mercoledì 14 aprile 2010

Ospedale di Corleone. La Cgil, gli operatori e i sindaci ricevuti dall'on. Giuseppe Laccoto, presidente della commissione sanità

CORLEONE – E’ stata ricevuta oggi pomeriggio dal presidente della Commissione Sanità dell’Ars, Giuseppe Laccoto, la delegazione della Cgil, degli operatori sanitari e del Comitato dei sindaci per discutere del futuro del Presidio ospedaliero “Dei Bianchi” di Corleone. All’on. Laccoto è stata rappresentata la preoccupazione per il progressivo depotenziamento della struttura sanitaria, chiedendogli di adoperarsi invece per un suo rilancio. Alla riunione erano presenti anche il segretario regionale del Pd, on. Giuseppe Lupo, e il capogruppo del Pd all’Ars, on. Antonello Cracolici. L’impegno che hanno assunto è di convocare in tempi brevi in commissione sanità il direttore generale dell’Asp di Palermo, dott. Salvatore Cirignotta, insieme alla Cgil, agli operatori e al Comitato dei sindaci, per verificare i provvedimenti concreti da adottare per il potenziamento dell’ospedale di Corleone, anche alla luce dell’incontro avuto con l’assessore regionale alla salute, dott. Massimo Russo. La delegazione corleonese, infatti, era già stata ricevuta, lunedì scorso, dall’assessore. Nell’incontro, al quale avevano partecipato anche il sen. Giuseppe Lumia e l’on. Salvino Caputo, era stata criticata la soppressione della U.O. di Psichiatria, la riduzione a “Punto Nascita” dell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia, la cronica carenza di personale medico nell’U.O. di Pediatria e la mancanza di attrezzature sanitarie, che oggettivamente depotenziano la struttura ospedaliera di Corleone, facendo temere il peggio. Cioè, il progressivo smantellamento, fino alla chiusura. Era stata rappresentata anche la difficoltà in cui si trovano tutti i cittadini dell’ampia zona interna del Corleonese, che è collegata con l’ospedale di Partinico con una stra che ormai somiglia ad una trazzera tutta curve e buche. «La salute delle persone merita più considerazione», è stato osservato. L’assessore Russo ha fugato con decisione questa preoccupazione, manifestando caute “aperture” sulla possibilità di ripristinare l’U.O. di Psichiatria e l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia, confermando la disponibilità a dotare la Pediatria del necessario personale medico, non appena definita la pianta organica. L’assessore Russo ha comunicato anche che, con i fondi dell’art. 20, è sua intenzione completare l’ala dell’ospedale di Corleone, i cui lavori sono fermi da anni. Si è impegnato a sollecitare il direttore generale dell’Asp di Palermo affinché doti l’ospedale delle necessarie attrezzature sanitarie. Infine, ha accolto l’invito a visitare al più presto l’ospedale di Corleone. “Ma deve venire percorrendo la SP2 e la SP4 Partinico-S.Cipirello-Corleone”, gli è stato raccomandato.
P.P.
NELLA FOTO. Il presidente Giuseppe Laccoto durante l'incontro con la Cgil e i sindaci del Corleonese

Lombardo, recitazione della controversia siciliana

di Agostino Spataro
Tanto rumore per nulla. Si potrebbe dire. Chi s’aspettava dal discorso del governatore Lombardo sconvolgenti rivelazioni di fatti di mafia e di nomi “di politici legati alla mafia e agli affari” è rimasto deluso. In realtà, egli ha fatto meno nomi di quelli preannunciati in discorsi e interviste e tante, tantissime allusioni orientate in varie direzioni.
Una serie di messaggi criptati oscillanti fra la minaccia di scioglimento e gli ammiccamenti rassicuranti verso l’intera Assemblea. Se continua, e si rafforza, il governo, si potrà terminare la legislatura e anche chi scalpita per occupare il suo posto di presidente potrà sperare nella sua annunciata non ricandidatura per “affaticamento”. La parola d’ordine, maturata nelle ultime ore, pare essere quella di rasserenare il clima politico dando appuntamento a tutti alla prossima tornata elettorale. Lombardo è apparso conciliante anche verso Berlusconi e perfino verso taluni esponenti nazionali del PDL (in Sicilia ex alleati, a Roma colleghi dello stesso governo) che hanno posizioni di rilievo nel governo e nelle istituzioni. A cominciare da Alfano fino a ieri bollato come un ministro di giustizia “non giusto”. Paradossalmente, l’unica colpevole dovrebbe essere la libera stampa che ha pubblicato brani delle intercettazioni riguardanti, fra gli altri, il governatore e trasmesse dai Ros dei carabinieri al vaglio della magistratura catanese.
Insomma, sembra che i tanti inviti e consigli ad abbassare i toni, a non inasprire lo scontro, provenienti anche dai ranghi del Mpa, siano prevalsi sulle intenzioni più bellicose che avrebbero complicato, e di molto, il precario disequilibrio politico- parlamentare su cui si regge lo strano governo di Lombardo e soci. Perciò è rimasto deluso chi s’aspettava che il governatore desse un nome e un cognome ai tanti identikit tracciati e agitati in questi mesi per indicare coloro che, agendo in combutta col malaffare, hanno affossato la regione e con essa ogni speranza di rinascita dei siciliani. Invece, a parte certi tono allarmistici, abbiamo sentito soltanto i nomi di due politici: quelli del sen. Firrarello e dell’on. Torrisi del Pdl. Ammesso che siano vere le notizie riferite, i due, da soli, potevano provocare un danno così grande? Comunque sia, trattandosi di questioni inerenti delicate indagini giudiziarie, correttezza vorrebbe che chi sa vada a riferire alla magistratura e quindi attendere, responsabilmente e serenamente, gli esiti dei relativi accertamenti, dei riscontri e degli eventuali procedimenti. Inchieste, processi e sentenze (di condanna, di assoluzione ancor meno di autoassoluzione) non si fanno sui giornali e nemmeno nelle assemblee elettive, ma solo nei tribunali della Repubblica italiana. Ho aggiunto l’aggettivo “italiana” per evitare malintesi e soprattutto la sindrome per una persecuzione mediatica (inesistente) più volte denunciata.
Ogni altra strada diventa capziosa, deviante e rischia di creare polveroni e nuova confusione.
Ben altro è il dovere della politica, siciliana e nazionale, che, dopo le dichiarazioni di Lombardo e le conseguenti reazioni, si ritrova alle prese con una gran mole di materiali e di argomenti che si aggiungono a un pregresso a dir poco allarmante. Se non si vuole che la politica si trasferisca nei tribunali, partiti e istituzioni debbono darsi una smossa per cambiare registro e suonatori, anche per meglio accertare tutte le responsabilità del disastro siciliano. Promuovendo, per esempio, una grande operazione-verità per illuminare e scandagliare gli “affari” che hanno scandito l’ultimo decennio di gestione della regione. Certo, le responsabilità individuali sono importanti e, se del caso, vanno perseguite, tuttavia, la vera esigenza da cui partire è quella di un cambiamento radicale dei metodi di governo e di superamento dei sistemi d’interessi affaristici e mafiosi che li determinano. Oggi, a parte la gravità delle inchieste giudiziarie che incombono fra Catania e Palermo, questo cambiamento stenta ad affermarsi, soprattutto sul terreno dei metodi di gestione e di amministrazione. Cambiare vuol dire riformare luoghi, assetti e strumenti del vecchio potere e non accentrare tutto in mano politica, togliendo gli uomini indicati dai partiti avversari per metterci i propri. Una politica autenticamente riformatrice deve innalzare uno spartiacque invalicabile, rispetto al quale ciascuno si dovrà collocare: al di qua o al di là dell’efficienza e della legalità.
Per concludere. Non credo che questo 13 aprile resterà memorabile nella storia politica della Sicilia. A parte qualche petizione di principio, abbiamo ascoltato dalle parole di Lombardo una sorta di recitazione(a tratti ben interpretata) della controversia infinita di questo centro-destra siciliano allo sbaraglio che per sopravvivere deve riuscire a trascinare nella sua avventura il Pd, fino a destrutturarlo. Com' è accaduto ad altri partiti che hanno avuto rapporti d’alleanza col governatore.
Agostino Spataro
* pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica/Pa” del 14/4/2010

domenica 11 aprile 2010

Gli scout Agesci di Bagheria in visita a Corleone sui terreni confiscati alla mafia

Siamo dei ragazzi del gruppo Scout Agesci Bagheria 1°; volendo intraprendere un percorso sulla legalità abbiamo deciso di trascorrere alcuni giorni con l’associazione “ LAVORO E NON SOLO” che ha sede a Corleone. Arrivati sul luogo siamo stati accolti da due responsabili dell’associazione, Franco e Salvatore Ferrara che sono stati molto disponibili, ci hanno spiegato le origini dell’organizzazione e il lavoro che giornalmente svolgono. Loro non sono però soli,al loro fianco lottano altri soci come Totò La Mantia, Gino Madonia, Cangemi Bernardo, Maniscalco Mario e Calogero Parisi che rappresenta il presidente dell’associazione. Ci siamo subito interessati e informati sul da farsi. La mattina successiva dopo la sveglia, avvenuta intorno alle 6.00, siamo andati in un vigneto di 10 ettari e ci siamo adoperati per la sistemazione dei fili che servono a sostenere la viti nella loro crescita; successivamente Salvatore e Francesco ci hanno accompagnato a vedere la gara nazionale di Rally “Conca D’Oro”. Dopo aver fatto un giro panoramico della zona corleonese inerente alla cooperativa, ci siamo recati in una fabbrica che confeziona legumi, abbiamo visto i macchinari e riempito i sacchi di lenticchie e ceci che nel pomeriggio abbiamo smistato in sacchi più piccoli dopo averle pesate (ogni sacco doveva essere pari a 400 gr). Finito il lavoro le abbiamo risposte negli appositi scaffali per la successiva vendita. Nonostante la giornata parecchio impegnata abbiamo subito trovato il modo di riempire gli spazi vuoti accogliendo con grande interesse il Segretario della camera del lavoro di Corleone, Dino Paternostro, che è stato subito pronto a chiarire i nostri dubbi riguardo la funzione dei beni confiscati e delle varie associazioni, facendo un excursus su quella che è stata l’evoluzione della mafia siciliana e sull’operato attivo dell’ attuale anti-mafia. All’incontro ha partecipato Franco Ferrara, esponendoci il suo pensiero attraverso le sensazioni che prova recandosi giornalmente nei terreni che gli sono affidati. Ha manifestato il suo conflitto interiore fra consapevolezza, convinzione di compiere il proprio dovere, e la paura di affrontare qualcosa che risulta essere di gran lunga più grande di lui. Ammirazione e meraviglia è comparsa nei nostri volti quando lui stesso ha raccontato un esperienza personale che lo ha portato ad avere una paura ancora viva e presente… e pensare che siamo nel terzo millennio!! Le attività che ci sono state proposte sono state molto formative, e tutti ci siamo adoperati affinchè venissero svolte nel migliore dei modi.
Siamo molto soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e ringraziamo soprattutto i responsabili per averci dato questa splendida opportunità.
Il Gruppo Scout di Bagheria

