci o loro delegati in rappresentanza delle comunità partecipanti. A conclusione della serata verranno consegnati i premi.
In merito alla ricerca – concorso il tema di quest’anno è “La donna nella cultura minoritaria tra tradizione e innovazione”. A tale scopo l’Istituto “F. Di Martino” di Contessa ha realizzato un opuscolo bilingue (italiano-albanese) in cui è stato effettuato uno studio sulla Donna a Contessa Entellina, corredato da foto storiche. La premiazione della ricerca-concorso si svolgerà il 23 maggio presso il comune di Caraffa.
Per noi contessioti, tutti quanti, questa giornata sarà certamente un evento festivo che coinvolgerà tutta la cittadinanza, pieno di colori, musica, allegria, ma sarà principalmente un momento di riflessione sulla valenza culturale della nostra etnia, un punto nuovo di partenza per la ricostruzione e ricerca della nostra identità, un rilancio delle nostre tradizioni, usi, costumi, lingua, che ci contraddistinguono dai paesi limitrofi e che ci fanno sentire orgogliosamente Arbëreshë. La rassegna nel nostro comune servirà, dunque, a dare un futuro al passato della nostra storia.
Invitiamo tutti quanti a voler partecipare.
Anna Fucarino

lunedì 25 maggio 2009

Azzerata la giunta Lombardo. Leoluca Orlando: "Troppe promesse non mantenute"

di Alberto Bonanno
Il Pd saluta l’azzeramento della giunta Lombardo come un gesto positivo e non rifiuta a priori la possibilità di collaborare con il governatore siciliano, come accaduto all’Assemblea regionale per la riforma della sanità. “Siamo di fronte al giusto epilogo dell'esperienza fallimentare del centrodestra in Sicilia”, dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd dell'Ars. “In un anno - aggiunge Cracolici - questo centrodestra ha pensato solo a litigare, ignorando le emergenze e i problemi della Sicilia”.
“ Finalmente, dopo risse e guerre fra bande, la maggioranza è esplosa - dice il deputato sicliano del Pd Sergio D'Antoni - ora occorre verificare quale sarà il comportamento di Lombardo nei confronti del governo nazionale e rispetto alle vicende politiche siciliane. Il Pd deve tenere ferma - dice D'Antoni - la sua posizione nell'interesse della Sicilia e contro un governo nazionale antimeridionale e antisiciliano. Se però si dovessero aprire prospettive vere sulla vicenda siciliana, noi saremo pronti a portare avanti una riflessione seria per vedere quale possa essere il nostro contributo per un reale sviluppo della Regione. Quel che di certo non serve alla Sicilia sono i pasticci e le strumentalizzazioni”. “La coalizione di Lombardo è ormai implosa, sopraffatta dalle troppe promesse non mantenute, dai troppi interessi affaristici e dall'eccesso di consensi ottenuti pagando, estorcendo e mettondosi sotto la protezione dei boss mafiosi” commenta Leoluca Orlando, portavoce di Italia dei Valori, che si schiera apertamente contro la possibilità di partecipare a un “governo istituzionale”: “Di fronte ai soliti balletti meschini, come sempre a danno dei siciliani - sottolinea Orlando - non c’è spazio per nascondere la gravità della questione morale e l'inefficienza per un governo istituzionale che servirebbe a confermare la subalternità del Pd al Pdl” E se il governatore in persona esclude attualmente l’ipotesi di un “ governo istituzionale”, per i suoi fedelissimi non è così: “Oggi diciamo basta. Facciamo questa compagna elettorale. Poi sarà l'ora di un governo istituzionale e dopo si vedrà”, dice Lino leanza, segretario regionale dell’Mpa, il partito fondato da Lombardo. Con chi sarà fatto questo nuovo governo? “Governo istituzionale - risponde - vuol dire coinvolgere figure di alto spessore, fare un governo per la Sicilia, con l'aiuto di uomini di buona volontà che daranno il loro contributo. La decisione del presidente Lombardo è condivisa da tutto l'Mpa e dai siciliani che hanno bisogno di fatti, di vedere governata questa terra senza i ricatti romani e i freni di coloro che sono asserviti a Roma”. Ma nel centrodestra si fa spazio anche la richiesta di un chiarimento politico. “La decisione del presidente Lombardo, inedita e senza precedenti, pone sul tavolo politico elementi complessi e delicati. Per questo motivo il Pdl deve riunire con urgenza i suo vertici politici a livello regionale, o almeno i coordinatori insieme ai parlamentari poichè la posta in gioco è altissima” dice il parlamentare siracusano del Pdl Fabio Granata, vice presidente della Commissione antimafia. E dopo le scaramucce iniziali, ora anche l’Udc non chiude la porta in faccia al governatore: “Avevamo rappresentato al Presidente della Regione la necessità di affrontare, prima della composizione della giunta, due temi prioritari: cosa fare e con chi. Lasciamo all'onorevole Lombardo, intera, la responsabilità della sua proposta politica che ci riserviamo di valutare al momento opportuno” dice Saverio Romano, segretario dell’Udc siciliana. Una dichiarazione distensiva che sottolinea il momento di difficoltà vissuto dallo Scudo crociato in Sicilia, messo all’angolo prima dalle dimissioni dell’ex presidente Cuffaro, condannato a cinque anni per favoreggiamento aggravato alla mafia, e ora da alcune inchieste giudiziarie che coinvolgono due noti esponenti del partito siciliano, l’assessore ai Beni culturali Antonello Antinoro e il deputato regionale Nino Dina.
(La Repubblica, 25 maggio 2009)

Sicilia, il Presidente Lombardo azzera la giunta. "Via tutti, programma da riscrivere"

