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mercoledì 1 agosto 2007

Fabio Mussi: "Non vado in piazza contro il governo, ma quell´accordo deve cambiare"

Il ministro Fabio Mussi critico sul protocollo-welfare: competitività non è solo tagliare il costo del lavoro. Intervista a La Repubblica del 31 luglio 2007

di Luisa Grion

ROMA - Chiarisce subito la sua posizione: «Voglio che il governo resti in carica, credo nella mediazione e nel dibattito parlamentare, ma non tollero che si faccia passare per ricatto quello che è un legittimo dissenso». Fabio Mussi, ministro della Ricerca fa parte di quel terzo della maggioranza contraria al Protocollo sul Welfare. Favorevole all´accordo sulle pensioni - «è un compromesso equilibrato» - non accetta la parte riguardante competitività e lavoro.

Ministro, il Protocollo venerdì andrà al Consiglio dei ministri e probabilmente sarà approvato. Lei cosa farà?

«Darò battaglia politica. E comincerò chiedendo che si apra un tavolo per discutere delle vere questioni riguardanti la competitività, e che il capitolo sul lavoro non sia inserito nella Finanziaria, ma presentato come disegno di legge, in modo da lasciar spazio al dibattito politico».

Perché è contrario a due delle tre parti del Protocollo?
«Perché per quanto riguarda la competitività se ne parla solo in termini di taglio del costo di lavoro. Su innovazione, ricerca, formazione, impegno da parte delle aziende non c´è nulla. Per quanto riguarda il lavoro cosa dire se non che rispetto alle aspettative il risultato è molto deludente?».

Rutelli ha appena detto che gli accordi non si toccano e che è ora di finirla con i ricatti.
«Non accetto che un atteggiamento critico meditato venga bollato come ricatto. Anche perché tutte le volte che Rutelli ha espresso un´opinione nessuno ha parlato di ricatti da parte del centro. Su questo punto voglio essere chiaro: c´è una sinistra parlamentare con 150 rappresentanti, la sua voce ha tutti i numeri per avere un peso. Il partito democratico non ha né i voti, né i seggi per aspirare ad un monocolore, quindi il programma comune va rispettato».

E se la coalizione litiga sul modo di leggere quel programma?
«Se ne parla. Il programma delle elezioni non va più bene? Si ricontratta, vediamo cosa far cadere e cosa mantenere».

I suoi colleghi della sinistra radicale dicono intanto di voler far ricorso alla piazza. Condivide questa posizione?
«Portare la gente in piazza è un rischio, io sono per un dibattito politico che incida sulla linea del governo. Ma se invece di manifestazione contro il governo parliamo di pubbliche discussioni, di immersioni nella realtà del paese bene, credo che ciò sarà buona cosa per tutti».

E se intanto che si dibatte il governo di cui si fa parte cade?
«Una caduta del governo per mano della sinistra è assolutamente da evitare, ma questo non vuol dire piegare la testa e accettare tutto quello che si decide nello spazio assai variegato del nascente partito democratico».

Qual è l´attacco più forte oggi, quello centrista o quello radicale?
«Vedo crescere le vocazioni centriste, ma collegandole alla nascita del Pd credo che la tendenza sia ineluttabile».

L´opposizione ha paragonato i ministri della sinistra radicale alla Banda dei quattro. Lei rivestirebbe il ruolo del «teorico» Zang Chunqiao. Come si trova in quella parte?
«Beh, allora voglio fare la parte della leader: Jiang Qing, la vedova di Mao».

