venerdì 10 giugno 2011

Belmonte, nel regno di Saverio Romano, tra abusi e richieste di scioglimento per mafia

Saverio Romano
di ALESSANDRA ZINITI

Riflettori accesi sulla gestione del Comune guidato dallo zio del ministro dell'Agricoltura. Gli ispettori inviati dal prefetto Caruso hanno formalizzato la richiesta di scioglimento per mafia. Nelle carte anche l'abuso edilizio contestato al padre dell'ex politico dell'Udc
La Procura torna a chiedere l'archiviazione nei confronti del ministro Saverio Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma davanti al gip Giuliano Castiglia il pm Nino Di Matteo dice: "Dall'indagine è emerso un quadro preoccupante di evidente contiguità con le famiglie mafiose". Secondo il magistrato, ci sarebbe la prova di almeno tre episodi che vedono protagonista Romano: "la richiesta di voti a Siino, un incontro con Campanella e la sponsorizzazione della candidatura di Acanto". Spiega il pm: "Queste prove non sono sufficienti per dimostrare il contributo di Romano all'associazione mafiosa". Il gip si è riservato di decidere nei prossimi giorni.
Il padre del ministro stava costruendo una palazzina con un piano totalmente abusivo proprio di fronte al municipio, ma lì nessuno se n'era accorto. D'altronde, con lo zio sindaco di Saverio Romano, difficile che qualcuno nell'amministrazione comunale di Belmonte Mezzagno muovesse qualche rilievo al genitore del neo-ministro delle Politiche agricole, che nel suo paese natio sulle colline di Palermo ha la sua roccaforte elettorale.
L'abuso edilizio, nel pieno centro del paese, è saltato subito agli occhi dei tre componenti della commissione prefettizia inviata da Giuseppe Caruso a Belmonte Mezzagno per un accesso ispettivo scaturito dalle carte dell'operazione "Perseo" e che ha portato alla formalizzazione della richiesta di scioglimento dell'amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose. Richiesta ora sul tavolo del ministro dell'Interno Maroni, che dovrà decidere se darvi seguito portandola in Consiglio dei ministri, con l'inevitabile imbarazzo di Romano che sarebbe chiamato a votare sullo scioglimento per mafia del Comune retto dallo zio, Saverio Barrale.
Con le infiltrazioni mafiose in Consiglio, naturalmente, il ministro dell'Agricoltura non c'entra, ma l'episodio della palazzina abusiva di suo padre trova posto nella relazione della commissione prefettizia per descrivere il più generale quadro di illegalità di un'amministrazione nella quale i clan mafiosi della zona avrebbero più di un'ingerenza. Lo valuterà la Procura della Repubblica, alla quale è stata inviata copia della relazione per l'eventuale apertura di un'inchiesta sulle irregolarità accertate.
I lavori di somma urgenza, ad esempio. Lavori per più di 110 mila euro affidati sempre alle stesse ditte, alcune delle quali in odor di mafia, con modalità assolutamente ingiustificate. Un esempio su tutti: le piogge alluvionali che negli ultimi due anni hanno pesantemente danneggiato il paese erano diventate l'occasione per distribuire somme agli amici degli amici:, per rimettere in sesto strade e fogne. L'escamotage era semplice. Invece di porre mano a un rifacimento della rete fognaria, ad esempio, il Comune preferiva far disotturare tombino per tombino: interventi da 100 a 200 euro alla volta, ripetuti più volte per decine e decine di tombini. Idem con le strade: singole buche ricoperte più volte, per centinaia di euro distribuiti a imprese in odor di mafia del paese ma anche palermitane.
Tra le carte della commissione edilizia, poi, gli ispettori hanno trovato di tutto: esponenti della giunta comunale con incarichi tecnici privati (ad esempio direttore di lavori) in cantieri che lavorano con abusi edilizi per i quali presentavano poi richiesta di sanatoria, che veniva naturalmente accordata. Per non parlare dell'evasione fiscale, pressoché totale in un Comune ormai prossimo al dissesto finanziario che non si curava minimamente di riscuotere le tasse: né le piccole cifre dovute da anziani e pensionati né tantomeno le grosse cifre di importanti aziende riconducibili a esponenti di Cosa nostra.
Un lavoro difficile e pieno di ostacoli, quello portato a termine dagli ispettori della prefettura, che hanno respirato un clima teso e velenoso registrando un altro episodio significativo: per giorni davanti al municipio ha stazionato una troupe di "Annozero". Fino a quando sono stati lì, le sedute del Consiglio comunale sono andate sempre deserte.
La Repubblica, 10.06.2011

Ecomafia, un virus che avvelena la società

Si agira intorno ai 19,3 miliardi di euro il fatturato prodotto dall’ecomafia nell’ultimo anno. In aumento i crimini contro l’ambiente che nel 2010 sono arrivati a 30.824 accertati, pari a 84 al giorno, 3,5 ogni ora. È questo il quadro presentato a Roma, nella sede del Cnel, da “Ecomafie 2011” di Legambiente: una serie di azioni criminali che vanno dal settore agroalimentare (4.520 infrazioni accertate) ai rifiuti (2 milioni di tonnellate i rifiuti pericolosi sequestrati), dall’abusivismo edilizio (26.500 di nuovi immobili e circa 540 ettari di terreno cementificati) all’archeologia (216 milioni di euro di fatturato).

Alla presentazione fatta dal presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e dal responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità dell’associazione, Enrico Fontana, hanno partecipato il presidente del Cnel Antonio Marzano, il sottosegretario al ministero dell’Interno Alfredo Mantovano e il vicepresidente della Commissione Antimafia Fabio Granata.

Si apprende così che il volume dei traffici illegali di rifiuti potrebbe coprire 1.117 chilometri, più o meno la distanza che c’è tra Reggio Calabria e Milano. Che 290 sono i clan criminali coinvolti nel business dell’ecomafia, 2,20 in più rispetto al 2009. La prima regione che con i suoi 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri si pone a capo della classifica è la Campania. Seguono Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali. Ma nel rapporto di Legambiente si segnala un sostanziale aumento degli illeciti anche in Lombardia.

Fontana ha definito l’ecomafia “un virus, con diverse modalità di trasmissione e una micidiale capacità di contagio. Un virus che avvelena l’ambiente, inquina l’economia, mette in pericolo la salute delle persone; che ha un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale: può nascere, infatti, in provincia di Caserta o di Reggio Calabria e riprodursi a Milano, entrare in simbiosi con altre cellule in altre città europee, saldare il suo Dna con ceppi lontani, fino a Hong Kong. Eppure, nonostante i ripetuti allarmi, poco o nulla è stato fatto sul versante della prevenzione e degli strumenti indispensabili per prosciugare il “brodo di cultura” del virus eco mafioso, che così continua a diffondersi e moltiplicarsi approfittando di gravi sottovalutazioni, molte complicità e troppi silenzi”.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha evidenziato come “l’espansione delle ecomafie, specie nello sfruttamento del ciclo dei rifiuti, nell’abusivismo edilizio a carattere speculativo e nella sofisticazione dei prodotti agricoli è sempre più insidiosa. Su tali fenomeni la vigilanza istituzionale deve essere particolarmente attenta per evitare pericolose forme di collegamento tra criminalità interna e internazionale, distorsioni del mercato e rischi per la salute dei cittadini”. Per il capo dello Stato “la sensibilità a questo pericolo è alta tra magistrati e forze dell’ordine, ma deve crescere ancora di più tra i giovani, con la cultura del rispetto e della tutela dell’ambiente”.
(m.imp)
Narcomafie, giugno 2011

giovedì 9 giugno 2011

Palermo. Prende il via il "Sicilia Queer filmfest", sperimentazione artistica a sostegno della cultura della diversità

N. Gennaro: gli è stato intitolato un premio
Il 24 giugno sarà consegnato il 'Premio Nino Gennaro', istituito in memoria dell'omonimo poeta Corleonese non riconosciuto dalla Città di Corleone

Una nuova visione panoramica di tutte le possibili manifestazioni artistico-culturali, partendo dal cinema d'autore a tematica GLBT (gay, lesbica, bisex e transgender): questo l'intento di "Sicilia Queer filmfest", primo festival cinematografico internazionale sul tema, che prende il via a Palermo a partire dal 20 sino al 26 giugno. Se in passato il termine 'queer' veniva rivolto agli omosessuali in senso dispregiativo oggi è divenuto sinonimo di ricchezza della diversità e di complessità di sguardo; ed è per questo che il termine è stato inserito nel titolo del festival, proprio a voler sottolineare tanto la scelta di campo stilistica e poetica quanto la volontà di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi generi con 'occhi diversi'. Su questa linea si è mosso il team che alacremente ha lavorato alla realizzazione del progetto (autofinanziato in ogni suo campo) a partire dal direttore artistico, Alessandro Rais, a Titti De Simone, presidente del festival, a Silvia Scerrino, direttrice organizzativa; da Silvia Antosa, studiosa del pensiero queer a Giovanni Lo Monaco, curatore della sezione pedagogica, fino a tutta la costellazione di associazioni e volontari che hanno sostenuto, ciascuno nel proprio ambito, il progetto promuovendo il contrasto alla discriminazione sociale, diffondendo la cultura della diversità, favorendo una maggiore presa di coscienza dell'apporto positivo legato alle differenze. Questa prima edizione del festival, sostenuta fattivamente dal Goethe-Institute Palermo, dal Centre Culturel Francais de Palerme et de Sicilie e dall'istituto Cervantes, presenta un programma vasto e ricco di eventi oltre ad una sezione competitiva, 'Concorso internazionale di cortometraggi, con 20 opere in gara provenienti non solo dall'Europa e che verrano giudicate da una giuria internazionale presieduta da Wieland Speck (direttore della sezione Panoramica del Festival Internazionale del cinema di Berlino), al quale verrà consegnato, giovedì 24, anche il 'Premio Nino Gennaro', istituito in memoria dell'omonimo poeta, attore e regista corleonese, scomparso nel 1995, che mise la sua omosessualità al centro del proprio attivismo politico e della propria produzione intellettuale. Un fitto programma di film d'autore con anteprime nazionali e internazionali, non esclusivamente legate all'immaginario GLBT, verranno proiettate a partire dalle 16.00 fino alle 24.00, ogni giorno presso il cinema Rouge et Noir (Piazza Verdi - Palermo) e l'ultimo giorno presso il cinema Edison (Piazza Napoleone Colajanni all'Albergheria - Palermo); saranno presenti nei vari giorni ospiti d'eccezione quali, per citarne alcuni, Luca Guadagnino, Vincent Dieutre, Antonio Piazza, Fabio Grassadonia e Giovanni Minerba, fondatore del più longevo tra i festival italiani a temativa GLBT. Non solo cinema dunque ma anche letteratura con " Letterature Queer", tre appuntamenti curati da Silvia Antosa e Titti De Simone, dedicati all'approfondimento del concetto di 'queer' attraverso l'analisi dei principali testi teorici di riferimento sul tema.
Infine anche due mostre fotografiche verranno inaugurate durante il festival: 'Under my skin' di Emanuela Di Patti, a partire dall'11 giugno presso 'L'isola Galleria' (via della Vetreria - Pa) e 'Una Historia Verdarera' di David Trullo, presso la Chiesa di Sant'Eulalia dei Catalani alla Vucciria.
Un ulteriore contributo video è dato al festival dalla realizzazione di un trailer firmato da Roberta Torre, la quale sarà presente anche come membro della giuria internazionale che giudicherà i cortometraggi. Oltre alla serata inaugurale che si svolgerà a partire dalle 21.00 di lunedì sera, anche la serata conclusiva, con ospite Maria Grazia Cucinotta, verrà presentata dall'attore Filippo Luna che, come sostenitore del progetto, riproporrà domani 8 giugno presso il Teatro Nuovo Montevergini di Palermo il suo spettacolo 'Le mille bolle blu', tratto dall'omonimo scritto di Salvatore Rizzo e già premiato dall'Associazione Nazionale de Critici di Teatro per il 2010. A conclusione della rassegna è stato organizzato anche il 'Queer Party' che si svolgerà al Rise Up, a cura di Gaetano Marchese dell'Exit Drinks, guest dj Nunzio Da Vinci. Il programma esaustivo di tutte le proiezioni, gli eventi, le informazioni riguardo gli ingressi e gli abbonamenti potrà essere visionato integralmente sul sito www.siciliaqueerfilmfest.it.
siciliainformazioni.com

