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martedì 6 novembre 2007

Corleone, inaugurato il nuovo plesso dell'ospedale. Un cippo dedicato a Dalla Chiesa

CORLEONE – E’ stato inaugurato ieri mattina il nuovo plesso dell’ospedale “dei Bianchi” di Corleone, che da oggi ospiterà le divisioni di Medicina generale, di Ostetricia e ginecologia e di Psichiatria, per complessivi 44 posti letto. A tagliare il tradizionale nastro sono stati il dott. Salvatore Iacolino, direttore generale dell’Ausl 6, e monsignor Salvatore Di Cristina, arcivescovo di Monreale, alla presenza del prof. Roberto la Galla, assessore regionale alla sanità, del sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, dei sindaci dei comuni del circondario e di tanti operatori sanitari. «Il nuovo complesso – ha sottolineato il dott. Iacolino – è dotato di una sala operatoria con annessa sala parto, è stato adeguato ai più elevati standard di qualità europei, ha stanze, tutte a due o tre posti letto, dotate di bagno in camera e di nuovi arredi, in maniera tale da assicurare all’utenza un’assistenza di qualità e un adeguato confort alberghiero».
Inoltre, nell’atrio del nosocomio, alla presenza del tenente colonnello Pietro Salsano, comandante dei Carabinieri di Monreale, è stato scoperto un bassorilievo, opera dello scultore corleonese Piero Cascio, dedicato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che a Corleone, negli anni ’40, cominciò la sua carriera militare, scontrandosi con la feroce mafia del feudo.
La nuova ala del presidio ospedaliero di Corleone, i cui lavori erano iniziati nel lontano 1988, rischiava di diventare una delle “incompiute” della sanità siciliana. L’anno scorso, invece, la direzione generale dell’Ausl 6, opportunamente stimolata dagli operatori sanitari e dai sindacati, ha scelto di completare i lavori e di dare alla zona interna del corleonese una struttura sanitaria di qualità. «In quest’ottica - sottolinea il manager – si inquadra anche la spesa di altri 150 mila euro, destinata al restyling delle altre sale operatorie dell’Ospedale, che sono state adeguate ai più moderni standard qualitativi, seguendo le precise indicazioni fornite dalla commissione interna aziendale, e la realizzazione della nuova rete fognante, di una cabina elettrica e l’istallazione di due nuovi ascensori».
6 novembre 2007
FOTO. Dall'alto: monsignor Di Cristina si appresta al taglio del nastro, insieme al dott. Iacolino; il cippo in memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

domenica 28 ottobre 2007

Sanità, 118. Interrogazione PD: “Recenti assunzioni inconciliabili con il piano di rientro"

“Il governo Cuffaro dica chiaramente come ritiene possibile far conciliare il Piano di rientro della spesa sanitaria che prevede, fra l’altro, la riorganizzazione del 118, con la decisione di permettere alle ultime 74 assunzioni fatte ad agosto per altre finalità, di affollare ulteriormente l’esercito di oltre 3300 autisti-soccorritori già in servizio”. Lo chiedono i deputati regionali PD Roberto De Benedictis e Filippo Panarello, componenti della commissione Sanità all’Ars, e il capogruppo Antonello Cracolici, che hanno presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Sanità.
“Il 118 - dicono i deputati PD – costa in Sicilia circa 230 milioni di euro l’anno a fronte, ad esempio, dei 90 milioni che l’analogo e più efficiente servizio costa nella regione Piemonte. Secondo la relazione della sottocommissione Enrinches-Ghirardini-Giustolisi il servizio deve eliminare gli sprechi, costare meno ed essere più efficiente, così come richiesto anche dal Piano di rientro del deficit”.

“Ma nonostante la gravità della situazione – si legge nell’interrogazione - nel mese di agosto di quest’anno, e cioè immediatamente dopo la stipula del Piano, la SISE SpA, società che ha in carico il personale del 118, ha proceduto all’assunzione a tempo determinato di 74 nuovi ispettori-verificatori, col compito di accertare eventuali danni degli automezzi impegnati (si evidenzia che, a fronte delle 269 ambulanze in servizio, ogni verificatore risulta addetto in media al controllo di un numero inferiore a 4 ambulanze!).
Queste assunzioni – prosegue l’interrogazione - sono avvenute per chiamata diretta, senza alcuna selezione ad evidenza pubblica, nonostante il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti avessero già avuto modo di stigmatizzare precedenti assunzioni di personale eseguito dalla stessa SISE SpA con le medesime procedure. Oltretutto fra i mesi di settembre ed ottobre, cioè subito dopo la loro assunzione quali verificatori, agli stessi è stato fatto frequentare un corso OVAS (Operatore Volontario Assistente Sanitario) per autista-soccorritore, tenutosi presso la centrale operativa del 118 di Messina, della una durata di 20 giorni”