Scattata da Corleone la serie tricolore dei rallies su terra. Alla Peugeot di Trentin-Zanella il 30° Rally Conca d’Oro

Il pilota veneto ha avuto la meglio sul finlandese Arminen e sul turco Isik, che si erano messi in luce nelle prime fasi di gara. Nelle nove prove speciali quattro i successi di Trentin contro i tre di Arminen ed i due di Isik. Gara durissima con 19 vetture al traguardo sulle 39 partite
Corleone (Palermo), 10 aprile 2010 –
Al primo appuntamento del Trofeo Rally Terra gli specialisti degli sterrati hanno hanno onorato le trenta candeline del Rally della Conca d’Oro, disputatosi venerdì e sabato nei dintorni di Corleone. Con un implacabile rush finale si è imposto il veneto Mauro Trentin, navigato da Flavio Zanella, alla guida della Peugeot 207 S2000 della Delta Rally, avendo la meglio sulla concorrenza, al meglio rappresentata dal finlandese Arminen (Subaru), dall’altra Peugeot del campione turco Volkan Isik e dal sanmarinese Ceccoli, su Mitsubishi. Nelle prime fasi di gara erano stati proprio il pilota turco, vincitore della prima prova speciale, ed il finlandese, a guidare la classifica sin poco oltre metà gara. Poi un improvviso acquazzone sulla sesta delle nove prove in programma ha rivoluzionato la classifica, lanciando in vetta Trentin, seguito da Ceccoli, con un vantaggio che si è rivelato incolmabile, nonostante gli sforzi di Arminen ed Isik, vincitori alla fine rispettivamente di 3 e 2 prove speciali contro le 4 di Trentin. Sull’ultima prova Ceccoli cedeva poi il passo ad Isik ed anche il terzo posto alla Peugeot 207 del teramano “Dedo”. Soltanto un sesto posto per la Subaru di un poco fortunato Bruschetta, che pure ad un terzo di gara si era trovato in seconda posizione alle spalle di Arminen, mentre Cutrera, primo dei siciliani ha perso il settimo posto, andato a Cenedese, sugli ultimi chilometri di prove. Difficile ed impegnativa la trasferta sugli sterrati corleonesi si è rivelata per i tanti illustri ritirati, come Dati, Martelli, Manfrinato, Pesavento, Ricci, Vintaloro o il russo Grushelevskiy. Il 30° Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro, organizzato dall’Automobile Club Palermo e dal Comune di Corleone, si è confermata infatti gara altamente selettiva, tanto che al traguardo di Corleone, dopo 323 km di gara sono giunti soltanto 19 dei 39 equipaggi partiiti venerdì.
1. Trentin-Zanella (Peugeot 207 S2000) In 1:10'23.1; 2. Arminen-Lukka (Subaru Sti N14) a 16.9; 3. Isik-Bostanci (Peugeot 207 S2000) a 36.9; 4. "Dedo"-Daddoveri (Peugeot 207 S2000) a 1'09.8; 5. Ceccoli-Mirabella (Mitsubishi Evo Ix) a 1'27.0; 6. Bruschetta-Civiero (Subaru Sti N14) a 3'06.7; 7. Cenedese-Simioni (Peugeot 207 S2000) a 4'12.9; 8. Cutrera-Cambria (Mitsubishi Lancer Evo Ix) a 4'20.0; 9. Carta-Segir (Subaru Sti N14) a 5'32.4; 10. Scandola-D'amore (Punto Abarth S2000) a 7'05.9;
Sergio Mavaro
Nella foto: la coppia

Il Comunicato della Commissione disciplinare della Lega Calcio della Sicilia

COPPA SICILIA REGIONALE – QUARTI DI FINALE – POSTICIPI

ANDATA
CORLEONE PARTINICAUDACE 2-3


1. GIUSTIZIA SPORTIVA
1.1. Decisioni del Giudice Sportivo
Il Giudice Sportivo, Ing. Pietro Accurso, nella seduta dell’8/4/2010 ha adottato le decisioni che di seguito integralmente si riportano:

1.1.1. COPPA SICILIA REGIONALE

GARE DEL 7/ 4/2010

PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI

In base alle risultanze degli atti ufficiali sono state deliberate
le seguenti sanzioni disciplinari.

A CARICO DI SOCIETA’

AMMENDA

Euro 250,00 CORLEONE
Per non avere, proprio dirigente, adempiuto ai propri doveri di
addetto al servizio d'ordine; per essersi, propri sostenitori,
introdotti, a fine gara, sul terreno di giuoco attraverso un cancello
deliberatamente aperto; per avere, gli stessi, prima costretto
l'arbitro a sostare per circa 15 minuti all'esterno degli spogliatoi e
successivamente colpito la porta degli stessi con calci e pugni e
lanciato oggetti contro la finestra; nonchè per mancata custodia
dell'autovettura del direttore di gara, danneggiata da persone non
identificate; con obbligo del risarcimento del danno, se richiesto.


A CARICO DIRIGENTI

INIBIZIONE A SVOLGERE OGNI ATTIVITA’ FINO AL 31/12/2010

MANASSERI CIRO (CORLEONE)
Per contegno irriguardoso ed offensivo nei confronti dell'arbitro;
per grave e reiterato contegno offensivo e minaccioso nei confronti
dello stesso ed offensivo nei confronti di Organi Federali, dopo
l'allontanamento; per avere deliberatamente aperto un cancello,
consentendo a propri sostenitori di introdursi, a fine gara, sul
terreno di giuoco; nonchè per avere, sempre a fine gara, colpito
con violenti calci e pugni la porta dello spogliatoio dell'arbitro ed
assunto ulteriore, grave, contegno offensivo e minaccioso.

INIBIZIONE A SVOLGERE OGNI ATTIVITA’ FINO AL 15/ 5/2010

PANZICA GIOACCHINO (CORLEONE)
Per non avere adempiuto ai propri doveri di addetto al servizio d'ordine.

A CARICO DI ALLENATORI

SQUALIFICA FINO AL 15/ 4/2010

CRAPISI GAETANO (CORLEONE)
Per proteste nei confronti dell'arbitro.

A CARICO ASSISTENTI ARBITRO

SQUALIFICA FINO AL 30/ 9/2010

SAPORITO GIROLAMO (CORLEONE)
Per grave contegno irriguardoso e minaccioso nei confronti dell'arbitro.

A CARICO CALCIATORI ESPULSI DAL CAMPO

SQUALIFICA FINO AL 15/10/2010

MANCUSO MARCELLO ANTONI (CORLEONE)
Per contegno irriguardoso nei confronti dell'arbitro; per avere
istigato i propri compagni a protestare nei confronti dello stesso;
per grave contegno minaccioso, dopo l'espulsione; nonchè per
avergli impedito di entrare dentro lo spogliatoio ed avergli chiesto
di non menzionare sul referto il provvedimento disciplinare assunto
a suo carico e, ancora, per ulteriore contegno minaccioso, a fine gara.