Politica. «Welfare e mercato del lavoro: tutto quel che si deve sapere»

di Cesare Damiano*

Nei 14 mesi dall’insediamento del Governo sono stati adottati misure ed interventi normativi ed intraprese attività amministrative per dare attuazione ai punti del Programma del Governo nell’ambito di specifica competenza del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale. Si tratta di interventi e misure particolarmente articolati e di notevole incisività e complessità che costituiscono l’attuazione di un disegno organico. Disegno inteso, nella prospettiva di legislatura, a conseguire gli obiettivi del Programma, fin qui realizzato coerentemente, a partire dal DPEF dello scorso anno. E, a seguire, con gli interventi nel decreto legge n. 223/2006, con la finanziaria per il 2007, nel disegno di legge di iniziativa governativa in materia di normativa sulla sicurezza dell’aprile 2007, con le linee tracciate in materia di politiche del lavoro nel DPEF all’esame del Parlamento, nel Protocollo su previdenza, lavoro e competitività. In particolare si è operato nelle aree tematiche di seguito indicate.
1) Favorire il contratto a tempo indeterminato come strumento principe di una occupazione di qualità che dia certezza al lavoratore e crescita professionale utile allo stesso sviluppo dell’impresa (cfr.: cuneo fiscale, misure per la stabilizzazione nel settore privato ed in quello pubblico).
2) Intervenire sugli strumenti di flessibilità sul piano normativo, ma anche amministrativo, per eliminare le tipologie più esasperate, per ricondurre alcuni istituti ad un uso più funzionale e corretto, per combattere gli abusi con una forte azione ispettiva (cfr.: circolare sui call center e conseguente attività ispettiva) così da incidere sugli aspetti patologici che portano alla precarietà.
3) Migliorare, in parallelo, le tutele per i lavori non standard (malattia per gli apprendisti) e, in particolare, per i collaboratori coordinati, riconoscendo loro, per la prima volta, l’indennità per malattia e per l’astensione anticipata obbligatoria per maternità, migliorandone, altresì, le prestazioni pensionistiche (incremento aliquote contributive), nonchè configurando istituti particolari, funzionali a corrispondere ad esigenze connesse a momenti di non occupazione (Fondo dedicato).
4) Ridefinire il sistema dei c.d. ammortizzatori sociali in chiave universalistica ed in una logica proattiva, superandone l’impostazione assistenziale e “difensiva” per trasformarlo in uno strumento funzionale a nuovi impieghi con il concorso stringente delle politiche attive e dei servizi per l’impiego in un quadro di forte collaborazione fra Stato, Regioni, Parti sociali ed attori di sistema.
5) Intervenire con strumenti mirati alle fasce deboli del mercato del lavoro (giovani, donne, ultra cinquantenni).
6) Contrastare il lavoro nero e irregolare con un set di strumenti sempre più pregnanti ed incisivi (estensione DURC, indici di congruità, comunicazione di assunzione il giorno precedente).
7) Migliorare le condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, anche qui con norme, ma anche con concrete azioni sul piano amministrativo, attraverso un mix di prevenzione, premialità dei comportamenti virtuosi, più forte repressione e sanzioni nei casi di violazioni (cfr.: rispettivamente, misure previste nel disegno di legge di riordino della normativa in materia di sicurezza, riduzione dei premi INAIL nel settore artigiano, incremento delle dotazioni organiche degli ispettori e dei carabinieri del Nucleo di Tutela e inasprimenti di pena e nuove fattispecie previste dal medesimo disegno di legge).
8) Intervenire in materia pensionistica e previdenziale con una rivisitazione della normativa, in funzione equitativa in grado di contemperare esigenze sociali e individuali con le compatibilità finanziarie di medio e lungo periodo, migliorando, altresì, le pensioni basse, nonché, con l’insieme delle varie misure, i livelli delle prestazioni pensionistiche (ad es.: favorendo il riscatto dei corsi di laurea; rendendo più agevole la totalizzazione; riconoscendo la contribuzione figurativa piena durante la fruizione dell’indennità di disoccupazione, di cui è stata migliorata, la durata e l’entità).