“Tutto ciò – concludono De Benedictis, Panarello e Cracolici – fa pensare al possibile inserimento in servizio di 74 nuove unità in aggiunta agli oltre 3300 autisti-soccorritori già in servizio, al di fuori ed in contrasto con ogni programmazione del servizio stesso e con gli impegni di contenimento della spesa assunti nel cosiddetto Piano di Rientro”.


IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE


All’Assessore Regionale alla Sanità

Premessi gli enormi costi del servizio “118” in Sicilia che, come riferito dalla sottocommissione Enrinches-Ghirardini-Giustolisi per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza, grava sul Servizio Sanitario Regionale per circa 230 milioni di euro/anno a fronte dei 90 milioni di euro/anno che l’analogo e più efficiente servizio costa nella regione Piemonte;

Visto che la relazione della suddetta sottocommissione evidenzia una lunga serie di carenze e criticità del servizio di emergenza/urgenza siciliano e la necessità di avviare una profonda ristrutturazione dell’intero servizio, pervenendo ad una sua maggiore efficienza unitamente al contenimento della relativa spesa;
Visto che anche il “Piano di Contenimento e di Riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2007-2009”, cosiddetto Piano di Rientro (nel seguito PdR), sottoscritto a Roma il 31 luglio 2007 dal presidente della Regione Siciliana, dal Ministro della Sanità e dal Ministro dell’Economia, mette in luce “gli alti costi determinati dall’espletamento di tale servizio” prevedendone la riorganizzazione, inclusa la revisione della convenzione con la Croce Rossa Italiana da deliberarsi da parte della Giunta Regionale entro il 30 novembre 200 7in modo da assicurare il cambiamento di gestione fin dal 1° gennaio 2008, nonché una serie di misure di risparmio sul servizio in atto;
Appreso che, nonostante la gravità della situazione e le misure previste nel PdR, nel mese di agosto di quest’anno, e cioè immediatamente dopo la stipula del suddetto piano, la SISE SpA, società che ha in carico il personale del servizio “118”, ha proceduto alla assunzione a tempo determinato di 74 nuovi ispettori-verificatori, col compito di accertare eventuali danni degli automezzi impegnati (si evidenzia che, a fronte delle 269 ambulanze in servizio, ogni verificatore risulta addetto in media al controllo di un numero inferiore a 4 ambulanze!);
Evidenziato che tali assunzioni sono avvenute per chiamata diretta, senza alcuna selezione ad evidenza pubblica e che già il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti hanno avuto modo di stigmatizzare precedenti assunzioni di personale eseguito dalla stessa SISE SpA con le medesime procedure;

Considerato che fra i mesi di settembre ed ottobre, cioè subito dopo la loro assunzione quali verificatori, agli stessi è stato fatto frequentare un corso OVAS (Operatore Volontario Assistente Sanitario) per autista-soccorritore, tenutosi presso la centrale operativa del “118” di Messina per una durata di 20 giorni;

Ritenuto che tale procedura preluda al possibile inserimento in servizio di 74 nuove unità in aggiunta agli oltre 3300 autisti-soccorritori già in servizio, al di fuori ed in contrasto con ogni programmazione del servizio stesso e con gli impegni di contenimento della spesa assunti nel cosiddetto Piano di Rientro;

per sapere

1) se il Governo era informato delle assunzioni che sono state operate dalla SISE SpA nel mese di agosto 2007 e quale ne è la sua valutazione;

2) come ritiene tali assunzioni compatibili con il “Piano di Contenimento e di Riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2007-2009” firmato il 31 luglio 2007 ed in particolare con la riorganizzazione ivi prevista del servizio “118” in Sicilia;

3) se può escludere che le 74 unità in parola, assunte come verificatori, possano aggiungersi agli autisti-soccorritori già in servizio.

Palermo, 25 ottobre 2007
De Benedictis, Cracolici, Panarello

mercoledì 12 settembre 2007

LA LETTERA. Biagio Cutropia: "La nuova ala dell'ospedale sarà aperta presto..."