La Sicilia torna alle urne per i ballottaggi. Ecco tutti i candidati sindaci degli 11 comuni al voto

Sono 265mila i siciliani coinvolti nel turno di ballottaggio del 12 e 13 giugno per eleggere i sindaci in 11 comuni dell'Isola. Torneranno alle urne gli abitanti di Canicatti' e Favara, in provincia di Agrigento, Ramacca nel catanese, Capo d'Orlando e Patti, in provincia di Messina, Bagheria e Terrasini nel palermitano, Vittoria in provincia di Ragusa, Lentini e Noto nel siracusano e, infine, Campobello di Mazara in provincia di Trapani. Gli elettori sono divisi in 313 sezioni. A Canicatti' (31.713 abitanti) si sfideranno l'uscente Vincenzo Corbo (Corbo sindaco) che al primo turno ha ottenuto 5.017 voti pari al 23,05% e Gaetano Cani' che era sostenuto da 6 liste (Fli, Canicatti' citta' nuova, I meridionali per Canicatti', Canicatti' futuro, Udc e Sicilia vera) con 4.489 voti pari al 20,62%. Ad appoggiare ufficialmente Cani, in questo turno, anche la lista del Pd. A Favara si confronteranno, invece, Rosario Manganella, appoggiato da 6 liste (Favara futura, Forza del Sud, Mpa, Pid, Per Favara e Pdl) con 10.558 voti pari al 46,03% e Carmelo Vitello (Fli e Ripensare Favara) con 8.566 consensi pari al 37,35%. A Ramacca lo scontro sara' tra Giampiero Musumeci, appoggiato da 3 liste (Movimento politico culturale-sviluppo-ambiente-legalita'-ama Ramacca, Mpa e Uniti per Ramacca), che ha ottenuto 2.132 voti, pari al 29,81% e Francesco Zappala' del Pd, con 1.839 voti, pari al 25,71%. A Capo d'Orlando si sfideranno l'uscente Enzo Sindoni, appoggiato da 5 liste (Citta' futura, Movimento per Capo d'Orlando, Lista orlandina, Sicilia vera e Capo d'Orlando venti venti), che ottenuto 4.521 voti pari al 47,87% e Salvatore Librizzi (Democratici per Capo d'Orlando e Librizzi sindaco) con 2.318 voti pari al 24,55%. A Patti si confronteranno Luigi Gullo, sostenuto da 8 liste (Sicilia vera, Idea donna, Udc, Il centro per Patti, Patti democratica-Pd, Patti futura, Luigi Gullo sindaco x Patti e Costruire insieme), che ha ottenuto 3.363 voti pari al 35,97% e Giuseppe Mauro Aquino, appoggiato da 5 liste (Noi per Patti, Pdl, Patti nel cuore, Per Patti Aquino sindaco-Noi Sud-Liberta' autonomia, e 365 giorni di lavoro per Patti), con 2.971 voti, pari al 31,77%. Ad appoggiare ufficialmente Aquino, in questo turno, anche la lista civica "Progetto Patti". A Bagheria si sfideranno Vincenzo Giuseppe Lo Meo, sostenuto da 5 liste (Udc, Fli, L'altra Bagheria, Un progetto per Bagheria-Con le autonomie e Democratici per Bagheria) che ha ottenuto 10.698 voti pari al 32,58% e Bartolo Di Salvo (Forza del Sud, Pid, Bagheria nel cuore e Pdl) con 10.227 voti pari al 31,15%. Ad appoggiare ufficialmente Lo Meo, in questo turno, anche la lista civica "Unione democratica", mentre a sostenere Di Salvo ci sara' anche la lista "Bagheria popolare".
A Terrasini si confronteranno Giuseppe Calogero Cammilleri sostenuto da 5 liste (Pid, Intesa per Terrasini, Terrasini democratica, Autonomia e progresso e Popolo liberale terrasinese) che ha ottenuto 2.109 voti pari al 28,37% e Massimo Cucinella (Per Terrasini futura e Per Terrasini domani) con 1.958 voti pari al 26,34%. Ad appoggiare ufficialmente Cammilleri, in questo turno, anche le liste del Fli e la civica "Il buon governo".
A Vittoria si confronteranno l'uscente Giuseppe Nicosia sostenuto da 9 liste (Pd, I democratici, Progetto Vittoria, Polo civico citta' nuova Vittoria, Idv, Giovani democratici, Movimento-Insieme per la Sicilia, Incontriamoci e Insieme) che ha ottenuto 12.006 voti pari al 37,03% e Carmelo Incardona (Una bella vittoria, Pdl, Vittoria che cambia-Pid, Alleanza per Vittoria e Scoglitti, Un nuovo inizio e Forza del Sud) con 8.764 voti pari al 27,03%. Ad appoggiare ufficialmente Nicosia, in questo turno, anche le liste Udc e Sel, mentre Incardona sara' sostenuto anche dalle civiche "Insieme per il cambiamento-Vittoria futura", "Agricoltura primaditutto" e "Aiello sindaco".
A Lentini lo scontro e' tra Nello Neri, sostenuto da 5 liste (Pid, Forza del Sud, Forza Lentini, Pdl e Rinascita leontina) con 5.573 voti, pari al 37,59% e l'uscente Alfio Mangiameli, appoggiato da 3 liste (Lentini con Alfio sindaco, Pd e Federazione della sinistra-Rifondazione comunisti italiani), con 3.741 voti, pari al 25,23%. Ad appoggiare ufficialmente Mangiameli, in questo turno, anche le liste Mpa, Fli, Udc e la civica "Popolari per Lentini".
A Noto si sfideranno Corrado Bonfanti sostenuto da 5 liste (Impegno per Noto, Mpa, Udc-Uniti per la citta', Notolibera-Democrazia e partecipazione e Fli) che ha ottenuto 4.775 voti pari al 33,24% e Raffaele Leone (Pdl, Noto nostra e Pid) con 4.338 voti, pari al 30,19%. Ad appoggiare ufficialmente Bonfanti, in questo turno, anche la lista "Pd e Rinnovamento per Noto", mentre Leone sara' sostenuto anche da Forza del Sud.
A Campobello di Mazara lo scontro e' tra l'uscente Ciro Carava', sostenuto da 3 liste (Mpa, Lista civica democrazia e liberta' e Pd) che ha ottenuto 3.031 voti, pari al 37,51% e Daniele Vito Mangiaracina, appoggiato da 2 liste (Alleanza per la Sicilia e Sicilia vera) con 1.465 voti, pari al 18,13%. Ad appoggiare ufficialmente Mangiaracina, in questo turno, anche le liste Forza del Sud e le civiche "Gruppo sud - Nuovo Secolo" e "Popolari liberali nel Pdl movimento Campobello di Mazara".
Per votare e' necessario presentarsi al seggio con un documento di identita' e la tessera elettorale. Chi non avesse la tessera puo' richiederla all'ufficio elettorale del comune di residenza. Gli elettori disabili potranno votare nelle sezioni appositamente attrezzate. Gli elettori affetti da infermita', che ne rendano impossibile l'allontanamento dall'abitazione, possono chiedere al sindaco del comune di votare al proprio domicilio.
La scheda di votazione e' di colore viola. Per il turno di ballottaggio si sceglie solo tra i due candidati sindaci che hanno ottenuto, al primo turno (il 29 e 30 maggio), il maggior numero di voti e l'elettore vota tracciando un segno sul rettangolo entro il quale e' scritto il nome del candidato prescelto. Le urne saranno aperte domenica 12, dalle ore 8 alle 22, e lunedi' 13, dalle 7 alle 15. Lo scrutinio iniziera' al termine delle operazioni di voto, dopo il riscontro del numero dei votanti e successivamente allo spoglio delle schede dei 4 referendum popolari.
Anche per il turno di ballottaggio, i risultati delle operazioni elettorali saranno diffusi in tempo reale attraverso il sito www.elezioni.regione.sicilia.it..In ogni caso, l'ufficio stampa della Presidenza della Regione, cosi' come gia' avvenuto il 29 e 30 maggio, comunichera' i dati sul numero dei votanti e il raffronto con il primo turno. In particolare, le rilevazioni sulla percentuale di affluenza alle urne saranno effettuate domenica alle ore 12, alle 19 e alle 22 e lunedi' alle 15, alla chiusura definitiva dei seggi. Aggiornamenti anche per quanto riguarda i risultati, man mano che dai comuni affluiranno al servizio elettorale regionale dell'assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica.
Siciliainformazioni.com

La Sicilia torna alle urne per i ballottaggi 
Ecco tutti i candidati sindaci degli 11 comuni al voto

 09 giugno 2011

Sono 265mila i siciliani coinvolti nel turno di ballottaggio del 12 e 13 giugno per eleggere i sindaci in 11 comuni dell'Isola. Torneranno alle urne gli abitanti di Canicatti' e Favara, in provincia di Agrigento, Ramacca nel catanese, Capo d'Orlando e Patti, in provincia di Messina, Bagheria e Terrasini nel palermitano, Vittoria in provincia di Ragusa, Lentini e Noto nel siracusano e, infine, Campobello di Mazara in provincia di Trapani. Gli elettori sono divisi in 313 sezioni.