Pur nella brevità del periodo temporale trascorso e in presenza delle note difficoltà nei percorsi parlamentari, l’insieme di misure fin qui attuato, unitamente a quelle proposte ed avviate, costituisce, dunque, un notevole grado di avanzamento nell’attuazione del Programma di Governo e conseguentemente un significativo e radicale cambio di rotta rispetto al passato, comportando, altresì, una complessiva ed imponente ridistribuzione di risorse finanziarie sul lavoro, sulle tutele e sulle pensioni che attesta l’attenzione che il Governo riserva ai ceti più deboli e a tematiche di alto valore ed interesse sociale. L’obiettivo resta quello di consegnare al Paese, al termine della legislatura, un sistema più equo, più solidale, più garantito che sappia dare opportunità alle giovani generazioni, tutele ai lavoratori, dignità ai pensionati, e che sia in grado di assicurare la crescita nell’equità, dimostrando come si possano coniugare ragioni produttive, esigenze di innovazione, elementi di costo con una “buona occupazione” che è garanzia essa stessa di vera crescita del Paese.

Gli interventi più significativi, sul tema del lavoro del Protocollo del 23 luglio 2007

Con riferimento alle collaborazioni:
- si proseguirà nelle azioni rivolte a contrastare l’elusione della normativa di tutela del lavoro subordinato, ponendo particolare attenzione alle collaborazioni svolte da lavoratori, anche titolari di partita IVA, che esercitino la propria attività per un solo committente e con un orario di lavoro predeterminato;
- in previsione di una più ampia riforma della totalizzazione , interventi immediati che assicureranno ai lavoratori l’utilizzabilità dei contributi versati;
- aumento graduale dell’aliquota dei parasubordinati, finalizzato a rafforzare la posizione pensionistica dei giovani parasubordinati;
- Istituzione di un fondo credito per il sostegno dell’attività intermittente dei parasubordinati.
Con riferimento al contrasto alla precarietà:
- Per il contratto a termine: - Affermazione che il contratto a tempo indeterminato è la forma comune di rapporto di lavoro; - tetto a 36 mesi (comprensivo di proroghe e di rinnovi), oltre il quale il rapporto si trasforma a tempo indeterminato, salva l’attivazione di una particolare procedura presso le DPL (il Ministero allerterà le Direzioni perché vigilino contro le elusioni);- diritto di precedenza a favore di lavoratori che abbiano lavorato più di 6 mesi; - Abrogazione del job on call
- Per lo staff leasing: lasciando inalterata la facoltà per le Agenzie di lavoro di assumere lavoratori a tempo indeterminato, si costituirà un tavolo di confronto con le Parti sociali, nell’ambito delle linee indicate dal programma.
Per quanto riguarda il part time: - per i lavoratori che abbiano trasformato il loro rapporto a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, il diritto di precedenza rispetto alle assunzioni a tempo pieno per le stesse mansioni o per mansioni equivalenti; - attribuire ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi la facoltà di introdurre clausole elastiche e flessibili e di disporne la relativa disciplina; stabilire comunque la necessità dell’accordo individuale per il lavoratore o la lavoratrice che abbiano concluso contratti a tempo parziale motivati da comprovati compiti di cura.
Sull’apprendistato sono previste una serie di misure da concordare con le Regioni al fine di rendere l’apprendistato professionalizzante un utile strumento di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani.
In particolare: - si rafforzerà il ruolo della contrattazione collettiva, nel quadro di un perfezionamento della disciplina legale della materia; - si definiranno standard nazionali dei profili professionali e dei percorsi formativi, anche al fine di agevolare la mobilità geografica degli apprendisti; - si fisseranno, nel rispetto delle competenze regionali, standard nazionali di qualità della formazione (soggetti e organismi accreditati/autorizzati, certificazione degli esiti formativi, riconoscimento di crediti). Saranno potenziati i servizi pubblici per l’impiego che diventeranno lo snodo fondamentale anche per la gestione degli ammortizzatori sociali.
Sul versante previdenziale e degli ammortizzatori sociali: - aumento della durata e della misura dell’indennità disoccupazione anche con requisiti ridotti (meno di 78 gg. nel biennio precedente e con misura che aumenta); - copertura figurativa piena, commisurata alla retribuzione percepita (consentirà ai lavoratori dipendenti con contratti a termine di colmare i vuoti contributivi e di aumentare le prestazioni pensionistiche future); - cumulo di tutti i periodi contributivi.
Per i giovani: - Fondo microcredito per il sostegno all’attività dei giovani e in particolare delle donne; - Fondo per il credito ai giovani lavoratori autonomi. - maggiore convenienza il riscatto della laurea.
Per le donne: - sgravi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare;- destinazione di una quota di risorse destinate alla formazione per i programmi mirati alle donne durante l’intero percorso della vita.
* Ministro del Lavoro
L'Unità, 31.07.07