Lei ama lei: si “sposano” a Marsala

di Miriam Di Peri
Una sera come tante in un pub, parole dette sottovoce nell’incessante brusio di sottofondo. Tra una chiacchiera e l’altra, qualcuno sussurra, con un tono ancora più basso, quasi a voler sfidare l’attenzione e le capacità uditive dei propri interlocutori: “sapete che a Marsala qualche giorno fa si sono sposate due donne?” Attimo di silenzio, poi tantissima curiosità, centinaia di domande frullano tutte insieme nella testa.
Ma non era vietato? Due donne? In Sicilia? In una Chiesa? Ma soprattutto, come mai la notizia non si è saputa in giro? “No, le due donne hanno chiesto a tutti di mantenere il massimo riserbo – taglia corto l’unico del gruppo al corrente dei fatti – e così è stato”. Va bene, le novelle spose hanno voluto proteggere la privacy del giorno più importante della loro vita. Giusto e legittimo. È così che ci mettiamo alla ricerca del ministro di Dio che ha celebrato le nozze. E la ricerca conduce ad Alessandro Esposito, pastore della comunità Valdese di Trapani e Marsala. Anche a lui è stato chiesto di mantenere il riserbo sull’episodio. Allora proviamo a capire cosa è scattato nel cuore dell’uomo, e del pastore d’anime, per portarlo a celebrare una funzione così atipica. Ci va cauto con le parole, non parla di “matrimonio”. Lui ha incontrato due donne che si amavano. E ha benedetto la loro unione. La fa meravigliosamente facile, Alessandro Esposito. Lo senti parlare d’amore con lo stesso affetto e la stessa soddisfazione con cui un bambino costruisce per la prima volta un puzzle. Tassellino dopo tassellino.
Pastore Esposito, qual è la sua definizione di amore?
“Beh, incominciamo con una domanda piuttosto impegnativa. Se dovessi abbozzare una risposta proverei a ribaltare l’interrogativo. Ovverosia: credo che ciò che di più improprio si possa fare nei confronti dell’amore sia confinarlo nell’angusto perimetro di una definizione. L’amore, difatti, è per antonomasia traboccante, eccedente, ulteriore: ecco perché nei vangeli Amore è l’unico nome attribuibile a Dio, il quale, non a caso, si sottrae ad ogni identificazione, fuorché, per l’appunto, a quella che lo designa come Amore”.
Dove sta il confine tra amore giusto e amore sbagliato?
“L’amore è amore e, come tale, non conosce barriere: a tracciare confini non è lui, siamo noi. Per lo stesso motivo, aggiungo, a sbagliare siamo noi e non lui: e sbagliamo proprio nel momento in cui pretendiamo di imporgli dei limiti che, come tali, sono nostri e non suoi. In sostanza, credo che siamo più noi a creare problemi all’amore che non viceversa”.
Qualcuno la definisce una malattia, qualcun altro un peccato, altri ancora una tendenza che va di moda in questo secolo. Cos’è, secondo lei, l’omosessualità?
“Per procedere nella direzione che stiamo cercando, insieme, di delineare, risponderei che l’omosessualità è uno dei molteplici volti dell’amore: come tale, possiede pari diritti e pari dignità rispetto a tutti gli altri. Dire che sia malattia è frutto dell’ignoranza. Affermare che si tratti di peccato è conseguenza di un fondamentalismo ottuso. In ambo i casi si tratta di una mancanza di sensibilità che mi avvilisce e mi indigna. Certo dovrebbe far riflettere il fatto che ambedue queste definizioni continuino ad attecchire in seno a svariati contesti ecclesiastici. Credo che sia giunto il momento di dire, senza ambiguità e tentennamenti, che a dover compiere un cammino di conversione non sono certo le persone omosessuali, quanto, piuttosto, le chiese. Credo sia tempo di riparare, non con futili esternazioni, ma con gesti concreti e pronunciamenti chiari, all’ingiustizia messa in atto attraverso secoli di pregiudizi ingiustificati e di condanne inescusabili. Sperando che queste sorelle e questi fratelli vogliano accordarci quel perdono che abbiamo il dovere, umano prima ancora che morale, di chiedere loro”.
”Maschio e femmina li creò” e a quello si appella la Chiesa Cattolica, contro le unioni omosessuali. Ma l’amore non dovrebbe stare al di sopra di tutto?
“Difatti è così. Spesso però mi è capitato di constatare che lo spirito del Vangelo venga colto assai più in profondità da quante e quanti non si riconoscono in una struttura ecclesiastica: a molte e molti di costoro sono debitore per il mio cammino di uomo e di discepolo. In fondo, il Vangelo, consiste in un percorso di umanizzazione: perché umani non si è, umani si diventa. La pratica quotidiana del Vangelo dovrebbe semplicemente insegnarci ad essere ciò che diciamo di essere e che, in relatà, non siamo: umani. E chi riconosce che l’amore sta al di sopra di tutto, del Vangelo ha già compreso l’essenziale”.
Sesso e religione: è giusto che questi due universi, estremamente intimi e privati, s’incontrino?
“Certamente: direi che si tratta di un incontro auspicabile, per quanto mi sembri, in generale, piuttosto di là da venire. Inutile dire che, perché possa aver luogo un incontro proficuo tra queste due dimensioni del vivere, gli impedimenti maggiori provengono dall’ambito religioso. La sessualità appartiene alla sfera intima e, come tale, inviolabile, dell’individuo: la religione, pertanto, se vuole porsi al servizio delle donne e degli uomini, dovrebbe limitarsi a riconoscerla e a rispettarla, senza emettere sentenze. Sessualità è relazione (va da sé, tra persone adulte): pertanto, si tratta di una dimensione che va educata, non certo elusa e men che meno demonizzata. E il cammino che molte chiese, in tal senso, devono percorrere, mi sembra ancora lungo”.
Quello tra le due donne è stato il primo matrimonio gay che ha celebrato?
“Si, ma qui è necessario operare alcuni distinguo: a incominciare dal fatto che quella che abbiamo celebrato presso la chiesa valdese di Trapani e Marsala è propriamente una benedizione, nel senso che non ha alcun effetto civile. Questo perché lo Stato italiano, al momento, non riconosce alcun diritto alle coppie di fatto, omosessuali come eterosessuali. Ritengo essenziale, però, sottolineare che tale celebrazione è stata resa possibile da molteplici fattori: vorrei citarne soltanto tre. Il primo è rappresentato dalla disponibilità delle comunità valdesi di Trapani e Marsala, di cui ho il privilegio di essere pastore, le quali hanno dimostrato estrema apertura e sensibilità, sfidando convenzioni e consuetudini. Il secondo consiste nell’estrema maturità teologica, etica ed ecclesiologica dimostrata dalla Chiesa Valedese nel suo insieme, poiché si tratta di una realtà in cui il confronto ed il dibattito sono sempre consentiti e tutelati. Il terzo fattore, infine, lo individuo nel mio percorso biografico, che ha potuto giovarsi del sostegno delle comunità di base, appartenenti al cattolicesimo cosiddetto “del dissenso”. In particolare, sono debitore dello sviluppo di una maggiore sensibilità circa la realtà delle coppie omosessuali e dei loro diritti alla comunità di base di Pinerolo ed al suo presbitero e animatore, Franco Barbero”.
Come ha reagito la società marsalese al matrimonio tra le due donne?
“Beh, staremo a vedere: per quanto ne so, glielo stiamo comunicando con questa intervista”. sabato 10 aprile 2010

venerdì 9 aprile 2010

Corleone. Stasera, prende il via il 30° Rally Conca d’Oro. Con la gara isolana scatta il Trofeo Rally Terra 2010. Domani la giornata clou

In 39 al via di questa sera da Corleone – Domani in programma le nove prove speciali su strade sterrate. Fra i favoriti, i veneti Trentin, Pesavento, Bruschetta,Batisitini, il finlandese Arminen, il turco Isik ed i sanmarinesi Martelli e Ceccoli. In gara anche i russi Grushelevskiy e Gerashenko– I siciliani Vintaloro, Cutrera, Di Miceli, Lunardi e Mogavero difendono i colori locali
Corleone (Palermo), 9 aprile 2010 – Dopo la cerimonia di partenza di questa sera da piazza Falcone e Borsellino a Corleone, domani mattina il 30° Rally Conca d’Oro, prova di apertura del Trofeo Rally Terra 2010, farà sentire il rombo dei motori delle 39 vetture in gara. A partire dalle ore 8.28 di domani (sabato) sono infatti in programma le nove prove speciali (tre diverse da ripetere), che verranno affrontate dai 39 equipaggi che hanno superato le operazioni di verifica, svoltesi sempre a Corleone. Fra gli iscritti l’unica assenza di spicco è quella del sanmarinese Broccoli, a testimonianza dell’importanza che riveste quest’anno il Conca d’Oro per i piloti che puntano a vincere il Trofeo Rally Terra, del quale rappresenta il primo appuntamento. Col numero 1 partirà quindi il veneto Mauro Trentin, già campione della specialità nel 2008, alla guida della prima delle sette Peugeot 207 S2000 in gara. Lo seguirà il toscano Dati, su Punto Abarth e quindi i sanmarinesi Martelli (Peugeot PARacing) e Ceccoli, con una delle quotate Mitsubishi protagoniste vincenti delle ultime sette edizioni del Conca d’Oro, due delle quali vinte dal veneto Pesavento, che ci riprova questa volta al volante della Peugeot 207 della Power Car.
A dar lustro all’edizione del trentennale concorrono le presenze di 4 equipaggi stranieri, il primo dei quali, composto dai turchi Isik-Bostanci, giunti in Sicilia con alcuni manager della casa costruttrice di pneumatici Lassa per testare nuove gomme da sterrato. Da temere anche il finnico Teemu Arminen, in gara su una Subaru Impreza, che già si è misurato con la concorrenza tricolore.
Completano la partecipazione straniera i russi Grushelevskiy e Gerashenko, in gara rispettivamente con una Mitsubishi ed una Renault Clio.
A completare il lotto dei tanti favoriti ci sono anche Bruschetta e Carta, con le altre Subaru Impreza, le Peugeot 207 di Batistini e del teramano “Dedo”, già primo a Corleone cinque anni fa, l’esperto Manfrinato e le Punto Abarth di Scandola e Ricci. Da non trascurare i bravi piloti corleonesi, a partire da Vintaloro, per proseguire con Cutrera, vincitore dell’ultima edizione, Di Miceli e Di Lorenzo, e poi Mogavero, Lunardi e Di Giorgio.