A Canicatti' (31.713 abitanti) si sfideranno l'uscente Vincenzo Corbo (Corbo sindaco) che al primo turno ha ottenuto 5.017 voti pari al 23,05% e Gaetano Cani' che era sostenuto da 6 liste (Fli, Canicatti' citta' nuova, I meridionali per Canicatti', Canicatti' futuro, Udc e Sicilia vera) con 4.489 voti pari al 20,62%. Ad appoggiare ufficialmente Cani, in questo turno, anche la lista del Pd.

A Favara si confronteranno, invece, Rosario Manganella, appoggiato da 6 liste (Favara futura, Forza del Sud, Mpa, Pid, Per Favara e Pdl) con 10.558 voti pari al 46,03% e Carmelo Vitello (Fli e Ripensare Favara) con 8.566 consensi pari al 37,35%.
A Ramacca lo scontro sara' tra Giampiero Musumeci, appoggiato da 3 liste (Movimento politico culturale-sviluppo-ambiente-legalita'-ama Ramacca, Mpa e Uniti per Ramacca), che ha ottenuto 2.132 voti, pari al 29,81% e Francesco Zappala' del Pd, con 1.839 voti, pari al 25,71%. A Capo d'Orlando si sfideranno l'uscente Enzo Sindoni, appoggiato da 5 liste (Citta' futura, Movimento per Capo d'Orlando, Lista orlandina, Sicilia vera e Capo d'Orlando venti venti), che ottenuto 4.521 voti pari al 47,87% e Salvatore Librizzi (Democratici per Capo d'Orlando e Librizzi sindaco) con 2.318 voti pari al 24,55%. A Patti si confronteranno Luigi Gullo, sostenuto da 8 liste (Sicilia vera, Idea donna, Udc, Il centro per Patti, Patti democratica-Pd, Patti futura, Luigi Gullo sindaco x Patti e Costruire insieme), che ha ottenuto 3.363 voti pari al 35,97% e Giuseppe Mauro Aquino, appoggiato da 5 liste (Noi per Patti, Pdl, Patti nel cuore, Per Patti Aquino sindaco-Noi Sud-Liberta' autonomia, e 365 giorni di lavoro per Patti), con 2.971 voti, pari al 31,77%. Ad appoggiare ufficialmente Aquino, in questo turno, anche la lista civica "Progetto Patti". A Bagheria si sfideranno Vincenzo Giuseppe Lo Meo, sostenuto da 5 liste (Udc, Fli, L'altra Bagheria, Un progetto per Bagheria-Con le autonomie e Democratici per Bagheria) che ha ottenuto 10.698 voti pari al 32,58% e Bartolo Di Salvo (Forza del Sud, Pid, Bagheria nel cuore e Pdl) con 10.227 voti pari al 31,15%. Ad appoggiare ufficialmente Lo Meo, in questo turno, anche la lista civica "Unione democratica", mentre a sostenere Di Salvo ci sara' anche la lista "Bagheria popolare". A Terrasini si confronteranno Giuseppe Calogero Cammilleri sostenuto da 5 liste (Pid, Intesa per Terrasini, Terrasini democratica, Autonomia e progresso e Popolo liberale terrasinese) che ha ottenuto 2.109 voti pari al 28,37% e Massimo Cucinella (Per Terrasini futura e Per Terrasini domani) con 1.958 voti pari al 26,34%. Ad appoggiare ufficialmente Cammilleri, in questo turno, anche le liste del Fli e la civica "Il buon governo". A Vittoria si confronteranno l'uscente Giuseppe Nicosia sostenuto da 9 liste (Pd, I democratici, Progetto Vittoria, Polo civico citta' nuova Vittoria, Idv, Giovani democratici, Movimento-Insieme per la Sicilia, Incontriamoci e Insieme) che ha ottenuto 12.006 voti pari al 37,03% e Carmelo Incardona (Una bella vittoria, Pdl, Vittoria che cambia-Pid, Alleanza per Vittoria e Scoglitti, Un nuovo inizio e Forza del Sud) con 8.764 voti pari al 27,03%. Ad appoggiare ufficialmente Nicosia, in questo turno, anche le liste Udc e Sel, mentre Incardona sara' sostenuto anche dalle civiche "Insieme per il cambiamento-Vittoria futura", "Agricoltura primaditutto" e "Aiello sindaco". A Lentini lo scontro e' tra Nello Neri, sostenuto da 5 liste (Pid, Forza del Sud, Forza Lentini, Pdl e Rinascita leontina) con 5.573 voti, pari al 37,59% e l'uscente Alfio Mangiameli, appoggiato da 3 liste (Lentini con Alfio sindaco, Pd e Federazione della sinistra-Rifondazione comunisti italiani), con 3.741 voti, pari al 25,23%. Ad appoggiare ufficialmente Mangiameli, in questo turno, anche le liste Mpa, Fli, Udc e la civica "Popolari per Lentini". A Noto si sfideranno Corrado Bonfanti sostenuto da 5 liste (Impegno per Noto, Mpa, Udc-Uniti per la citta', Notolibera-Democrazia e partecipazione e Fli) che ha ottenuto 4.775 voti pari al 33,24% e Raffaele Leone (Pdl, Noto nostra e Pid) con 4.338 voti, pari al 30,19%. Ad appoggiare ufficialmente Bonfanti, in questo turno, anche la lista "Pd e Rinnovamento per Noto", mentre Leone sara' sostenuto anche da Forza del Sud.
A Campobello di Mazara lo scontro e' tra l'uscente Ciro Carava', sostenuto da 3 liste (Mpa, Lista civica democrazia e liberta' e Pd) che ha ottenuto 3.031 voti, pari al 37,51% e Daniele Vito Mangiaracina, appoggiato da 2 liste (Alleanza per la Sicilia e Sicilia vera) con 1.465 voti, pari al 18,13%. Ad appoggiare ufficialmente Mangiaracina, in questo turno, anche le liste Forza del Sud e le civiche "Gruppo sud - Nuovo Secolo" e "Popolari liberali nel Pdl movimento Campobello di Mazara". Per votare e' necessario presentarsi al seggio con un documento di identita' e la tessera elettorale. Chi non avesse la tessera puo' richiederla all'ufficio elettorale del comune di residenza. Gli elettori disabili potranno votare nelle sezioni appositamente attrezzate. Gli elettori affetti da infermita', che ne rendano impossibile l'allontanamento dall'abitazione, possono chiedere al sindaco del comune di votare al proprio domicilio. La scheda di votazione e' di colore viola. Per il turno di ballottaggio si sceglie solo tra i due candidati sindaci che hanno ottenuto, al primo turno (il 29 e 30 maggio), il maggior numero di voti e l'elettore vota tracciando un segno sul rettangolo entro il quale e' scritto il nome del candidato prescelto. Le urne saranno aperte domenica 12, dalle ore 8 alle 22, e lunedi' 13, dalle 7 alle 15. Lo scrutinio iniziera' al termine delle operazioni di voto, dopo il riscontro del numero dei votanti e successivamente allo spoglio delle schede dei 4 referendum popolari Anche per il turno di ballottaggio, i risultati delle operazioni elettorali saranno diffusi in tempo reale attraverso il sito www.elezioni.regione.sicilia.it..In ogni caso, l'ufficio stampa della Presidenza della Regione, cosi' come gia' avvenuto il 29 e 30 maggio, comunichera' i dati sul numero dei votanti e il raffronto con il primo turno. In particolare, le rilevazioni sulla percentuale di affluenza alle urne saranno effettuate domenica alle ore 12, alle 19 e alle 22 e lunedi' alle 15, alla chiusura definitiva dei seggi. Aggiornamenti anche per quanto riguarda i risultati, man mano che dai comuni affluiranno al servizio elettorale regionale dell'assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica.
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mercoledì 8 giugno 2011

Forchette Rotte: chi siamo?

Chi siamo? E' diventato il tormentone estivo di blog provinciali (e non dal punto di vista geografico), quotidiani online e Urban Blog trash che dovrebbero occuparsi di cose serie: di merito, di diritti, di sogni, di disoccupazione giovanile, di assenza di futuro per le nuove generazioni.

E’ diventato il tormentone estivo di pseudo giornalisti gossippari e tronisti, di finti giovani che sperano soltanto di essere eletti e avere una poltrona nelle istituzioni attraverso la qualunquistica critica alle "caste". Giovani schafati che facendo finta di essere società civile, e cioè dalla parte delle ragazze e dei ragazzi, hanno un solo sogno: sedersi accanto a chi ci ha confiscato il futuro. Tutto ciò è la dimostrazione che la Sicilia è all’anno zero. Ma non avevamo dubbi quando abbiamo deciso di rompere le forchette. Ragazze e ragazzi, state alla larga da chi disprezza e poi compra, o peggio si vende. Da chi fa la società civile, il duro e puro essendo stato trombato più volte alle elezioni.
Chi c'è dietro? Ci hanno scritto che non potevamo accettare le amicizie dei politici, che l'iniziativa è un'operazione di marketing, che dietro c'è Davide Faraone e tanti altri. Hanno parlato di eminenze grige e di menti diaboliche. Si sono persino cimentati in un confronto improbabile di manifesti. Una sorta di perizia calligrafica che ci fa solo sorridere per dimostrare tesi che non stanno né in cielo né in terra.
Noi non siamo con Faraone, né con il rettore Lagalla, né con l’esponente del Pid, Doriana Ribaudo, né con il giovane di Futuro e Libertà, Aricò, né con D’Alì di Forza del Sud, né con il professor Carta, già assessore di Cammarata, e tantomeno con tanti altri politici siciliani. Sono loro che stanno con noi e sono loro che devono dimostrarci che faranno le cose che noi diciamo. Altrimenti non saranno più con noi.La verità è che le Forchette Rotte non sono né grillini, né cretini. Stanno con chi dice “sì” a un programma che metta al centro il futuro delle giovani generazioni: lavoro vero e non nero, merito e non raccomandazione, diritti e non favori, formazione e non enti di formazione, concorsi e non chiamate dirette, competenze e non conoscenze, legalità e non mafia.
Questo è il nostro manifesto politico. E questo è quello che da’ più fastidio. Noi non diciamo ai politici che “fanno tutti schifo”. Noi pensiamo che è dentro i palazzi della politica che si decide il nostro futuro e vogliamo condizionare la “politica”. Dentro quei palazzi noi vogliamo contare. Vogliamo essere una lobby alla pari di quella degli industriali, dei sindacati, dei baroni universitari, degli ordini professionali. Forchette Rotte è un movimento democratico, libero, autonomo che pone "la questione giovanile" al centro della sua azione. Cosa che non fa ormai più nessun partito. Siamo tante facce e tanti sogni che si muovono per dare opportunità a una generazione a cui è stato espropriato il futuro. Giovani che parlano su Internet, che vogliono far tornare i tanti giovani siciliani sparsi in tutti il mondo perché con loro possiamo cambiare la nostra Sicilia. Davvero! Con noi ci sono i giovani e non solo. Ci sono padri e madri, nonni e zie di chi spera che figli e nipoti abbiamo un futuro sereno. Questi siamo. Nient'altro! Le forchette rotte sono queste. Vogliono battersi per una politica che guardi con gli occhi dei ventenni. Invece di guardare chi c’è dietro, di guardare a destra e a sinistra, invitiamo tutti a guardare avanti!.
Forchette rotte

lunedì 6 giugno 2011

"Il bandito Giuliano è in America, sano e salvo". Lo scrivevano i giornali americani nella primavera del 1950...