L'annuncio del presidente della Regione, dopo un periodo di conflittualità nella maggioranza. "Questa casa va rasa al suolo e ricostruita". Ipotesi governo istituzionale. "Sentirò Berlusconi, ma il premier è consigliato male"
PALERMO - "Quarantotto ore e avremo una giunta in grado di operare". Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo ha azzerato la sua Giunta. E' l'epilogo di scontri durissimi all'interno della maggioranza di centrodestra, tra il governatore e, soprattutto, il Pdl che, con l'Udc, non ha mai nascosto la crescente insofferenza nei confronti dell'esponente autonomista. Lombardo ha comunque assicurato che "non ribalterà le alleanze" e non farà allenze con il Pd, ma ha manifestato la ferma intenzione di "riscrivere il programma". Alle elezioni europee Lombardo si presenta con la lista dell'autonomia e cerca di raggiungere il quorum insieme ai pensionati, alla Destra di Storace e all'Unione di Centro. A Palermo parla di un "programma essenziale che va sottoscritto da chi ci sta, qui, a Roma come a Bruxelles e se serve anche all'Onu". Se la prende con chi "qua dice una cosa e poi fuori spara a zero contro la Giunta, si lamenta a Roma, all'Assemblea regionale siciliana fa ostruzionismo, non si va da nessuna parte". E avverte gli assessori: "Invito tutti loro a presentare le loro brave dimissioni. Sei o sette lo hanno già fatto, gli altri lo faranno a breve, spero. Si riparte da capo con un governo per l'autonomia e lo sviluppo". "Non c'è dubbio - prosegue Lombardo - questa casa va rasa al suolo e ricostruita. Riscriveremo un nuovo programma che dovrà essere sottoscritto da chi starà in giunta ma che dovrà essere rispettato anche in Aula da chi fa parte di questa maggioranza. Radiamo al suolo per ricostruire". Alla domanda se alcuni degli assessori potranno tornare, il governatore risponde ponendo le sue condizioni: "Potranno anche tornare tutti, ma dovrà essere firmata una 'cambiale' perché ci sia una coerenza assoluta. L'unico caso in cui potranno contestarmi sarà se non avrò fatto l'interesse del popolo siciliano. In quel caso hanno il diritto di saltarmi addosso. Per il resto, ho il dovere di pretendere coerenza, sintonia, collaborazione". Infine un messaggio al premier: "Mi dispiace che in questo momento ci sia tanta gente che lo consiglia male". Le reazioni. "L'azzeramento della Giunta regionale siciliana è la prova concreta che Lombardo ha perso la testa", taglia corto Alessandro Pagano del Pdl Mentre Leoluca Orlando del'Idv dice "no ad ogni ipotesi di governo istituzionale". "Oggi diciamo basta. Facciamo questa compagna elettorale. Poi sarà l'ora di un governo istituzionale e dopo si vedrà - spiega Lino Leanza, il segretario regionale dell'Mpa di Lombardo, - governo istituzionale vuol dire coinvolgere figure di alto spessore, fare un governo per la Sicilia, con l'aiuto di uomini di buona volontà che daranno il loro contributo". Cauta l'Udc: "Lasciamo a Lombardo la responsabilità della sua proposta politica che ci riserviamo di valutare al momento opportuno" dice Saverio Romano, segretario siciliano.
(La Repubblica, 25 maggio 2009)

domenica 24 maggio 2009

"Così papi Berlusconi entrò nella vita di Noemi"