Sono del 9 del mattino dell’11 settembre...tra un’ora ho una conferenza di servizio con il Direttore Sanitario dell’Ospedale dei Bianchi, il Sindaco di Corleone, l’Ufficiale Sanitario per l’apertura della nuova ala dell’Ospedale, per chi legge di cui ho diretto i lavori. Apprezzo da sempre i tuoi interventi e anche quello sull’Ospedale del 10 c.m. è certamente da stimolo a lavorare ad occuparsi di più della cosa pubblica. Io non mi intendo di sindacato né di politica, quindi probabilmente mi sfuggono alcuni passaggi. Ma una certezza l’ho. L’Ospedale di Corleone, la nuova ala, si aprirà a breve, saranno 15 giorni, saranno 30, ma a brevissimo si aprirà.
E non voglio passare per il difensore d’ufficio del Dott. Iacolino, che peraltro certamente non ne ha bisogno, ma devo, per evitare di buttare acqua sporca e bambino, affermare, per esserne stato testimone privilegiato, che il Dott. Iacolino vuole in maniera determinata aprire la nuova ala. Avrebbe potuto nel tempo trovare mille ragioni valide per rallentare i lavori nel complesso iter tecnico, non l’ha mai fatto, anzi ha sempre cercato le soluzioni per completare l’opera investendo circa 1 milione di euro oltre ai lavori in arredamenti ed opere complementari e necessarie. Credo che vada dato merito al Dott. Iacolino, il quale ha certamente operato all’interno di un mandato istituzionale ritenendo importante l’Ospedale di Corleone. Credo, lo dico da corleonese, che ha fatto qualcosa per Corleone.
Ti confesso che il problema apertura ospedale lo ritengo risolto, ma la tua nota, il ruolo del sindacato, dei partiti credo pongano un problema più complesso. E dopo l’apertura del nuovo ospedale che succederà? E’ il problema del futuro dell’ospedale, l’uso, lo sviluppo, la gestione, le risorse umane, i primariati, i metodi di selezione dei quadri dirigenti, l’accesso ai ruoli dirigenziali, in tutti gli enti e non soltanto nella Sanità. Ecco a me pare che il problema serio di Corleone, ed in generale dell’entroterra, è di non avere accesso, se non raramente, ai ruoli di governo, siano essi politici o dirigenziali. Sarà perché non siamo capaci? Forse. Sarà che i migliori se ne vanno? Forse si. E’ certo che in Italia, in Sicilia, a Corleone l’accesso ai posti dove si decide o si dirige e quindi anche quelli utili all’autogoverno (vedi futuro ospedale di Corleone) sono in mano a pochi. Ci sarà una ragione per cui i Proff. universitari hanno spesso cognomi simili, lo stesso vale per i primari ospedalieri,per i politici, etc.etc. Me ne preoccupo per i miei figli. Ma non ho sentito tante voci in questa direzione, nemmeno quelle del nascente PD. Niente. Pare che in Italia il problema siano i lavavetri. Ma questa è un’altra storia.
Cordialmente
Biagio Cutropia

Caro Biagio, lo scorso 7 giugno ci scrivevi: «… credo che il Direttore Generale sia in attesa di comunicazioni da parte dell'Ufficio Tecnico per poter procedere all'inagurazione ed apertura della nuova ala dell’ospedale, cosa che potrebbe avvenire nei prossimi 20/30 giorni… Questo chiarimento a merito ed onore di quanti da anni si impegnano a completare l'Ospedale e certamente dell'impegno fondamentale del Dott. Iacolino che ha sempre ritenuto, non a parole ma con i fatti, una priorità il completamento e l'apertura dell'edificio…». Da quel 7 giugno, aggiungendoci anche i 20/30 giorni, sono passati oltre 2 mesi, ma la nuova ala dell’ospedale non si inaugura e non si mette in funzione. Ed è stato lo stesso dott. Iacolino (di cui tu continui a “cantare” i meriti) ad aver detto nel suo blitz “a porte chiuse” a Corleone che non c’è fretta…
Purtroppo, le tue rispettabilissime opinioni vengono smentite dai fatti. E, da corleonese, mi dispiace. (d.p.)