Il corpo di Giuliano (?) nel cortile Di Maria
Gli archivi dell'FBI a Washington potrebbero finalmente svelare la verità su Salvatore Giuliano", affermano Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino, autori dell'esposto che, un anno fa, ha fatto riaprire il caso della presunta morte del bandito di Montelepre. Nel 1950, sui quotidiani americani spunta a sorpresa anche il nome del boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti, "un ex luogotenente di Salvatore Giuliano". Badalamenti, nel 1978, ordinerà l'assassinio di Peppino Impastato a Cinisi, in Sicilia.
“Il mese scorso, Giuliano sarebbe partito dal suo rifugio nelle colline di Montelepre per raggiungere Palermo. Con l’aiuto degli uomini della sua banda e della mafia, Giuliano avrebbe quindi raggiunto Licata per poi imbarcarsi in una nave battente bandiera francese.”
E’ 18 giugno 1950 quando il giornale statunitense “Chicago Daily Tribune”, nell’Illinois, pubblica la clamorosa notizia della fuga in America di Salvatore Giuliano, siciliano di Montelepre, classe 1922, di professione bandito e terrorista, autore di oltre 400 omicidi nell’isola tra il 1943 e il 1950. Il titolo è inequivocabile: “Il re dei banditi siciliani sarebbe sano e salvo negli Stati Uniti.”
Una conferma, questa, alle non poche testimonianze secondo le quali, nel maggio del 1950, il capobanda avrebbe segretamente abbandonato la grande isola mediterranea a bordo di un peschereccio partito da Selinunte o da Porto Palo, per raggiungere la Tunisia e, da lì, il Nuovo Mondo. Sotto la protezione di Cosa Nostra e della Cia.
Sono stati lo storico Giuseppe Casarrubea e il ricercatore Mario J. Cereghino a scoprire e ad analizzare questo report e decine di altri articoli di quotidiani e settimanali, nel corso di un lunga indagine compiuta negli archivi inglesi, americani e italiani.
Un anno fa, i due studiosi hanno scritto al Questore di Palermo, chiedendo di “intraprendere un’indagine conoscitiva per accertare la vera identità della persona uccisa nel cortile dell’avvocato Di Maria, a Castelvetrano (Trapani), la notte tra il 4 e il 5 luglio 1950”. La loro richiesta è stata accolta e la Procura della Repubblica di Palermo ha riaperto il caso Giuliano. Nell’ottobre del 2010, la presunta salma del capobanda è stata riesumata nel cimitero di Montelepre (Palermo), per essere sottoposta all’esame del Dna. Era presente il dott. Antonio Ingroia, Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo.
Secondo il quotidiano di Chicago, nel giugno del 1950 “l’affascinante killer si troverebbe a Boston” in compagnia del cognato, Pasquale Sciortino, bandito anche lui, “che scomparve diverso tempo fa dalla Sicilia e il cui nome suscita il medesimo terrore evocato da Giuliano”. Le fonti dell’articolo sono l’agenzia Reuters e un giornale della comunità italiana di Boston, “Il Momento”. Sciortino sarà arrestato a San Antonio (Texas) nel 1952 ed estradato in Italia, dove sconterà una condanna di vent’anni di reclusione per aver preso parte all’eccidio di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) e per aver organizzato gli attacchi alle Camere del Lavoro della provincia di Palermo nel giugno del 1947. Nel Texas, Sciortino lavorava in una base della U. S. Air Force.
Lo scoop del “Chicago Daily Tribune” ha l’effetto di una bomba nell’East Coast e viene ripreso anche da altri mezzi di informazione americani (ma ne parla anche “La Stampa” di Torino, sempre il 18 giugno 1950). Tanto che il capo della polizia di Boston, Edward W. Fallons, è costretto a convocare una conferenza stampa. “Non siamo in possesso di informazioni che indichino la presenza di Salvatore Giuliano a Boston – dichiara – . In ogni modo, non abbiamo alcun contenzioso con lui. Se Giuliano si trovasse a Boston, sarebbe un caso di competenza dell’Fbi o dell’Ufficio Immigrazione statunitense.”
Passano poche ore e, da Roma, è il ministro degli Interni Mario Scelba in persona a smentire seccamente la notizia divulgata dal quotidiano americano. Il processo di Viterbo per la strage di Portella della Ginestra è iniziato da pochi giorni e il terrorista è l’imputato numero uno, ricercato da quando, nel settembre del 1943, ha compiuto il suo primo omicidio ai danni di un milite dell’Arma dei Carabinieri.
Ma non è la prima volta che i media americani si occupano di Giuliano. Il “Daily Boston Globe”, il 18 dicembre 1949, aveva segnalato che il terrorista “starebbe pianificando di scappare negli Stati Uniti”, mentre il “Chicago Daily Tribune”, il giorno stesso, aveva scritto che “Giuliano era sfuggito ad una retata della polizia ed era scappato dalla Sicilia. […] Secondo un altro dispaccio, Giuliano aveva svelato al giornalista Jacopo Rizza: ‘Andrò negli Stati Uniti e metterò in piedi alcune fabbriche. Non ho paura del viaggio perché sono sicuro di riuscire a procurarmi documenti falsi’.”
Le dichiarazioni del capo della polizia di Boston non passano inosservate. Anzi. Pochi giorni dopo, il 23 giugno 1950, il “New York Times”, pubblica la notizia che “l’Ufficio Immigrazione degli Stati Uniti ha annunciato stasera di avere arrestato oltre ottanta persone (tra costoro, un noto gangster italiano), nel corso di un’operazione volta a smantellare un’organizzazione che favoriva l’immigrazione clandestina”.
Ed ecco la seconda sorpresa che emerge dai quotidiani americani: “Uno degli stranieri è stato identificato come Gaetano Badalamenti, un ex luogotenente di Salvatore Giuliano, il capobanda siciliano. Badalamenti è stato arrestato in un sobborgo di Wyandotte, nel Michigan, il mese scorso.”
All’epoca, Badalamenti, il “noto gangster italiano”, non ha ancora trent’anni e, fino al 1947 (anno in cui arriva in America dalla Sicilia), ha fatto parte della banda Giuliano. Diventerà uno dei capi assoluti di Cosa Nostra sulle due sponde dell’Oceano Atlantico e, nel 1978, ordinerà l’assassinio di Peppino Impastato, il militante siciliano di “Democrazia Proletaria”, al quale il regista Marco Tullio Giordana ha dedicato, dieci anni fa, la pellicola “I cento passi”.
Ma non è tutto. Il 9 luglio 1950, qualche giorno dopo la presunta morte del bandito, il giornalista Alex Valentine (“Daily Boston Globe”) riferisce che Giuliano “aveva esportato capitali per circa 750.000 dollari, soprattutto nelle banche americane e in quelle dell’Africa settentrionale [in Tunisia]. La polizia e fonti non ufficiali stimano che, nel corso del suo regno quinquennale, Giuliano abbia accumulato un milione e mezzo di dollari. […] Secondo le autorità italiane, Giuliano aveva nascosto il suo denaro all’estero perché stava pianificando di abbandonare la Sicilia”.
“L’affaire Giuliano non è affatto chiuso – dichiarano Casarrubea e Cereghino – . L’esame del Dna compiuto dai periti medici Renato Biondo e Francesco De Stefano sul cadavere riesumato a Montelepre l’anno scorso, ha dato risultati tutt’altro che certi. Fa bene, quindi, la Procura della Repubblica di Palermo a continuare le indagini a 360 gradi.”
“Non sono poche le piste che portano alla fuga del terrorista in America nella primavera del 1950 – continuano i due studiosi – . Poco prima di spirare alla veneranda età di 98 anni, nel maggio del 2010, l’avvocato Gregorio Di Maria, il proprietario della casa di Castelvetrano dove si era consumata la messinscena della ‘morte’ di Giuliano, confessò ai due infermieri che lo accudivano nel nosocomio della cittadina, che ad essere ammazzato nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1950 era stato, in realtà, un sosia del terrorista. A procurare il cadavere era stata la mafia. I due infermieri, Salvatore Di Giovanni e Giusto Zito, sono stati a lungo ascoltati dai magistrati di Palermo all’inizio di quest’anno ed hanno fornito ulteriori dettagli.”
Un altro filone delle indagini riguarda un ex agente dei servizi segreti italiani, già collaboratore della Procura della Repubblica di Brescia. Ascoltato dagli inquirenti, l’ex spia ha raccontato di aver personalmente accompagnato Salvatore Giuliano al funerale della madre, Maria Lombardo, deceduta nel gennaio del 1971 a Montelepre. All’epoca, Giuliano aveva 48 anni e viveva sotto falso nome negli Stati Uniti. E’ una notizia, questa, che è stata divulgata dal giornalista palermitano Giuseppe Lo Bianco in un articolo uscito su “Il Fatto Quotidiano” nell’ottobre 2010. L’“Operazione Giuliano” sarebbe stata gestita nel 1950 dall’“Anello” o “Noto Servizio”, la misteriosa entità dell’intelligence italiana che avrebbe fatto capo a Giulio Andreotti, all’epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. A confermarlo, è stato l’ex venerabile della P2, Licio Gelli, nel febbraio di quest’anno (se ne sono occupati il “Corriere della Sera” e il settimanale “Oggi”). E, sul tema, la giornalista Stefania Limiti ha scritto un libro, “L’Anello della Repubblica”, uscito per Chiarelettere nel 2009.
Ma in questa storia c’entra addirittura Padre Pio, come ci racconta il giornalista Lello Vecchiarino. In vari articoli pubblicati da “La Gazzetta del Mezzogiorno” e in un libro (“Padre Pio. Fango, intrighi e carte false”), il reporter cita gli scrittori Giovanni Siena e Pier Carpi, l’avvocato Ettore Boschi e il regista Rai Oberdan Troiani. A tutti, il santo del Gargano rivelò in tempi diversi che Giuliano era vivo in America e che, al suo posto, nel 1950, era stato ucciso un “povero innocente che gli assomigliava”.
“Lo studio degli articoli della stampa americana degli anni 1949-1950 apre scenari investigativi di estremo interesse – concludono Casarrubea e Cereghino – , che potrebbero forse mettere la parola fine ad uno dei più vergognosi misteri della storia criminale italiana del XX secolo. Un ‘cold case’ all’italiana in cui si citano nomi e cognomi, situazioni ed eventi sui quali in America, come abbiamo visto, indagarono sia l’Fbi sia l’Ufficio Immigrazione statunitense, almeno fino al 1952. Su queste carte, a Washington, vige ancora il segreto di Stato. Sarebbe quindi auspicabile che la Procura della Repubblica di Palermo attivasse una rogatoria internazionale per acquisire ed esaminare i fascicoli top secret sulle attività di Badalamenti, di Sciortino e, con ogni probabilità, dello stesso Salvatore Giuliano in America.”
Archivio Casarrubea - Partinico

mercoledì 1 giugno 2011

Il programma della Carovana Antimafie in Sicilia. Il 4 giugno si conclude a Corleone