di GIUSEPPE D'AVANZO e CONCHITA SANNINO
L'INCHIESTA. Parla Gino, l'ex fidanzato della ragazza di Portici. La prima telefonata del Cavaliere: "Sono colpito dal tuo viso angelico"
NAPOLI - Il 14 maggio Repubblica ha rivolto al presidente del consiglio dieci domande che apparivano necessarie dinanzi alle incoerenze di un "caso politico". Veronica Lario, infatti, ha proposto all'opinione pubblica e alle élites dirigenti del Paese due affermazioni e una domanda che hanno rimosso dal discreto perimetro privato un "affare di famiglia" per farne "affare pubblico". Le due, allarmanti certezze della moglie del premier - lo ricordiamo - descrivono i comportamenti del presidente del Consiglio: "Mio marito frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene". Al contrario, la domanda posta dalla signora Lario - se ne può convenire - è crudamente politica e mostra le pratiche del "potere" di Silvio Berlusconi, pericolosamente degradate quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito che un bell'aspetto e l'amicizia con il premier, legami nati non si sa quando, non si sa come. "Ciarpame politico" dice la moglie del premier. Silvio Berlusconi non ha ritenuto di rispondere ad alcuna delle domande di Repubblica. E, dopo dieci giorni, Repubblica prova qui a offrire qualche traccia e testimonianza per risolvere almeno alcuni dei quesiti proposti. Per farlo bisogna raggiungere Napoli, una piccola fabbrica di corso San Giovanni e poi un appartamento, allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto a ridosso dei grattacieli del Centro Direzionale. Sono i luoghi di vita e di lavoro di Gino Flaminio.
OAS_RICH('Middle');Gino, 22 anni, operaio, una passione per la kickboxing, è stato per sedici mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009) l'"amore" di Noemi Letizia, la minorenne di cui il premier ha voluto festeggiare il diciottesimo anno in un ristorante di Casoria, il 26 aprile. Gino e Noemi si sono divisi, per quel breve, intenso, felice periodo le ore, i sogni, il fiato, le promesse. "Quando non dormivo da lei a Portici - è capitato una ventina di volte - o quando lei non dormiva qui da me, il sabato che non lavoravo mi tiravo su alle sei del mattino per portarle la colazione a letto; poi l'accompagnavo a scuola e ci tornavo poi per riportarla indietro con la mia Yamaha. Lei qualche volta veniva a prendermi in fabbrica, la sera, quando poteva". Gino Flaminio è in grado di dire quando e come Silvio Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel "miracolo" (così Gino definisce l'inatteso irrompere del premier) ha cambiato - di Noemi - la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente anche il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi; in una parola, dice Gino, "i valori". Il ragazzo può raccontare come quell'ospite inaspettato dal nome così importante che faceva paura anche soltanto a pronunciarlo nel piccolo mondo di gente che duramente si fatica la giornata e un piatto caldo, ha deviato anche la sua di vita. Quieto come chi si è ormai pacificato con quanto è avvenuto, Gino ricorda: "Mi è stato quasi subito chiaro che tra me e la mia memi non poteva andare avanti. Era come pretendere che Britney Spears stesse con il macellaio giù all'angolo...". È utile ricordare, a questo punto, che il primo degli enigmi del "caso politico" è proprio questo: come Berlusconi ha conosciuto Noemi, la sua famiglia, il padre Benedetto "Elio" Letizia, la madre Anna Palumbo? A Berlusconi è capitato di essere inequivocabile con la Stampa (4 maggio): "Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!". Con France2 (6 maggio), il capo del governo è stato ancora più definitivo. Ricordando l'antica amicizia di natura politica con il padre Elio, Berlusconi chiarisce: "Ho avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori. Questo è tutto". Un affetto che il presidente del consiglio ha ripetuto ancor più recentemente quando ha presentato Noemi "in società", per così dire, durante la cena che il governo ha offerto alle "grandi firme" del made in Italy a Villa Madama, il 19 novembre 2008: "È la figlia di miei cari amici di Napoli, è qui a Roma per uno stage" (Repubblica, 21 maggio). All'antico vincolo politico, accenna anche la madre di Noemi, Anna: "[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista". Berlusconi, qualche giorno dopo (e prima di essere smentito da Bobo Craxi), conferma. "[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi". (Ansa, 29 aprile, ore 16,34). Più evasiva Noemi: "[Di come è nato il contatto familiare] non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste". (Repubblica, 29 aprile). Decisamente inafferrabile e chiuso come un riccio, il padre Elio (ha rifiutato di prendere visione di quest'ultima ricostruzione di Repubblica). Chiedono a Letizia: ci spiega come ha conosciuto Berlusconi? "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, 13 maggio). Gino ascolta questa noiosa tiritera con un sorriso storto sulle labbra, che non si sa se definire avvilito o sardonico. C'è un attimo di silenzio nella stanza al Vasto, un silenzio lungo, pesante come d'ovatta, rispettato dagli amici che gli stanno accanto; dalla sorella Arianna; dal padre Antonio; dalla madre Anna. È un silenzio che si fa opprimente in quella cucina, fino a un attimo prima rumorosa di risate e grida. La madre, Anna, si incarica di spezzarlo: "Quando un giorno Gino tornò a casa e mi disse che Noemi aveva conosciuto Berlusconi, lo presi in giro, non volli chiedergli nemmeno perché e per come. Mi sembrava ridicolo. Berlusconi dalle nostre parti? E che ci faceva, Berlusconi qui? Ripetevo a Gino: Berlusconi, Berlusconi! (gonfia le guance con sarcasmo). Un po' ne ridevo, mi sembrava una buffonata di ragazzi". Gino la guarda, l'ascolta paziente e finalmente si decide a raccontare: "I genitori di Noemi non c'entrano niente. Il legame era proprio con lei. È nato tra Berlusconi e Noemi. Mai Noemi mi ha detto che lui, papi Silvio parlava di politica con suo padre, Elio. Non mi risulta proprio. Mai, assolutamente. Vi dico come è cominciata questa storia e dovete sapere che almeno per l'inizio - perché poi quattro, cinque volte ho ascoltato anch'io le telefonate - vi dirò quel che mi ha raccontato Noemi. Il rapporto tra Noemi e il presidente comincia più o meno intorno all'ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per un "book" di moda. Lo aveva consegnato a un'agenzia romana, importante - no, il nome non me lo ricordo - di quelle che fanno lavorare le modelle, le ballerine, insomma le agenzie a cui si devono rivolgere le ragazze che vogliono fare spettacolo. Noemi mi dice che, in quell'agenzia di Roma, va Emilio Fede e si porta via questi "book", mica soltanto quello di Noemi. Non lo so, forse gli servono per i casting delle meteorine. Il fatto è - ripeto, è quello che mi dice Noemi - che, proprio quel giorno, Emilio Fede è a pranzo o a cena - non me lo ricordo - da Berlusconi. Finisce che Fede dimentica quelle foto sul tavolo del presidente. È così che Berlusconi chiama Noemi. Quattro, cinque mesi dopo che il "book" era nelle mani dell'agenzia, dice Noemi. È stato un miracolo, dico sempre. Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". Questa fu la prima telefonata, io non c'ero e vi sto dicendo quel che poi mi riferì Noemi, ma le credo. Le cose andarono così perché in altre occasioni io c'ero e Noemi, così per gioco o per convincermi che davvero parlava con Berlusconi, m'allungava il cellulare all'orecchio e anch'io sentii dalla sua voce quella cosa della "purezza", della "faccia d'angelo". E poi, una volta, ha aggiunto un'altra cosa del tipo: "Sei una ragazza divina". Berlusconi, all'inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? Una lunga telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a chiedergli: "Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?", lui prima le ha risposto: "Se te lo dico, non ci credi". E poi: "Ma non si sente chi sono?". Quando Noemi me lo raccontò, vi dico la verità, io non ci credevo. Poi, quando ho sentito le altre telefonate e ho potuto ascoltare la sua voce, proprio la sua, di Berlusconi, come potevo non crederci? Noemi mi diceva che era sempre il presidente a chiamarla. Poi, non so se chiamava anche di suo, non me lo diceva e io non lo so. Lei al telefono lo chiamava papi tranquillamente. Anche davanti a me. Magari stavamo insieme, Noemi rispondeva, diceva papi e io capivo che si trattava del presidente. Quando ho assistito ad alcune telefonate tra Berlusconi e Noemi, ho pensato che fosse un rapporto come tra padre e figlia. Una sera, Emilio Fede e Berlusconi - insieme - hanno chiamato Noemi. Lo so perché ero accanto a lei, in