mercoledì 25 luglio 2007

Visco: "Meno tasse dal 2008. Entrate per 2 miliardi in più"

L'annuncio del ministro economico nell'audizione in Parlamento. Cresce a sopresa nel 2007 il gettito rispetto alla previsione del Dpef. Riduzione dell'Ici "generalizzata ma graduata". Aumento assegni familiari per i figli. Crescita del pil e recupero di evasione le ragioni delle maggiori entrate

ROMA - Due miliardi in più di entrate. E meno tasse a partire dal 2008. Riduzione dell'Ici "graduata e generalizzata" e sgravi per gli affitti. Tre notizie che il ministro Vincenzo Visco illustra durante l'audizione alla Commissione Bilancio della Camera. "Due miliardi di maggiori entrate" - "I primi risultati - spiega Visco - prospettano per il 2007 un maggior gettito rispetto alla previsione del Dpef 2008-2011 di almeno 2 miliardi di euro, quindi oltre 5 miliardi in più di quanto indicato a marzo e circa 11 miliardi in più dell'obiettivo sottostante alla legge finanziaria scorsa. In realtà, il maggior gettito rispetto alla previsione della legge finanziaria supera i 12 miliardi di euro, dato che parte della manovra rimane inattuata per le deleghe fiscali". Nel primo semestre dell'anno le entrate erariali sono in crescita del 6%. I primi risultati prospettano per il 2007 "un maggior gettito rispetto alla previsione dell'ultimo Dpef di almeno 2 miliardi di euro, quindi oltre 5 miliardi in più di quanto indicato nella relazione unificata di marzo e circa 11 miliardi in più dell'obiettivo sottostante alla legge finanziaria scorsa. In realtà il maggior gettito rispetto alla previsione della finanziaria supera i 12 miliardi di euro". I migliori risultati, ha aggiunto il ministro, "non sono dovuti ad errori di previsione, ma alla maggiore crescita attesa del pil nominale e ad un recupero di evasione superiore a quanto previsto, circa 15 miliardi di euro sommando gli effetti del decreto di luglio 2006 e della legge finanziaria".