Il manifesto della tappa corleonese della Carovana
CAROVANA ANTIMAFIE 2011

TAPPE SICILIANE - 30 maggio 2011
TRAPANI -
Circolo ARCI "aMalaTesta" via Clemente 10/A/via G. Marconi 345 (Erice CASA Santa)
ore 18,00 - presentazione del libro “MATTEO MESSINA DENARO – LA MAFIA DEL CAMALEONTE” di Fabrizio Feo (giornalista Rai)
RINO GIACALONE, giornalista de “La Sicilia” e Libera Informazione;
ore 19,30 - visione di un docufilm sui migranti
ore 20,00 - dibattito sul tema con la partecipazione di:
ANNA BUCCA (pres. ARCI SICILIA),
PIETRO MILAZZO (resp. imm. Cgil SICILIA)
MOR e LOFTI, ospiti del C.A.R.A di Salina Grande di Trapani, che interverranno per raccontarci le loro esperienze da migranti;
ore 21,00 - "CENA TRIBALE", preparata dai ragazzi del C.A.R.A. (cous-cous tunisino, agnello, riso nigeriano con pollo in salsa piccante, vino rosso o bianco)
ore 22,00 – ballo tribale con musiche originali africane a cura dei ragazzi del C.A.R.A
31 MAGGIO 2011
CASTELVETRANO -
Aula magna dell'Istituto Professionale di Stato Servizi Alberghieri e Ristorazione “Virgilio Titone”, via Marinella, 111:
ore 8,30 - arrivo degli studenti
ore 8,45 - saluto delle Istituzioni
ore 9:00 - dibattito su: "…la caccia continua e la trattativa?"
con un intervista doppia e dinamica che gli studenti faranno agli ospiti; condurrà una giornalista Rai; ospiti: un giornalista Rai, un Magistrato ed un Poliziotto, mentre uomini di Chiesa e delle Istituzioni locali testimonieranno la loro esperienza
ore 10,15 - rappresentazione de "le belve", atto scritto di Julo Cosentino sulle stragi di Capaci, Via D'Amelio, Via dei Georgofili, etc.
La piece teatrale prevede un connubio tra recitazione e ballo. La stessa è stata rappresentata lo scorso anno a Palermo (aula bunker Tribunale) e quest'anno sarà riproposta il 23 Maggio a Piazza Magione a Palermo;
ore 11:00 - rappresentazione di lavori di alcune scuole
(piece teatrali, poesie, letture, etc);
ore 12:00 - rap antimafia - scritti di Julo Cosentino
interpretato da un ragazzo con l’ausilio di un coro e di un video con le immagini delle stragi
Ex chiesa del Purgatorio
ore 17,30 - tavola rotonda su: “economia illegale, lavoro, sviluppo, giovani, occupazione” a cura di: Libera, Cgil, Cisl e Uil.
interverranno: Dirigenti Sindacali nazionali, CIA, Coldiretti, Coop.25 Aprile, Libera Terra, Amministratori giudiziari, testimonianze di giovani precari ed il Resp. Naz. Libera - beni confiscati
1 GIUGNO 2011
RAFFADALI - Scuola Primaria A. Manzoni
Ore 9.15 - Accoglienza dei Carovanieri e incontro con gli alunni che hanno realizzato il progetto di Educazione alla Legalità “dalla scuola al territorio”,
Interverranno:
dott.ssa Maria Savarino, Dirigente Scolastica
Giuseppina Ancona - Presidente Provinciale Arci
Calogero Parisi – Presidente Cooperativa sociale Lavoro e non solo (che gestisce beni confiscati a Corleone e a Canicattì)
AGRIGENTO - Piazza Pirandello
Ore 11.00 – Accoglienza dei Carovanieri e Animazione - l’Emergenza del centro Storico un Viaggio tra legalità e sviluppo sostenibile,
Interverranno:
rappresentanti dei Sindacati C.G.I.L - CISL –UIL
Comitato Civico per il Centro Storico
quartiere San Gerlando
Legambiente,
AGESCI
Laici Comboniani
Arci Gay – Agrigento
Arci Belushi
Arci Agape.
CANICATTÌ – Scuola primaria “M. Rapisardi”
Ore 16.30 - Convegno di presentazione del Progetto POR - Il Piacere della Legalità – Io vivo il Mondo, in partenariato con Arci Agrigento
Interverranno:
Vincenzo Fontana - Dirigente Scolastico,
Giuseppina Ancona - Presidente Provinciale ArciDavide Pati – Libera
Calogero Parisi – Presidente Cooperativa sociale Lavoro e non solo che gestisce beni confiscati a Corleone e a Canicattì)
Saranno presentati - a cura dei Bambini - i percorsi di Educazione alla Legalità e alla Cittadinanza Attiva.
Hanno aderito all’iniziativa – Arci Samarcanda, Associazione Tecnopolis, Amici del Giudice Rosario Livatino, Gruppi Scouts Agesci Canicattì e Favara, Arci Rita Atria, Spazio Giovani.
Testimonial della Carovana Agrigentina On. Rita Borsellino- Eurodeputato
2 GIUGNO 20111
CATANIA - La Carovana antimafie lungo le strade di Catania
ore 9.00 - da Villa Pacini a San Cristoforo
In viaggio con i furgoni della Carovana e le biciclette
Piazza Palestro - La Carovana antimafie per l'acqua pubblica
ore 11,00 - Interventi, performance, cantastorie
Boschetto della Playa - Pic nic della Carovana antimafie
ore 13.00 - porta da mangiare, condividilo e troverai il vino dell’antimafia…
PALAGONIA - La Carovana antimafie per la trasparenza amministrativa
ore 17.00 Piazza Garibaldi - Interventi e cantastorie
BELPASSO – C.da Casabianca - Il concerto della Carovana antimafie nei terreni confiscati
ore 19.30 - Sede Coop. Beppe Montana – Libera Terra
In concerto Carmina solis
I figli dell’officina
Totò Nocera e il Tamburo di Aci
Interventi di
Luigi Ciotti - Libera
Alessandro Cobianchi - Arci
Luciano Silvestri - Cgil
Giuseppe Mazzaglia - Avviso Pubblico
Gabriella Guerini - Asaae
Valerio Marletta - Cons. provinciale
il cantastorie Peppino Castello e i Carovanieri
Cibo interculturale e vino dell’antimafia
Durante la giornata giochi a cura di Iocudiventu
3 GIUGNO 2011
NISCEMI - CENTRO SOCIO CULTURALE “Toto’ Liardo” Via Carlo Alberto Dalla Chiesa
ore 10,00 - Arrivo della Carovana Antimafia, accoglienza e saluto delle autorità
ore 10, 30 - Esibizioni, spettacoli e animazione
Parteciperanno:
- Gli alunni delle classi V della Scuola Elementare I Circolo Didattico;
- Gli alunni dei corsi di formazione professionale ECAP;
- I giovani del consultorio giovanile e del centro di aggregazione giovanile;
- I giovani del Gruppo Made in sud – ARCI Liberamente.
Presenta e modera il dott. Francesco Cinquerrui Presidente dell’Associazione ARCI – Liberamente Niscemi.
POLIZZI GENEROSA
Ore 17:00 Sala Consiliare
“Le MADONIE NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA E NELLA GESTIONE DEI BENI CONFISCATI“
All’iniziativa parteciperanno molti sindaci delle Madonie, i segretari regionali e provinciali dei sindacati Cgil Cisl e Uil, sindacalisti nazionali, regionali e provinciali dell’agro-industria, associazioni di volontariato locali oltre che a cittadini, forze sociali ed economiche delle Madonie.

Interverranno inoltre i carovanieri che sono attesi a Polizzi G. per le ore 18.00.
CORLEONE
4 GIUGNO 2011
ore 9,00 - impianti sportivi di Santa Lucia - Torneo di calcetto organizzato dal Presidio di Libera Corleone Dialogos
Scenderanno in campo le seguenti squadre: Carabinieri, Corleone Dialogos, IPA Di Vincenti, Liceo Don Colletto, Polisportiva Corleone, Polizia/Guardia di Finanza
Ore 10,00 - Piazza S. Maria - Direzione Didattica Statale “C. Finocchiaro Aprile” - La Carovana antimafie incontrerà gli alunni e gli insegnati della Scuola elementare:
- Presentazione del volumetto di poesie dedicate a Placido Rizzotto, organizzata dalla Camera del Lavoro di Corleone.
- Esibizione del Coro degli alunni della Scuola Elementare.
- Animazione organizzata dal Ludobus Arciragazzi.
ore 11,00 - sede del Liceo Socio-psico-pedagogico, via Umberto I. - I.I.S.S. Don G. Colletto di Corleone. - Incontro sul tema: “Impegno e partecipazione giovanile”, organizzato dal Laboratorio della Legalità.
I ragazzi dell’I.I.S.S. del Don G. Colletto di Corleone incontreranno i giovani protagonisti dei movimenti per la liberazione della Tunisia e i ragazzi delle associazioni partners del progetto “European Caravan”.
La manifestazione sarà mandata in onda da Radio100 passi e dalla Radio Web Arci siciliana
ore 16.00 - Piazza Falcone e Borsellino
Giochiamo in piazza – Animazione per ragazzi organizzata dalla Consulta Giovanile di Corleone e da Ludobus Arciragazzi
ore 17.30 - Maratona “Più forti del silenzio” – organizzata da Corleone Dialogos e dal Laboratorio della Legalità.
La gara non competitiva toccherà durante il percorso i luoghi simbolo dell’Antimafia.
Tappe
I. Partenza ore 17.30 in via F. Crispi n. 56 - sede della Cooperativa Lavoro e non solo;
II. Tenenza di Finanza, Bottega e Laboratorio della Legalità;
III. Camera del Lavoro Placido Rizzotto;
IV. Cidma (Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e il Movimento Antimafia);
V. Presidio di Libera Corleone Dialogos, già sede della coop. Unione Agricola fondata dal sindaco, Bernardino Verro, ucciso dalla mafia.
VI. Arrivo in piazza Falcone e Borsellino
Testimonial della maratona sarà Rachid Berradi, atleta olimpionico e responsabile Sport Libera Palermo.
La lunghezza complessiva del percorso è di soli 2,3 Km.
ore 18.00 - Bottega della Legalità - Cortile Colletti
Aperitivo “Sorsi di Libertà” con i prodotti delle terre confiscate alla mafia di Libera Terra.
ore 20.00 - Piazza Falcone e Borsellino
Manifestazione di chiusura
Concerto:
FABULA RASA
DANIELE DI MAGLIE
QBETA
BEDDI
Parteciperanno alla giornata:
Don Luigi Ciotti presidente di Libera, Paolo Beni presidente Arci Nazionale, Nino Iannazzo sindaco di Corleone e vice presidente di Avviso Pubblico, Rita Borsellino, eurodeputato - presidente di "Un'Altra Storia", Anna Bucca presidente Arci Sicilia, Umberto Di Maggio coordinatore Libera Sicilia, Patrizia Opipari Arciragazzi Sicilia, Alessandro Cobianchi coordinatore nazionale Carovana Antimafie, Luciano Silvestri CGIL Nazionale, Alfio Foti coordinatore "Un'Altra Storia" Giovanni Di Martino sindaco di Niscemi, rappresentanti CISL e UIL, rappresentanti della famiglia Scafidi, Radio Web Arci.