auto. Ora non saprei dire perché il presidente le ha passato Emilio Fede, non lo so. Pensai che Fede dovesse preparare dei "provini" per le meteorine, quelle robe lì". (Ieri, a tarda sera, durante Studio Aperto, Fede ha affermato di aver conosciuto la nonna di Noemi. Repubblica ha chiesto a Gino se, in qualche occasione, Noemi avesse fatto cenno a questa circostanza. "Mai, assolutamente", è stata la risposta del ragazzo). "Comunque, quella sera, sentii prima la voce del presidente e poi quella di Emilio Fede - continua Gino - Non voglio essere frainteso o creare confusione in questa tarantella, da cui voglio star lontano. Nelle telefonate che ho sentito io, Berlusconi aveva con Noemi un atteggiamento paterno. Le chiedeva come era andata a scuola, se studiava con impegno, questa roba qui. Io però ho cominciato a fuggire da questa situazione. Non mi piaceva. Non mi piaceva più tutto l'andazzo. Non vedevo più le cose alla luce del giorno, come piacevano a me. Mi sentivo il macellaio giù all'angolo che si era fidanzato con Britney Spears. Come potevo pensare di farcela? Gliel'ho detto a Noemi: questo mondo non mi piace, non credo che da quelle parti ci sia una grande pulizia o rispetto. Mi dispiaceva dirglielo perché io so che Noemi è una ragazza sana, ancora infantile che non si separa mai dal suo orsacchiotto, piccolo, blu, con una croce al collo, "il suo teddy". Una ragazza tranquilla, semplice, con dei valori. Con i miei stessi valori, almeno fino a un certo punto della nostra storia". Intorno a Gino, questo racconto devono averlo già sentito più d'una volta perché ora che il ragazzo ha deciso di raccontare a degli estranei la storia, la tensione è caduta come se la famiglia, i vicini di casa, gli amici già l'avessero sentita in altre occasioni o magari a spizzichi e bocconi. C'è chi si distrae, chi parlotta d'altro, chi parla al telefono, chi si prepara a uscire per il venerdì notte. Gino sembra non accorgersene. Non perde il filo e a tratti pare ricordare, ancora una volta, a se stesso come sono andate le cose. "Ho cominciato a distaccarmi da Noemi già a dicembre. Però la cosa che proprio non ho mandato giù è stata la lunga vacanza di Capodanno in Sardegna, nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi l'aveva invitata là. Mi disse: "Posso portare un'amica, un'amica qualunque, non gli importa. Ci saranno altre ragazze". E lei si è portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta per tutto il periodo. Io le ho fatto capire che non mi faceva piacere, ma lei da quell'orecchio non ci sentiva. Così è partita verso il 26-27 dicembre ed è ritornata verso il 4-5 gennaio. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che Berlusconi l'aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato, hanno riso... C'erano tante ragazze. Tra trenta e quaranta. Le ragazze alloggiavano in questi bungalow che stavano nel parco. E nel bungalow di Noemi erano in quattro: oltre a lei e a Roberta, c'erano le "gemelline", ma voi sapete chi sono queste "gemelline"? Penso anche che lei mi abbia detto tante bugie. Lei dice che Berlusconi era stato con loro solo la notte di Capodanno. Vi dico la verità, io non ci credo. Sono successe cose troppo strane. Io chiamavo Noemi sul cellulare e non mi rispondeva mai. Provavo e riprovavo, poi alla fine mi arrendevo e chiamavo Roberta, la sua amica, e diventavo pazzo quando Roberta mi diceva: no, non te la posso passare, è di là - di là dove? - o sta mangiando: e allora?, dicevo io, ma non c'era risposta. Per quella vacanza di fine anno, i genitori accompagnarono Noemi a Roma. Noemi e Roberta si fermarono prima in una villa lì, come mi dissero poi, e fecero in tempo a vedere davanti a quella villa tanta gente - giornalisti, fotografi? - , poi le misero sull'aereo privato del presidente insieme alle altre ragazze, per quello che mi ha detto Noemi... Al ritorno, Noemi non è stata più la mia Noemi, la mia alicella (acciuga, ndr), la ragazza semplice che amavo, la ragazza che non si vergognava di venirmi a prendere alla sera al capannone. A gennaio ci siamo lasciati. Eravamo andati insieme, prima di Natale, a prenotare per la sua festa di compleanno il ristorante "Villa Santa Chiara" a Casoria, la "sala Miami" - lo avevo suggerito io - e già ci si aspettava una "sorpresa" di Berlusconi, ma nessuno credeva che la sorpresa fosse proprio lui, Berlusconi in carne e ossa. Ci siamo lasciati a gennaio e alla festa non ci sono andato. L'ho incontrata qualche altra volta, per riprendermi un oggetto di poco prezzo ma, per me, di gran valore che era rimasto nelle sue mani. Abbiamo avuto il tempo, un'altra volta, di avere un colloquio un po' brusco. Le ho restituito quasi tutte le lettere e le foto. Le ho restituito tutto - ho conservato poche cose, questa lettera che mi scrisse prima di Natale, qualche foto - perché non volevo che lei e la sua famiglia pensassero che, diventata Noemi Sophia Loren, io potessi sputtanarla. Oggi ho la mia vita, la mia Manuela, il mio lavoro, mille euro al mese e va bene così ché non mi manca niente. Certo, leggo di questo nuovo fidanzato di Noemi, come si chiama?, che non s'era mai visto da nessuna parte anche se dice di conoscerla da due anni e penso che Noemi stia dicendo un sacco di bugie. Quante bugie mi avrà detto sui viaggi. A me diceva che andava a Roma sempre con la madre. Per dire, per quella cena del 19 novembre 2008 a Villa Madama mi raccontò: "Siamo stati a cena con il presidente, io, papà e mamma allo stesso tavolo". Non c'erano i genitori seduti a quel tavolo? Allora mi ha detto un'altra balla. Quella sera le sono stati regalati una collana e un bracciale, ma non di grosso valore. E il presidente ha fatto un regalo anche a sua madre. Sento tante bugie, sì, e comunque sono fatti di Noemi, dei suoi genitori, di Berlusconi, io che c'entro?". Le parole di Gino Flaminio appaiono genuine, confortate dalle foto, dalla memoria degli amici (che hanno le immagini di Noemi e Gino sui loro computer), da qualche lettera, dai ricordi dei vicini e dei genitori, ma soprattutto dall'ostinazione con cui il ragazzo per settimane si è nascosto diventando una presenza invisibile nella vita di Noemi. Repubblica lo ha rintracciato con fatica, molta pazienza e tanta fortuna nella fabbrica di corso San Giovanni dove tutti i suoi compagni di lavoro conoscono Noemi, la storia dell'amore perduto di Gino. Compagni di lavoro che - fino alla fine - hanno provato a proteggerlo: "Gino? E chi è 'sto Gino Flaminio?" e Gino se ne stava nascosto dietro un muro. La testimonianza del ragazzo consente di liquidare almeno cinque domande dalla lista di dieci che abbiamo proposto al capo del governo. La ricostruzione di Gino permette di giungere a un primo esito: Silvio Berlusconi ha mentito all'opinione pubblica in ogni passaggio delle sue interviste. Nei giorni scorsi, come quando disse a France2 di aver "avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori". O ancora ieri a Radio Montecarlo dove ha sostenuto di essersi addirittura "divertito a dire alla famiglia, di cui sono amico da molti anni, che non desse risposte su quella che è stata la nostra frequentazione in questi anni". Come di cartapesta è la scena - del tutto artefatta - disegnata dalle testate (Chi) della berlusconiana Mondadori. Il fatto è che Berlusconi non ha mai conosciuto Elio Letizia né negli "anni passati", né negli "ambienti socialisti". Mai Berlusconi ha discusso con Elio Letizia di politica e tantomeno delle candidature delle Europee (Porta a porta, 5 maggio). Berlusconi ha conosciuto Noemi. Le ha telefonato direttamente, dopo averne ammirato le foto e aver letto il numero di cellulare su un "book" lasciatogli da Emilio Fede. Poi, nel corso del tempo, l'ha invitata a Roma, in Sardegna, a Milano. Le evidenti falsità, diffuse dal premier, gli sarebbero costate nel mondo anglosassone, se non una richiesta di impeachment, concrete difficoltà politiche e istituzionali. Nell'Italia assuefatta di oggi, quella menzogna gli vale un'altra domanda: perché è stato costretto a mentire? Che cosa lo costringe a negare ciò che è evidente? È vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l'accesso alla scena politica (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile)? Dieci giorni dopo, ci sono altre ragionevoli certezze. È confermato quel che Veronica Lario ha rivelato a Repubblica (3 maggio): il premier "frequenta minorenni". Noemi, nell'ottobre del 2008, quando riceve la prima, improvvisa telefonata di Berlusconi ha diciassette anni, come Roberta, l'amica che l'ha accompagnata a Villa Certosa. La circostanza rinnova l'ultima domanda: quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?
(La Repubblica, 24 maggio 2009)