Le tre prove speciali sulle quali è imperniato Il Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro, organizzato dall’Automobile Club Palermo e dal Comune di Corleone, sono la Pietralonga (8,4 km), la Rocche di Rao (8,3 km) e la impegnativa “Lucia” di ben 16,80 chilometri. Il tracciato di gara misura 323 km, 100,5 dei quali costituiti dalle 9 Prove Speciali. Tre i Parchi Assistenza previsti nella ampliata Zona Artigianale di Corleone, che ospiterà anche la Direzione Gara. La conclusione del rally è prevista domani pomeriggio alle ore 18 nella piazza principale di Corleone. Le classifiche saranno on line sul sito www.rallyconcadoro.com.
Sergio Mavaro
NELLA FOTO: Azzano_ZINI_Guado

Ospedale di Corleone. L'assessore alla sanità Massimo Russo ha convocato per lunedì prossimo i sindacati e i sindaci del Distretto D40

Si svolgerà lunedì prossimo a mezzogiorno, nel palazzo di piazza Ottavio Ziino, l’incontro tra l’assessore alla sanità Massimo Russo e i componenti del “Comitato per la difesa dell’Ospedale di Corleone”, composto dalla Cgil, dalla Cisl, dal Comitato dei Sindaci del Distretto D40 (comprende i comuni di Corleone, Bisacquino, Campofiorito, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Giuliana e Roccamena) e dai Presidenti del Consigli comunali. L’incontro era stato richiesto nei giorni scorsi dalla Cgil e dal Comitato, sulla base di un documento redatto martedì scorso. Un documento dove si esprime viva preoccupazione per i contenuti del Decreto dell’Assessore regionale alla Sanità n. 751 del 12 marzo sulla riorganizzazione della rete ospedaliera. Si tratta di scelte «imposte dall’alto», denunciano sindaci e sindacalisti, che «non tengono assolutamente conto delle esigenze del territorio e penalizzano il Presidio Ospedaliero di Corleone». Nello specifico manifestano «forte dissenso in merito alla soppressione dell’U.O. di Psichiatria, che lascia scoperto il territorio di un servizio indispensabile per i cittadini-utenti». E chiedono «che venga immediatamente ripristinato». Non condividono neanche «la decisione di chiudere l’U.O. Complessa di Ostetricia e Ginecologia, mantenendo il solo Punto Nascita» e chiedono, invece, «che venga mantenuta almeno l’U.O. Semplice, indispensabile perché a Corleone si possa continuare a nascere e a curare le patologie ginecologiche». Contemporaneamente, «chiedono che venga istituita l’U.O. Semplice di Pediatria, con l’attivazione dei 4 posti-letto previsti, reperendo il personale medico ed infermieristico e garantendo la presenza di un pediatra per le 24 ore». Chiedono anche che, in deroga agli standard previsti dalla L.R. n. 5/2009, vengano mantenute in vita e potenziate le U.O. Complesse di Medicina e di Chirurgia, che per una zona interna come il Corleonese, mal collegata con Palermo e Partinico, rappresentano davvero strutture sanitarie «salva-vita». Chiedono, infine, che il P.O. di Corleone venga dotato di attrezzature sanitarie come «l’Eco-cardiografo, la TAC G.E. multi-slide, un gastroscopio/coloscopio e un intensificatore di brillanza». A sostegno del documento approvato, il comitato dei sindaci e le organizzazioni sindacali stanno organizzando un «tavolo permanente» e una seduta congiunta di tutti i consigli comunali. Nel contempo chiedono un incontro urgente all’assessore alla sanità e al direttore generale dell’Asp di Palermo. E se non avranno risposte concrete, contano «di attivare un presidio permanente presso l’Ospedale Dei Bianchi e di organizzare una grande manifestazione, che vedrà la partecipazione dei cittadini e di tutte le forze politiche, sindacali e sociali del comprensorio». Insomma, una vera e propria dichiarazione di guerra a difesa di una struttura preziosa come l’ospedale, che Corleone e i comuni del circondario hanno fin dal 1500 e che non vorrebbero perdere proprio adesso, agli inizi del Terzo Millennio. Solo dopo l’incontro di lunedì prossimo con l’assessore Russo, si potrà sapere se ci saranno le condizioni per un’intesa, oppure se si dovrà preparare l’annunciata “grande manifestazione”.

giovedì 8 aprile 2010

A lezione dal signor Rossi

Il progetto, il territorio, il buon governo: il modello vincente del presidente toscano. In edicola da venerdì
di Denise Pardo
Certo può continuare Pier Luigi Bersani, leader Pd, a parlare di "ditta", intendendo il partito ed è anche bizzarro il fatto che pure la regina Elisabetta chiami nello stesso modo, in inglese "the firm", la casa reale. Ma per il nuovo governatore della Toscana non c'è e non c'è mai stata la "ditta". Ora più che mai, ma per lui è sempre stato così, ci deve essere la causa. La causa ("È lei all'origine della nostra storia") e il territorio. E questo fa la differenza e forse la spiegazione della sua abbondante, soddisfacente vittoria. Ha vinto, anzi ha stravinto con il 60 per cento dei voti (il 59,73) Enrico Rossi, 52 anni, nato a Bientina, padre camionista, mamma operaia, separato con un figlio di 21 anni, ora al suo fianco la bella Laura, dal 1990 fino al '99 sindaco di Pontedera, poi sopravvissuto a dieci anni da assessore alla Salute (portando la sanità toscana a esempio di eccellenza) che avrebbero stroncato, di questi tempi, probabilmente anche il Mahatma.

Ha vinto e ha stravinto nella terra dove il centrosinistra ha tenuto di più nelle maledette elezioni di fine marzo, nonostante astensionismo e affermazione leghista, vantando un distacco democratico inaudito, un'isola rossa in un mare sempre più azzurro e verde. Rossi più che una riserva indiana, piuttosto è una riserva della sinistra e basta, con i quattro quarti di un modello politico e sociale antico, riforme sociali e bene del popolo, un tempo specialità locale, tutto da reinterpretare (a giorni, andrà, come promesso, a distribuire materassi ai carcerati:"Un atto da paese civile"). Un uomo nuovo da tenere d'occhio, secondo tanti, per una futura ribalta nazionale, e senza fare gli esagerati, basti dire che sul suo nome persino l'avaro Tremonti si è ufficialmente levato il cappello. Ha vinto e ha stravinto e mentre infuria il dibattito all'interno del Pd, lui nota e non è affatto divertito: "Leggo un profluvio di esternazioni, senza che si sia avuto nemmeno il garbo" e scandisce le parole, "di convocare e ascoltare chi ha vinto e chi ha perso, per capire perché si è vinto e perché si è perso". Una campagna elettorale da manuale ("La Toscana non me la sono fatta raccontare"). Una popolarità quasi bulgara, e dire che ha ridotto da 92 a 38 gli ospedali della regione, costruendone 15 nuovi ("Le nostre aziende hanno bilanci certificati, potrebbero quotarsi in Borsa. Solo la politica, ma non la cattiva politica, è in grado di riformare la sanità, null'altro"), tanto che arrivato a Pontedera per il comizio finale "anche le persiane delle case lo salutavano" ha commentato Guelfo Guelfi l'uomocomunicazione. È là, a Pontedera, tanto per storicizzare, che comincia l'avventura di Rossi, laureato in filosofia, funzionario Pci, primo cittadino durante la battaglia per la Piaggio, fabbrica città con 12 mila dipendenti, che la famiglia Agnelli vuole spostare in Campania. La partita è vitale e dura ma si vince quando l'allora presidente della società il giovane Giovannino Agnelli va a parlargli, trova un'intesa con lui e la Piaggio rimane là dov'era. È la svolta e la sfida, del genere che piacciono a lui, la politica intesa anche come scommessa sociale, attenta agli equilibri (appena candidato è andato da Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena e in gran segreto dall'influente Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia) e al gioco di squadra. Come quello con il governatore uscente, Claudio Martini "Un uomo di valore che ha governato bene e saputo preparare la successione, l'atto più difficile per un politico".

Ora tocca a lui, e si sa che, dopo aver gestito la sanità come un'azienda, l'obiettivo, questa volta, è il rilancio di una Toscana economicamente depressa. Ma, specifica bene, c'è un primo passo da compiere: mettere al centro, e spetta proprio al Pd, la questione morale, non la questione giudiziaria sia ben chiaro: "Non per dire che siamo i migliori, ma perché davvero non ci può essere ripresa senza etica, il paese non cresce anche per questo" si accalora Rossi. "Sono convinto che si tratti del punto su cui lavorare, al contrario della sorta di regolamento di conti interno ed eterno a cui stiamo assistendo". L'uomo non è uno che la manda a dire, non c'è dubbio. Però. Quando si va sul sentimentale, i ricordi di Pontedera, le battaglie combattute, il neo governatore, per un momento, arrossisce, e questa è una caratteristica speciale, e stupefacente, mai vista finora in nessun uomo politico.
(L’Espresso, 07 aprile 2010)

I segreti di Stato di Ciancimino jr.

FRANCESCO LA LICATA
Così è nato il libro "Don Vito", che ripercorre i misteri d'Italia
ROMA - Quando Vito Ciancimino morì, ucciso non si sa da quale malessere, era il novembre del 2002 e stava dedicando gran parte del suo tempo alla ricostruzione della sua scandalosa vita. Daquando era uscito dal carcere, cioè da due anni, metteva ordine nella gran mole di carte, appunti, memoriali, vecchi documenti che avrebbero costituito le «pezze d’appoggio» per la realizzazione di un libro che aveva intenzione di scrivere con l’aiuto del figlio Massimo. Era un chiodo fisso, per don Vito, il ricorso alla scrittura. Già qualche anno prima aveva messo insieme un «malloppo » enorme che, nelle sue intenzioni, doveva costituire una meticolosa e pignola autodifesa rispetto alle accuse allora mosse dal giudice Giovanni Falcone.

Quel brogliaccio enorme lo aveva intitolato «Le mafie», per sottolineare - sarcasticamente com’era nel suo stile - che c’erano ben altre mafie (oltre a Cosa nostra) da perseguire. Era come se volesse aggirare l’isolamento in cui era caduto con il rifiuto a sentirlo oppostogli per anni dalla Commissione antimafia. Portava il marchio dell’infamia, don Vito. Anche quando fu interrogato nel 1993, dopo la cattura di Riina, rimase solo perché le cose che diceva ai giudici prendevano la forma di una sprezzante autodifesa basata sull’affermazione che «tanto siamo tutti uguali». Il libro che voleva scrivere con Massimo era altra cosa. Don Vito aveva abbandonato l’idea di negare anche l’evidenza e allora rivelava la propria amicizia, più che trentennale, con Bernardo Provenzano, svelava l’inquietante presenza dello «spione» sig. Franco, spiattellava la trattativa fra mafia e Stato, il famigerato papello, fino a ipotizzare il coinvolgimento della Seconda Repubblica con Marcello Dell’Utri.