domenica 29 luglio 2007

Largo ai giovani. Un passo avanti concreto, nella giusta direzione

di Ignazio Marino *

Un passo avanti concreto, che va nella giusta direzione. Quella di favorire le giovani intelligenze, frenare l´esodo dei nostri cervelli migliori verso l´estero, puntare sul merito e, una volta tanto, non solo sulle amicizie. Con questo spirito nella scorsa finanziaria sono riuscito ad introdurre un emendamento che destinava il 5% dei fondi pubblici per la ricerca biomedica, ai progetti presentati da giovani scienziati al di sotto dei quarant´anni. Ma la novità più importante è quella che prevede un sistema di valutazione dei progetti e di assegnazione dei fondi davvero trasparente, messo nelle mani di una commissione costituita da dieci membri, anch´essi tutti al di sotto dei quarant´anni, per la metà appartenenti a centri di ricerca stranieri.L´obiettivo è evidente, ed è quello di spezzare il circolo vizioso che assicura il controllo dei fondi ai baroni universitari che spesso hanno la cattiva abitudine di distribuirli non pensando al merito o cercando di promuovere le idee migliori ma sulla base di cordate, di favori trasversali, di nepotismo, insomma nel solito modo. Proviamo ad immaginare un ragazzo di trent´anni senza un posto di lavoro stabile, uno dei tre milioni di giovani precari italiani, che abbia un´idea brillante per sperimentare un nuovo metodo per la cura del diabete. Per sviluppare la usa intuizione avrà bisogno di un laboratorio, di attrezzature per studiare le cellule e di due tecnici che lo aiutino nei suoi esprimenti di biologia molecolare. Complessivamente gli serviranno all´incirca cinquecentomila euro per due anni. Se quel giovane motivato ed appassionato alle sue ricerche si presentasse oggi in una facoltà di biologia o medicina per illustrare il suo piano di lavoro ben congegnato che cosa accadrebbe? Probabilmente non riuscirebbe nemmeno ad avere l´appuntamento con il preside o con il professore della materia. A meno che non sia un amico di famiglia, un vicino di ombrellone, o non abbia un cognome noto all´interno dell´ateneo. E allora che potrà fare? Se sarà veramente motivato cercherà di proporre il suo studio a un´università straniera e, se il progetto è effettivamente valido, con ogni probabilità sarà contattato via e-mail per un colloquio e in poco tempo potrà fare le valigie portando con se, a Parigi, a Cambridge o a Philadelphia, il suo bagaglio di conoscenze acquisito in vent´anni di formazione scolastica a spese dello stato italiano. È l´assurda normalità del nostro mondo della ricerca. Ma non è una realtà ineluttabile, l´inversione di tendenza è obbligatoria e può iniziare oggi. Venerdì scorso il consiglio dei ministri ha firmato il decreto che rende esecutivo il mio emendamento sulla ricerca e tra poco sarà pubblicato il bando di concorso per l´assegnazione dei finanziamenti. Con questa norma, quel ragazzo potrà presentare il suo progetto: se sarà selezionato avrà la certezza di poterlo condurre a termine e il successo o l´insuccesso dipenderà solo da lui, dal suo impegno, dalla sua capacità di trasformare un´idea in una realtà innovativa, e magari anche in un brevetto economicamente produttivo. E inoltre sarà lui stesso a decidere dove svolgere le sue indagini, in una università come in una azienda privata, perché il finanziamento è assegnato al ricercatore e non all´ente di ricerca. Sarà così nell´interesse dell´università o dell´istituto scientifico accogliere i cervelli che, in questo caso, sono anche portatori di fondi. Ma soprattutto quel ragazzo potrà cominciare a credere in un sistema che premia i migliori e non solo i più appoggiati.Va da sé che, escludendo da tutto questo processo le persone che hanno superato i quarant´anni, verrà meno l´influenza della componente più conservatrice della nostra università, basti pensare che negli atenei italiani, su 18.651 docenti di ruolo, solo lo 0,05% ha meno di trentacinque anni, vale a dire nove persone in tutto. Un numero esiguo se paragonato con quello di un paese come l´Inghilterra dove i professori al di sotto dei 35 anni sono il 16%. I risultati di questo nuovo metodo di attribuzione dei fondi per la ricerca saranno facilmente verificabili e, se positivi, diventerà più semplice introdurre le stesse regole per una percentuale più ampia delle risorse. Si potrebbe immaginare anche di estendere questo metodo al di là del settore della bio-medicina a tutti gli ambiti della ricerca, scientifica e non. Sono convinto che sia questa la strada da percorrere e che l´inversione di tendenza possa avvenire solo cambiando radicalmente il paradigma: dal barone che sceglie il proprio famulo sulla base della fedeltà o della convenienza, al giovane capace che si procura e si assicura i fondi in maniera indipendente, potendo scegliere in piena libertà il centro di ricerca dove utilizzarli. Ciò che verrà giudicato saranno solo la sua intelligenza ed i suoi risultati.
* Professore di chirurgia "Jefferson Medical College" - Presidente della commissione Sanità del Senato
L'Unità, 29.07.07