sabato 23 maggio 2009

Palermo si commuove nel ricordo di Falcone

PALERMO - E' il giorno del 17esimo anniversario della strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Palermo e la Sicilia non dimenticano quel drammatico attentato. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto dall'applauso di centinaia di studenti, è arrivato nel'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dove si commemora la strage. Ad attendere il Capo dello stato i ministri della giustizia Angelino Alfano, dell'Interno Roberto Maroni e della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, oltre al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e al presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
LO SBARCO DELLA NAVE DELLA LEGALITA'. Gli ambasciatori di pace e legalità, gli studenti di tutte le scuole italiane che sono sbarcati questa mattina al porto di Palermo dalla nave della legalità salpata ieri da Napoli sono stati accolti in un caldo abbraccio dai ragazzi siciliani che una volta abbassato il portellone della nave hanno liberato nel cielo chiaro migliaia di palloncini tricolori. I ragazzi hanno danzato sulle note della canzone di Federico Moro 'Pensà, che è stata la colonna sonora alla manifestazione in ricordo della strage di Capaci ormai da tre anni. Anche gli studenti del Teatro "Bellini" di Catania hanno danzato nelle loro magliette verdi con la scritta: "L'arte contro la mafia" mentre piccoli e più grandi continuano a scendere dalla nave al grido ritmato dai tamburi "Palermo è nostra e non di Cosa Nostra". Gli scout, le maestre e i professori - i più appassionati e commossi - a ritmare gli slogan dei loro alunni. Hanno ascoltato le parole di accoglienza della sorella del giudice ucciso, Maria Falcone, dell'arcivescovo di Palermo, mons. Pennisi e si sono diretti all'aula bunker dell'Ucciardone per cominciare la loro lunga giornata in favore della legalità.
IL COMMOSSO OMAGGIO DI NAPOLITANO. Il capo dello Stato ha cominciato la sua seconda giornata nella sua visita in Sicilia rendendo omaggio alle vittime dell'attentato di Capaci; poi si è recato alla caserma Lungaro della polizia e dopo avere deposto una corona di fiori ha incontrato i familiari di alcune delle vittime della mafia. Erano presenti il presidente del Senato, Renato Schifani ed il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Alla cerimonia hanno partecipato anche, tra gli altri, il capo della polizia, Antonio Manganelli, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo ed il sindaco di Palermo, Diego Cammarata.
MARIA FALCONE: "I GIOVANI MI DANNO SPERANZA". "Ogni anno coltivo maggiore speranza. E questo grazie ai tantissimi ragazzi che arrivano a Palermo per non dimenticare la strage di Capaci". Lo ha detto, nell'aula bunker dell'Ucciardone, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni. Maria Falcone ha ricordato la "ribellione degli imprenditori che hanno deciso di dire no al racket" e ha "ringraziato il presidente della Repubblica e i ministri presenti" alla manifestazione, auspicando "l'affermazione tra i giovani di un modello culturale che preveda più senso dello Stato e maggiore rispetto della persona".
EMMA MARCEGAGLIA: "IMPRENDITORI CONTRO LA MAFIA". "Siamo qui a testimoniare la volontà e l'impegno di fare una battaglia vera contro la mafia". Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha ribadito la scelta degli imprenditori parlando nell'aula bunker dell'Ucciardone. Alla domanda se sia opportuno inserire nel disegno di legge sulla sicurezza anche una norma che impone alle vittime l'obbligo di denuncia delle estorsioni, Marcegaglia ha risposto: "Abbiamo insistito perché ci fossero norme più restrittive nei confronti di chi rischia di essere colluso con la mafia. Su questi temi ormai gli imprenditori, anche quelli siciliani, hanno fatto scelte definitive".