Dopo la morte inattesa del padre, Massimo si è imposto di «continuare il lavoro» e così mi ha chiesto di aiutarlo. Ho ascoltato i suoi racconti incredibili, il suo coinvolgimento negli affari del padre fino a farsi privare del diritto a una giovinezza spensierata. Ma c’era un ostacolo da superare: la storia di Massimo non poteva divenire pubblica senza che prima fosse consegnata ai giudici. Pensavo che l’ostacolo fosse rimasto insormontabile e invece, due mesi dopo il nostro colloquio, Massimo Ciancimino stava seduto davanti ai magistrati.

Massimo Ciancimino, quando chiesi a papà: "Ma quello non è Bernardo Provenzano?"

M. CIANCIMINO, F. LA LICATA
Le relazioni pericolose con boss e politici in Sicilia. Una vita da romanzo criminale
Eppure ci avevo fatto il callo. Perciò, come accade quando si aspetta il turno dal barbiere, ingannavo l’attesa sfogliando una rivista illustrata, forse un numero del settimanale “Epoca”. A un certo punto la mia attenzione si fermò su un servizio dedicato ai grandi latitanti della mafia siciliana, i luogotenenti di Luciano Liggio, allora ritenuto ancora il capo del clan dei corleonesi. C’erano foto vecchie di Totò Riina, ma in particolare ricordo che il giornale cercava di ricostruire al computer il volto di uno dei mafiosi più celebrati e nello stesso tempo sconosciuti. Partendo dall’unica foto esistente che ritraeva il boss.

Dall’immagine di Bernardo Provenzano giovanissimo - una faccia squadrata sotto un ciuffo di capelli biondi - si giungeva, grazie agli aggiornamenti del computer, al disegno virtuale di un uomo ormai avanti con l’età. Un ovale inconfondibile, la barba incolta, i capelli corti, insomma una sagoma che credetti di riconoscere. Già, io quel signore lo conoscevo, e lo conoscevo da tempo: per me era l’ingegnier Lo Verde, un uomo che mio padre frequentava da anni, che era stato più volte a casa mia, che era stato anche a pranzo con mio padre, che veniva a trovarlo pure a casa dei nonni, a Baida. Un amico, una persona di famiglia di cui mio padre, politico democristiano, assessore e sindaco, si fidava come un consigliere con cui scambiare impressioni e ragionamenti che coinvolgevano persino l’attività amministrativa della città.

Possibile che quel Lo Verde, quell’uomo mite che mi dava buffetti sulle guance e mi invitava a essere ubbidiente con papà, fosse il terribile, feroce assassino descritto dalle cronache? Rimuginai a lungo sulla mia “scoperta”: guardavo dallo specchio la faccia assorta di mio padre che inseguiva i suoi pensieri mentre il signor Lo Piccolo lo massaggiava e cercavo di immaginare quale sarebbe stata la sua reazione quando gli avrei chiesto se il mio sospetto fosse giustificato Cosa che accadde puntualmente sulla strada di ritorno, in macchina. Tenendo fede alla mia indole di provocatore, affrontai il discorso: “Hai visto le foto su ‘Epoca’? Dimmi la verità, papà, ma quello non è identico all’ingegner Lo Verde? Anzi, non è proprio lui?”».

I soprannomi
«Ma il gruppo proprio di famiglia era un altro, erano i “gemelli Bo.Bu”. Mio padre aveva il vezzo di appiccicare soprannomi a tutti. Pino Lipari – per esempio – era “il tenente” perché “si crede un generale ma più in là di tenente non arriverà mai”. “Iolanda”, invece, era il medico Nino Cinà, lo stesso che nella cosiddetta “Trattativa” fra Stato e mafia del ’92 e ’93 – di ciò avremo di che parlare – fu il portavoce ufficiale di Totò Riina; mio padre lo chiamava così perché abitava a Mondello, in via Principessa Iolanda. I “gemelli” erano Franco Bonura e Antonino Buscemi, due palazzinari molto addentro a Cosa nostra. (...) Indimenticabili i pranzi, la domenica, al ristorante La Scuderia, spesso con la partecipazione straordinaria del signor Lo Verde, prima e dopo la rivelazione della sua vera identità.

Tutto ciò mentre i bollettini delle ricerche lo ponevano al secondo posto nella lista dei latitanti più gettonati. Al primo ci stava Totò Riina, che si muoveva anche lui come un uomo libero. Ma a Palermo tutto era possibile a quei tempi. Buscemi era un uomo alto, corpulento, di un’eleganza ostentata e di poche parole. Mentre Bonura, biondo, più basso e perennemente occultato da occhiali da sole, era un tipo spiritosissimo, gioviale, e si intendeva con mio padre ancor meglio del suo socio. Si presentavano a casa nostra sempre insieme, da qui il nomignolo di “gemelli”. Chissà se avrà mai saputo, mio padre, che noi figli – a nostra volta – avevamo appioppato anche a lui un soprannome: “Baffo”».

Il terrore
«Ci penso spesso a mio padre. Con rabbia, è vero, ma anche con la compassione che un figlio non può negare a chi l’ha messo al mondo. Certo non gli perdono di avermi tarpato le ali, come quella volta che avevo aperto una discoteca a Monte Pellegrino, il Brasil, e lui fece di tutto per farmi chiudere. È incredibile: prima mi mandò i mafiosi a chiedere il pizzo e poi una squadra della guardia di finanza che fu implacabile e letale. Perché si comportò così? Semplicemente perché aveva intuito che quell’attività mi avrebbe procurato l’autonomia economica. E lui questo non lo voleva, preferiva prendermi per bisogno. Ma non scordo neppure la sua severità, l’eccessivo attaccamento ai “piccioli”.

E la catena con cui mi immobilizzava, lo sgabuzzino al buio dove scontavo le mie pene, l’ironia con cui liquidava ogni mia iniziativa personale e di lavoro, sminuendola con l’esaltazione dei successi di altri. Quanto mi piacerebbe, oggi, ripetergli la mia battuta più riuscita: “Quando accompagnavo mio padre capitava spesso di attenderlo in macchina insieme ad altri giovani aspiranti al successo. Io ero il suo autista, il presidente Schifani, oggi seconda carica dello Stato, guidava l’auto di Peppino La Loggia e il presidente Totò Cuffaro faceva l’autista di Calogero Mannino. Loro sì che hanno fatto carriera, vero papà?”.

E mi piacerebbe anche poter tornare indietro, a quella mattina nella sala da barba del signor Lo Piccolo. Cosa pagherei per potergli dire: “Fanculo papà. Fottiti tu e il signor Lo Verde. Sai che c’è? Che se lo vedo un’altra volta a casa nostra o se mi costringi a incontrarlo chiamo i carabinieri...”. No, forse loro non sarebbero indicati... La polizia? Il signor Franco? Ma che ne so, è tutto così ambiguo... E oggi ho paura».
La Stampa, 8 aprile 2010

mercoledì 7 aprile 2010

Corleone. Da venerdì grande spettacolo sugli sterrati del 30° Rally Conca d’Oro

La gara isolana darà il via al Trofeo Rally Terra 2010. Gli equipaggi iscritti sono 41, con 11 Super2000 e 16 N4. Trentin aprirà le partenze seguito da Dati, Martelli, Ceccoli, Pesavento e Cenedese. Quattro i piloti d’oltreconfine: il turco Isik, il finlandese Arminen ed i russi Grushelevskiy e Gerashenko. I siciliani Vintaloro, Cutrera, Di Miceli, Lunardi e Mogavero difendono i colori locali
Corleone (Palermo), 7 aprile 2010 – Sarà la Peugeot 207 S2000 di Trentin, campione terra 2008, ad aprire venerdì sera a Corleone le partenze del 30° Rally Conca d’Oro, prova di apertura del Trofeo Rally Terra 2010, alla quale risultano iscritti 41 equipaggi. Per la vernice isolana del TRT saranno presenti tutti i migliori specialisti dello sterrato tricolore ai quali si sono aggiunti il turco Isik (Abarth S2000), il finnico Arminen (Subaru) ed i russi Grushelevskiy (Mitsubishi) e Gerashenko (Clio R3). “E’ un quadro dei partenti che ci lusinga e che premia la nostra volontà di riportare questa gara ai vertici della specialità – ha dichiarato il Sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo – assicurando all’esperto pubblico locale uno spettacolo di assoluto rilievo”.
Alle spalle di Trentin partiranno le altre S2000 di Dati (Abarth) e Martelli (207), la Mitsubishi del sanmarinese Ceccoli e poi le altre S2000 di Paolo Pesavento, vincitore del “Conca” 2006, e Cenedese. Chiude il già ricco elenco dei piloti “prioritari” l’espertissimo Manfrinato con la Mitsubishi. Il primo equipaggio straniero a scendere dalla pedana posta in piazza Falcone e Borsellino sarà quello composto dall’ex campione turco Volkan Isic e dal navigatore Bostanci, seguito dall’altro sanmarinese Broccoli, Ricci, Batistini, vincitore domenica della Liburna Ronde, da Riccardo Scandola e dalla Peugeot 207 S2000 di “Dedo”, primo a Corleone nel 2005.
Sulla scia di Makinen, vincitore a Corleone nel 1989, giunge dalla Finlandia Il giovane Teemu Arminen, secondo lo scorso anno nel Trofeo Subaru alle spalle di Alex Bruschetta, che invece lo seguirà sulla pedana partenza davanti ai primi due equipaggi locali: Vintaloro-Riggio e Cutrera-Cambria. Completano il lotto dei siciliani le Mitsubishi di Di Miceli, vincitore di due edizioni, Mogavero, Di Lorenzo, e Di Giorgio e la Subaru di Lunardi.
Il Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro, organizzato fin dal 1977 dall’Automobile Club Palermo e dal Comune di Corleone, si disputerà su un percorso imperniato su tre Prove Speciali diverse da ripetersi tre volte, la Pietralonga (8,4 km), la Rocche di Rao (8,3 km) e la totalmente rinnovata “Lucia” di ben 16,80 chilometri, una prova bellissima tra le vallate ed i boschi del corleonese. Il tracciato di gara misura 323 km, 100,5 dei quali costituiti dalle 9 Prove Speciali. Tre i Parchi Assistenza previsti nella ampliata Zona Artigianale di Corleone, che ospiterà anche la Direzione Gara.
Il 30° Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro scatterà venerdì 9 aprile alle 20,00 da piazza Falcone e Borsellino a Corleone, mentre le 9 P.S. si svolgeranno tutte alla luce diurna sabato 10 aprile. La conclusione è prevista per le ore 18. Le verifiche sportive avranno luogo domani(18-19,30) e venerdì (9-13), e subito dopo, alle 14,30, avrà inizio su tre km della P.S. Pietralonga lo Shakedown, ovvero il test regolamentato con le vetture in assetto da gara. La cartina del percorso, gli orari della gara e tutte le altre informazioni sono già in rete sul nuovo sito http://www.rallyconcadoro.com/.
Gianfranco Mavaro
NELLA FOTO: BATISTINI-LIBURNA RONDE