Corleone, cascata delle due rocche. Il sindaco Iannazzo non convince e il consiglio rinvia la votazione dell'odg per chiarimenti

Il sindaco Iannazzo difende la "sua" delibera
Lasciato solo dai suoi assessori (al fianco aveva solo il “fido” Gambino), costretto a parlare per oltre un’ora a difesa della delibera di concessione della Cascata delle Due Rocche all’Associazione Omnia Onlus (a lui vicina, troppo vicina), il sindaco di Corleone Nino Iannazzo non è riuscito a convincere della linearità dell’atto nemmeno la sua maggioranza “bulgara”. E all’una di notte, dopo più di tre ore di dibattito, su proposta del capogruppo del MPA Franco Di Giorgio, da me condivisa, il consiglio comunale – all’unanimità – ha deciso di rinviare ad altra seduta la votazione del mio ordine del giorno, con cui si chiedeva la revoca in autotutela della delibera di affidamento, per acquisire anche l’autorevole parere della d.ssa Sonia Acquado, segretario e direttore generale del comune di Corleone.

Con l’ordine del giorno, da me presentato lo scorso 3 maggio, si chiede la revoca della delibera della Giunta Municipale n. 9 del 20.1.2011, con cui il Comune di Corleone ha Con concesso per almeno tre anni (e con un cofinanziamento del valore di 30 mila euro) l’area naturalistica della Cascata delle Due Rocche e del Parco fluviale all’Associazione OMNIA Onlus, per l’attuazione del progetto FLORA, in quanto viola l’art. 192 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (obbligo della procedura di evidenza pubblica nell’affidamento di un servizio), e l’art. 13 della L.R. 30 aprile 1991, n.10 sulla concessione dei contributi pubblici. Ma la revoca si chiede anche per eliminare ogni possibile ombra sull’imparzialità dell’azione amministrativa del Comune di Corleone, che possa compromettere la credibilità del difficile percorso di legalità portato avanti in questi anni.

Iannazzo ha parlato a lungo, ma non ha mai risposto alla domanda del perché non abbia utilizzato la procedura di evidenza pubblica, invitando più associazioni a presentare progetti di gestione dell’area naturalistica delle Due Rocche. Non ha mai risposto alla domanda del perché il 26 febbraio 2009 abbia deciso di concedere il patrocinio “oneroso” all’Associazione Omnia Onlus e per giunta con una semplice lettera a sua firma, senza uno straccio di delibera. È vero che il comune i patrocini li concede a tutti. Quelli gratuiti, però. Un patrocinio oneroso di 30.000 euro in quattro anni di amministrazione l’ha concesso solo all’Omnia Onlus.

E veniamo a questa Associazione. È vicina al sindaco. Troppo vicina. Nino Iannazzo vi ha lavorato per diversi anni. Forse vi ha svolto importanti ruoli di dirigente. Con questa Associazione ha gestito decine e decine di progetti di servizio civile, che hanno segnato l’inizio delle sue fortune elettorali. Sua moglie, la d.ssa Mara Di Leo, vi ha svolto l’importantissimo ruolo di segretario generale con poteri di gestione. E questo Iannazzo non l’ha negato, ha solo limitato il periodo a soli tre mesi, da ottobre a dicembre 2010. D’altra parte, che fino al 4 dicembre 2010 la d.ssa Di Leo fosse segretario generale di Omnia Onlus l’ho dimostrato in aula con una lettera a firma del presidente dell’Associazione, la d.ssa Giuseppina Iaria! Al di là dei periodi calendario alla mano, resta il fatto moralmente riprovevole che il sindaco affida senza gara pubblica la gestione di un servizio ad una associazione dove sua moglie ha svolto importanti ruoli dirigenziali, dove lui stesso ha lavorato per anni, e che è presieduta dalla sorella di un consigliere comunale a lui molto vicino. Se questa non è una “questione morale” grande come una montagna, le questioni morali non esistono più!

Infatti, qualcuno potrebbe pensare che il sindaco non ha fatto la gara pubblica per favorire la “sua” associazione. È una tesi ardita? Forse si, ma spetta a lui smentirla, proponendo la revoca della delibera della G.M. n. 9/11. Ed evitando lo spettacolo penoso di ieri sera, quando in prima persona, incurante di qualsiasi ipotesi di conflitto d’interesse e di opportunità morale, ha difeso a spada tratta e con una foga degna di miglior causa “l’operazione.cascata”. (d.p.)

martedì 31 maggio 2011

Corleone. Conclusa la festa di Avviso Pubblico. Campinoti: "In politica bisogna distinguere tra chi si assume le responsabilità e chi non lo fa"

Agriturismo Terre di Corleone. Il saluto di Salvo Gibiino
Nel cuore della Sicilia, sul verde dell’altopiano corleonese, vi è oggi l’agriturismo “Terre di Corleone” (Contrada Drago). Questo casolare, divenuto un simbolo della legalità, apparteneva prima a Totò Riina, mentre oggi è gestito dalla Cooperativa Pio La Torre- Libera Terra. In questo posto incantevole ieri, 29 maggio 2011, si è conclusa la terza Festa nazionale di Avviso Pubblico, durante la quale gli amministratori locali provenienti da tutta Italia, per quattro giorni, si sono incontrati e confrontati sul fronte del contrasto alle mafie e per la costruzione di un’etica della responsabilità, raccontando ognuno le proprie esperienze e presentando dei progetti di lavoro. Salvatore Gibiino, Presidente della Cooperativa Pio La Torre, dopo aver ringraziato Avviso Pubblico per il sostegno concreto che porta a tutte le cooperative Libera Terra, ha affermato che è dal lavoro sui terreni confiscati che può crescere sempre di più la sensibilità dei cittadini per l’affermazione di una società giusta e senza mafie. “Oggi sono i ragazzi stessi di Corleone che chiedono di poter lavorare nella cooperativa e ciò vuol dire che la società civile si sta risvegliando”. Antonino Iannazzo, Sindaco di Corleone e Vice Presidente di Avviso Pubblico ha illustrato le misure di prevenzione amministrativa che il Comune ha attuato per contrastare l’infiltrazione mafiosa negli appalti ed ha affermato che nelle prossime settimane, attraverso Avviso Pubblico, si avanzeranno delle proposte legislative in materia di appalti al parlamento regionale siciliano e quello nazionale. “Le norme sugli appalti della Regione siciliana vanno cambiate. Il cerchio dell’impegno si deve allargare sempre di più” ha concluso Iannazzo.

“Sono contento che la terza Festa nazionale di Avviso Pubblico si sia svolta qui – ha affermato Andrea Campinoti, Presidente di Avviso Pubblico e Sindaco di Certaldo – Tanti amministratori di varie parti d’Italia hanno potuto toccare con mano quanto di positivo si è fatto a Corleone e nei comuni circostanti in questi anni per costruire opportunità di cittadinanza, di lavoro e di impresa. Avviso Pubblico – ha continuato Campinoti – vuole presentare la buona politica per contrastare il luogo comune che vuole che tutti i politici siano uguali. Così non è. L’impegno di questi sindaci che abbiamo incontrato in questi giorni dimostra quanto di positivo ci sia nelle amministrazioni locali del nostro Paese. Bisogna distinguere tra coloro che si impegnano con responsabilità e chi fa il contrario”.

Dopo questi interventi è iniziato l’incontro intitolato Testimonianze di impegno civile e politico contro le mafie, per la legalità. Erano presenti: Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, Francesco Forgione, già Presidente Commissione parlamentare antimafia, Luciano Silvestri, responsabile Legalità e Sicurezza CGIL Nazionale e Toni Dell’Olio, responsabile settore internazionale di Libera. A moderare l’incontro Antonio Maria Mira, giornalista di Avvenire. Dalla legalità agli appalti, dai bisogni sociali all’internazionalità delle mafie, sono stati questi i temi principali al centro del dibattito. Franco La Torre ha brevemente ricordato l’impegno di suo padre, l’approvazione della legge Rognoni-La Torre (n. 646/82), che ha introdotto il reato di associazione mafiosa e la norma sulla confisca dei beni dei mafiosi. “Nell’Italia di oggi si fatica a percepire un chiaro schieramento delle forze politiche contro la mafia. Oggi si deve rafforzare la normativa sui beni confiscati – ha affermato il figlio di Pio La Torre – velocizzare i tempi e le procedure di sequestro, confisca, assegnazione e destinazione dei beni confiscati. Soprattutto – ha concluso La Torre – bisogna concentrarsi sul rimettere nel mercato le aziende confiscate, molte delle quali oggi faticano a ripartire”.

Luciano Silvestri della CGIL si è soffermato sul tema del lavoro e degli appalti affermando che: “Il sistema degli appalti pubblici oggi vale il 14% del PIL, un interesse economico rilevante. Il sistema del massimo ribasso va abbandonato a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, vanno chiarite in modo puntuale le regole che normano gli appalti sotto soglia, inserendo nel codice penale un reato contro il caporalato”.

Toni Dell’Olio di Libera si è soffermato sull’espansione delle mafie nel mondo. “Oggi l’internazionalità delle mafie è costitutiva delle mafie stesse. Non si può contrastare la mafia a livello locale senza porsi una strategia a livello internazionale. Oggi tutte le attività della criminalità organizzata si svolgono su uno scenario internazionale”. In questo Avviso Pubblico svolge un ruolo decisivo nel nostro Paese ha sostenuto Francesco Forgione. “La lotta alla mafia deve diventare la chiave interpretativa della società. Il sindacato deve aprire un dibattito pubblico sul sistema degli appalti; va creata una banca dati nazionale e approvata una legge che assegni il potere alla Direzione investigativa antimafia di svolgere le indagini sui flussi finanziari e sugli appalti. La lotta alle mafie va condotta di pari passo con la lotta alla corruzione e, questo, non solo in un’ottica e in una dimensione giudiziaria. In Italia va introdotto il reato di riciclaggio tra privati come previsto dalla Convenzione di Strasburgo del 1999. Va ricostruita una nuova etica pubblica e della trasparenza. Su questi ambiti il ruolo di Avviso Pubblico è decisivo”.
Giulia Migneco

lunedì 30 maggio 2011

50 mila blog chiusi per stampa clandestina?