Svolta nel delitto Rostagno, ordini custodia per il killer Vito Mazzara e il mandante Vincenzo Virga

La decisione presa dal boss Vincenzo Virga. A premere il grilletto Vito Mazzara. Le continue denunce contro la mafia all'orgine dell'assassinio
PALERMO - Svolta nel delitto di Mauro Rostagno. La squadra mobile di Trapani ha eseguito due ordini di custodia cautelare per l'omicidio del giornalista e sociologo assassinato nel settembre del 1988. Mandante dell'omicidio, secondo i magistrati, il boss trapanese Vincenzo Virga, mentre l'esecutore materiale sarebbe Vito Mazzara, noto esponente mafioso di Trapani. Entrambi sono già detenuti per altri reati. A dare impulso alle indagini è stata una perizia sui tre bossoli e tre cartucce inesplose provenienti dal delitto Rostagno. Reperti che sono stati messi a paragone con i dati di altri fatti di sangue avvenuti in provincia di Trapani. Identiche le modalità, in particolare l'impiego di un fucile semiautomatico calibro 12 e di un revolver calibro 38. Un filo rosso lega il delitto Rostagno con altri assassini: il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca, avvenuto l'11 giugno 1990 nel comune di Partanna; l'omicidio di Antonino Monteleone, commesso in contrada Marausa (Trapani) il 7 dicembre 1990; l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto, avvenuto il 23 dicembre 1995 a Palma, altra frazione del capoluogo di provincia. Tre omicidi con un solo colpevole: Vito Mazzara. Che adesso dovrà pagare anche per la morte di Rostagno. A costare la vita al giornalista è stata la continua attività di denuncia che svolgeva attraverso la piccola televisione trapanese "Radio Tele Cine". Accuse continue che hanno scatenato la reazione della mafia. L'omicidio di Rostagno, infatti, sarebbe stato quindi deliberato in seno a Cosa Nostra: "L'ordine di ucciderlo - sottolineano gli inquirenti - è stato dato dall'allora rappresentante provinciale Francesco Messina Denaro (morto ormai da anni, ndr) e il mandato per l'organizzazione e la materiale esecuzione è stato conferito a Vicenzo Virga". Si arrivò così al 26 settembre 1988, quando Rostagno venne freddato in un agguato in contrada Lenzi, davanti l'ingresso della comunità terapeutica Saman in cui Mauro Rostagno operava e alloggiava. E verso la quale ci concentrarono i siospetti dopo l'omicidio. Una pista poi completamente abbandonata. Oggi autori e mandanti hanno un nome.
La Repubblica, 23 maggio 2009

Strage di Capaci, 17 anni dopo: Giorgio Napolitano ed Emma Marcegaglia a Palermo

di Accursio Sabella
Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il ministro per la Giustizia Angelino Alfano, quello per l’Istruzione Mariastella Gelmini:
sono alcune delle personalità che parteciperanno il prossimo 23 maggio a Palermo alle celebrazioni per il diciannovesimo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Alle otto è previsto l’arrivo al porto della nave della legalità. Alle 9.30, le iniziative nell’aula bunker. Parteciperanno anche il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, e Antonello Montante,delegato nazionale di Confindustria per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio. Alle 13 in programma la consegna delle borse di studio “Giovanni Falcone ePaolo Borsellino”. Alle 16, la partenza del corteo della memoria che da via d’Amelio raggiungerà l’Albero Falcone. Alle 16.30 un altro corteo partirà dall’aula bunker diretto all’albero-simbolo di via Notabartolo. Alle 17.58 il silenzio suonato dalla polizia di Stato per ricordare la strage.
“Per sconfiggere Cosa Nostra, diceva Giovanni Falcone, bisogna agire seguendo tre direttive - ricorda Maria Falcone, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia -: la prima e sicuramente la piùimportante, e’ la repressione. Tale azione portata avanti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine deve essere costante, forte e supportata soprattutto da una legislazione adeguata che pur garantendo le libertà fondamentali dell’individuo permetta ai magistrati di svolgere al meglio la funzione investigativa. La seconda fondamentale nel lungo periodo deve essere l’educazione alla legalità delle nuove generazioni, al fine di contrastare quelli che sono i disvalori della mafiosità. Riuscire a sconfiggere l’omertà e l’indifferenza significa anche togliere alla mafia la possibilità di affermare il proprio dominio sul territorio. La terza e sicuramente non meno importante - aggiunge Maria Falcone - consiste nel creare uno sviluppo economico non inquinato dalle pressioni della criminalità che ubbidisca soltanto alle leggi di mercato. Appunto per questo, la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone ha voluto fare, quest’anno, una riflessione più approfondita sui problemi che spesso un’impresa che agisce nel meridione d’Italia deve affrontare discutendo principalmente sulle possibili soluzioni istituzionali e sui comportamenti individuali da adottare. Mi auguro che il dibattito in aula possa far capire ai giovani quanto sia importante creare imprese che vivono ed agiscono nella legalità, solo così potremo prospettare un futuro di lavoro alle nuove generazioni”.
Da LiveSicilia

lunedì 18 maggio 2009

Corleone. Nuova interrogazione sui beni immobili del Comune di Corleone...