martedì 6 aprile 2010

Lettera aperta di solidarietà a mons. Luigi Renzo

Reverendissimo monsignor Luigi Renzo,
l’associazione Fare Ambiente è vicino a Lei e alla sua comunità, in particolare al parroco di Sant’Onofrio, Franco Fragalà, e al priore Michele Virdò, in questo momento difficile dopo il grave atto intimidatorio dei giorni scorsi.
Le scrivo questa lettera non solo per esprimere solidarietà nei suoi confronti, ma anche per dimostrarle apprezzamento per la scelta coraggiosa di allontanare dai riti religiosi persone legate al malaffare e alle mafie. Una decisione che dovrebbe essere replicata in altri ambiti e nel resto della nazione a partire dalla Sicilia, regione nella quale operiamo e dove questo genere di commistioni sono presenti tanto quanto in Calabria. La nostra associazione lavora in difesa del patrimonio naturale e culturale, per la tutela e la valorizzazione di quanto di bello ci circonda, e lotta contro ogni forma di inquinamento. Ma operare per un ambiente più pulito oggi non è più sufficiente. Desideriamo che a essere più pulita sia anche la società e, in particolar modo, la politica e le istituzioni civili e religiose che da gesti come il suo dovrebbero trarre un grande insegnamento. Qui in Sicilia abbiamo assistito a una forte presa di posizione degli industriali contro la criminalità organizzata: Confindustria ha deciso di espellere, infatti, non solo chi è colluso, ma anche chi non si ribella al pizzo. Adesso l’esempio che lei ha dato con l’invito alle parrocchie della sua diocesi a tenere lontane dalle processioni le persone discusse. Da questi comportamenti concreti si deve partire per fare in modo che tutti gli ambiti della società meridionale e italiana possano essere liberati da questo male atavico, attraverso scelte perseguite con coraggio e con la consapevolezza di non essere mai soli nel perseguire quest’obiettivo, ma di ritrovarsi al proprio fianco, oltre alle istituzioni e alle forze dell’ordine, associazioni come la nostra. Insomma tanta altra gente che vuole il bene della nostra terra, si chiami essa Calabria, Sicilia, Italia.
Palermo, 6 aprile 2010
Nicolò Nicolosi
Coordinatore di Fare Ambiente Sicilia
Coordinamento Regionale della Sicilia
fareambientesicilia@libero.it

"No alla 'ndrangheta in processione". E gli affiliati sparano sulla casa del priore

di GIUSEPPE BALDESSARRO
Nel Vibonese vendetta di alcuni membri delle organizzazioni criminali dopo il divieto, emanato dalla Diocesi, di partecipare al rito
pasquale. Il comune di Sant'Onofrio è stato sciolto lo scorso anno per infiltrazioni mafiose
SANT'ONOFRIO (VIBO VALENTIA) - Il ruolo di "portatori" era sempre stato in gran parte dei picciotti dei clan della 'ndrangheta. Erano loro a portare sulle spalle le statue della Madonna Addolorata, di San Giovanni e del Cristo Risorto la domenica di Pasqua. Per la tradizionale "Affruntata" gli uomini della 'ndrina si vestivano a festa e si presentavano in chiesa per la processione. Con la spavalderia di chi "chiama a sé" il consenso popolare. Per i "novizi" della cosche era una sorta di debutto in società. Un appuntamento importante per la comunità cattolica del paese, ma anche un'investitura di boss e gregari, di capi e killer. Tutti in strada, piegati sotto il peso del "Santo". Era così a Sant'Onofrio, ed è così in molti comuni calabresi. Dove il sacro e il profano sono un'unica cosa. Era così fino ai giorni scorsi quando le regole sono cambiate, Fin quando il vescovo di Mileto, Luigi Renzo, ha deciso di far girare per le parrocchie della provincia un "direttorio", un regolamento interno, per le "buone pratiche" nelle manifestazioni pubbliche. E tra le "raccomandazioni" del vescovo proprio quella di tenere lontane dalle processioni le "persone discusse". Un'indicazione seguita dal parroco don Franco Fragalà e dal priore della confraternita che si occupa del sorteggio dei nomi dei portatori, Michele Virdò. Un elenco che non è piaciuto ai boss, come dimostrano i due colpi di pistola esplosi sabato notte contro il cancello d'ingresso del capo della confraternita del Santissimo Rosario. Virdò sabato notte ha chiamato i carabinieri e il parroco, e questi il vescovo, che dopo un breve consulto con i suoi collaboratori e con le forze dell'ordine ha deciso di sospendere la processione, "per evitare ulteriori tensioni". Tutto rimandato quindi, forse a domenica prossima, se vi saranno le condizioni. A rivelare il ruolo della 'ndrangheta nelle manifestazioni religiose di San'Onofrio fu il pentito Rosario Michienzi, del luogo, autista del commando della strage dell'Epifania consumata negli anni '90 a Sant'Onofrio. Michienzi disse che tutti i "picciotti" che vengono "battezzati" durante l'anno, "fanno la loro prima apparizione pubblica in occasione dell'Affruntata portando sulle spalle la statua di San Giovanni, segno di forza e di comando". Gli altri, intesi come il potere economico e militare del clan, prendono posto sotto le altre statue. Negli anni i posti sotto le statue, che evidentemente sono in numero contenuto, venivano messi all'asta "del cerino". Venivano cioè assegnati a chi faceva l'offerta più alta prima che un cerino si spegnesse. Una pratica sostituita poi, con le "offerte in busta chiusa". In un caso o nell'altro i clan si aggiudicavano buona parte dei posti disponibili. Successivamente, con l'arrivo del vescovo Renzi, anche questa pratica venne messa da parte, per andare ad un sorteggio. Tuttavia, pure in questo caso, tra rinunce "volontarie" e "fortunate" combinazioni, boss e picciotti facevano man bassa tra i portatori delle "vare". Quest'anno non è stato così. E i clan hanno fatto sapere di non gradire l'estromissione. Che Sant'Onofrio sia un paese dove la 'ndrangheta ha il suo peso lo dimostra anche il fatto che nell'aprile scorso il comune è stato sciolto per presunti condizionamenti mafiosi. Da allora l'amministrazione è retta da una commissione straordinaria che, domenica mattina, è stata informata di quanto accaduto e della sospensione della manifestazione. Nella zona, una delle cosche più potenti è quella dei Bonavota, a cui dopo una serie di arresti, un mese fa, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 4,5 milioni di euro.
(La Repubblica, 05 aprile 2010)
Nella foto: Una processione dell '"Affruntata" (Ph. Valentino Maiolo)

lunedì 5 aprile 2010

Ospedale di Corleone ridimensionato. Alla politica chiediamo un'azione forte di sostegno affinchè Corleone non muoia lentamente