Calo delle tasse ma solo riducendo spese - Con queste premesse i "primi passi di riduzione del carico tributario" potranno avvenire con la Finanziaria del 2008. "Per questo - ha spiegato - occorre che le risorse necessarie a finanziare interventi in aumento della spesa primaria siano compensati con interventi di riduzione delle spese primarie". Altrimenti, misure di aumento delle entrate "farebbero lievitare una pressione fiscale già troppo alta a causa dei debiti del passato". Ici - Con questo scenario la diminuzione dell'Ici sarà "un alleggerimento generalizzato, ma graduato a seconda delle situazioni". Visco ha spiegato che attualmente le detrazioni vigenti sull'Ici a favore delle abitazioni principali "provocano forti disparità di trattamento tra abitazioni situate in piccoli comuni, in grandi città e in aree metropolitane". Nel pacchetto casa, Visco ha ricordato anche una riforma delle detrazioni per chi - almeno un quarto delle famiglie italiane - vive in affitto, "prevedendo un sistema di detrazioni fiscali graduate in funzione delle aree geografiche e in relazione con le modifiche che si adotteranno per l'Ici". Assegni fiscali per i figli - Obiettivo del governo è garantire ad ogni figlio, indipendentemente dallo status lavorativo dei genitori, "una più robusta dote" sottoforma di assegno fiscale. Tra le priorità fiscali, infatti, Visco pensa ad "un unico istituto di sostegno del reddito per le famiglie con figli minori" che riunifichi detrazioni Irpef e assegni al nucleo familiare. Tale istituto si configurerà come un assegno: per le famiglie a reddito basso, equivarrà ad una forma di imposta negativa (il reddito disponibile post-assegno risulta maggiore del reddito imponibile). Per le altre famiglie, ciò vorrà dire una riduzione dell'Ire. Lotta all'evasione - Dopo aver definito l'evasione in Italia "pandemica", Visco ha messo in luce che la nuova strategia di lotta all'evasione "sta dando risultati visibili". L'annuncio che non ci saranno più condoni, ha detto, "ha reso chiaro che non vi sono sconti per gli evasori" e che "la riorganizzazione della macchina dei controlli ha segnalato che la probabilità di essere accertati è reale e significativa".

(La Repubblica, 25 luglio 2007)

giovedì 12 luglio 2007

Emergenza casa. Leoluca Orlando: "Diamo ai senza-tetto gli alloggi confiscati alla mafia"

Roma, 11 luglio - Nel corso del "question time" di oggi alla Camera, il Ministro delle politiche sociali Paolo Ferrero ha risposto ad una interrogazione urgente di Leoluca Orlando sull'emergenza casa nei grandi centri urbani. Ecco il testo:

LEOLUCA ORLANDO. Signor Presidente, signor Ministro, una pesante emergenza abitativa nei grandi centri urbani è diffusamente testimoniata dalla nascita di decine di comitati spontanei di «senza-casa» e dalle sempre più sollecite e pressanti richieste ai prefetti che intervengono, nella carenza di intervento da parte delle autorità locali. Dobbiamo registrare, dopo oltre quindici anni di assenze in materia di politiche abitative pubbliche, che da parte del Ministero delle infrastrutture è stato predisposto un piano pluriennale di intervento nel settore abitativo pubblico e sociale.
Ma dobbiamo al tempo stesso rilevare che l'emergenza è tale da imporre interventi molto più urgenti di quelli consentiti dal piano pluriennale predisposto dal Ministero delle infrastrutture. Per tale motivo chiediamo la posizione del Governo rispetto all'utilizzo dell'ingente patrimonio confiscato alla mafia che comprende un numero elevatissimo di appartamenti di civile abitazione.
Devo dire che proprio in questo momento la Commissione antimafia sta trattando il tema dell'utilizzo, proprio a fini abitativi, dell'ingente patrimonio confiscato alla mafia.
PRESIDENTE. Il Ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha facoltà di rispondere.
PAOLO FERRERO, Ministro della solidarietà sociale. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Orlando per l'interrogazione, perché permette di sollevare un problema molto consistente. Di fronte alla situazione di drammatica emergenza che si verifica in particolare nelle aree metropolitane, il Governo si è attivato dapprima varando un disegno di legge che ha bloccato gli sfratti per le categorie più svantaggiate, anziani ultrasessantacinquenni, famiglie con membri portatori di handicap e quant'altro. A seguito di tale provvedimento, divenuto legge 8 febbraio 2007 n. 9, con il Ministro Di Pietro abbiamo costruito un piano di intervento, sull'emergenza. Il problema che abbiamo ora aperto è il seguente: il piano è stato fatto, prevede in particolare il recupero degli alloggi pubblici non attualmente utilizzabili perché in condizioni non sufficientemente adeguate per essere locati; purtroppo sinora non abbiamo trovato una fonte di finanziamento di quel piano e quindi speriamo e ci impegniamo a lavorare affinché nella prossima legge finanziaria sia previsto un finanziamento congruo per poter affrontare l'emergenza. Per quanto riguarda l'utilizzo dei beni confiscati, condivido con lei la necessità di utilizzare tali beni. Ciò è previsto nel piano più generale sulla casa. Per quanto riguarda lo specifico mi sono attivato presso la dirigente dell'Agenzia del demanio in modo da realizzare, in tutte le situazioni ove è possibile, il passaggio degli immobili dal demanio statale ai comuni per consentire l'assegnazione dei beni già utilizzabili. Tale passaggio è già avvenuto adesso per alcuni comuni, negli anni scorsi è avvenuto nel comune di Palermo e in altri comuni. Ora il problema è di aumentare la disponibilità, dal momento che i beni confiscati sono parecchi. Mi sono dunque attivato con la responsabile dell'Agenzia del demanio e ho chiesto al Presidente del Consiglio di rendere più rapidi i tempi per la costruzione di un'agenzia specifica sulla gestione dei beni confiscati alle mafie, in modo da rendere questi beni più facilmente fruibili. Infatti, il problema che abbiamo oggi consiste nel fatto che tra l'atto di sequestro del bene e il momento in cui tali beni sono disponibili per la collettività trascorrono troppi anni. Due sono le azioni necessarie: lavorare con l'Agenzia del demanio per rendere immediatamente disponibili le unità abitative e chiedere al Presidente del Consiglio di costituire l'agenzia in modo che ciò venga fatto e possa diventare strutturale tale utilizzo dei beni a fini abitativi.
PRESIDENTE. Il deputato Leoluca Orlando ha facoltà di replicare.
LEOLUCA ORLANDO. Signor ministro, desidero dichiararmi soddisfatto per la risposta ottenuta e per l'impegno organico ad affrontare, dopo un silenzio che dura dal 1990, il problema della edilizia abitativa pubblica nel nostro Paese. Devo nel contempo sollecitare il Governo perché presti attenzione ad alcune particolari condizioni, ad alcune città, ai grandi centri urbani nel nostro Paese. In questo momento è previsto che decine e decine di famiglie possano essere, ad esempio, sistemate in container nella città di Palermo; si tratta di container che risalgono al terremoto del 1968 - non avete ascoltato male: 1968! - assolutamente insalubri e inadeguati il cui costo di attivazione è forse superiore al costo dei normali affitti in appartamenti a prezzi di mercato. Devo ricordare che decine di famiglie sono ospitate in cosiddetti alberghi per alcune migliaia di euro al mese, che vengono pagate per ogni unità abitativa. C'è uno spreco di risorse enorme e, di fronte a ciò, si rende urgente utilizzare il patrimonio confiscato alla mafia. Risultano, peraltro, in corso di consegna al comune di Palermo ingenti quantità di tale patrimonio (500 appartamenti confiscati alla mafia), che potrebbero da subito dare una risposta all'emergenza abitativa, senza il ricorso a procedure mortificanti, in termini civili, e costose come quelle che ho appena elencato. Ritengo, altresì, opportuno che presso le prefetture si istituisca un tavolo di monitoraggio e controllo, affinché la confisca dei beni alla mafia, alla fine, non diventi una irrisione, rispetto all'operazione che si è compiuta. Troppi beni confiscati alla mafia sono non utilizzati o, addirittura, utilizzati da amici e parenti di coloro che ne erano proprietari e che erano i mafiosi oggetto di confisca. Ritengo sia opportuno fare chiarezza su ciò e forse occorre riattivare un tavolo tecnico presso ogni prefettura interessata, per un monitoraggio e un controllo sull'uso corretto dei beni confiscati (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi).
NELLA FOTO: Leoluca Orlando