di DINO PATERNOSTRO
Se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, allora il sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, è davvero duro, molto duro di comprendonio. Con un’interrogazione dello scorso 10 febbraio, presentata con Salvatore Schillaci, avevamo chiesto al primo cittadino in che modo sta utilizzando e valorizzando alcuni beni immobili comunali. In particolare, la pescheria comunale, la pesa pubblica, la scuola elementare di Ficuzza chiusa da anni, l’ex mattatoio comunale, l’ex Stazione Servizi di via S. Lucia, l’officina comunale, un terreno agricolo di contrada “Spinuso”, l’ex Casa del fanciullo, gli ex caselli ferroviari, il caseificio, il mercato ortofrutticolo, l’orinatoio pubblico di via Trapani, il Centro diurno per anziani di contrada S. Lucia, la Scuola materna di contrada Punzonotto, il Circolo di via Roma e ben 27 beni confiscati alla mafia. Nonostante per legge avrebbe dovuto rispondere entro 20 giorni, Iannazzo si è degnato di farfugliare qualcosa solo lo scorso 15 maggio. E la montagna ha partorito il classico topolino. In aula, ci ha raccontato tante “favole” per bambini scemi. Per iscritto, ha usato meno di otto righe per non dire niente: “è in corso di redazione apposito elenco…”, stiamo valutando “la possibilità di procedere alla valorizzazione mediante la utilizzazione diretta o l’affidamento a terzi ovvero la dismissione…”. Purtroppo per i cittadini Corleone, in base all’art. 58, comma 2, del D.L. 25.06.2008, n. 112 (non della Legge 6 agosto 2008, n. 133, come erroneamente ha scritto il sindaco…), detto elenco avrebbe dovuto essere allegato al bilancio di previsione 2009. Invece, allegato al bilancio non c’era niente. E l’amministrazione comunale continua a permettersi di non utilizzare, di sotto utilizzare, di “regalare” o di lasciare nell’assoluto abbandono importanti beni immobili comunali, come quelli da noi citati. Si tratta di un atteggiamento – in parte e nella migliore delle ipotesi – irresponsabile. La peggiore delle ipotesi (specie per alcuni beni) la lasciare immaginare ai nostri lettori…
Intanto, abbiamo ripresentato l’interrogazione, chiedendo una risposta per iscritto, «entro i termini prescritti dal regolamento (20 giorni), e dettagliatamente per ciascun cespite, senza ometterne alcuno».

domenica 17 maggio 2009

La tragedia della mafia è più forte delle fiction

di Francesco Palazzo
in una fiction ci avessero raccontato di armi nascoste in una delle ville più conosciute di Palermo - come accade nel grande parco di Villa Malfitano - certamente avremmo detto che potevano inventarne una migliore. Lo pensavo conoscendo i particolari legati agli ultimi arresti e apprendendo, nello stesso giorno, che Rita Borsellino chiede al presidente della Regione Raffaele Lombardo un intervento duro contro le fiction sulla mafia girate in Sicilia. Tali ricostruzioni denigrerebbero la Sicilia, veicolando un´immagine falsa che non esiste più. Le questioni sono due. La prima. La politica già influenza abbondantemente quanto passa dalle televisioni. La valutazione va lasciata agli spettatori, che col telecomando decidono cosa vedere. In democrazia, i giudizi di un presidente di Regione, di un capo di governo, dello stesso presidente della Repubblica, devono valere quanto quello di qualsiasi altra persona anonima. E non avere finalità prescrittive di alcun tipo. Non abbiamo bisogno di chi gestisce le nostre serate davanti al piccolo schermo, ma di gente che sappia ben governare. Qualsiasi intervento sui prodotti artistici da parte di chi ricopre un´importante carica istituzionale non potrebbe che rivestire un carattere censorio. Meglio lasciar perdere. Ci vuol poco a debordare. Ironicamente, ma non troppo visto il caso Agrodolce, potremmo ipotizzare una convocazione degli sceneggiatori per capire cosa diamine stanno scrivendo. Con una matita di quelle a doppio colore, si procederebbe a segnare gli errori gravi, da eliminare subito, e quelli meno evidenti, su cui discutere. Chi non ottenesse l´approvazione, dovrebbe mettersi il cuore in pace. Ma non tutti accetterebbero la sentenza. Immaginiamo gommoni, con scafisti d´ordinanza, che nelle notti di mare buono tenterebbero di sbarcare sulle nostre coste protagonisti e comparse, registi e costumisti, cineprese e cavalletti, coppole e lupare. Veniamo al secondo punto. Le fiction veicolerebbero un´immagine deformata della Sicilia, screditandola agli occhi di quanti non vivono nella nostra isola. È un´opinione diffusa. Alla quale si aggiunge la convinzione che negli spettatori si creerebbe una sorta di emulazione per i mafiosi. Disegnati come eroi, quindi facilmente oggetto di imitazioni da parte di giovani e sprovveduti. Che sia chi racconta pezzi di storia recente, o fatti inventati partendo da «libere ricostruzioni» a fare del male alla Sicilia, e non i fatti stessi per come si sono verificati e si susseguono, è davvero un aspetto così controverso che non capiamo come si possa porre. Le operazioni di polizia sui clan mafiosi - sceglietene una a caso tra le ultime - ci mostrano ripetutamente risvolti criminali e politici che neanche le fiction più surreali riescono a riprodurre. Per chiudere il discorso basterebbe solo dire che il mezzo televisivo è cominciato a entrare nelle nostre case nel 1954. Dal 1861, data di nascita convenzionale della mafia siciliana, era già trascorso quasi un secolo. Nel corso del quale di mafia si era parlato a iosa fuori dalla Sicilia. Come avranno fatto gli altri a conoscerla, a farsi varie opinioni su di essa, e sulla Sicilia, molte senz´altro distorte, senza fiction che pompavano falsità? In quanto al discorso dell´emulazione, forse si pensa di avere davanti telespettatori da educare e non individui che guardano e sanno capire con gli strumenti culturali che si ritrovano. Sono cresciuto a Brancaccio. Da ragazzo, durante la seconda guerra di mafia, mentre cominciavano a trasmettere le piovre televisive, accusate di disonorare la Sicilia, vedevo in diretta cos´era la mafia. I morti che lasciava sulle strade. Quelle piovre che uscivano dal piccolo schermo erano acqua fresca. Se proprio avessi voluto imitare i boss, non avrei avuto bisogno di lavorare molto con le fantasie indotte dal mezzo televisivo. Le piovre le ho dimenticate, quel terrore ancora no. Insomma, lasciamo a chi vuole la possibilità di cimentarsi liberamente con le fiction sulla mafia. Quando soggettivamente le troveremo belle, le loderemo, quando personalmente ci parranno brutte, lo segnaleremo. Ricordandoci però, sia nell´uno che nell´altro caso, che sono i fatti, quelli reali, a pesarci sul cuore e sulle coscienze. E a dire agli altri come siamo.
La Repubblica, 16.05.2009

SICILIA: FINE DEI PARTITI?