Il comunicato della CGIL

L'Assessore Russo lo scorso mese ha presentato il piano di rimodulazione degli ospedali. Si tratta di un piano di razionalizzazione complessivo, che comunque ci riguarda da vicino. Dobbiamo ricordare che con la delibera del 18 dicembre 2009 i Sindaci avevano fatto una serie di proposte al Direttore Generale dell'ASP Cirignotta, che li aveva accettati.
In quella sede il Sindaco Iannazzo aveva avuto un'importante ruolo (Guarda video intervista). Confrontando il piano di rimodulazione con la delibera di dicembre, possiamo valutare ciò che è stato poi recepito dall'Assessore Russo rispetto alla proposte. Intanto per Palazzo Adriano si chiedevano dodici posti letto e invece nel nuovo piano non c'è nessuno. Questo diventerà un punto territoriale di emergenza. Possiamo dire che è il finale di un film già scritto. Per Corleone le cose non vanno meglio.Ciò che emerge è la soppressione del reparto di Psichiatria, mentre si prevedevano 13 posti letto ordinari e due in day hospital. La CGIL in merito a tale situazione si è mobilitata, in particolare sul reparto di Ginecologia e Ostetricia così si è espressa: “La CGIL esprime forte dissenso dalla decisione di chiudere anche l’U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia, con la previsione del mantenimento a Corleone del solo Punto Nascita. Tutto ciò penalizza ancora di più la zona interna del Corleonese, privandola di una struttura sanitaria dove si possa continuare a nascere e a curare le patologie ginecologiche. Chiede, quindi, che venga almeno ripristinata una Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia. Contestualmente alla sopraccitata richiesta risulta necessario l’attivazione dell’U.O.S. di Pediatria, con l’attuale dotazione di n. 4 posti letto, ancora non attivi per carenza di personale medico ed infermieristico. Al riguardo, si chiede l’immediato reperimento di detto personale e un’organizzazione del lavoro che garantisca la presenza di un pediatra h24”. Rispetto a quanto previsto c'è una diminuzione di due posti per il reparto di Chirurgia Generale e altri quattro se ne sono persi in medicina. La CGIL chiede anche che vengano dati gli strumenti ai servizi già presenti. Possiamo dire che dopo tale decisione dell'Assessore nessuno si è mosso fino a quando la CGIL non è intervenuta, a cui ha fatto seguito un ordine del giorno presentato dal PD di Corleone in Consiglio Comunale. L'impressione è quella di un anno fa quando in un articolo scrivevo “Ospedale dei Bianchi di Corleone temiamo il peggio”. In tale articolo denunciavo il fatto che si andava verso una politica simile a quella che ha visto la chiusura dell'Ospedale di Palazzo Adriano. Il Sindaco Iannazzo allora mi disse che le mie erano solo supposizioni. Oggi credo di poter dire che le mie supposizioni vengono confermate. In questi ultimi anni Corleone sta vedendo perdere sempre più la sua centralità e davvero quest'amministrazione non riesce a difendere i nostri interessi. Abbiamo ceduto le nostre reti idriche, una Provincia che ci sta lasciando isolati, e ora un Ospedale ridimensionato. Io credo che dovremmo pensare all'interesse di questa città e spogliarci degli interessi particolari. In questi anni la politica corleonese si è mostrata avanti rispetto a quella nazionale, infatti nessuna divisione sul versante antimafia ma ora dobbiamo esser capaci di trovare unità su quelle problematiche che riguardano la nostra città, il nostro futuro e che sono messi a rischio da altre istituzioni come Provincia, Regione ecc... La nostra popolazione soffre di familismo amorale, dove ognuno pensa a se stesso e alla sua famiglia e non al bene comune, se è così allora compito di chi governa, di chi fa informazione è quello di guidare, di spronare e creare quell'identità ai cittadini per far capire che abbiamo certamente dei doveri ma anche dei diritti che vanno rivendicati. La CGIL ha iniziato, con i suoi iscritti, una rivendicazione sindacale che va appoggiata da tutti. Al Sindaco e alla politica tutta chiediamo un'azione forte di sostegno affinchè Corleone non muoia lentamente.
Giuseppe Crapisi
Da: Corleone-Dialogos

Cracolici ha tradito il Pd incontrando Lombardo? Una tesi che passerà alla storia dell'idiozia

Quanti hanno sfogliato i giornali la vigilia di Pasqua hanno appreso che il presidente del gruppo parlamentare del Pd all’Assemblea regionale siciliana, Antonello Cracolici, ha ricevuto a casa sua il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Hanno appreso anche che questo incontro non è stato accolto con favore da alcuni esponenti del Partito democratico, che l’hanno stigmatizzato come una scorretteza o come un tentativo di incicucio, cosa – come sapete – oltremodo iniqua perché si tratta di un compromesso o un accordo sotto banco, inevitabilmente a danno del partito di appartenenza. Coloro che hanno criticato l’incontro, che aveva carattere informale, hanno paventato la possibilità che fra Cracolici e Lombardo si fosse raggiunta una intesa virtuale e che questa intesa virtuale sarebbe poi “calata” dall’alto, agli organismi di partito ed ai deputati regionali. Il sospetto che abbiano tramato, insomma, per farsi gli affari loro, è stato suggerito dall’incontro. Null’altro che l’incontro. Una volta i pezzi grossi, qualunque fosse il partito di appartenenza ed il ruolo svolto, s’incontravano assai spesso e non succedeva niente. I partiti facevano la loro parte, discutevano, esaminavano le questioni e arrivavano ad una decisione. Se non ci arrivavano, ci pensavano i leaders più importanti ad arrivare ad una conclusione. Nessuno osava addebitare a qualcuno di avere incontrato il “nemico”, nemmeno al tempo in cui i comunisti “mangiavano” i bambini e la destra era fatta di nostalgici del fascismo. I leaders s’incontravano, ragionavano, si sforzavano di arrivare al dunque, poi spettava agli organi di democrazia interna (rispetto a ciò che succede oggi, ce l’avevano tutti gli organi di democrazia interna, sia a sinistra quanto a centro e a destra) decidere il da farsi. E’ logico che il carisma deigli uomini di riferimento finiva con l’indicare la strada da seguire, ma era normale che fosse così. Oggi, invece, gli incontri sono sinonimo di accordi sottobanco. I partiti non hanno organi interni solidi, di cui fidarsi, e i dirigenti temono perciò di essere scavalcati. Se funzionasse la democrazia interna non avrebbero ragione di temere. Ammesso che da un incontro venisse fuori una scelta non condivisibile, avrebbero il modo di disapprovarla energicamente. Così si arriva al ridicolo di accusare Cracolici di avere sottoscritto il patto con il diavolo come se non spettasse ai deputati ed all’intero Pd approvare quel patto con il diavolo. La vicenda ha però il merito di farci toccare con mano dove si è andati a parare. Qualunque sia la vostra opinione sul governo Lombardo e sul Pd, l’ingresso al governo, la questione giudiziaria, l’opportunità o meno di approvare il bilancio ed altro, fare nascere un caso attorno ad un incontro informale fra persone che hanno responsabilità di governo o di guida dell’opposizione parlamentare, è demenziale. Invece che i contenuti, sui quali ci sarà certo modo di ragionare (approvando e criticando), nel Pd si disputa sull’opportunità dell’incontro. Che cosa è, integralismo politico, caccia alle streghe, voglia di litigare a qualunque costo? Non sappiamo, di certo le sceneggiate attorno all’incontro, prescindendo dal senso delle cose, non è solo un brutto segno, ma la prova di una decadenza davvero inquietante. Scommettiamo che la prossima volta Cracolici e Lombardo, ove dovessero tornare a vedersi, faranno in modo di non farlo sapere. Perché è chiaro che se si è saputo, vuol dire che non hanno usato alcun accorgimento perché non si sapesse. E d’altra parte per quale ragione avrebbero dovuto nasconderlo. La logica, tuttavia, non è sempre buona consigliera. Come nasce il caso? Leggendo l’incipit di uno degli articoli dedicato al “caso”, si apprende che “fa discutere la visita del presidente della Regione Lombardo a casa del capogruppo dell’Ars Cracolici nel bel mezzo della bufera giudiziaria…”. Nel testo si apprende che Cracolici giura di avere fatto gli auguri di Pasqua al Presidente, cadendo nella brace delle illazioni. Chi gli vieta di affrontare o sfiorare argomenti importanti? E’ forse un tradimento farlo? Cracolici deve avere l’autorizzazione per incontrare chi vuole? Se è il presidente del Gruppo vuol dire che gode della fiducia del Gruppo. Ove non fosse così, non dovrebbe nemmeno starsene a casa da solo come capo della rappresentanza parlamentare dell’opposizione. Anche standosene da solo, infatti, potrebbe tradire, telefonando al “nemico”, chattando, inviando mail o usando qualche altra diavoleria delle tecnologie moderne. In definita questa bufera sul vertice – con tanto di titoli – corre il rischio di passare alla storia della minchioneria politica siciliana. C’è ben altro su cui esercitare il diritto di controllo e critica nella derelitta Sicilia.
Da Siciliainformazioni.com
NELLA FOTO: Antonello Cracolici

venerdì 2 aprile 2010

La Fp-Cgil di Palermo: "L'ospedale di Corleone va potenziato, non ridimensionato"

PALERMO - Con una lettera a firma di Mario Scialabba, segretario aziendale dell'Asp di Palermo, e di Filippo Romeo, segretario generale della Fp-Cgil di Palermo, il sindacato ha chiesto un incontro urgente al direttore generale dell'Asp Salvatore Cirignotta e all'assessore regionale alla sanità, Massimo Russo. "La scrivente organizzazione sindacale - si legge nella lettera - stigmatizza l’episodicità e i limiti delle relazioni sindacali fin qui tenute. Provvedimenti importanti, dalla riorganizzazione della rete ospedaliera alla rideterminazione dei fondi contrattuali e altri ancora, sono state adottati senza alcun confronto. Nelle scorse settimane la CGIL ha richiesto, senza ottenere alcun cenno di risposta, un incontro sulla riconversione e rifunzionalizzazione della rete ospedaliera dell’ ASP approvata con la deliberazione 166/09. Tale provvedimento contiene, fra l’altro, un ridimensionamento degli ospedali di Corleone e di Petralia, che andrebbero per diversi considerazioni, fra cui la loro collocazione geografica, potenziati. Il decreto dell’Assessore alla Sanità del 12/03/2010 ha peggiorato la situazione sopprimendo due servizi psichiatrici di Diagnosi e Cura, l’uno presente nell’ospedale di Corleone e l’atro nell’Azienda Ospedaliera Cervello-Villa Sofia, con il prevedibile rischio dell’aumento della mobilità passiva di tali pazienti verso altre province e regioni. Si sottolinea pertanto la necessità di una netta inversione di tendenza per valorizzare, nel rispetto del protocollo d’intesa regionale del febbraio scorso, il confronto fra le parti, in modo da creare le condizioni oltre che per ripianare il disavanzo anche per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, riducendo la distanza fra le parole ed i fatti. La scrivente chiede pertanto un incontro urgente su questi temi, al fine di sviluppare un confronto sugli indirizzi e le scelte che Codesta Amministrazione intende adottare nella stesura dell’atto aziendale, della pianta organica e della riorganizzazione più complessiva dell’azienda. Ciò si rende necessario anche per comprendere e condividere le metodologie e le scelte da seguire nell’utilizzazione e valorizzazione del personale sanitario, amministrativo e contrattista. In assenza di sollecite risposte la Cgil si vedrà costretta a far ricorso all’ampio ventaglio di iniziative di lotta presenti nel patrimonio del movimento sindacale.