Carlo Ruta
di Enzo Di Frenna
All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948. La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia e si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Giornale – è dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora? Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci. In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog. Ma la vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo scendere in piazza come gli Indignados spagnoli e inventarci qualcosa che faccia notizia in tutto il mondo? Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.  Che ne dite? Ci proviamo?
Fonte: “Il Fatto” (edizione on-line), 28 maggio 2011

Modica, blogger condannato. I blog come i quotidiani?

Carlo Ruta
Condanna, dopo due gradi di giudizio, per il reato di stampa clandestina: questo, il verdetto pronunciato dai tribunali di Modica e Catania nei confronti dello storico Carlo Ruta; una decisione, peraltro, capace di porre seri dubbi sul futuro dell'informazione web. L'imputato, dunque, paga con la condanna, in primo e secondo grado, l'impegno profuso all'interno del suo personale blog accadeinsicilia.it, prima oscurato ed oggi completamente disattivato. Ruta, infatti, si trovò al centro di un vortice, fatto di polemiche e denunce, già nel 2005. Agostino Fera, l'allora reggente della Procura della Repubblica di Ragusa, decise di agire in giudizio nei confronti dello scrittore a seguito delle valutazioni da questo espresse sull'operato dell'ufficio giudiziario ibleo e riportate su Accadeinsicilia.it. Ruta, in sostanza, riteneva che le indagini su un caso di corruzione e di passaggi di denaro che coinvolgevano anche un noto avvocato della zona fossero state archiviate con eccessiva facilità. Partì, così, un lungo iter, fra aule di tribunale e carte bollate: nel settembre del 2008, il tribunale di Modica condannò l'imputato al pagamento di una multa pari a 150 euro e al versamento di spese processuali per un totale di 5 mila euro. Sì, perché, stando alla sentenza redatta dai giudici modicani, il blog tenuto da Ruta non era stato registrato e, al pari di qualsiasi quotidiano cartaceo privo delle necessarie autorizzazioni, si poneva in contrasto con l'articolo 16 della legge sulla stampa n. 47 del 1948. Una disciplina che, data la fase storica di approvazione, fa riferimento esclusivamente alla dimensione tradizionale: quella, appunto, del cartaceo. Stando ai giudici del tribunale di Catania, che qualche giorno fa si sono espressi in appello sul caso di Carlo Ruta, non ci sono dubbi: l'imputato, riportando le proprie riflessioni sulle pagine web di accadeinsicilia.it, ha commesso un reato. Al blog, infatti, mancava una registrazione presso il tribunale di competenza, l'indicazione di un direttore responsabile, di un editore e dello stampatore. Dunque, stampa clandestina.
Ma, allora, si chiedono già in molti: la stessa sorte toccherà alle migliaia di blogger nostrani, sempre pronti ad aggiornare le rispettive pagine con notizie rintracciate dalle fonti ufficiali o con quelle ottenute dopo intense, ed autonome, ricerche? “Si tratta – commenta lo stesso Ruta – di una decisione, a mio parere, liberticida, destinata a gravare su tutti coloro, giornalisti e non, disposti a fare informazione in un certo modo”. Già dopo la condanna in primo grado, lo scrittore aveva preso posizione indicando il pronunciamento subito alla stregua del primo di una lunga serie di cappi che si preparavano per essere stretti al collo del web e dell'informazione non ufficiale. “Per questa ragione – conclude lo scrittore – nonostante il reato sia prescritto, ho deciso di agire in Cassazione per ottenere una pronuncia di legittimità; la decisione assunta, infatti, è unica anche a livello europeo. Nel nostro paese, non era mia esistito un caso di stampa clandestina neanche sul cartaceo, a questo punto nessuna pubblicazione può dirsi certa, compresi i bollettini parrocchiali”.

venerdì 27 maggio 2011

Il presidente Umberto Santino: "Necessarie nuove indagini sul delitto di Peppino Impastato"

Peppino Impastato
Apprendiamo dalla stampa che negli archivi del Palazzo di Giustizia giacciono materiali riguardanti l’inchiesta sull’assassinio mafioso di Giuseppe Impastato, di cui non siamo a conoscenza. A suo tempo, dopo la conclusione dei processi a Vito Palazzolo e a Gaetano Badalamenti, condannati come mandanti dell’assassinio, abbiamo chiesto, come famiglia Impastato e come Centro Impastato, la consegna, in fotocopia, dei materiali relativi all’inchiesta. Sappiamo che nelle perquisizioni subito dopo il delitto sono stati sequestrati “informalmente”, cioè senza redigere verbale (il che configura un illecito che si doveva segnalare e punire) documenti e materiali vari, libri, giornali, lettere ecc. con cui sono stati riempiti otto grandi sacchi usati per la raccolta dei rifiuti. Molti di questi documenti e materiali non sono stati restituiti alla famiglia e al Centro, e per iniziativa del giornalista Salvo Palazzolo, alcuni di essi sono stati pubblicati sul quotidiano “la Repubblica” del 27 marzo 2011. Successivamente lo stesso giornalista ha fatto avere al Centro questi e altri documenti. Abbiamo saputo che l’8 aprile scorso il sostituto procuratore Francesco Del Bene ha sentito Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe. Il Centro, rappresentato da chi scrive, ha avuto un ruolo decisivo nella ricerca della verità; pertanto siamo fortemente interessati a una ricostruzione completa dei fatti e delle responsabilità e chiediamo che le indagini vadano avanti per continuare e portare a compimento un itinerario che già è riuscito a raggiungere alcuni punti fermi. A queste indagini il Centro darà il suo contributo, in linea con un impegno cominciato dallo stesso giorno del delitto.
Il primo punto fermo è la condanna dei mafiosi già indicati come mandanti dell’omicidio, mentre non si è riusciti a condannare gli esecutori. Essi sono stati individuati nelle persone dei mafiosi Nino Badalamenti e Francesco Di Trapani, uccisi nella guerra di mafia degli anni ’80, mentre un terzo, Salvatore Palazzolo, detto Turiddazzu, non si capisce perché non sia stato portato in giudizio. Il secondo punto fermo è la relazione della Commissione parlamentare antimafia sul depistaggio delle indagini, approvata a larga maggioranza nel dicembre 2000, che il Centro ha fatto pubblicare dagli Editori Riuniti nel volume: Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, nella prima edizione del 2001 e nella seconda edizione del 2006. Nella relazione si ricostruisce il ruolo della magistratura e si fa riferimento all’operato del procuratore capo Gaetano Martorana. La stessa mattina del 9 maggio 1978, poche ore dopo il reperimento dei resti del corpo di Giuseppe Impastato, il procuratore inviava al procuratore generale di Palermo un fonogramma in cui si legge:
«Attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda – Morte di persona allo stato ignota, presumibilmente identificata in IMPASTATO GIUSEPPE, nato a Cinisi il 15.01.1948. Verso le ore 0,30-1 del 9.05.1978, persona allo stato ignota, ma presumibilmente identificata in tale IMPASTATO Giuseppe, in oggetto generalizzato, si recava a bordo della propria autovettura FIAT 850 all’altezza del Km. 30+180 della strada ferrata Trapani-Palermo per ivi collocare un ordigno dinamitardo che, esplodendo, dilaniava lo stesso attentatore». Il fonogramma del procuratore Martorana è all’origine del depistaggio, indicando la falsa pista dell’attentato, subito dopo seguita dall’allora maggiore Subranni, poi promosso generale. E poco dopo, durante un’ispezione nella casa della zia Fara, dove abitava Giuseppe Impastato, veniva trovata la lettera in cui scriveva che voleva “abbandonare la politica e la vita”, e il cerchio in tal modo si chiudeva: l’attentatore era un suicida. Così si voleva far passare Giuseppe Impastato, cancellando il suo decennale impegno contro la mafia. La lettera fu trovata dal sottufficiale dei carabinieri Carmelo Canale, cognato del maresciallo Antonino Lombardo, e consegnata al “Giornale di Sicilia” che ne pubblicò ampi stralci. Così si diffuse la convinzione che si trattasse di un attentato compiuto da un suicida.
Desidero ricordare che per smantellare questa montatura, condivisa da quasi tutti i magistrati, con pochissime eccezioni, il procuratore Gaetano Costa e il consigliere istruttore Rocco Chinnici soprattutto, e dalle forze dell’ordine, dai carabinieri di Cinisi agli ufficiali della Legione, abbiamo dovuto impegnarci, spesso nel più completo isolamento, per lunghi anni, scontrandoci con la decisa volontà di tanti di oscurare la verità, che è riuscita a farsi strada con grande ritardo. Tra coloro che si sono distinti per la protervia nel sostenere, anche quando era stata smascherata, la tesi dell’attentato terroristico, desidero segnalare il maggiore dei carabinieri Tito Baldo Honorati, successivamente promosso generale, che il 20 giugno del 1984, a sei anni dal delitto e dopo la sentenza istruttoria del maggio precedente che affermava inequivocabilmente che si trattava di un omicidio ad opera della mafia, anche se restavano ignoti mandanti ed esecutori, scriveva:
«Le indagini molto articolate e complesse svolte all’epoca da questo Nucleo operativo hanno condotto al convincimento che l’Impastato Giuseppe abbia trovato la morte nell’atto di predisporre un attentato di natura terroristica. L’ipotesi di omicidio attribuito all’organizzazione mafiosa facente capo a Gaetano Badalamenti operante nella zona di Cinisi è stata avanzata e strumentalizzata da movimenti politici di estrema sinistra ma non ha trovato alcun riscontro investigativo ancorché sposata dal Consigliere Istruttore del tribunale di Palermo, dr. Rocco Chinnici a sua volta, è opinione di chi scrive, solo per attirarsi le simpatie di una certa parte dell’opinione pubblica conseguentemente a certe sue aspirazioni elettorali come peraltro è noto, anche se non ufficialmente ai nostri atti, alla scala gerarchica. Lo stesso Magistrato peraltro, nell’ambito dell’istruttoria formale condotta con molto interessamento, non è riuscito a conseguire alcun elemento a carico di esponenti della mafia di Cinisi tanto da concludere con un decreto di archiviazione per delitto ad opera di ignoti».
Il testo è riportato nella relazione della Commissione parlamentare antimafia, alle pagine 178 e s. della prima edizione del volume Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio e alle pagine 180 e s. della seconda edizione.
Rocco Chinnici, una delle figure più integre della magistratura italiana, lo stratega della lotta alla mafia con la creazione del pool, era stato ucciso il 29 luglio del 1983, non aveva mai avuto aspirazioni elettorali di nessun genere e questo personaggio, vestito con la divisa di pubblico ufficiale, si permetteva di infangarne la memoria con affermazioni calunniose, assolutamente gratuite. Personaggi come questo sono stati premiati con la promozione in carriera mentre avrebbero meritato l’estromissione dall’Arma.
Tra i documenti acquisiti ci sono degli appunti, dal titolo Alcune domande, a firma di un “Centro Informazione Democratica”, in cui si parla di incontri di uomini delle forze dell’ordine con esponenti fascisti e di rapporti redatti in collaborazione tra loro. Dalla documentazione non risultano accenni alle voci sulle confidenze di Gaetano Badalamenti alle forze dell’ordine. Tali voci sono state diffuse anche in relazione alle vicende del maresciallo di Terrasini Antonino Lombardo, che più volte si sarebbe recato negli Stati Uniti per incontrare il capomafia detenuto in seguito alla condanna riportata nel processo alla cosiddetta Pizza Connection. Com’è noto, il 4 marzo 1995 il maresciallo Lombardo si è suicidato nella caserma Bonsignore di Palermo. Su queste vicende non si è mai fatta adeguata chiarezza.
Giuseppe Impastato indagava su questi rapporti e queste conoscenze hanno contribuito alla decisione di eliminarlo fisicamente e moralmente, seppellendolo sotto il marchio di terrorista? Questa è la domanda a cui si deve rispondere riprendendo le indagini volte a chiarire il ruolo che hanno avuto rappresentanti delle istituzioni ed altri soggetti nell’orchestrare e commissionare il delitto camuffandolo da atto terroristico.
C’è poi la vicenda dei carabinieri Salvatore Faldetta e Carmine Apuzzo uccisi ad Alcamo marina il 27 gennaio 1976. Tra le carte c’è un volantino a firma “Lotta continua” del 31 gennaio 1976, in cui si parla delle indagini a senso unico, una volta scartata la pista mafiosa, indirizzate a colpire i militanti della “Sinistra rivoluzionaria” e del Partito comunista, con le perquisizioni delle loro abitazioni. Tutto questo, “in una zona che è, senza ombra di dubbio, campo d’azione incontrastato della mafia: sofisticazione del vino (Partinico), traffico degli stupefacenti (Cinisi, Alcamo) speculazione edilizia mascherata da sviluppo turistico (Cinisi-Terrasini), sequestri di persona (Alcamo-Salemi), taglieggiamenti ed estorsioni a danno di ditte appaltatrici di lavori pubblici, controllo del collocamento della forza lavoro e degli enti locali, imposizioni di ogni genere, lotte tra cosche e una valanga di miliardi ricavati da loschi intrallazzi, riciclati e immessi nel traffico degli stupefacenti”. Com’è noto, recenti dichiarazioni di un ex carabiniere hanno rivelato che le confessioni delle persone incriminate e condannate sono state estorte con la tortura e si è riaperta una pagina che veniva considerata definitivamente chiusa. Anche queste vicende sono collegate con l’attività di inchiesta e di controinformazione svolta da Giuseppe Impastato e dal gruppo politico in cui militava.
Su queste e altre eventuali vicende il Centro chiede che si faccia la chiarezza necessaria e ribadisce che collaborerà attivamente a tutte le iniziative che mirino seriamente all’accertamento della verità.
Umberto Santino
Presidente del Centro Inpastato - Palermo