di Agostino Spataro
Chi avrebbe mai pensato che la corsa per le europee avrebbe provocato nel centro destra siciliano una sorta di guerra civile che mette a dura prova perfino la tenuta del governo regionale? Ovviamente, in questa terribile contesa l’Europa non c’entra nulla. C’entra invece la volontà di contarsi, anche all’interno dei singoli partiti, per verificare il peso elettorale specifico di ciascuno in vista di un rimpasto o anche di manovre più ampie che potrebbero sconvolgere l’attuale quadro politico. Il clima creatosi lascia presagire un’escalation conflittuale esasperata, dai toni ruggenti, imbastita da pentimenti tardivi e propositi vendicativi. Continuano, infatti, a volare parole grosse, accuse pesanti lanciate dai massimi esponenti dell’Udc e del Pdl nei confronti del governatore Lombardo il quale, invece di prendere atto e provvedere, si è difeso con risposte inviperite e vagamente minacciose. Così come non si ferma il passaggio di deputati eletti nelle liste del Mpa di Lombardo verso il gruppo misto divenuto una sorta di anticamera obbligata per i voltagabbana (quasi una quarantena) che decidono di passare con altro gruppo.
Insomma, questi ed altri elementi evidenziano una gravissima crisi di fiducia fra alleati che promettevano di governare la Sicilia, in perfetta concordia, da qui all’eternità. Non è passato un anno è siamo alla guerra fratricida in nome di un’Europa dalla quale la Sicilia sempre più s’allontana, anche per colpa di politiche e comportamenti così fuorvianti ed avvilenti.
Una guerra senza esclusione di colpi esportata nella gran parte dei comuni che il 6-7 giugno andranno alle urne anche per il rinnovo delle amministrazioni locali.
Insomma, se le apparenze non ingannano (e in Sicilia sovente si sono dimostrate ingannevoli!), questa campagna elettorale rischia di essere caratterizzata da un durissimo scontro interno al centro-destra, fino all’ultimo voto di lista e di preferenza.
Uno scontro in cui l’appartenenza politica, gli stessi partiti contano sempre meno per lasciar posto alle consorterie locali.

Propaganda ingannevole o c’è del vero?
Ovviamente, in questa litigiosità c’è molta “propaganda ingannevole”, un gioco di rimandi, per suffragare l’idea di una diversità (posticcia) fra i contendenti che hanno dato vita ad un’alleanza solo di cartello, anomala rispetto al quadro di governo nazionale.
Ma credo ci sia anche un disagio reale che nasce dall’incertezza per i futuri scenari politici e quindi dai ruoli che vi potranno esercitare ciascun partito, i singoli esponenti.
Se il conflitto non è solo un trucco per accaparrarsi voti, qualcosa dovrebbe pur succedere in Sicilia. A sentire il presidente dell’Ars, Cascio del Pdl, c’è d’attendersi una virulente crisi del governo regionale da mesi in affanno e da qualche giorno in angustie per l’avviso di garanzia notificato ad un assessore Udc per voto di scambio con esponenti di cosche mafiose di Palermo.
Tuttavia, già oggi la situazione politica isolana appare piuttosto confusa e attraversata da manovre che potrebbero portare ad una scomposizione del bipolarismo imperfetto ed accendere dinamiche inedite dagli esiti imprevedibili. Per eccesso di crescita del centro-destra che, stando ai primi sondaggi, sembra aumentare in voti a discapito delle diverse formazioni del centro-sinistra che ambiscono a rappresentare il polo unitario e alternativo. Spiace rilevarlo, ma questa ambizione, almeno in Sicilia, appare molto sfumata, impercettibile agli occhi degli elettori.
Dopo il 7 giugno, potremo avere un centro sinistra più debole e diviso e un centro destra più forte e diviso. Insomma, le scelte per le candidature, le bizzarre alleanze elettorali, gli scontri intestini sembrano accentuare la crisi, già grave, dei partiti siciliani che rischiano di uscire da questa consultazione lacerati, irriconoscibili. Cercheremo di capire meglio.
Speriamo di sbagliarci, ma in Sicilia sembra di vivere una sorta di antivigilia del crollo dei partiti così come li abbiamo conosciuti dal dopoguerra in poi.

Il “ piano B” del governatore Lombardo
Il denominatore comune ai due poli è la divisione che però agisce in maniera opposta:
nel centro destra come moltiplicatore di voti, nel centro sinistra come fattore smobilitante e di alienazione delle simpatie popolari.E così, il centro destra, grazie alla sua spregiudicatezza e al suo formidabile sistema clientelare, potrebbe crescere oltremisura. Paradossalmente, però, una crescita eccessiva potrebbe provocare una rottura decisiva al suo interno e quindi una nuova deriva delle forze centriste. Come dire: il centro destra siciliano potrebbe scoppiare per un eccesso di salute. Potrebbero nascere nuove alleanze, magari fagocitando settori delusi provenienti dalle formazioni sconfitte o accordandosi direttamente col Pd. Si parla, con insistenza, di un “piano B” di Lombardo per estromettere dal governo le recalcitranti componenti maggioritarie del Pdl e cooptare al loro posto il Pd, secondo la logica delle “geometrie variabili” sperimentate con successo all’Ars in più occasioni. In attesa di smentite o di conferme che non verranno prima del voto, è prematuro trarre conclusioni, anche perché molto dipenderà dai risultati di questa corsa ad ostacoli nelle quale non bisogna superare siepi ma alte soglie di sbarramento. Ad ogni modo, un’eventuale evoluzione di questo tipo sarebbe un segnale anche per altri contesti, regionali e nazionale. Un nuovo esperimento politico? Vedremo di nuovo la Sicilia salire per l’Italia, come la palma di sciasciana memoria? Può darsi. Oggi, tutto è in movimento nel nostro Paese: c’è chi sale e c’è chi scende per la penisola. Sempre più spesso vediamo anche il ricco Nord scendere verso il Sud e la Sicilia per fare affari e/o alleanze elettorali.
Politicamente parlando, Italia e Sicilia ormai si attraversano agevolmente, s’incrociano e si alimentano reciprocamente. Chissà se, finalmente, non diventeremo una nazione, magari incontrandoci ai livelli più bassi delle nostre aspirazioni.
Agostino Spataro
“La Repubblica/Pa” del 15 maggio 2009