mercoledì 11 luglio 2007

Pensioni minime, aumenti per tre-quattro milioni di persone

di Felicia Masocco
Raggiunto l’accordo sull’aumento delle pensioni basse. L’intesa è arrivata nella notte, al termine di una riunione fiume tra il ministro del Lavoro e Cgil, Cisl, Uil e Ugl e prevede incrementi per 3 milioni e 400 mila anziani, di cui 300mila con assegni sociali. Un «giusto compromesso», è stato detto, articolato in tre punti. Il primo riguarda uomini e donne che abbiano raggiunto i 64 anni e abbiano un reddito individuale di 8.504,73 euro, prima casa esclusa. Se hanno versato fino a 15 anni di contributi (18 anni per i lavoratori autonomi) avranno un aumento annuale di 333 euro, pari a 28 euro mensili. Dai 15 anni e fino ai 25 (dai 18 ai 28 anni per gli autonomi) l’incremento sarà di 420 euro, cioè 33 euro al mese. Oltre i 25 (28 per gli autonomi) sarà di 505 euro, 39 al mese.
Per tutti, gli incrementi saranno erogati in un’unica tranche annuale, una sorta di quattordicesima a giugno o a luglio, a partire dal 2008. Per quest’anno, l’una-tantum calcolata con gli stessi criteri, scatterà a ottobre o novembre e sarà in media di 324 euro. Per quanto riguarda le pensioni assistenziali (assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti), non fa fede l’età, ma l’ammontare della pensione. Avranno gli aumenti necessari ad arrivare a 580 euro al mese a partire dal prossimo gennaio. Infine Per le pensioni più alte, quelle comprese da tre volte a cinque volte la minima, è prevista la rivalutazione dall’attuale 90% al 100% dell’inflazione. Una misura questa che riguarda 2 milioni 700 mila pensionati. Soddisfatto il ministro Cesare Damiano, l’intesa «è un passo molto importante che valorizza la concertazione e apre la strada ad un accordo complessivo» su tutte le materie in discussione, dagli ammortizzatori sociali allo scalone.
Un «giusto compromesso», dunque, che lascia soddisfatti anche i sindacati al termine di un tira e molla che a tratti è sembrato mandare tutto in aria. «È un punto di intesa importante di un percorso molto ampio», ha detto Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, si tratta di «una tappa significativa che ha in sé elementi di compromesso. L'insieme di questi aspetti faranno parte, speriamo, di un’intesa complessiva in cui tutto si tiene». Dello stesso avviso Pierpaolo Baretta della Cisl, secondo cui l'accordo rappresenta «una buona risposta ai pensionati ed un buon viatico ad un accordo generale che auspichiamo e vogliamo fare nei prossimi giorni». Per la Uil, Domenico Proietti ha parlato di «un'intesa innovativa, una buona intesa che per la prima volta valorizza il sistema contributivo e speriamo servirà a rasserenare il clima.
«L’accordo rappresenta una risposta concreta per i pensionati», anche per Renata Polverini, leader Ugl. Si è trattato fino a notte, i numeri hanno subito oscillazioni perché a un certo punto la trattativa si era incagliata sul requisito dell’età. A dividere erano state le donne. Secondo la prima proposta presentata dal ministro Cesare Damiano, per beneficiare degli aumenti uomini e donne dovevano avere 65 anni. Per i sindacati dovevano scattare a 60 per le donne, con l’accesso alla pensione di vecchiaia. Alla fine la mediazione è stata a 64 anni come «derivata» degli altri requisiti (risorse e platea). Mentre al ministero del Lavoro si trattava, fuori ancora un giorno di divisioni nella maggioranza sul superamento dello scalone. In attesa che il premier Romano Prodi al rientro da Israele presenti la proposta che deciderà la sorte dello scalone. E del governo.
L’Unità, 11.07.07

FOTO: il ministro Cesare Damiano