Riconsegnato ai cittadini l’antico Ospedale dei Bianchi di Corleone

Riconsegnato ieri alla città l’antico Ospedale dei Bianchi di Corleone. Oggi, dopo diversi anni, il Cristo che sarà posto sulla croce del monte Calvario, uscirà nuovamente dalla Cappella che è stata restaurata. Dalla cappella usciranno anche i confrati della rinata compagnia del “Nome di Gesù”. Al restauro del complesso architettonico esterno, con il rifacimento per intero della copertura, si è arrivati dopo decenni di polemiche tra gli enti proprietari dell’immobile: la confraternita dei Bianchi, La Curia Arcivescovile di Monreale ed il Comune di Corleone. Ieri pomeriggio alla cerimonia di Riconsegna il sindaco Nino Iannazzo ha ringraziato per la disponibilità all’accordo, che ha consentito la messa in sicurezza del complesso architettonico, l’arcivescovo di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina, l’arciprete decano monsignor Vincenzo Pizzitola, l’avvocato Mario Milone, in rappresentanza della Confraternita dei Bianchi, e tutti coloro che hanno collaborato, tra cui le maestranze, ma soprattutto i giovani della compagnia del Nome di Gesù, che hanno tirato a lucido la Cappella da dove oggi è uscito il Cristo in processione. E’ ritornato al suo posto anche il Crocefisso che era posto nel Tabernacolo dell’altare dell’altra Cappella interna dell’Ospedale, detta dell’Oratorio. L’edificio risale al 1400 ed all’interno della terza cappella vi è la tomba di Oddone de Camerana, erede del condottiero che per concessione dell’Imperatore Federico II, ripopolò queste contrade con uomini che provenivano dall’Oltrepò pavese, prevalentemente dalla zona di Tortona. La confraternita diede poi alla città nel 1476 l’ospedale, detto appunto dei Bianchi. L’antica insegna che sovrasta il Portone d’ingresso è stata restaurata dall’artista, pittore ed ebanista corleonese, Dino Paternostro. “A lui va il sentito ringraziamento della città”, ha detto il sindaco Iannazzo nel suo intervento. L’opera di restauro è iniziata con l’ex sindaco Nicolò Nicolosi, che fece inserire nella finanziaria statale 2006 il finanziamento. L’attuale amministrazione comunale ha spostato 600 mila euro destinati alla progettazione per realizzare il tetto, che consentirà ora di effettuare la rimanente parte del restauro in sicurezza. Nel corso dei lavori, lo scorso anno, ignoti hanno rubato il pavimento in maiolica del 1700 della cappella dell’Oratorio. Ieri il sindaco Iannazzo ha invitato gli “ignoti” ladri a restituirlo. Delle maioliche vi sono infatti le immagini ad alta definizione e per ogni singola mattonella si potrebbe essere accusati di furto aggravato e nella migliore delle ipotesi di ricettazzione. Un’immagine del pavimento è stata stampata in un manifesto che è stato presentato ieri, ed affisso alla porta d’ingresso della cappella della Trinità. Questa sera dopo la processione si rinnoverà l’omaggio al Cristo deposto, che sarà finalmente collocato nella nuova cappella restaurata.

CI SCRIVONO. Il consigliere Leo Colletto: "All'inaugurazione dell'ex ospedale di Corleone l'assessore non ha detto la verità!

LEO COLLETTO
Egregio Direttore, le scrivo questa lettera dopo essere stato presente all’inaugurazione dell’ex Ospedale dei Bianchi. Premesso che lei sa che il sottoscritto non è abituato a fare polemiche per forza, anzi quando posso cerco sempre di evitare, purtroppo devo dire che dopo aver sentito qualche intervento mi sono pentito di essere stato presente e le posso assicurare che il sottoscritto non sarà mai più presente a queste ridicole passerelle. Ma andiamo ai fatti: ero stato invitato dalla segreteria del Sindaco e pertanto ho gradito l’invito e mi sono recato all’inaugurazione. Certo è che un po’ di imbarazzo, per essere sincero, l’avevo, pur tuttavia ero contento perché un primo intervento di consolidamento era stato completato in un edificio importantissimo per la nostra città. Quando qualche assessore presente alla manifestazione ha detto che questa Amministrazione ha avuto tanto coraggio a modificare questo progetto perché era tanto costoso, l’assessore sa di non aver detto la verità, perché in un Consiglio passato e più precisamente nel Consiglio dove si era trattato la relazione annuale del Sindaco, il sottoscritto chiese al Sindaco se era vero che si erano persi i tre finanziamenti dal 2007 al 2009, che andavano a ristrutturare l’edificio. Il Sindaco rispose, devo dire molto onestamente, che era vero, però approfittando della perdita dei finanziamenti i soldi che erano previsti per la progettazione, se non ricordo male circa 600.000 euro, ed altri credo di economie, li ha impiegati per fare il tetto, in considerazione che nel primo intervento di consolidamento che si è ultimato in questa inaugurazione era stato previsto con materiali più scadenti.
Io penso che se nella passata Amministrazione non ci fosse stato un Sindaco così odiato dall’attuale Amministrazione che avrebbe fatto finanziare 1.550.000 euro dalla Finanziaria dello Stato e non citato in nessun intervanto da parte di tutti coloro che hanno preso la parola alla manifestazione, oggi non ci sarebbe stato nessuna inaugurazione. Ah, dimenticavo, i finanziamenti persi, che dovevano essere erogati dal 2007 al 2009, per il completamento dell’edificio, ammontavano a 6.197.000 euro.
IO PENSO CHE VERAMENTE CI VUOLE TANTO CORAGGIO - COME HA DETTO “l’assessore“ - … A NON DIMETTERSI!
Colgo l’occasione per porgere i più sentiti Auguri di buona Pasqua a Lei e a tutti i Cittadini.
Leo Colletto
Consigliere comunale Mpa - Corleone
FOTO. L'intervento dell'assessore ai LL.PP. Stefano Gambino all'inaugurazione dell'ex ospedale dei Bianchi, avvenuta ieri 1.4.2010

Anche il finlandese Arminen (Subaru) al 30° Rally Conca d’Oro prima prova del Trofeo Terra

Il 9 e 10 aprile il via a Corleone alla serie 2010. Lunedì stop alle iscrizioni – Si aggiunge al turco Isik ed ai russi Grushelevskiy e Gerashenko ed agli italiani Trentin, Dati, Ricci, “Dedo”, Pesavento, Scandola, Batistini, Cenedese e Martelli con le S2000 – Subaru per Bruschetta, Carta e Lunardi, Mitsu per Manfrinato,Ceccoli, Cutrera, Di Miceli, Vintaloro e Mogavero – 9 le Prove Speciali in programma
CORLEONE (Palermo), 1 aprile 2010 – Anche il finlandese Teemu Arminen su Subaru si è aggiunto al già ricco e provvisorio elenco degli iscritti al Rally Conca d’Oro, la cui trentesima edizione inaugurerà il 9 e 10 aprile prossimi il Trofeo Rally Terra 2010. Il giovane pilota finnico, secondo lo scorso anno nel Trofeo Subaru, andrà ad arricchire la pattuglia estera presente a Corleone e che già comprende l’ex campione turco Volkan Isik (Lassa Racing Team) ed i russi Grushelevskiy (Mitsubishi) e Gerashenko (Citroen C2 Maxi). Qualificatissima la rappresentanza tricolore che si schiererà al via di venerdì 9 aprile: le Peugeot 207 S2000 di “Dedo”, primo a Corleone nel 2005, Paolo Pesavento, vincitore del “Conca” 2006, Trentin, campione TRT 2008, Martelli, Cenedese e Batistini, le Punto Abarth di Dati, Ricci e Scandola, le Mitsubishi Lancer di Manfrinato, Ceccoli, e dei siciliani Vintaloro, Di Miceli, Cutrera e Mogavero, e le Subaru Impreza di Alex Bruschetta, Carta e Lunardi.
Il Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro, organizzato fin dal 1977 dall’Automobile Club Palermo e dal Comune di Corleone quest’anno sarà anche valido per lo Challenge di Zona (coeff.2), si disputerà su un percorso imperniato su tre Prove Speciali diverse da ripetersi tre volte, la Pietralonga (8,4 km), la Rocche di Rao (8,3 km) e la totalmente rinnovata “Lucia” di ben 16,80 chilometri, una prova bellissima tra le vallate ed i boschi del corleonese.
Complessivamente il tracciato di gara, molto raccolto, misura 323 km, 100,5 dei quali costituiti dalle 9 Prove Speciali. Tre i Parchi Assistenza, che saranno ospitati nella ampliata Zona Artigianale di Corleone, che ospiterà anche la Direzione Gara.
Il 30° Rally Conca d’Oro-Trofeo Franco Vintaloro scatterà venerdì 9 aprile alle 20,00 da piazza Falcone e Borsellino a Corleone, mentre le 9 P.S. si svolgeranno tutte alla luce diurna sabato 10 aprile. La conclusione è prevista per le ore 18 dinanzi la Villa Comunale di Corleone.
Le verifiche sportive avranno luogo giovedì 8 (18-19,30) e venerdì 9 (9-13), e subito dopo, alle 14,30, avrà inizio su tre km della P.S. Pietralonga lo Shakedown, ovvero il test regolamentato con le vetture in assetto da gara.
Le iscrizioni si chiuderanno lunedì 5 aprile. La cartina del percorso, gli orari della gara e tutte le altre informazioni sono già in rete sul nuovo sito www.rallyconcadoro.com.
Gianfranco Mavaro
NELLA FOTO: il vincitore dell'edizione 2005, De Dominicis "Dedo".