giovedì 26 maggio 2011

Froci, salvate l'Italia

di Lara Crinò
Li chiamano checche, finocchi, invertiti, busoni, ricchioni. Non possono avere una famiglia, sono discriminati sul lavoro e molti ancora devono nascondersi. Per la Giornata mondiale contro l'omofobia (17 maggio) esce un libro con dieci storie che aiutano a pensare
Un romanziere. Un filosofo. Una deputata. E ancora un poeta, un cantante pop, un attore, un attivista politico, una ex insegnante di educazione fisica. Pensate a dieci persone completamente diverse l'una dall'altra per cultura, collocazione sociale, backgroud familiare.
Dieci persone che sono diventate, in qualche modo, celebri o note, parte della sfera pubblica e in alcuni casi dell'immaginario collettivo per i loro talenti e le loro capacità. Si chiamano Aldo Busi, Tiziano Ferro, Anna Paola Concia, Nichi Vendola, Nino Gennaro, Leo Gullotta, Rosario Crocetta, Titti de Simone, Franco Grillini, Gianni Vattimo, e sono i protagonisti di un libretto lieve e denso, 'Dieci gay che salvano l'Italia oggi' (edizioni Laurana, è in libreria dal 20 maggio) che attraverso i loro ritratti racconta il coraggio di esporsi, di essere se stessi, in un'Italia in cui spesso fare 'coming out' e dichiararsi omosessuale non conviene.
Come spiega l'autrice, la scrittrice palermitana Daniela Gambino, quel che caratterizza la cultura popolare italiana, plasmata dalla sottocultura televisiva, al di là degli episodi di omofobia plateale (E Gambino cita la celebre, recente frase del premier Silvio Berlusconi, «meglio guardare le belle ragazze che essere gay») è una sorta di atteggiamento ipocrita e vagamente menefreghista.
«La frase che si sente pronunciare più spesso», spiega Gambino «e che mi fa rabbia, è quel 'per me possono fare quello che vogliono'. E ci mancherebbe altro. E' come se ogni volta noi etero, con questa frase, volessimo accordare un qualche tipo di permesso a uomini e donne, nostri concittadini, che dovrebbero invece poter godere dei nostri stessi diritti».
Ed è dunque intorno ai diritti, primo fra tutti il diritto a un'identità, che ruotano i ritratti di questi dieci gay, uomini e donne, che 'salvano' il nostro Paese, ovvero contribuiscono o hanno contribuito con il loro esempio a spezzare dei tabù o farci riflettere. Di ciascuno, Gambino fa un'istantanea, senza pretendere di fare un ritratto a tutto tondo. «Sono personaggi che fanno parte, in qualche modo, del mio immaginario e della mia quotidianità. Ancora ricordo, e sono passati molti anni, quando Leo Gullotta fece il suo coming out durante 'Domenica In'. Lo trovai di una potenza incredibile».
Al di là delle storie dei personaggi più noti - Aldo Busi, Gianni Vattimo, Nichi Vendola, Tiziano Ferro - Gambino recupera alcune vicende siciliane meno conosciute. Come ad esempio quella di Nino Gennaro, cresciuto a Corleone nel dopoguerra, che si dichiarò omosessuale e poeta nel paese dei padrini, e con la sua amica, complice e compagna Maria di Carlo è stato una figura importante dell'attivismo palermitano fino alla morte, nel 1994.
Si intitolava 'O si è felici o si è complici' un suo spettacolo, ed è in questa ricerca di felicità che sta la chiave del libro. Con una sorta di leit motiv che percorre ogni pagina: che la felicità o l'infelicità degli altri è anche la nostra. Perché ciò che porta con sé ogni lotta per i diritti civili (e noi viviamo in un Paese in cui, ad ogni legislatura, si seppelliscono i Pacs per motivi di convenienza elettorale) è la consapevolezza che il successo di una rivendicazione civile non cambia solo le condizioni di chi li rivendica, ma di tutti.
Riconoscere a tutti gli stessi diritti non libera soltanto chi è discriminato, ma la società intera. E di certo l'Italia aspetta ancora questa liberazione.
(L’Espresso, 16 maggio 2011)

mercoledì 25 maggio 2011

Marineo. Presentata l'antologia del movimento contadino, curata da Dino Paternostro

Da sx: F. Ribaudo, D. Paternostro, F. Virga, N. Cipolla
di FRANCESCO VIRGA
Come ben sapeva il Pitrè "la storia si è sempre scritta dai dotti pei dotti, e si è sempre occupata di grandi imprese, più o meno vere, senza dir mai nulla di quel che faceva, di quel che pensava, di quel che credeva la grande massa del popolo". Ci sono volute rivoluzioni sociali e culturali per cambiare i vecchio modo di scrivere la storia e, soprattutto, per arrivare a dare uno statuto scientifico allo studio delle cosiddette classi subalterne. In questo contesto va collocata l'opera curata da Nicola Cipolla e Dino Paternostro, intitolata Antologia di un'epopea contadina, pubblicata dal CEPES (Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica in Sicilia) di Palermo lo scorso mese di marzo. Nel libro sono raccolti scritti e documenti vari che mettono a fuoco le lotte contadine dell'ultimo dopoguerra. L'opera offre un agile ventaglio degli studi che, soprattutto nell'ultimo decennio, sono stati prodotti per illuminare le grandi lotte per la libertà e il lavoro che uomini e donne, di cui si rischia di perdere la memoria, hanno condotto tra il 1944 e i primi anni cinquanta del secolo appena scorso.
Giustamente i curatori dell'Antologia, nelle loro introduzioni, osservano che sono stati proprio i tanti contadini poveri ed analfabeti di quel tempo a gettare le basi della democrazia in Sicilia e nell' Italia intera. I contadini allora costituivano circa la metà della popolazione attiva nella nostra isola ed in gran parte del territorio nazionale. Eppure la maggior parte dei libri di storia di questi contadini, tutt'altro che rassegnati, non hanno mai parlato. Con questa opera – che spero entri in tutte le scuole - si ripara un torto, si riscatta la memoria delle lotte compiute da milioni di persone. Alcuni protagonisti di queste lotte hanno lasciato memorie che si ritrovano, in parte, nel libro di cui stiamo parlando. Ma la maggior parte di quanti hanno lottato a fianco di Pio La Torre, Concetta Mezzasalma, Michele Li Puma, Maria Domina, Ignazio Drago, Ina Ferlisi, Girolamo Scaturro, Antonietta Profita – solo per citare alcuni nomi – non hanno lasciato alcuna traccia di sè, pur avendo condiviso lotte, arresti e conquiste. Basti pensare che, soprattutto nel biennio 1948-1949, paesi interi si svuotarono per partecipare all'occupazione dei feudi e delle terre incolte.
Al movimento contadino di quegli anni diedero un contributo fondamentale le donne. E, come ha giustamente osservato Nicola Cipolla, le donne che hanno attivamente partecipato alle occupazioni delle terre possono essere considerate le antesignane di tutte quelle altre donne che trent'anni dopo hanno dato vita al movimento femminista. Nelle sue memorie Pio La Torre nota che le donne erano sempre alla testa dei cortei, con le bandiere e i loro canti. Alcune canzoni erano molto settarie: una diceva di voler mettere il bue e il prete a tirare l'aratro. D'altra parte, allora, erano numerosi i preti che si rifiutavano di battezzare i figli di coloro che occupavano feudi e terre incolte. Al padrone, poi, era riservato l' aratru a scocca; e a tirare quest'ultimo, al posto del mulo, doveva essere il primo.
Dobbiamo essere grati agli autori di un'opera che fornisce uno strumento agile per la conoscenza di una pagina della nostra isola che rischia di essere dimenticata.
FRANCESCO VIRGA